La crisi morale del calcio spagnolo
La Spagna sta rivivendo in questi giorni il trauma post-Mondiale del bacio di Luis Rubiales a Jennifer Hermoso. È in corso il processo. La calciatrice è stata ascoltata qualche giorno fa. Ha ribadito che non c’era nulla di consensuale in quel gesto. Lui ha annunciato che chiamerà a testimoniare in tribunale le sue figlie. Stamattina El Pais ospita un commento di Rafa Cabeleira nel quale si legge come l’inizio del processo “ci ricorda che il nostro calcio non è per niente come il loro, che la passione di nostro nonno ha poco a che vedere con i sorrisi da mascalzone di molti personaggi che sfilano in tribunale”.
Cabeleira fa il sentimentale. Dice che “adoriamo questo gioco in cui undici persone corrono dietro a una palla, la classica riduzione all’assurdo di quelli che non ne capiscono niente. Siamo cresciuti con il calcio sottobraccio come se fosse un filone di pane, mentre cercavamo di imitare i nostri idoli, immaginando i gol più semplici e quelli più impossibili, sognando di indossare i colori di quell’unica squadra che ci stava a cuore, giocando nelle strade del quartiere, il salotto di casa, il cortile di scuole. Ci siamo accapigliati per chi avrebbe tirato il rigore finale, su dieci minuti in più in piazza prima di salire a cena, e tutto questo lo abbiamo fatto con la pura nobiltà del tifoso che oggi ha bisogno di tapparsi il naso, e perfino gli occhi, per non mandare tutto a rotoli e provare con la pallavolo”.
[Oh, comunque la pallavolo non è affatto male].
Cabeleira va compreso. La Spagna è quel posto dove una volta un presidente ruba un bacio a una giocatrice, un’altra volta c’è qualcosa di opaco nella cessione dei diritti della Supercoppa all’Arabia, una volta si scopre che il Barcellona versava dei soldi al capo degli arbitri, e quando devono rieleggere un nuovo presidente federale, votano un condannato in primo grado per malversazione.
“Non è la prima volta che un presidente della federazione siede sul banco degli imputati e tutto sembra indicare che non sarà l’ultima. Quel che sorprende – o forse no – è la conferma, con assoluta evidenza, dell’enorme numero di persone disposte a contribuire con il loro granello di sabbia alla costruzione di un muro di contenimento per lasciare impunito l’uomo che aveva deciso di festeggiare un Mondiale afferrando per la testa una delle calciatrici, baciandole le labbra sotto gli occhi di tutti e tessendo successivamente un velo di pressioni e minacce che avrebbe dipinto come la normalità. Resta da chiedersi – scrive Cabeleira – se novanta minuti di finestre aperte per far passare l’aria siano sufficienti a tenere lontana così tanta sporcizia e come sia possibile che, di volta in volta, così tante cose indesiderate riescano a intrufolarsi attraverso le stesse gateras”.
[Qui il papà di Slalom confessa una certa incapacità a tradurre gateras. È come se fossero dei bocchettoni per l’aria, sono le vie d’uscita per i gatti dalle loro portantine. Nella sua lingua madre, così contaminata dalla lingua spagnola, le gateras potrebbero essere le senghe, plurale di senga. Come a dire: spiraglio. Ma spiraglio non dà forse il senso esatto di senga. ‘A senga d’’a fenesta, la senga della finestra. Con la esse non con la zeta. Con la zeta, la senga della finestra diventa invece una persona che sta davanti a una porta con il numero 1]
LEGGI ANCHE