Ma è davvero la fine di un ciclo?
Eccola la cosiddetta fine del ciclo Guardiola. Se poi dovesse vincere la Champions l’anno prossimo, il grande tema sarà la resurrezione di Guardiola. Tempo fa c’era il direttore di un giornale che accoglieva con rassegnazione le proposte di pezzi tipo: non ci sono più salmoni al largo della Scozia. Diceva: va bene, facciamolo, e il mese prossimo facciamo: il ritorno dei salmoni al largo della Scozia.
Guardiola è finito tra le fauci del Real Madrid e “col senno di poi – scrive Alfredo Relano su As – il fatto che il Madrid abbia dovuto sopportare la dura prova di questi sedicesimi di finale ha fatto bene alla sua immagine come club, ai suoi tifosi e alla sua nuova stella, Mbappé, incoronato sotto i riflettori europei con una straordinaria tripletta”.
La Liga è sul punto di piazzare sei delle sue sette squadre agli ottavi di finale delle Coppe. Solo il Girona è caduto, e Relano mette Barcellona, Atlético e Real “tra la mezza dozzina di squadre con possibilità concrete di vincere. Anzi, dopo questa sfida il Real sembra di nuovo favorito, non solo per la sua storia e il peso del suo fascino in questa competizione, ma soprattutto per i suoi quattro assi in attacco, per il suo portiere di cui ieri non c’è stato bisogno, per la capacità di Ancelotti di ricostruire le difese distrutte”.
Palpita il cuore madridista di Manuel Jabois, la firma della pagina culturale di El Pais alle frequenti incursioni nello sport. Scrive che Mbappé è già fuori controllo e invita a riguardare più volte il secondo gol del Madrid, “Courtois che gioca con le sue guardie del corpo, come Vito Corleone con il nipote che corre tra gli aranci nella serra. Ma invece di morire, invece di crollare a terra, vittima del pressing del City, apre un cambio di gioco sul fianco destro e costruisce lì, in un terreno abbandonato, il futuro del Madrid in Champions League. La casa del Real non è il Bernabéu, la casa del Real è la Coppa dei Campioni”.
Venti tocchi, sette tiri e tre gol. Così Mbappé ha sbriciolato il Manchester City. Barney Ronay sul Guardian ha scritto che i calciatori inglesi hanno trascorso il primo tempo a “muoversi come zombie”, gli pare che il Manchester City sia una squadra “infestata dai propri fantasmi. C’era un terribile pathos alla vista di Pep Guardiola al limite della sua area tecnica, solo, con la testa che luccicava teneramente sotto le luci, mentre sentiva la sua squadra ballare il rondò messo in scena dai suoi rivali spagnoli. Ora c’è almeno una certezza: la sua più grande squadra del City è formalmente finita”.
Orfeo Suarez su El Mundo se lo dà pazzamente quando scrive che “il Bernabéu ha conosciuto pochi nemici come Guardiola, un tempo era Attila su quel terreno devastato. Ora è un generale ferito e distrutto, parla da solo nell’area tecnica come un prigioniero nella sua cella. Questa immagine non è più quella dell’implacabile Attila, ma è più vicina a quella di Napoleone a Sant’Elena, lontano dalla gloria, lontano da un impero perduto. In questa situazione, Guardiola sa anche che non esiste nemico peggiore del Madrid, una squadra empia. Mbappé è la sua nuova arma, un calciatore che guarda e tira nello stesso movimento. Il francese ha giustiziato l’anticristo del Bernabéu, per il quale i tifosi del Madrid provano uno strano mix di odio e ammirazione. Guardiola è caduto all’alba, osservando nella sua agonia l’eternità blanca personificata da un calciatore fatto su misura per la sua storia”. L’alba è una sfacciata licenza artistica del cantore Orfeo.
Il centro Opta fa notare che il Real Madrid è rimasto imbattuto in tutte le ultime nove partite della fase a eliminazione diretta di Champions League: la sua serie più lunga eguagliata, cone fra l’aprile 2016 e il maggio 2017. Per la prima volta nella sua carriera da allenatore, Pep Guardiola ha visto la sua squadra uscire prima degli ottavi di finale. Kylian Mbappé è arrivato a sette gol in Champions League in questa stagione, diventando il cannoniere più efficiente alla prima stagione con il club, alla pari di Cristiano Ronaldo [7 nel 2009-10] e Justo Tejada [7 nel 1961-62]. Alla pari per ora.