C’è una statua di Rik Van Looy piantata sulla Grand-Place, all’ombra del campanile di Herentals, la città che chiama Imperatore. È stato il primo ciclista nella storia a conquistare tutt’e cinque le classiche monumento, dopo lo hanno imitato altri due belgi, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. Ma quando Rik parlava di questa cosa, era seccato. Faceva notare di aver vinto anche tre volte la Gent-Wevelgem, quando era infilata al mercoledì tra il Fiandre e la Roubaix. Merckx no, Merckx non c’è riuscito.
È morto alle soglie dei novant’anni, proprio adesso che era finalmente uscito da un lungo silenzio mediatico. L’Équipe lo definisce “un ciclista classico e proteiforme, un velocista autoritario, insaziabile, un guerriero-scalatore”. Ha vinto 37 tappe nei grandi giri, di cui 7 al Tour de France. Nel ‘62 in Francia venne investito da una motocicletta. Pensava che avrebbe potuto vincerlo. Eddy aveva 19 anni quando entrò in squadra a lavorare per Van Looy, il quale capì, capì annusò sentì che era arrivato il suo Bruto. Gli spalmava lo sciroppo sulla colazione. Lo chiamava Jack Palance per una vaga somiglianza. Infastidito, “Merckx lasciò la caserma Van Looy dopo una stagione”. La caserma, dice L’Équipe. Anche lui voleva delle truppe da tenere al comando.
“Rik usava una tattica che a Merckx non piaceva: gli stava sempre a ruota – ha scritto Alessandra Giardini sulla Gazzetta – e cercava di batterlo in volata. Ma quando non funzionava, Van Looy preferiva veder vincere qualcun altro piuttosto che Eddy. E viceversa”.
Si erano riconciliati da tempo, pranzavano insieme spesso. La loro rivalità aveva diviso il Belgio, dice il giornale francese stamattina, “come se riflettesse il divario culturale del regno. Quando il Tour de France è partito da Bruxelles nel 2019, nessun eco dei trionfi di Merckx è arrivato a nord, nel villaggio di Grobbendonk, a Kempen, dove è nato Van Looy, a un colpo di pedale da Herentals. E l’Imperatore si rifiutò di recarsi nella capitale”.
Ci sono sempre stati due clan, spiega su L’Équipe Paul De Keyser, osservatore di ciclismo per il Nieuwsblad: quello di Merckx e quello di Van Looy. Per molti fiamminghi, Rik Van Looy rimase il dio. Merckx era di Bruxelles. Dopo aver smesso van Looy ha presieduto la squadra di calcio dell’Herentals. Sua moglie, Nini, ricorda il giornale francese, fu la prima donna a superare la fama del marito. L’eredità di Van Looy a Herentals rimarrà la sua scuola di ciclismo, la Flemish Wielerschool, una struttura che lavora per la diffusione delle biciclette nelle Fiandre.
“Rik Van Looy è stato un gigante – ha scritto Pier Bergonzi sulla Gazzetta – il più grande delle corse in linea prima che quello tsunami di Eddy Merckx spazzasse via tutti i riferimenti e traghettasse il ciclismo in una nuova dimensione”.
Leggendaria fu pure la sua pià grande sconfitta al Mondiale del 1963, quando l’obiettivo di una terza maglia iridata scolorò nel tradimento di Ronse, dove van Looy venne battuto allo sprint da uno dei compagni di squadra.
Benoni Beheyt, cugino di Desmet, 22enne prodigio della Wiel’s-Groene Leeuw, la squadra rivale della Faema. Van Looy chiese ai compagni di prepararsi per lo sprint. Fu Desmet a lanciarlo, ma troppo presto. Van Looy dovette spremersi per raggiungere Tom Simpson, vide sbucare Beheyt e gli chiuse la strada ma quello riuscì a passare. Quando taglia il traguardo da vincitore, di una decina di centimetri, nelle immagini si intravede che spinge il suo capitano.Van Looy è furioso, accusa Beheyt di tradimento. Lui si difende: l’accordo prevedeva di sostenerlo fino all’ultimo km, senza sacrificare nessuna chance personale. Molte analisi di questo tradimento racconteranno che Van Looy, con la sua influenza e il suo rancore, si adoperò poi per rovinare la carriera di Beheyt. Dovette ritirarsi a 28 anni. Gli storici hanno provveduto a limitare nel tempo la portata della vendetta imperiale, così almeno spiega L’Équipe stamattina, aggiungendo che “Beheyt non era un campione dell’allenamento e anche il peso del commercio di biciclette di suo padre avrebbe attenuato le sue motivazioni”.
Oggi ha 84 anni e ha sempre parlato poco della vicenda. In un’intervista per il sito web del museo Koers, suo nipote, il corridore Guillaume Van Keirsbulck, ha rivelato che suo nonno quel giorno si sentiva bene e voleva fare lo sprint. Era d’accordo con Desmet che gli avrebbe tirato la volata. Aveva visto la possibilità di diventare campione del mondo e aveva voluto cogliere un’occasione irripetibile. Nel 2022 Benoni Beheyt si presentò al Gran Premio Rik Van Looy di Herentals. Suo cognato andò a chiedere al campione se fosse ancora arrabbiato. Rik rispose che non lo era, anzi, che non lo era mai stato. Andarono a bere una birra.