Come rendere il ciclismo uno sport meno bianco

Le nuove utopie del ciclismo

 

  La rivoluzione ciclistica nera sta travolgendo il mondo. Così dice la newsletter The Long Wave del Guardian parlando di Marlon Lee Moncrieffe e del suo nuovo libro New Black Cyclones: Racism, Representation and Revolutions of Power in Cycling. Nel saggio inchiesta spiega perché il ciclismo sport è stato storicamente inaccessibile a molte persone afro-discendenti, suggerisce soluzioni pratiche e attinge a nuovi modelli di ciclismo che stanno emergendo in tutto il mondo. 

Marlon è un ex ciclista professionista, campione nazionale europeo e mondiale su pista. Nel 2022 ha fondato Ubuntu Cycling per aiutare le giovani donne africane a partecipare alle gare. Dai neri di tutto il mondo, dice, il ciclismo è percepito come uno sport bianco. «Ha un immaginario europeo, ha barriere psicologiche all’ingresso, persino in Occidente. Un’immagine costruita su disuguaglianze reali: i paesi europei hanno avuto le risorse per far prosperare il ciclismo. La disuguaglianza è più evidente quando si parla di pista, che ha bisogno di velodromi per l’allenamento. Nel Regno Unito ce ne sono sei coperti, sei in Australia, sei o sette in Francia, un solo al coperto in tutta l’Africa e solo uno nei Caraibi».  

Chi vuole gareggiare deve andarsene, così nessun investimento viene incentivato. «L’Europa diventa una calamita – dice Marlon – dimentichiamo la nostra immaginazione e la capacità di rendere lo sport qualcosa che si adatta agli ambienti di tutti. Cosa possiamo fare per creare la nostra cultura del ciclismo?».  

Per giunta i costi crescono. Le biciclette con cui Marlon gareggiava nei primi anni 2000 erano più economiche. A suo tempo comprò un modello da 3.500 sterline che oggi costerebbe 20.000. Eppure, dopo la pandemia di covid, sono emersi più club di ciclistici afro-discendenti. Ora «i neri hanno uno spazio per avvicinarsi allo sport e per imparare cose fondamentali come le dimensioni degli pneumatici, come aumentare la pressione per non forare in inverno, ridrla d’estate quando il calore gonfia gli pneumatici. Le piccole cose che devi sapere»

La newsletter del Guardian aggiunge che è anche importante capire cosa vogliamo da questo sport: solo pedalare in città? Gareggiare? Migliorare la propria forma fisica pedalando? Le risposte determinano molto in termini di scelta del telaio, del manubrio e del cambio. Più un posto è pianeggiante e urbano, più semplice può essere l’attrezzatura

Le cose stanno cambiando grazie a gruppi come Black Girls Do Bike, una rete statunitense che punta a demistificare il mondo del ciclismo e aiutare nuovi ciclisti a superare le barriere all’ingresso per far parte di una ampia comunità ciclistica. Nel Regno Unito ci sono pure Black Cyclists Network, Black Riders Association e Black Unity Bike Ride. Nel continente africano, oltre Ubuntu Cycling di Marlon, ci sono gruppi tipo Critical Mass Nairobi, il cui motto è Le strade difficili portano a destinazioni meravigliose

Nel tentativo di creare diverse culture del ciclismo, Marlon sottolinea l’importanza del gravel, più adatto ai paesi in cui non ci sono infrastrutture stradali e dove sarebbe necessario investire per avere l’asfalto che viene in mente quando si pensa alla volata degli Champs-Élysées al Tour de France. Sono queste le opzioni che chiama «le nostre utopie ciclistiche».

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