Tutto d’un tratto il coro, diceva quel carosello di Carlo Dapporto. Tutto d’un tratto i guai, dentro la casa felice dell’Arsenal di Arteta. L’imbattibilità è finita sul campo del Bournemouth perché “la Premier League è una competizione spietata e ci sono solo poche occasioni in cui puoi sopravvivere giocando con un uomo in meno”dice Sam Dean sul Telegraph. In questa stagione era già riuscito a cavarsela in 10 contro 11 per lunghi periodi contro il Brighton e il Manchester City, non contro un Bournemouth “impressionante e pericoloso”.
Arteta è rimasto per più di un’ora senza William Saliba e “il problema disciplinare sta diventando sempre più dannoso, anche se questo cartellino rosso è stato diverso dagli altri presi da Declan Rice e Leandro Trossard all’inizio della stagione. Resta il fatto che l’Arsenal ne ha ricevuti in tre delle sue otto partite di campionato. Chiaramente, non è così che si vince il titolo”.
Saliba non era mai stato espulso in 157 presenze di campionato tra Francia e Inghilterra, per giunta non sarà disponibile la prossima settimana contro il Liverpool, quando l’Arsenal sarà anche privo di Martin Odegaard infortunato, mentre ci sono dubbi sulla forma di Bukayo Saka, ieri escluso. “Improvvisamente, per l’Arsenal sono tempi difficili”.
Anche Jonathan Wilson, storico del calcio, stamattina è preso dai dubbi e dalle domande che ci assillano la mente, anche lui si sta chiedendo se tutta questa negligenza è compatibile con la capacità di essere un serio contendente al titolo. Sul Guardian dice che i tifosi possono anche lamentarsi e vedere delle cospirazioni ma il cartellino rosso di Saliba è il sogno di una “straordinaria tendenza all’autodistruzione”, in mezzo a “passaggi scadenti, mancanza di disciplina, mentalità confusa, tutti quei difetti che ancora così spesso affliggono l’Arsenal nei momenti chiave. Forse gli standard attesi sono irrealistici”, ne conclude, sottolineando che questa è la squadra da 89 punti nella scorsa stagione, un numero enorme in valore oggettivo, “non nel calcio contemporaneo, quando 90 punti sono il minimo richiesto per vincere il titolo”.
Una frase che riecheggia una vecchia cosa che tanto girava tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, quando si attribuiva a Dan Peterson l’affermazione per cui Oscar Schmidt segnasse 40 punti quando ne servivano 41. Un’altra versione diceva che Nando Gentile era uno specialista nel passare la palla quando avrebbe dovuto tirare e uno specialista nel tirare quando avrebbe dovuto passarlo. Ma forse era solo vittimismo casertano negli anni della rivalità con Milano per lo scudetto del basket.
Comunque. Wilson sostiene che “l’Arsenal ha ceduto, ancora una volta, alla sua strana abitudine di complicarsi la vita. Rimonte spettacolari, vittorie tardive e snervanti vanno benissimo, ma le squadre che vincono il titolo devono vincere partite di routine, in serie, partite in cui senza spendere troppa energia nervosa accumulano punti quasi inosservati. Da quando ha battuto i Wolves nel weekend di apertura della stagione, l’Arsenal non ne ha avuta più nemmeno una”.
A Wilson insomma l’Arsenal sembra una squadra “apparentemente incapace di gestire le avversità”.