Che cosa sappiamo di Ruth Chepngetich, 28 anni, kenyana, primatista del mondo della maratona. Poco. E le sue brevi risposte alle domande in conferenza stampa domenica non sono state sufficienti per comprendere la crescita di questo talento. E’ la formula scelta da L’Equipe per ammantare di mistero l’aria intorno all’atleta di Kericho, Kenya occidentale, ma è a Ngong che vive e si allena, più a sud, una ventina di chilometri da Nairobi, dove Hellen Obiri, due volte campionessa del mondo nei 5000 metri e terza nella maratona olimpica del 2024, andava a correre prima di partire per gli Stati Uniti. Chepngetich si allena lontano da tutte le altre maratonete e senza un allenatore. Decide il suo programma da sola, si sceglie le lepri, due l’hanno portata al traguardo standole di fianco dall’inizio alla fine, fino a vederla tagliare il traguardo in 2h09’56”. Dice di non aver mai avuto un allenatore. I suoi primi risultati nel database di World Athletics risalgono al 2016, quando aveva 22 anni ed era già madre di una bambina di cinque. Otto anni fa completava la sua prima maratona a Istanbul in 2h22’36”. È arrivata seconda alla maratona di Parigi 2018 e ha vinto il primo titolo importante nel 2019, ai Mondiali di Doha, quando sotto il caldo soffocante, 72% di umidità, 32 gradi, 41 percepiti, di notte, arrivò prima nella corsa più lenta di sempre, 2h32’43”. Su 68 partecipanti, 28 si erano ritirate. Attaccò al 35esimo km quando davanti erano ancora in quattro.
Il titolo le aprì le porte del circuito maggiore, sarebbe venuto così il terzo posto a Londra 2020, alla sua prima partecipazione [2h22’05”] e la delusione della maratona olimpica di Sapporo, dove si era presentata tra le favorite, fresca di record mondiale nella mezza maratona, nel marzo dello stesso anno a Istanbul [1h04’02”]. Fu lei a scoppiare al km 35, dopo una caduta, ma due mesi dopo ottenne la prima delle sue tre vittorie a Chicago, con un tempo sempre intorno a 2h22′. Il 2022 è stato l’anno delle sue prime competizioni su pista, con due uscite sui 10.000 metri a tre settimane di distanza l’una dall’altra, entrambe a Nairobi [31’47”09 e 31’55”47]. In autunno, una volta tornata in Illinois, si gettò all’attacco del record del mondo della maratona di allora, detenuto da Brigid Kosgei [2h14’04”], lo mancò di 14 secondi. Nel 2023, con una preparazione simile, perse a Chicago dall’altro fenomeno olandese Sifan Hassan, capace di correre il secondo tempo della storia [2h13’44”] alla sua prima maratona in carriera.
Dopo il primato di Chicago, Chepngetich ha spiegato che la sua preparazione per il 2024 è stata interrotta da un infortunio, a febbraio, due mesi prima della maratona di Londra, dove era arrivata nona in 2h24 ’36” mancando la qualificazione per i Giochi di Parigi. Dice che il record è arrivato con metodo, concentrazione e determinazione, ma a questo punto del pezzo L’Equipe esplicita quel che ieri sulla Gazzetta era rimasto impigliato tra le righe, e cioè la vicinanza tra Chepngetich e il suo agente Federico Rosa, “un autre élément qui invite à la vigilance” dice il giornale francese, un altro elemento che invita a vigilare. Annabelle Rolnin scrive così perché Federico Rosa rappresentava sia l’ex campionessa olimpica Jemima Sumgong sia Rita Jeptoo che ha vinto cinque maratone d’élite (3 Boston, 2 Chicago). Le due sono state sospese per doping dopo essere risultate positive all’EPO, Jeptoo nel 2014 e Sumgong nel 2017. “Lui stesso – scrive L’Equipe – è stato arrestato nel 2017 dalla polizia keniota, nel corso di un’indagine per presunto doping, rilasciato su cauzione prima dello svolgimento del procedimento, scagionato pochi mesi dopo”.
Sebbene Chepngetich si alleni da sola, non è che può sfuggire al radar dell’antidoping. Risulta inclusa nel gruppo dei corridori controllati dall’Atletica Integrity Unit (AIU), “l’istituzione da cui arrivano notizie di sospensione di atleti keniani quasi ogni settimana” sottolinea il giornale francese. Dal 2015 a oggi sono state più di trecento, al momento sono 107 gli squalificati. A Chepngetich hanno domandato: – Cosa diresti a qualcuno che ritiene il tuo tempo troppo bello per essere vero? <Non ne ho idea – ha risposto – la gente parlerà qualunque cosa accada>. E alla domanda su quale modello vorrebbe essere per le aspiranti maratonete in Kenya, si è presa il tempo per riflettere. Ha detto: <Spero di ispirarle a essere disciplinate, a lavorare sodo e a seguire i consigli del loro allenatore». “Originale, per un’autodidatta” sottolinea L’Equipe.
Le parole sono importanti [Nanni Moretti] e Alessandra Giardini su Domani avverte che “gli aggettivi che scegliamo di usare fanno la spia. Chi domina l’assoluto è sempre clamoroso, meraviglioso, spettacolare. Ha fatto l’impresa, scritto la storia. Quasi senza accorgercene, le parole si squarciano e noi scivoliamo dentro a nuovi sguardi: incredibile (letteralmente: da non credere), ineluttabile, addirittura stupefacente. Nelle parole che adoperiamo per dirlo si sta insinuando un dubbio?”.
Il giorno prima del primato mondiale di Chepngetich abbiamo avuto il Lombardia di Pogacar, ultima impresa di un 2024 all’altezza solo di certe leggendarie annate di Coppi e Merckx. Giardini scrive: “La perdita dell’innocenza fa sì che non riusciamo più a goderci pienamente quello che vediamo. C’è sempre una vocina in sottofondo che ci dice: ma ti fidi? Per essere davvero felici, per godere fino in fondo di quello a cui stiamo assistendo avremmo bisogno di ricorrere alle categorie dell’arte, o ai concetti dei filosofi. Soltanto l’arte può metterci di fronte al sublime, e convincerci dell’infinità e della potenza della natura. Soltanto così il volo leggero di Ruth Chepngetich o la fuga solitaria di Tadej Pogačar possono apparirci come grandezze uguali soltanto a se stesse. Il dubbio si insinua quando ci rendiamo conto che sono donne e uomini come noi, che però non potremo mai arrivare a tanto. Allora abbiamo bisogno dei numeri, dei paragoni, dei confronti, ci ancoriamo al passato per spiegarci qualcosa che ci appare troppo grande perché possiamo capirlo. Se fosse un’opera di fantasia, sarebbe tutto semplice: non abbiamo mai avuto problemi ad accettare che Harry Potter sappia fare un incantesimo, che Superman voli sulla città di notte per proteggerci, o che i droidi di Guerre Stellari abbiano addirittura sentimenti”