ARTEFICI
Ruth Chepngetich alle Olimpiadi non c’era. La squadra di atletica leggera del suo Paese, il Kenya, non l’ha convocata. Era arrivata solo nona alla maratona di Londra in aprile e le alternative non mancano. Hanno portato a Parigi Hellen Obiri, Sharon Lokedi e Peres Jepchirchir, raccogliendo un terzo, un quarto e un 15esimo posto. Bene così, deve aver pensato Ruth, che s’è messa a preparare il colpo grosso di Chicago, sulle strade che conosce e che ama. Qui aveva vinto nel 2021 e nel 2022, qui ha rivinto ieri, non solo battendo il record del mondo ma diventando pure la prima donna nella storia a correre i 42 km e 195 metri in meno di 2 ore e 10 minuti [2h09’56”].
Un muro abbattuto, una frontiera oltrepassata, un’impresa epocale immediatamente accostata a una maratona maschile al di sotto delle 2 ore. Mmm. Quasi. Le 2h09’56” di Chepngetich sono una prestazione di qualità superiore al record maschile fatto sempre a Chicago l’anno scorso da Kiptum [2h00’35”] quattro mesi prima dell’incidente stradale mortale. È una verità che emerge dalle tabelle con cui World Athletics paragona le diverse prestazioni delle stesse gare, tempi e misure maschili e femminili ricondotte a uno stesso parametro. Il record di Kiptum vale 1322 punti, il record di Chepngetich ne vale 1339. È una mostruosità. Equivale ai 6 metri e 26 saltati con l’asta da Mondo Duplantis. Secondo le tabelle di World Athletics è come aver corso i 100 metri maschili in 9.62 e i 100 femminili in 10.38, più veloce di Florence Griffith-Joyner. È come aver fatto 12.56 sui 110 ostacoli tra gli uomini, come aver saltato 2,12 in alto per una donna – più su di Jaroslava Mahučich – o 16,15 nel triplo, più in là di Yulimar Rojas: tutte prestazioni da 1339 punti. Ma il crono di Chepngetich non è ancora eguale a una maratona maschile sotto le due ore, una prestazione quantificata in 1348 punti. Il crono di Chepngetich vale al maschile 2 ore e 27 secondi, otto in meno del record mondiale di Kiptum.
Se ieri a Chicago avesse corso la gara degli uomini, sarebbe stata battuta solo da dieci di loro. Due anni fa aveva fatto metà strada in 65:44, la prima metà più veloce di sempre in una maratona, ma aveva chiuso in 2h14:18, mancando quello che era al tempo il record mondiale di 14 secondi. Ieri ha avuto di fianco come riferimento, diciamo come lepri, Barnabus Kiptum ed Evans Nyakamba Mayaka per quasi tutta la gara, gente con un personale di 2 ore e 04, così non ha rallentato granché nella seconda porzione del tracciato, passando inizialmente a 64:16 e poi in 65:40.
Christelle Daunay, ex primatista francese della maratona, fa notare su L’Équipe che per la prima volta nella storia il divario tra il record del mondo maschile e quello femminile è sceso sotto i dieci minuti. La mancata qualificazione alle Olimpiadi di Chepngetich potrebbe avere un senso per spiegare la sua prestazione. Ha corso pochissime gare, di fatto solo una maratona e mezza. Era più fresca di molte altre partecipanti. Gli esperti sospettavano che potesse essere Sutume Kebede dell’Etiopia a portare l’attacco al record del mondo. Aveva fissato di passare a metà gara a 65:30. In realtà è partita molto più velocemente, arrivando a metà percorso in 64:30, eppure era seconda, Chepngetich era 14 secondi davanti a lei. Sarebbe stato il record mondiale femminile della mezza maratona fino al 2021, ed è comunque la quinta prestazione più veloce di sempre sulla distanza ridotta. Corsa da chi aveva davanti ancora altrettanti km da fare.
Con una temperature intorno agli 11 gradi, il cielo nuvoloso e un venti di circa 11 km orari, le condizioni erano ideali. Ha tenuto un ritmo medio di 4:57 al miglio, la prima donna in assoluto a correre sotto la media di 5:00 in una maratona. Ogni grande prestazione nel mezzofondo e nella maratona viene spiegato da qualche tempo a questa parte con l’evoluzione tecnologica delle scarpe: era accaduto anche col precedente primato di Assefa a Berlino: era un record suo o di Adidas? Era accaduto anche per Kelvin Kiptum a Chicago un anno fa: era un record suo o di Nike?
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Forse per la suggestione della comparazione con la barriera maschile delle due ore, stamattina le scarpe non bastano. Paolo Marabini sulla Gazzetta ha usato questa formula per raccontare il record: “L’atleta gestita dal bresciano Federico Rosa non ha avuto che un minimo cedimento e ha piazzato una seconda metà in 1h05’36”, a dir poco stupefacente”. Anche in Francia, Daunay a L’Équipe dice che «dinanzi a prestazioni del genere ci sono sempre dei dubbi e ce ne saranno pure oggi. Ma ci sono anche dei controlli, e non ci sarebbero così tanti kenyani scoperti se non ci fossero i controlli. Poi naturalmente i sospetti esistono sempre. Soprattutto quando un record mondiale già straordinario viene abbassato di 2-3 minuti».
Ruth Chepngetich peraltro viene dal Kenya, il Paese che vive da qualche tempo serie questioni di credibilità con i controlli. A giugno L’Équipe dedicò una doppia pagina al tema e Slalom ne riferì qui. Nei giorni scorsi la stampa internazionale ha dato rilievo alle morti più o meno contemporanee di tre atleti del Paese per cause misteriose. Il sito specializzato Let’s Run ha aperto un forum di dibattito che stamattina era in apertura di Home, dal titolo “Chepngetich ha appena rovinato lo sport della maratona”.
A curiosare fra i commenti si incontrano tutte le posizioni che uno immaginava di incontrare. C’è chi pensa che la questione sia la provenienza geografica: «Non so cosa abbia preso, ma questa volta, abbinato alle scarpe veloci, è davvero troppo da sopportare. Vi ricordate quando il record del mondo maschile dei 5000 metri è improvvisamente calato di 20 secondi quando Epogen era arrivato sul mercato?».
C’è chi pensa che la provenienza geografica non significhi nulla: «Voi pensate che la Norvegia sia un paradiso dello sport pulito o qualcosa del genere? Non si sa mai cosa fanno o non fanno, questa è stata una performance strabiliante indipendentemente da tutto».
C’è chi pensa che nei sospetti si intraveda un riflesso di sessismo. «Oh sì, davvero, e Kipchoge, Bekele e Kiptum non hanno rovinato la maratona? Oppure aspetta, oppure è diverso perché è una donna? Un uomo corre la maratona in 1 ore e 59 ed è un’impresa grazie alle scarpe. Una donna corre la maratona in 2:09 e ha rovinato lo sport. Adoro l’odore della misoginia di primo mattino».
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C’è chi dice di avere una laurea in chimica e in medicina, e dunque lo sa, e dunque «sono più che sospettoso di questo risultato. Credo che esista probabilmente un farmaco sintetico che regola positivamente le vie anaboliche come hgh e testosterone, ma non è rintracciabile al momento e non ha effetti androgeni esterni. Questi farmaci sono più efficaci sulle donne, che ovviamente hanno livelli molto più bassi di ormoni anabolici naturali». Tutto il thread di Let’s Run si trova qui
Più tecnicamente, Prima della gara, ci aspettavamo un tentativo di record mondiale, dato che la campionessa della maratona di Tokyo Sutume Kebede dell’Etiopia aveva richiesto una prima metà di 65:30 alla riunione tecnica di ieri. Kebede sarebbe partita ancora più veloce, arrivando a metà in 64:30, e questo l’ha comunque messa solo al secondo posto nella gara femminile, dato che Chepngetich è arrivata in un incredibile 64:16. 64:16 è la quinta prestazione più veloce di sempre in una mezza maratona da parte di una donna. Sarebbe stato il record mondiale femminile fino al 2021.
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