Che effetto fa adesso l’Italia
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Quella storia falsa dell’Italia di Spalletti che funziona giocando all’italiana per fortuna non gira più. Sta sotto il tappeto con la polvere. I quattro gol a Israele hanno chiarito la scena. Alberto Polverosi sul Corriere dello sport-stadio dice che “adesso l’Italia ha un’identità chiara. Adesso è una squadra che ispira fiducia. C’è una partecipazione totale in un fraseggio che in alcuni momenti diventa perfino elegante, grazie anche al contributo di un giocatore…ovunque come Calafiori e alla fragile consistenza israeliana”.
| Paolo Condò su Repubblica ragiona sul contributo portato da Retegui e scrive che “naturalmente è presto per elevare Retegui al rango di Toni e dei suoi antenati — finché non timbri col tuo nome un grande torneo resti un aspirante — ma gare come quella di Udine autorizzano a sperarlo, perché in qualsiasi sistema di gioco la possibilità di appoggiarsi a un 9 agevola moltissimo gli altri dieci. Retegui ha ancora ampi margini di miglioramento nelle conclusioni, e si può essere fiduciosi perché nella sua esperienza italiana non c’è mese nel quale non sia cresciuto rispetto al mese precedente; ma già così la sua capacità di far salire la squadra trattenendo il pallone come un pivot e poi distribuendolo ha permesso a Spalletti di sviluppare un gioco di inserimenti redditizio e spettacolare. Dimarco vola molto alto nella gerarchia dei migliori esterni mancini della scena internazionale, Bastoni e Calafiori sono difensori che sanno stare con profitto in ogni zona del campo, Tonali è una mezzala di dimensione assoluta, Frattesi l’attaccante aggiunto che salda i conti sospesi”.
| Fabio Licari sulla Gazzetta dice che “quello che conta è l’Italia definitivamente ritrovata. Bella, in alcuni momenti bellissima e irresistibile. Sempre verticale, offensiva, aggressiva, veloce. Una rinascita dopo la caduta dalla grazia. quest’Italia che proprio non conosce il concetto di calcio orizzontale. Gioca faccia alla porta avversaria, ma neanche un lancione: settecentocinquanta tocchi tutti di triangoli, filtranti, aperture sulla fascia opposta. E riaggressioni collettive come contro il Belgio. Abbiamo il centravanti, non c’è dubbio, e forse anche la coppia: Raspadori è un incanto di seconda punta. è dovunque, il vero regista offensivo, ispirato, veloce, incontrollabile. Il partner ideale per il centravantone. Raspa è tatticamente visionario: rientra attirando i malcapitati centrali israeliani, squarcia la flebile mediana, apre per le fasce. E con effetto elastico un Tonali sopra le righe entra e affonda dove e quando vuole, mentre Frattesi gioca più di sponda. Ai lati, Cambiaso e Dimarco dribblano e crossano. Un po’ più cinici e sarebbe servito il pallottoliere. Ancora una volta le azioni più belle sono a campo aperto, con sovrapposizioni e azioni “alla mano” che sembrano quelle del rugby o della prima Roma di Spalletti”.
GIUDIZI UNIVERSALI
▥ Di Lorenzo. “Celebra la prima da capitano con un gol di testa da condor dell’area piccola e poi con il tiro teso e piazzato per il 4-1: prima doppietta azzurra, in una serata che gli fa dimenticare gli ultimi mesi difficili in Nazionale. Bentornato” [Paolo Tomaselli, Corriere della sera]
▥ Fagioli, Attitudini non da play: parte con coraggio, alla seconda palla persa (non sarà l’ultima) rischiamo lo 0-1, e da lì va un po’ in tilt ed esce dalla gara” [Andrea Elefante, la Gazzetta]
▥ Maldini. “Un Maldini in azzurro mancava da 22 anni e 4 mesi e non era scontato ritrovarne uno. Non la si può proprio archiviare come una discendenza da «nepo baby», la parola con cui Hollywood etichetta i sempre più frequenti legami di sangue nei cast dei film importanti. Con quel giudizio, «figlio di», «nipote di», Maldini junior ci convive da sempre, un richiamo doppio rispetto a quello del padre che alla sua età aveva già mostrato il talento per smarcarsi da ogni ipotesi di favoritismo. … l’opportunità se la è conquistata. Conta esserci, trovare spazio, uno in proprio. Dalla prossima volta non sarà più solo la coabitazione di una tradizione importante, non può restare unicamente eredità. Ha due possibilità: brillare in autonomia o, in futuro, essere il padre del quarto Maldini in azzurro. Gli conviene sfruttare la prima” [Giulia Zonca, La Stampa]
▥ Spalletti: “I tentativi di aprire spazi in cui far infilare mezzali e terzini è la più evidente cifra del suo lavoro. In undici è uno show” [Matteo Pinci, Repubblica]