Non so se sapete questo fatto che si gioca troppo

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In genere le cose nel calcio vanno così. Nascono come riflessione, diventano scintilla per un dibattito, alla fine si consumano come un chewing gum, si spiaggiano come un pensiero già pensato, masticato e rimasticato periodicamente con le stesse parole, gli stessi titoli, le stesse parole negli stessi titoli, fino a diventare un argomento trasparente, invisibile, uff, leggi e vai avanti. Così c’è il virus FIFA, così c’è questa Serie A che non è un paese per giovani, così ci sono i troppi stranieri, adesso va molto questa storia del calendario sovraccarico, non so se sapete. Nella versione più raffinata, per gli amanti del crossover e del free jazz punk inglese, c’è il calendario sovraccarico che causa il virus FIFA ai calciatori giovani. 

L’Equipe dà conto di un nuovo reclamo presentato dal sindacato calciatori Fifpro Europe contro la FIFA, una seconda azione legale dopo quella partita a giugno davanti alla Corte di giustizia europea. Le leghe europee, guidate dal campionato spagnolo, hanno spiegato a Bruxelles di aver aperto questo procedimento contro la FIFA, perché la federazione mondiale è responsabile dell’organizzazione del calendario mondiale, e dunque per “conflitto di interesse, in quanto organismo regolatore, organizzatore e partecipante a concorsi”, in violazione del diritto europeo. Come si capisce in partenza: il calendario è un pretesto. Il 13 giugno i membri di Fifpro Europe avevano già fatto causa contestando l’arbitri di fissare unilateralmente il calendario internazionale delle partite e la creazione del Mondiale per club, prima edizione nell’estate 2025 negli Stati Uniti, 32 club, tutti in campo dal 15 giugno al 13 luglio, al termine di una stagione cominciata nel luglio precedente, dopo aver finito quella ancora antecedente a giugno con Europei e Copa América. Bene, no?

Il principio è sacrosanto [la riflessione], le ragioni hanno una loro fondatezza [il dibattito], ma l’aria si ammorba e le acque si rimestano quando tra le righe si intravedono lo scontro di potere, gli interessi di parte, l’azione delle lobby [il chewing gum]. Cos’è che stona in questa storia. Il reclamo della Fifpro Europe è indirizzato alla direzione generale della Concorrenza della Commissione europea contro il Mondiale per club che danneggerebbe i campionati nazionali, ma un esposto analogo – fa notare L’Equipe – mmm, non è stato presentato contro l’Uefa che organizza la Champions con 36 club e un numero di partite cresciuto.

Il sindacalista David Terrier si lamenta del fatto che la FIFA scriva il calendario mondiale, in sostanza si lamenta del fatto che la FIFA faccia la FIFA così come l’ha sempre fatta. Qual è allora lo scopo di queste denunce? Ufficialmente: La salvaguardia della salute morale e fisica dei giocatori che devono promuovere lo spettacolo sportivo, generando ascolti, sponsorizzazioni e diritti televisivi

| Si gioca troppo è diventato il nuovo slogan che si sente ovunque. Stamattina è per esempio sulla prima pagina della Gazzetta che dice Basta. Ma è complicato restare insensibili al pensiero che il calcio sia finito dentro un gigantesco groviglio di ruoli che sottrae a giudizi sereni, un miscuglio tra proprietà di club, editori, un incesto continuo tra finanziatori e finanziati, organizzatori, accordi commerciali. In un articolo non firmato né siglato, la Gazzetta stamattina parla di sostenibilità a rischio, ma fa’ che il Torino era qualificato al Mondiale per club, per esempio.  La Juventus sì che lo gioca, e allora c’è Massimo Mauro su Repubblica che parla di «protesta esagerata».  

La riflessione più interessante su questo tema rimane quella di Jonathan Liew sul Guardian qualche settimana fa, riassunta qui su Slalom, dove in sostanza Liew dice che i calciatori non possono essere una classe come la intendeva Marx, ci sono troppe sfumature, troppi distinguo, ci sono giocatori stanchi di 80 partite ma pure quelli che nei contratti hanno dei bonus legati alle presenze, e dunque se in programma le partite sono 80 può darsi che loro 30 spezzoni li mettano assieme. 

| Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport-stadio commenta: I calciatori sono un po’ in conflitto coi loro stessi interessi: più partite significano più ricavi e della pioggia di miliardi prodotta dal football internazionale, due terzi (il peso del monte ingaggi sui ricavi dei club europei) finiscono mediamente nelle loro tasche. La crescita dei ricavi, spinta dalla globalizzazione e dalla lievitazione dei diritti tv, non ha mai modificato questo rapporto e dunque proprio i calciatori e i loro agenti sono i maggiori beneficiari. Che protestino per i loro diritti non è sbagliato, ma dovrebbero ricordarsene anche quando pretendono aumenti spesso eccessivi

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