Tutta la cultura pop che si incrocia alla curva di Lesmo

intorno al nome della Curva di Lesmo è fiorita una letteratura pop di una certa altezza.

In principio era la Curva delle Querce, prima di chiamarsi come il Comune che sta nei pressi del parco. C’è la Lesmo 1 dove Michael Schumacher sorpassò Mika Hakkinen nel 1998 in pieno duello Ferrari-McLaren per il Mondiale e c’è la Lesmo 2, un tempo Curva dei 100 Metri perché tanto è lunga, successivamente Curva del Bosco dei Cervi: Jody Scheckter nel 1978 andò a sbattere contro il guard-rail nel giro di ricognizione.

È soprattutto la curva – e qui siamo al pop – dove due sicari vanno a nascondersi con il criminale proposito di sparare al passaggio di Jimmy Johnson, pilota miliardario, marito di Stella Joyce, complice del piano. Una storiaccia, amici. C’è questa organizzazione senza scrupoli del boss Mr. Carothers che combina matrimoni tra belle signori e scapoloni pieni di soldi, ai quali tocca poi essere fatti fuori con dei finti incidenti stradali. Quale occasione migliore, la Curva di Lesmo, per eliminare il signor Johnson che non ha mai corso a Monza, il Tempio della Velocità, dove si presenterà per la prima volta con la sua Ferrari 512. 

Guido Crepax il fumetto prima di Valentina - Moda & Motori Magazine

Siamo nel 1965 e siamo tra le pagine di Linus, seguendo i tratti della matita di Guido Crepax. Esatto: Valentina. Valentina Rosselli, fotografa, capelli a caschetto, bruna, bellissima, detto senza offesa e mai per sessismo. L’episodio si chiama proprio La curva di Lesmo e Valentina si incapriccia per Philip Rembrandt, ci mancherebbe altro: ricambiata.

Lui è un critico d’arte ma pure il misterioso agente Neutron. Ha un potere magico. Provoca la paralisi con lo sguardo. Farebbe comodo a molti, lo so, ma noi non abbiamo il fisico di Neutron e Valentina – in ogni caso – non ci guarderebbe mai. Oh, lei mica lo sa che Philip è la stessa persona di Neutron, semplicemente si vedono, che fai stasera, io niente, un’idea ce l’avrei. E come diceva l’indimenticabile Emanuela Folliero nel presentare i Bellissimi di Retequattro: non aggiungiamo altro per non rovinarvi il finale. 

Quanta delicatezza esisteva negli Anni Ottanta verso gli epiloghi. Umberto Eco ci aveva già spiegato che non sono il fuoco del racconto, eppure noi hollywoodianamente cresciuti non volevamo saperne, niente, incaponiti sul fatto che conoscere in anticipo il finale fosse un guasto. Questo crimine contro l’umanità lo abbiamo poi chiamato spoiler. Quando non esisteva ancora la parola, non esisteva il male. Erano tempi in cui pure certe partite di calcio importanti andavano in differita, perfino quelle delle coppe europee. A casa si provava a non conoscere il risultato, spesso senza speranza. Successe per esempio con Roma-Göteborg di Coppa dei Campioni. Settembre 1983. Bragagna non era ancora ai microfoni e dunque di Gotenburgo non sentimmo parlare, ma di Iotebori sì: così pronunciava Giorgio Martino. Dettagli.

La Rai mandò in onda il secondo tempo della partita in seconda serata e Giampiero Galeazzi, alla Emanuela Folliero, dallo studio disse: «Senza anticiparvi il risultato, andiamo a vedere questa straordinaria notte dell’Olimpico». Ecco. Non vi dico che fine fa con Valentina il malvagio Carothers. 

La Curva di Lesmo di Crepax ha anche generato cinque-sei anni fa un album di rock progressivo dallo stesso titolo, italianissimo, tre pezzi sinfonico-teatrali, un progetto di Stefano Agnini (La Coscienza Di Zeno) e Fabio Zuffanti (La Maschera Di Cera). Suite, folk, pop, elettronica. Chi ne sa, lo accosta a certe atmosfere vintage di gruppi poco affermati, come I Signori Della Galassia e Automat, ma – colpo di scena – dentro ci sarebbero elementi del cantautorato genovese, alla De André. Non c’è stato tempo, ma oggi lo recuperiamo, ce lo sentiamo e ne parliamo. 

Negli anni invece c’è stato tempo e tempo per ascoltare e riascoltare Tutto il morto minuto per minuto, pezzo degli Squallor dall’album Tromba, anno 1980, nel quale la Curva di Lesmo sfuma per assonanza nell’isola greca dove nacque Saffo. 

“Io passerei la linea a Monza – declamano gli Squallor – perché qui siamo ancora… siamo… pronto? Monza? A te… Poltrona? Poltrona? Sì, qui è Poltrono… Poltrona, vi parlo dalla curva di Lesbo… sono stati vari qui gli incidenti: uno si è accappottato, ‘a fatto testatesta invece che testacoda… si è sbucciato tutto il sopracciglio, qui… però prima di darvi le posizioni ufficiali vi do l’ordine di partenza: Bugatti su Bubu partiva sponsorizzato dalla gomma Fietciàt, che è una gomma speciale per chi ha il fiato pesante. C’era anche Oswerr, il famoso corridore indo indo indo… ind ‘o mazz cinese che… hhh… ‘a cambiato pneumatici… adesso porta pneumatici Borolli che è un pneumatico ad alta compressione circuita. Ma torniamo nel vivo della corsa: dopo un tentativo di fuga di Robesbier… ma sento in cuffia dei rumori di folla, forse è pronto il collegamento”. 

E finiva così, con la linea che tornava su altri campi. Ah, una cosa importante per il marketing. Tutto il morto minuto per minuto era offerto dallo sponsor Trecchia, “il whisky che si beve non con la bocca ma con l’orecchia”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.