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MARTEDÌ 20 AGOSTO 2024
#8 GIORNI ALLE PARALIMPIADI
«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»
[Niccolò Campriani, campione olimpico]
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TENNIS Bravo Jannik, ma non trascurare quell’anca, La tua carriera è là, non in un Masters 1000 in OhioCome si sa da tempo, gira questa voce: l’Ohio è decisivo. In effetti non c’era mai stato un tennista italiano nell’albo d’oro del torneo di Cincinnati a pochi giorni dallo US Open, e da stamattina c’è, sempre lui, ovviamente lui, quel Sinnerentola arrivato in campo a mezzanotte a bordo di una zucca – la sua anca malandata – e tornato invece a casa in carrozza con tutt’e due le scarpette ai piedi. Per Jannik è il quinto titolo 2024, il quindicesimo della carriera, il terzo Masters 1000 dopo Canada 2023 e Miami 2024. Ha battuto in due set Frances Tiafoe, l’ormai famoso figlio di due immigrati della Sierra Leone, papà custode al circolo Junior Tennis Champions Centre in College Park, nel Maryland, lui che picchia la palla contro un muro insieme con il gemello Franklin eccetera eccetera. L’Ohio è stato decisivo anche per Tiafoe – perdendo – ha compiuto la sua impresa. Prima di lui c’erano solo altri due americani in giro capaci di giocare la finale di un Masters 1000: Fritz e Opelka. A Cincinnati mancava un USA in finale dal 2013 [Isner]. Con questo risultato Tiafoe si infila fra i primi-20 del ranking ATP e sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, per la prima volta in quella porzione di classifica spiccano cinque bandierine stelle-e-strisce, per la prima volta dopo addirittura 27 anni.
La corsa agli ultimi 7 posti nella nuova Champions: La chance della Norvegia a distanza di 17 anniLe ultime sette partite manderanno alla nuova Champions le squadre che ancora mancano per riempire il tabellone. Stasera parte il turno finale dei preliminari, quello che nel tempo abbiamo iniziato a chiamare play-off. Tre partite si giocano stasera: Dinamo Zagabria-Qarabag, Bodo-Stella Rossa, Lille-Slavia Praga. Le altre quattro domani: Young Boys-Galatasaray, Midtjylland-Slovan Bratislava, Malmo-Sparta Praga, Dynamo Kiev-Salisburgo. Ritorni: 27 e 28 agosto. La formula che allarga a 32 il campo delle partecipanti consente di spezzare qualche lunga attesa. L’Azerbaigian è stato ai gironi solo una volta, sempre con il Qarabag, nel 17-18. Il Bodoe mai in tutta la sua storia e una norvegese manca dal 2007-08. La città di Praga ha due squadre in corsa, lo Slavia è stato in Champions l’ultima volta nel 19-20, ma lo Sparta non la gioca dal 2005-06. I danesi del Midtjylland hanno fatto solo un’esperienza nel 20-21. Lo Slovan Bratislava non si è qualificato mai e la Slovacchia è assente dal 2010-11. Il Malmoe è la sola svedese che ce l’abbia fatta nell’ultimo ventennio, ma tre volte in tutto. L’Équipe racconta l’attesa del Lille, una squadra reduce da “una settimana speciale, tra una partita pazzesca a Istanbul e la paura di perdere un compagno di squadra questo fine settimana”, un riferimento alla paura per Angel Gomes, rimasto in campo privo di sensi dopo uno scontro di gioco con Amadou Kone. “Spesso iniziamo una stagione come quando entriamo nell’acqua ghiacciata di una spiaggia della Bretagna, a piccoli passi, senza affrettarci. I cittadini di Lille stanno seguendo la strada opposta: si sono gettati a capofitto in questa ripresa. La necessità di una partenza anticipata non prevedeva certo questo eccesso di emozioni”. Un eccesso nel quale è compreso pure José Mourinho con il suo Fenerbahçe, eliminato al turno precedente. Lo Slavia viene definito un avversario tutt’altro che semplice, il Lille non gioca neppure in città. Il suo stadio era nella zona olimpica e Torna a Valenciennes come nel turno precedente, quando ebbe con sé 15mila tifosi, perché i mezzi pubblici dopo le 23 si ritirano e i parcheggi pare siano insufficienti. Il Lille pagherà 25mila euro per l’affitto dello stadio e la perdita di entrate rispetto a una partita a Villeneuve-d’Ascq può essere stimata in 1,5 milioni di euro. L’amministratore delegato Olivier Letang continua la sua crociata contro l’affitto del Pierre-Mauroy, che considera eccessivo. Secondo le sue stime, 6 milioni di euro all’anno più 1 milione di euro in spese organizzative, il trasferimento cioè sul posto delle attrezzature e la pulizia dei locali. Con due partite di L1 in meno dice che non ce la fa. Ehi, ma quel Vardy è proprio Vardy1-1 Il Tottenham ha lasciato al Leicester un punto alla fine di una partita che avrebbe dovuto vincere due volte. Questo è il giudizio di Ben Fisher del Guardian dal King Power, dove sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie, il gol per la squadra di casa l’ha fatto Jamie Vardy, quel Jamie Vardy, oggi 38enne. “Non avrebbe neppure dovuto essere presente. Non giocava da quando era uscito zoppicando da un’amichevole pre-campionato contro il Villarreal un mese fa per un infortunio al ginocchio, ma si è offerto volontario perché la sua squadra era disperatamente a corto di opzioni in attacco. Vardy ha lasciato il segno indelebile, consolidando il suo status di marcatore tra i più affidabili in questo gioco e di cattivo tra i più iconici. Dopo aver sbalordito il il Tottenham, ha salutato i tifosi del Leicester gonfiando il petto e mandando baci alla folla. Ma il suo festeggiamento è stato messo in ombra dallo scambio animato avuto con i tifosi degli Spurs in trasferta. Mentre Vardy veniva sonoramente fischiato, ha provato un enorme piacere nell’indicare loro lo stemma della Premier League sull’avambraccio della sua maglia, un cenno alla straordinaria vittoria del titolo del Leicester nel 2016. Come dire: qui siamo 1-0 per noi” Perché Gündogan e il Barcellona stanno per separarsiC’è una versione dolce sulla imminente separazione tra Gündogan e il Barcellona, e arriva – ehm – da Barcellona. Cristina Cubero, vicedirettrice di Mundo Deportivo, il giornale che è voce della catalanidad, ha scritto che Hansi Flick è stato onesto con il presidente Laporta e con il direttore sportivo Deco dal primo minuto. Ha spiegato che i suoi rapporti con Gündogan non erano eccellenti, aveva avuto problemi con lui in Nazionale, e dunque beh, vedessero loro. Mundo Deportivo racconta allora che “Gündo è un ragazzo senza filtri, verbalizza ciò che pensa, in modo diretto, come l’attuale allenatore del Barça. I due sapevano che sarebbe stato difficile convivere perché Flick ha bisogno di un gruppo che creda fermamente in lui. Ha bisogno di un proprio esercito di soldati disposti a dare il massimo e con Gündogan c’erano troppe ferite da antiche battaglie. La soluzione – qui sta la versione dolce – parla dell’intelligenza emotiva e della professionalità di Ilkay, della sincerità e della sicurezza di Flick. Gündogan è stato uno dei migliori giocatori degli Europei e questa circostanza non ha toccato Flick, il quale ritiene di avere soluzioni migliori in rosa. Il Barça risparmia i 20 milioni di stipendio alleggerendo i conti. Lo spogliatoio perde un calciatore veterano, di carattere, estremamente competitivo, un vincente, poco diplomatico ma con le idee molto chiare. In compenso il Barça guadagna uno spogliatoio dedito al 100% al suo allenatore e uno spazio a centrocampo libero per giocatori nostrani, con una lunga storia, quelli che il tecnico vuole siano protagonisti”. Tutto bene, dai. TITOLI ▥ Guardian: “Raheem Sterling teme che i suoi giorni al Chelsea siano contati, con João Félix in arrivo dall’Atlético Madrid per 50 milioni di euro più 10 milioni di potenziali bonus. ▥ Mundo Deportivo: “Il Barcellona tenterà di prendere Rafa Leao dal Milan”. ▥ L’Équipe: “I campioni cercano nuovi leader” – Dopo la partenza di Kylian Mbappé, quella programmata di Danilo Pereira, il significativo ringiovanimento della rosa e gli infortuni di Lucas Hernandez e Presnel Kimpembe, il PSG deve trovare nuovi trascinatori. Achraf Hakimi, Gianluigi Donnarumma, Vitinha e Ousmane Dembele dovranno assumersi maggiori responsabilità in questa stagione.
Le dimissioni di Henry dopo l’argento olimpico
È una chiusura senza cerimonia, un addio non del tutto inatteso eppure sorprendente. Così l’Équipe stamattina saluta Thierry Henry dalla sua prima pagina, l’allenatore della finale olimpica che lascia la Under-21 un anno prima del termine del suo mandato. È stata “un’avventura intensa ma finita presto”, Hugo Guillemet prova a spiegare le ragioni e scrive che probabilmente di un uomo “logorato dall’esperienza olimpica. Mentre la Francia annaspa ancora nella malinconia post-Parigi, gli appassionati di calcio sono tornati in Ligue 1 ma hanno appena perso colui per il quale avevano ricominciato a consultare il calendario della Under-21”. L’Équipe aggiunge che i più lucidi potevano aspettarselo, soprattutto dopo la medaglia d’argento, la finale perduta con la Spagna. Ieri mattina Henry ha informato prima il suo staff e poi ha il presidente federale Diallo, spiazzato. Ai suoi occhi sarebbe stato difficile, se non impossibile, fare meglio. Sembra che non abbia un’altra squadra, almeno non subito, e che la sua decisione sia più legata “alla stanchezza e alla consapevolezza che sarà difficile fare meglio. Henry è come tutti – scrive il giornale francese – ha difficoltà a riprendersi dalla quindicina olimpica” e probabilmente non voleva vivere il peso della banalità, ripartire tra dieci giorni con una lista di convocati per delle banali qualificazioni europee contro la Slovenia e la Bosnia. “Come Hervé Renard – leggiamo – che ha lasciato la squadra femminile, sarà accusato di essersi fatto pubblicità con le Olimpiadi, anche se nel caso di Thierry Henry è stata piuttosto la Under-21 a farsi pubblicità con lui”. Durante i Giochi, “la sua passione per lo sport, per tutti gli sport, ha deliziato i media e stimolato i giocatori, li ha messi davanti a France Télévisions, in hotel, quando è arrivato il turno delle partite di Antoine Dupont, delle gare di Léon Marchand o dei fratelli Lebrun, nel ricordo di suo padre che lo svegliava di notte per vedere Carl Lewis alle Olimpiadi del 1984”. Forse lo rimpiazza Gérald Baticle.
LA LEVA CALCISTICA DEL MARTEDÌ
SOLE SUL TETTO DEI PALAZZI IN COSTRUZIONE Il centrocampo del MilanMassimo, l’ha convinta la coppia formata da Bennacer e Loftus-Cheek?«Non granché. Soprattutto l’inglese mi pare limitato nei due davanti alla difesa. Personalmente preferisco Loftus da trequartista, dove sfrutta la sua fisicità per rendersi pericoloso e ha ottimi tempi di inserimento». [paraliMassimo Ambrosini intervistato da Marco Guidi, la Gazzetta dello sport] SOLE CHE BATTE SU UN CAMPO DI PALLONE Il tocco di ThiagoAlberto Polverosi, Corriere dello sport-stadio: “Che Motta sia pure un uomo accorto e fortunato non ci sono dubbi: si era fatto male Weah, ha aspettato l’intervallo per toglierlo così da non sprecare una “finestra” e in quei due minuti che restavano alla fine del primo tempo l’americanino ha segnato un gol splendido”. CAMMINA CHE SEMBRA UN UOMO LocatelliSebastiano Vernazza, La Gazzetta dello sport: “Motta ha scaraventato in cantina il calciobalilla: non più fissità di posizioni né linee bloccate, ma scambi, rotazioni, relazioni. La resurrezione di Manuel Locatelli è la punta dell’iceberg del cambiamento. C’era qualche mese fa un regista imbarazzato dal pallone, c’è oggi un interno dinamico, flottante al fianco o davanti a Khephren Thuram, la trave portante del tutto”.
IL CUORE PIENO DI PAURA Le finanze della serie BRivista Undici: “Cosa c’è che non funziona nella Serie B. È iniziato un campionato che vive delle evidenti difficoltà, sia nei bilanci che nel mercato dei club” – Alfonso Fasano ha scritto: “La Serie B è un campionato economicamente e managerialmente precario, al quale si iscrivono tante squadre con bilanci pericolanti. E le difficoltà sono trasversali, cioè non c’entrano con la storia e la nobiltà delle squadre in questione, con l’importanza delle loro tifoserie: se i piccoli club che vengono fuori dall’imbuto della Serie C hanno problemi atavici come quelli relativi agli impianti non a norma e/o alla scarsa disponibilità economica, ce ne sono molti altri, decisamente più blasonati, che hanno delle proprietà poco solide, in odore di abbandono. O che comunque sono reduci da anni burrascosi”.
HANNO APPESO LE SCARPE A QUALCHE TIPO DI MURO Quelli che guardanoLuca Valdiserri, Corriere della sera: “Il mercato ha le sue leggi. Una di queste è che non si rischia l’infortunio di un calciatore in procinto di essere venduto. Un’altra è che mandare in campo un giocatore demotivato non ha quasi mai effetti positivi sul resto della squadra. La prima giornata di campionato, tenendo conto di quanto le situazioni siano diverse tra di loro, è stato comunque un incredibile spreco di talento, merce che in serie A è rara. Basti pensare chi non è andato in campo o non ha voluto andare in campo: Osimhen, Chiesa, Nico Gonzalez, Koopmeiners e Lookman, con Dybala che ha giocato solo gli ultimi venti minuti di Cagliari-Roma 0-0” L’ALLENATORE SEMBRAVA [S] CONTENTO Antonio ConteMonica Scozzafava, Corriere della sera: “Il paradosso è che il mercato è solo uno dei problemi. Conte non deve incidere solo in campo, così come ha immaginato all’inizio, dovrà andare dritto al cuore e all’anima di una squadra che evidentemente non ha ancora superato lo choc della scorsa stagione: tre allenatori, un decimo posto, la disperazione di qualcuno, la voglia di fuga di altri. Le criticità sono riemerse tutte”Paolo Brusorio, La Stampa: “Non era quotata la litania di Conte, abbandonato il 4-2-4 è passato al chiagne (un classico) in attesa del fotti (che non sempre riesce). Ma a Napoli il tecnico dovrà cambiare se non lo schema, almeno la comunicazione prima che De Laurentiis perda quella poca pazienza che non ha”.
IL CUORE DENTRO ALLE SCARPE LivramentoLivramento, come è arrivato al calcio? «Sono nato a Rotterdam e quando avevo 5 anni ho cominciato in una squadra della città. Nel frattempo mi piaceva molto anche la musica: da una parte amavo Ronaldinho, dall’altra Michael Jackson. A un certo punto, a 12 anni, ho deciso di smettere di giocare a calcio per iniziare a ballare e i miei genitori mi hanno dato il via libera. Però, dopo circa un anno, volevo di nuovo tornare a giocare a calcio e i miei genitori anche in questo caso hanno avallato la scelta. Così piano piano il calcio è diventata la mia attività principale: sono cresciuto gradualmente fino ad arrivare in A» Suo fratello fa il rapper nel gruppo hip-hop olandese Broederliefde: che rapporto ha con lui? «Siamo legatissimi, mi ricorda sempre che sto vivendo il suo sogno perché anche lui avrebbe voluto diventare un calciatore professionista. E’ il mio migliore amico, il primo con cui parlo di qualsiasi cosa. Dopo il gol al Napoli mi ha riempito di messaggi». C’è una spiegazione per questa passione per la musica? «Tutto proviene dalla mia famiglia. Mia madre, che è nata a Roma dove viveva mia nonna, è una artista e ama la musica. Stessa cosa mio padre che era anche un dj. In più c’è mio fratello che fa il rapper. Quando mi sveglio e quando vado a letto ascolto sempre musica: per me è imprescindibile» [intervista di matteo pierelli, La Gazzetta dello sport]
ENTRÒ NELL’AREA TIRÒ SENZA GUARDARE ReteguiPaolo Brusorio, La Stampa: “All’Atalanta puoi togliere tutto, ma non l’anima e con Gasperini Retegui diventerà un centravanti talmente vero da poter essere il titolare anche in Nazionale. Dove, per rimanere in zona, arriverà anche Brescianini”.
IL PORTIERE LO FECE PASSARE ReinaPaolo Tomaselli, Corriere della sera: “Mezzo portiere, mezzo regista, con la funzione di perdere tempo oltre che di attirare la pressione per rilanciare. Sbaglia un appoggio, ma viene salvato dal palo, come a inizio ripresa. In affanno”
IL RAGAZZO SI FARÀ MbangulaPaolo Tomaselli, Corriere della sera: “Il belga si allena bene? Allora gioca, sorprendendo tutti. E si costruisce un gran gol, pezzo per pezzo. Con tecnica e personalità. Senza fermarsi lì: fa l’assist per il terzo gol. Formidable”.Emanuele Gamba, Repubblica: “Un gol dei suoi, già visto nell’Under 23: partenza da sinistra, accentramento, chiusura con un diagonale destro dal limite. Detto che invece l’altro premiato da Motta, Cabal, non ha convinto granché (s’è notato per qualche sbaglio e un bel cross per un gol di Vlahovic annullato per fuorigioco al 3’ st), le scelte draconiane dell’allenatore mostrano pure l’altra faccia della medaglia, e il lato opposto del merito è il demerito: per mandare in campo i due ragazzi, Motta ha fatto fuori l’acquisto da 50 milioni, Douglas Luiz, e il capitano storico, Danilo”.
Embed from Getty ImagesValentina Petrillo è un imbroglione. Lo ha stabilito il Telegraph
Repubblica intervista stamattina Valentina Petrillo, la velocista napoletana ipovedente che sarà alle Paralimpiadi di Parigi nei 200 e 400 metri, cinque anni dopo il percorso di transizione di genere. Il Telegraph le ha già dedicato un pezzo coerente con la linea dedicata a Caster Semenya, Laurel Hubbard, Lia Thomas, Imane Khelif. Deve star fuori. Ne fa una questione di credibilità la signora Julie Bindel, che firma un intervento militante, dalla sponda di quell’area del femminismo che continua a considerare le donne transgender più o meno degli uomini, o peggio ancora uomini che stanno portando via qualcosa alle donne vere. È veramente triste scoprire come donne impegnate da decenni in una battaglia per il riconoscimento del proprio e dei propri diritti, non riescano a vedere ed empatizzare con la medesima battaglia in corso in un altro angolo della società, perfino più buio, vilipeso e nascosto. Valentina Petrillo non è Valentina Petrillo. Dentro quell’area di rivendicazione femminista, Petrillo deve restare per sempre quel che ha scelto di non essere più. Ha scritto Bindel che “è profondamente ingiusto e posso solo immaginare come si possano sentire le atlete disabili, sapendo di dover competere contro un maschio di nascita che ha un enorme vantaggio. Le porte che per centinaia di anni sono state chiuse alle atlete ora si spalancano per uomini che si identificano come donne. I sentimenti di femminilità di Petrillo non c’entrano: questo è ingiusto. La stessa scienza che ha determinato la sua disabilità, può determinare che si tratta di un uomo. Non dobbiamo nasconderci che, deliberatamente o meno, Petrillo è un imbroglione”. A Cheat. Come quelli che si dopano per vincere. Come disse Renée Richards a Emanuela Audisio difendendo il suo diritto di giocare a tennis con le donne: «Secondo le mie colleghe mi ero fatta tagliare il pene per vincere a tennis?». COSA DICE A Repubblica intanto l’Imbroglione ha parlato così: ➣ Un idolo non sportivo? «La cantante Patsy Kensit. Volevo diventare come lei, il mio modello di femminilità». ➣ Quali personalità l’hanno supportata? «Alba Parietti, Caterina Collovati, ma anche Cathy La Torre, avvocata e attivista. Nel mondo politico Alessandro Zan ed Elly Schlein». ➣ Chi l’ha criticata? «La blogger Marina Terragni, ma soprattutto l’ex senatore Simone Pillon. Ha postato una locandina che mi ritraeva insieme alla sollevatrice transgender neozelandese Laurel Hubbard e alla modella Rikkie Kollé (Miss Olanda 2023, ndr ). Per lui siamo “donne con le palle”». ➣ Cosa direbbe ai parlamentari che hanno festeggiato l’affossamento del ddl Zan contro l’omotransfobia? «Vederli festeggiare è stato triste. Se la legge fosse stata approvata, oggi mi sentirei al sicuro. Ho ancora paura di uscire, perché in Italia si continua a morire per il semplice fatto di essere trans». ➣ La politica sta facendo abbastanza sul fronte dei diritti? «Sta facendo passi indietro. Il governo Meloni ha messo nel mirino i farmaci che permettono la transizione in età adolescenziale, Spesso sono terapie salvavita: per alcuni l’alternativa è il suicidio». ➣ Il suo sogno? «Diventare invisibile, non fare notizia. Vorrei uscire di casa senza destare attenzioni. Da piccola sognavo di guidare un’Alfa Romeo, ma non ho potuto prendere la patente». [intervista di niccolò maurelli, Repubblica]
Alaphilippe va in Svizzera, van Aert va in salitaL’annuncio atteso della separazione da Patrick Lefevere è arrivato. Il più bel campione del mondo degli ultimi vent’anni, Julian Alaphilippe, correrà con gli svizzeri della Tudor Pro Cycling, e questo passaggio “renderà agguerrita la competizione per ottenere una wild card per la prossima edizione della Grande Boucle”. Lo scrive Alexandre Roos stamattina su L’Équipe, trovando che sia complicato lasciare a casa il corridore francese più popolare e ancora in grado di vincere delle tappe. Non è scontato, aggiunge Roos, ricordando che Christian Prudhomme, direttore del Tour, preferisce generalmente far aspettare i candidati, procedere per gradi, invitare le squadre nuove prima agli altri eventi ASO, la Parigi-Nizza o il Delfinato, “per rispettare un certo percorso”. Gli svizzeri sono già stati alla prima corsa, non ancora alla seconda. Le wild card sono quattro, due vanno alle migliori formazioni della Seconda Divisione e due sono a discrezione degli organizzatori. Stamattina con L’Équipe Alaphilippe dice di aver ascoltato il suo cuore prima di decidere, e che ancora in quel suo bel cuoricino c’è la speranza di vincere un giorno un Fiandre, un Lombardia, meglio ancora una Liegi, la corsa che più desidera. I desideri di Wout van Aert si sono finalmente placati. Non vinceva una corsa da sei mesi e ieri al Castelo Branco ha messo la sua ruota davanti a tutti, nella terza tappa della Vuelta. L’ha fatto con la maglia rossa da leader sulle spalle. Ha 13 secondi di vantaggio in classifica su McNulty, 30 su Roglic e oggi arriva il primo arrivo in salita. Il posto si chiama Pico Villuercas, 14,8 km al 6,1%, un posto scoperto nel 2021. Vinse Bardet. Un’ascesa che può essere suddivisa in tre porzioni. Il primo tratto, decisamente fuori dal comune, è lungo una decina di km intorno al 4% ed è nuovo: tre anni fa il gruppo salì dal versante orientale. Oggi si va per la Sierra de Guadalupe, molto meno ospitale. Il secondo tratto sarà decisivo, la strada sale quasi all’improvviso e spiana solo a 2 km dal traguardo. Ma attenzione a un passaggio al 15% a circa 500 metri dal traguardo. Embed from Getty ImagesC’è qualcosa che ancora non funziona
Va bene, va bene, è stato proprio bellissimo veder finire il Tour de France all’ultima tappa sull’Alpe-d’Huez, vederlo deciso da un margine così risicato, 4 secondi, il minimo di sempre, uomini compresi. Ha colpito l’immaginario, ma la corsa ha ancora qualche problema da risolvere. Lo dice Jeremy Whittle sul Guardian ricordando bene nella premessa che “qualche anno fa, prima che il Tour de France Femmes rinascesse, tale era il cinismo che pochi, a parte le cicliste stesse, avrebbero creduto alla possibilità di avere una corsa così avvincente in cima a una montagna”. I Pogacar scavano solchi fra sé e gli avversari, tra le donne le corse sono più equilibrata. Vollering ha vinto la Vuelta con 1:49 di vantaggio, Longo Borghini il Giro per 21 secondi, Niewiadoma il Tour per 4. Va detto che sono corse da una settimana anziché tre, dunque con un terzo delle possibilità di infliggere distacchi cannibalistici. Ma al Guardian preme soprattutto mettere in fila quel che non funziona ancora: “La folla sull’Alpe-d’Huez, salita nota per il comportamento chiassoso del pubblico, era ridotta e sommessa. La copertura televisiva in diretta di ogni tappa è stata minima, i trasferimenti tra una tappa e l’altra troppo lunghi, l’inclusione di una tappa divisa tra Olanda e Belgio è stata inutile. E poi ci sono i soldi. Il montepremi totale per il Tour maschile è di 2,4 milioni di euro, Pogacar si è portato a casa 500.000 euro. Nella gara femminile, il totale è di poco inferiore a 247.000 euro, Niewiadoma ne ha guadagnati 50.000. Delle 153 partenti, 110 sono arrivate al traguardo, ma ciò che è emerso è stata la sorellanza delle cicliste, molte delle quali hanno tagliato il traguardo in lacrime, abbracciando esauste le rivali. Solo la canadese Alison Jackson è rimasta fuori da questa tendenza, arrivando all’Alpe-d’Huez mentre mangiava un hamburger”. La cosa più grave: senza far dare un morso a nessun’altra.
Embed from Getty ImagesLe squadre satellitE stanno cambiando il Mondiale
Nella MotoGP è in atto una rivoluzione e quando qualche testa coronata sarà rotolata ai nostri piedi, il fatto diventerà più evidente. Tre dei primi sette piloti in classifica appartengono a un team non ufficiali. Uno dei team, la Prima Pramac, ha già vinto il Mondiale costruttori lo scorso anno, ma servirebbe il titolo Piloti per gridare al mondo che la parità è raggiunta. È un tema di cui si occupa El Mundo in Spagna, ricordando quel che accadde 24 anni fa, quando Kenny Roberts disse a suo figlio: – Vinci subito perché dall’anno prossimo avrai molte più difficoltà. Kenny Roberts Jr. si prese il titolo nella 500cc, era il 2000, e come suo padre aveva previsto, la stagione successiva Valentino Rossi vinse il suo primo Mondiale con più di 100 punti di vantaggio sul secondo. No, il secondo non era Roberts Jr. Chiuse 11esimo. Il titolo di Kenny Jr è rimasto l’ultimo di un pilota di una squadra satellite: la Nastro Azzurro. I tempi cambiano e nessuno ha più compiuto quell’impresa. «Le squadre ufficiali hanno materiale migliore, budget, personale, i migliori piloti. Le satelliti iniziano a lavorare con giovani piloti, hanno bisogno di più tempo per lo sviluppo» spiega Gino Borsoi, capo del team Prima Pramac, al giornale spagnolo. Ma questo può essere l’anno giusto. Jorge Martín, sempre della Prima Pramac, è spalla a spalla con Francesco Bagnaia, e dal suo team dicono che «sarebbe molto bello se contribuisse a cambiare la mentalità di sempre: andare in una squadra ufficiale». In quarta posizione c’è Marc Márquez che guida per Gresini, con il modello Ducati dello scorso anno. Al settimo posto c’è Pedro Acosta che appartiene al team GasGas, ma con una KTM nuova. «Le distanze si sono ridotte ed è tutto più equilibrato. Marc dimostra che si può lottare, anche se costa un po’ di più» è il parere dell’ex pilota Sete Gibernau, uno degli avversari di Valentino. El Mundo lo indica come il protagonista del primo atto di ribellione in MotoGP, quando ottenne due due secondi posti nel 2003 e nel 2004 con il team Gresini, filiale della Honda. Gibernau raccontò a quel tempo che «la Repsol Honda non era molto contenta, non gli piaceva che una squadra satellite, con un pilota satellite, avesse le stesse chance di vittoria di quello ufficiale». Il penultimo passo della rivolta è stato compiuto lo scorso anno dalla Pramac nella classifica a squadre. L’ultimo è affidato alle ruote di Jorge Martín
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