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VENERDÌ 16 AGOSTO 2024
#1 GIORN0ALLA SERIE A
«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»
[Niccolò Campriani, campione olimpico]
EUROGOL
Comincia la Premier League del Manchester City sulla ghigliottina
Benvenuti al campionato dove vince sempre Guardiola ma nessuno si annoia, e benvenuti al campionato dove tutte le vittorie di Guardiola, puff, potrebbero diventare borotalco. La Premier inglese inizia nel segno di una di quelle belle storie di sporcaccioni a cui ci si appassiona tanto in questi tempi di cinismo diffuso. L’altro giorno la catena americana ESPN ha dato per certo che il 16 settembre partirà il processo al Manchester City per le 115 violazioni al fair play finanziario di cui è accusato. Dovrebbe durare circa due mesi e non è del tutto chiaro dove ci porterà. Per molto meno all’Everton sono stati tolti 8 punti, molti pensano che il City rischi la retrocessione, altri dicono la cancellazione del suo nome dagli albi d’oro, tanti sono convinti che questa storia sarà una bolla di sapone che vedremo volare sopra le nostre teste.
Le 115 accuse coprono un periodo di 14 stagioni: 54 sono di mancata collaborazione nel fornire informazioni accurate, 14 per mancanza di dettagli sui pagamenti di giocatori e allenatori, 7 per violazioni vere e proprie delle norme delle Profit and Sustainability Rules (PSR) della Premier, 5 per violazione dei regolamenti UEFA e 35 per mancata collaborazione alle indagini dal 2018.
“È la stagione in cui tutto potrebbe cambiare” si sbilancia Adam Crafton su The Athletic, ma riferisce pure che in giro tira una certa aria, “c’è chi è così logorato dalla corsa decennale del City teme di vedere il caso concludersi con un accordo finanziario anziché una sanzione sportiva. Ci sono dirigenti avversari che considerano questo risultato impossibile, totalmente scandaloso, affermano che suonerebbe la campana a morto per la sostenibilità finanziaria non solo nel calcio inglese ma in tutto il calcio europeo”.
È tutto un chiacchiericcio, intorno al City. Un’altra versione, riferita sempre da The Athletic, parla di 70-80 punti di penalizzazione: la serie B. Un’altra fonte – pare di spicco – suggerisce che la punizione sarà più creativa, l’incerto numero di punti di penalizzazione sarebbe spalmato nelle prossime tre stagioni, per rendere insignificanti le possibilità di qualificarsi alla Champions League in una congrua finestra di tempo. Il rugby inglese è uscito qualche anno fa da uno scandalo simile che ha colpito i Saracens, accusati di aver violato le regole sul tetto salariale. Gli sono stati detratti 35 punti, sono stati retrocessi in B e hanno pagato una multa di 7 milioni di dollari. Ma in questa storia è significativo, dice The Athletic, che “nel calcio inglese nessuno è disposto a mettere il proprio nome tra virgolette sul caso City”.
Il nome ce lo mette Jonathan Wilson, lo storico del calcio che interviene sul Guardian per ricordarci del cliché con cui viene raccontata la Premier League, “il campionato in cui chiunque può battere chiunque, il campionato giustamente orgoglioso del modo in cui ha regolato la distribuzione dei diritti tv meglio di altri, con i campioni che non ricevono più di 1,8 volte più della squadra ultima”. Eh, ma allora se le cose stanno così, perché vince sempre il Manchester City, perché “i sommi sacerdoti della statistica raccolti dal grande oracolo Opta hanno eseguito i loro incantesimi” e hanno predetto pure stavolta il prevedibile?
C’è l’82% di possibilità che il Manchester City torni a essere campione. “La Premier League, nonostante tutta la sua importanza – dice Wilson – non è diversa da qualsiasi altro campionato; proprio come Pep Guardiola ha trasformato la Bundesliga in un monopolio, così ha trasformato il calcio inglese in un prima il Manchester City e dopo tutto il resto”.
Sabato scorso nel Community Shield aveva nove titolari fuori e “la macchina continuava a girare, ma se pure per qualche motivo dovesse funzionare male, è chiaro che ci sono soldi per gli aggiornamenti”.
È una faccenda di denaro, insomma. “Guardiola è brillante, probabilmente il più grande allenatore di tutti i tempi, ma il motivo per cui è al City è il denaro; è la ragione per cui dispone di pezzi di così alto livello con cui sviluppare i suoi meccanismi. È così che in vent’anni il City è passato da adorabile zimbello a macchina efficiente”.
Anche Wilson si sofferma sui 115 capi di accusa, sui 18 mesi trascorsi da quando la Premier League ha presentato la sua istruttoria e su quella che definisce “un’enorme crisi di credibilità. Non è solo una questione di verdetto. Riguarda il modo in cui si ritiene che l’indagine sia stata condotta. Il calcio è capace di auto-regolamentarsi? Se lo è, in quale forma? Questa è la miserabile realtà del calcio moderno: qualunque siano i dati che Opta inserisce nel suo computer, il fattore determinante più forte per la posizione finale sarà sempre il denaro. Qualunque sia l’esito dell’udienza del City, questa è la questione più grande che la Premier League e il calcio devono affrontare: come distribuire i ricavi e regolare gli investimenti nel gioco in modo che le stagioni future non inizino con una squadra che ha l’82% di possibilità di vincere il titolo. Perché quel livello di prevedibilità non fa bene a nessuno”.
Le sorprese sono sempre più rare, stamattina lo sottolinea dalla Francia anche L’Équipe, lanciandosi nel giochino delle griglie e delle previsioni. Parlando del Chelsea scrive che “da quando Todd Boehly ha acquistato i Blues e ha effettuato lui stesso il mercato, la squadra non si qualifica più per la Champions League. Agli occhi dell’Inghilterra, il ritorno in Coppa sarebbe una sorpresa tanto quanto l’innocenza del Manchester City”.
DISCUSSIONI
Perché gli allenatori olandesi non vincono mai la Premier
In Inghilterra tira un’arietta di perplessità intorno a tutto ciò che è Olanda. La responsabilità è di Ten Hag, l’allenatore venuto dall’Ajax per rendere totale il Manchester United e di totale ha raccolto solo delusioni. Cioè, dai, totali no. Ha vinto una Coppa d’Inghilterra. Ha salvato così la stagione e la panchina, ma non ha fermato le discussioni intorno alla sua adeguatezza all’incarico: riportare la squadra di sir Ferguson dove sir Ferguson l’aveva lasciata.
Ruud Gullit è stato il primo allenatore olandese in Premier League, The Athletic scrive che per un anno i suoi metodi hanno funzionato. Ha vinto al Chelsea la Coppa del 1997, il primo trofeo del club dopo 26 anni. “Ma Gullit è un caso anomalo: in generale, gli allenatori non fanno fortuna in Inghilterra. Hanno il bilancio peggiore tra quelli di tutte le nazioni”.
In totale, 15 allenatori spagnoli, 14 italiani, 8 francesi, 6 portoghesi e 6 tedeschi hanno allenato in Premier League. Ogni nazione ha vinto almeno un campionato o una Champions League. Dei 10 olandesi passati negli stadi inglesi, non c’è riuscito nessuno. Ce ne sono quattro che almeno hanno raggiunto la Coppa d’Inghilterra: con Ruud Gullit anche Guus Hiddink al Chelsea nel 2009, Louis van Gaal al Manchester United 2016, appunto Erik ten Hag allo United 2024.
Così l’aria da stordimento che circonda gli Orange si estende al Liverpool che ha pensato di affidare la panchina di Klopp ad Arne Slot. The Athletic lo invita a “imparare da coloro che non hanno fallito, non sarebbe giusto dirlo, ma non hanno di certo soddisfatto le aspettative”.
Quando The Athletic chiede a Babel perché i suoi connazionali abbiano avuto difficoltà sulle panchine inglesi, viene fuori un riferimento all’ego olandese e a un atteggiamento che si può racchiudere lela formula: non ci adatteremo, giocheremo sempre a modo nostro.
E però. “Quando gli allenatori ricoprono un ruolo in alto nella catena alimentare del calcio olandese, in club come l’Ajax, il PSV Eindhoven o il Feyenoord, tipo Slot, per esempio, il successo gli può far credere di essere invincibili. È più facile dominare un campionato in cui la maggior parte degli avversari è molto più debole delle squadre di minor livello della Premier League. I grandi club non devono adattarsi ai piani di nessuno”. Se un ego così arriva in Premier League, fa fatica. È questa la lettura delle statistiche. La totale indisponibilità a calarsi in una nuova cultura. Gullit ha allenato il Chelsea per 18 mesi ed è stato licenziato dopo un anno al Newcastle. Hiddink è stato una soluzione temporanea al Chelsea. Van Gaal è durato due stagioni allo United.
“Parlate con chiunque abbia una conoscenza del metodo d’allenamento olandese e vi dirà che l’identità calcistica del paese è un punto di forza e di debolezza” scrive Simon Hughes su The Athletic. C’è uno schema base [il 4-3-3] e c’è una metodologia di insegnamento del gioco di posizione che spinge un allenatore a interrompere di frequente le sessioni, per spostare i giocatori nelle aree che desidera vedere occupate. “Tutto questo – si legge nel pezzo di Hughes – può creare una forza inarrestabile quando funziona; ma quando fallisce tende a fallire in modo drammatico”. Nessun allenatore olandese è rimasto particolarmente a lungo in un club della Premier League: Ten Hag con 114 partite si sta avvicinando alle 147 di Martin Jol al Tottenham, il periodo più lungo. All’altro estremo della scala, c’è il regno di Frank de Boer al Crystal Palace, il più breve di qualsiasi incarico a tempo pieno in termini di tempo di gioco. È durato solo una finestra di 450 minuti all’inizio della stagione 2017-18. Un piccolissimo slot. Lettera minuscola.
LA SCELTA DI SLOT A LIVERPOOL Di Slot, lettera maiuscola, scrive L’Equipe e lo definisce “portatore di nuove idee, ma ha bisogno di risultati rapidi”. Nei cinque grandi campionati, solo il Montpellier come il Liverpool non ha comprato nessuno. Il club francese lo giustifica con le finanze minate dal calo dei diritti tv, i Reds con la ricerca dell’elemento giusto per completare la rosa. È stato contattato Martin Zubimendi della Real Sociedad per rinforzare un centrocampo che ne avrebbe bisogno. Con Slot è arrivato “un gioco più rilassato, decisioni più collegiali, l’abbandono del gegenpressing tanto caro a Klopp, una costruzione più guardiolesca” spiega il giornale francese. Prima che il campionato cominci si legge che si tratta di una scelta “condivisa nello spogliatoio, dove certi giocatori a volte si sono sentiti dei semplici recuperatori di pallone. In privato, molti calciatori sottolineano che questo cambiamento di stile, meno intenso, potrebbe consentire loro di non crollare a fine stagione”. E poi c’è questa cosa che onestamente fa impazzire. Di Slot si apprezza “l’attenzione ai dettagli”.
Non c’è un solo allenatore al mondo del quale non si dica che è attento ai dettagli. Ma facciamo che ce ne sia uno nascosto da qualche parte indifferente ai dettagli, apatico verso i dettagli, distaccato, freddo, impassibile, imperturbabile, insensibile, strafottente verso i dettagli” – ecco, se nel caso quello là dovesse vincere un campionato, come la mettiamo con questa retorica del dettaglio?
Jamie Carragher, un totem della liverpoolitudine, nella sua rubrica per il Telegraph dice che “c‘è chi pensa sia un lavoro impossibile sostituire Klopp. Io credo il contrario. È un ottimo momento per diventare l’allenatore del Liverpool. È meglio prendere in mano una squadra superpotente quando ci sono le fondamenta per far funzionare il motore, con una proprietà stabile”
Se poi le cose andranno male, lo sappiamo, sarà stata colpa dei soliti olandesi.
IL TEMA
Com’era bello il calcio di una volta: Lo dicevano anche novant’anni fa
C’è un libro inglese che raccoglie tutte insieme le grandi discussioni intorno ai grandi problemi del calcio contemporaneo. È un libro che si occupa della mancanza di fantasia in campo, dello spietato controllo esercitato dagli allenatori sulle individualità, del fatto che nel giro dell’ultimo decennio non sono usciti più grandi campioni, che ci sono un mucchio di giocatori ormai senza personalità, si gioca troppo e ci si infortuna facilmente, i giocatori vengono pagati troppo e grossa è la minaccia delle scommesse.
Solo che, ecco, come dirlo, si tratta di un libro di novant’anni fa. Sono i pensieri sul gioco del calcio di Herbert Chapman, il primo grande pensatore progressista di questo gioco, l’artefice dei due scudetti consecutivi in Inghilterra per l’Huddesrfield, il precursore del Sistema quando andò sulla panchina dell’Arsenal, in buona sostanza il 3-4-3. Poco dopo la sua morte, la Garrick Publishing Company raccolse in un volume gli articoli di Chapman scritti per il quotidiano Daily Express. Oggi, le copie della prima edizione fanno la gioia dei collezionisti, ma qualche ristampa successiva in giro si trova.
Ebbene. Quelli che consideriamo problemi del calcio moderno sono esattamente gli stessi problemi del calcio moderno di Chapman, quasi un secolo fa. Lo ha scoperto la rivista The Athletic con Michael Cox, trovando molto molto familiari alcune delle considerazioni contenute nel vecchissimo libretto. Se oggi si rimprovera a Pep Guardiola di aver tolto spazio al talento individuale, di aver frustrato per esempio la fantasia Jack Grealish, nel 1934 Chapman si lamentava del fatto che “l’individualità ha dovuto essere subordinata al lavoro di squadra”.
Chapman notava che i giocatori migliori di 10-20 anni prima sarebbero stati snaturati nel gioco moderno, dove moderno sta per Anni Trenta del Novecento. Più o meno quello che si dice di Maradona e Ronaldinho, che forse sarebbero stati costretti a giocare come seconda punta.
Il nome che fa Chapman, così, se vi interessa, è quello di Alex James, attaccante scozzese che lasciò il Preston North End nel 1929 per andare all’Arsenal, finendo “per doversi adattare agli schemi della squadra, e a fine stagione fu dichiarato che il suo gioco era peggiorato”.
Com’era bello il calcio degli Anni Venti, dice Chapman, facendo da meravigliosa sponda per le stesse identiche lamentazioni che si sentono ogni giorno. Non solo nel calcio, eh. Quando intorno a Roger Federer si cominciò a radunare una piccola folla di persone intenzionate a dargli la corona di più grande di sempre, la Tradizione reagì sostenendo che beh, ma allora Sampras. Solo che quando la Contemporaneità esigeva la corona per Sampras, beh ma allora Borg, ma allora McEnroe; e quando c’erano Borg e McEnroe non erano all’altezza di Laver, e quando c’era Laver non era forte quanto Fred Perry, e quando c’era Fred Perry non era abbastanza rispetto a Bill Tilden. Insomma: il tennis è finito con i fratelli Renshaw e con Suzanne Lenglen.
Non ci sono leader, si dice oggi dei calciatori. Stanno tutti là con i loro smartphone e le loro cuffie, non comunicano, non parlano, non si aiutano, pensano solo ai social. Tutti strumenti che Chapman non conosceva, ma poteva scrivere lo stesso di una “perdita degli ideali del passato. La leadership è un’arte perduta. Quanti giocatori oggi hanno la personalità e la capacità per comandare?”.
Chapman era pure affranto, terribilmente affranto per il fatto che “i giocatori al giorno d’oggi devono prendere parte a molte più partite e la pressione sulle loro risorse fisiche è notevolmente aumentata”. Non c’erano ancora le Coppe europee, neppure la Champions light che abbiamo conosciuto fino all’inizio degli Anni ‘90, quando per andare in finale bastavano 8 partite e per vincerne una era sufficiente eliminare una squadra finlandese, una bulgara e superare indenni la nebbia di Belgrado. “La pressione sui giocatori – diceva Chapman – è stata intensificata dalle richieste del pubblico. Questo è un punto che temo sia sottovalutato”.
Il calendario, maledizione, si gioca troppo. “La mia attenzione – scriveva Chapman, anno 1934 – è spesso attirata dal grande numero di infortuni che si verificano durante la quindicina di giorni a ridosso di Natale”. Così come era una preoccupazione l’impatto dell’industria del gioco d’azzardo sul calcio. Chapman scrisse di conoscere un calciatore di fama internazionale totalmente dedito alle corse dei cani, fino alla patologia, tanto che “il calcio era diventato un interesse secondario per lui. Ho paura delle corse di cani, non come sport, ma per la possibilità di un’associazione con il nostro gioco. Se le scommesse entrassero nel calcio in un modo simile, sarebbero la morte del calcio nel giro di un anno”.
Troppi soldi in giro. “I giovani sono pagati troppo” – ed è sempre Chapman che lo scriveva. Denunciava pure il calo dei dribbling – eppure bisogna presumere che tanti bambini giocassero ancora per la strada. The Athletic fa notare che è interessante notare il pensiero di Chapman quando sceglie la sua formazione ideale. “Se dovessi cercare un portiere, non credo che potrei trovarne uno più adatto di un terzino, uno che sappia calciare forte con entrambi i piedi”.
Dunque, i portieri che usano i piedi non è una degenerazione del calcio debosciato, degenere, depravato, dissoluto, pervertito e vizioso introdotto da Guardiola e i suoi accoliti. Almeno di quest’aspetto, oggi Chapman non si lamenterebbe. Forse. In generale, conclude Michael Cox, “ci sono molti elementi del football moderno che Chapman non capirebbe, ma è probabile che la maggior parte delle lamentele suonerebbero familiari”.
EUROGOL
La Ligue della decrescita infelice: e se il PSG la perdesse?
La domanda d’agosto che nessuno s’aspetterebbe di sentire arriva dalla Francia, dove comincia il campionato e L’Équipe si domanda se per caso stavolta il PSG non possa perdere il titolo, lo scudetto che è stato suo per 10 volte nelle ultime 12 edizioni.
“L’estate sportiva – ha scritto Anthony Clément – non è stata meravigliosa per tutti e la Francia ha avuto ragione ad appassionarsi ai Giochi Olimpici, perché il calcio non aveva niente di buono da offrire dopo un Europeo un po’ noioso”.
L’avvicinamento al campionato è tutto segnato da questo stridore con il clima olimpico, alla fine di mesi segnati dal fallimento del Bordeaux e la sua caduta nelle serie inferiori, oltre che dalla disperata vicenda dei diritti televisivi, “due telenovele – spiega il giornale francese – che non potevano finire bene. Le ultime settimane sono bastate a scoraggiare gli amanti più accaniti della Ligue 1, che riprende stasera purtroppo senza Felix Lebrun e Leon Marchand”.
Riprende anche senza Kylian Mbappe, la terza stella mondiale andata via dopo Lionel Messi e Neymar la scorsa estate. La sua partenza verso il Real Madrid ha sfinito tutti, così dice L’Équipe, al punto che “nessuno si lamenterà se la perdita delle stelle restituirà almeno un po’ di suspense. La Ligue 1 ha troppi problemi per potersi permettere un campionato deciso prima della fine di aprile, sebbene il divario tra la capitale e il resto del Paese sembri ancora un abisso”.
Il PSG resta il club che ha speso 60 milioni di euro per Joao Neves, 50 per Desire Doue e 40 per Willian Pacho, “difensore dell’Eintracht Francoforte – ironizza L’Équipe – che non dovrebbe essere in grado di scatenare un’ondata di abbonamenti a DAZN”.
La nuova emittente debutta stasera “ed è ragionevole credere – dice L’Équipe – che ci saranno più persone allo stadio di Le Havre che abbonati nel salotto di casa, perché i vertici del calcio francese evidentemente non hanno capito che la corsa a capofitto potrebbe mandarli a sbattere. Per DAZN il problema è duplice: il prezzo pagato per ottenere i diritti è troppo basso agli occhi dei club ma quelli degli abbonamenti sono troppo alti agli occhi dei consumatori. Ci sono buone ragioni per temere un remake del fiasco di Mediapro del 2020, per non aver saputo inventare un altro modello”.
Il pezzo de L’Équipe è molto critico verso l’assetto trovato con molta molta fatica, Clément scrive che è già “un fallimento perché l’unica cosa che ha guadagnato valore nel calcio francese negli ultimi mesi sembra essere stato lo stipendio di Vincent Labrune, il presidente della Ligue. Le promesse del re fanno nascere rovine”.
Il merito di questa Ligue 1 che si apre è quello di riportare il campo in primo piano e “di dimostrarci che anche i grandi club possono rilanciarsi”. Il quotidiano sportivo si riferisce al ritorno del Saint-Étienne in serie A, ricordando che il suo stadio è “uno dei posti migliori per guardare una partita, soprattutto quando la televisione diventa un lusso. Il ritorno del derby contro il Lione è un’ottima notizia per la Ligue, che ha bisogno di partite forti e di un Marsiglia molto meno debole rispetto alla scorsa stagione, quando ha chiuso all’8° posto”.
Il Marsiglia ha abbracciato una nuova, ennesima rivoluzione, affidata a Roberto De Zerbi, definito da L’Équipe, “l’antidepressivo dell’estate” per tutta la Ligue 1, “uno dei tecnici del più rinomati del continente, capaci di trasmettere un’idea di gioco che emoziona”.
In effetti molte volte durante le scorse settimane, in Francia si sono chiesti che cosa ci faccia in questo loro campionato rimpicciolito un allenatore tanto celebrato in Premier League e anche in Italia, ma senza una panchina più nobile da occupare dopo l’esperienza al Brighton. C’è attesa per il suo Marsiglia, ma “bisogna diffidare di un club tanto bravo a seminare promesse quanto a spegnerle nel caos” scrive Anthony Clément che ieri deve essersi svegliato di pessimo umore. A De Zerbi hanno dato giovani di talento [Mason Greenwood, 22 anni, Elye Wahi, 21 anni], un centrocampista esperto [Pierre-Emile Hojbjerg] e una squadra costruita su misura per lui.
Marsiglia, Monaco e Lione sono le tre squadre più ambiziose alle spalle del PSG. A Pierre Sage viene chiesta la qualificazione alla Champions League, obiettivo naturale anche per il Monaco che quest’anno ha finalmente evitato l’insidia dei play-off. Dmitri Rybolovlev da tempo dice di volersi liberare del club. Outsider: Lens, Nizza e Brest, “che si avvia verso una stagione storica. Non si è ancora rinforzato abbastanza, ma ha ancora qualche settimana prima di scoprire il grande mondo della Champions League, che speriamo possa accogliere quattro club francesi”.
Il Le Havre ha chiuso la scorsa stagione di Ligue 1 con tre punti di vantaggio sulla zona retrocessione, la prima salvezza ottenuta dal 2009. Ma a giugno ha visto il suo allenatore Luka Elsner salutare la baracca e i burattini per andarsene al Reims, Didier Digard è il nuovo allenatore. Torna al club con cui ha cominciato la sua carriera da giocatore professionista e sfida all’esordio quello che fu Il secondo. Il Le Havre non vince alla prima giornata dal 2017 [5 pareggi, 1 sconfitta] ma in casa ha ottenuto l’anno scorso il 62% dei suoi punti [6 vittorie, 2 pareggi, 9 sconfitte].
Il PSG ha concluso il campionato con 9 punti di vantaggio sulla seconda, ma questo è un altro PSG. Oh, certo non gioca in dieci dopo l’addio a Mbappé. A Luis Enrique non mancano le opzioni, da Randal Kolo Muani a Gonçalo Ramos. Per tutto l’anno scorso non ha mai perso in trasferta [13 vittorie, 4 pareggi] e ha segnato almeno 2 gol in tutte e cinque le ultime partite.
L’Équipe fa notare che da più di un anno il PSG punta su una politica di giovani dall’alto potenziale [Barcola, Kolo Muani, Lee, Ramos, Ugarte, Beraldo]. Ma nella parabola di Milan Skriniar sono presenti tutte le nevrosi del calcio contemporaneo. Arriva un’estate in cui un giocatore ti pare irrinunciabile, lo corteggi, ne provochi il disequilibrio all’interno del contesto che vive, in un modo o nell’altro lo porti via, l’estate dopo o l’altra ancora diventa irrinunciabile il contrario: liberarsene. Rientra Presnel Kimpembe dopo un anno, tutt’altro che sicuro di riconquistare il suo posto e quindi pure tutta la sua aura di leader dello spogliatoio. Lucas Hernandez rimarrà in disparte ancora per diversi mesi dopo l’infortunio al ginocchio sinistro dello scorso maggio.
CHI VEDERE Dei tre giocatori che hanno segnato cinque gol per il Le Havre durante la scorsa stagione, solo Emmanuel Sabbi è rimasto. Quando lui segna, il Le Havre non perde: almeno questo è successo un anno fa. Stessa condizione vissuta dal PSG con Kolo Muani, cinque dei suoi ultimi sei gol sono arrivati negli ultimi 15 minuti.
MAPPE

La Nigeria olimpica a mani vuote
Che cosa ci fa il gigante d’Africa senza neppure una medaglia alle Olimpiadi? La Nigeria è tornata a casa da Parigi con quello che la Reuters chiama “fiasco, il più grande fallimento dei suoi migliori atleti e la totale disfunzione delle federazioni”.
Mentre le nazioni più piccole del continente hanno vinto diverse medaglie, la più popolosa [218 milioni di abitanti] ha chiuso con un mucchio di delusioni. La più rumorosa porta il nome di Tobi Amusan, campionessa del mondo 2022 e detentrice del record mondiale dei 100 metri a ostacoli, eliminata in semifinale. «Devo scusarmi con i nostri connazionali e riflettere su cosa è andato storto» ha scritto sui social media il ministro dello Sport John Owan Enoh. Dice che molti atleti hanno iniziato in ritardo la preparazione e invita a «trasformare positivamente il disastroso risultato delle Olimpiadi».
Il record storico di medaglie – 2 ori, 1 argento, 3 bronzi – risale al 1996. Nel 2008 a Pechino il risultato fu di cinque medaglie, ma già nessuna ai Giochi di Londra 2012, come a Parigi. L’ex calciatrice Chioma Ajunwa ritiene che vadano date più responsabilità nelle federazione agli ex atleti. «Dovrebbero smettere di riciclare vecchi funzionari amministrativi che non sanno cosa stanno facendo – ha detto al canale nigeriano Arise News – è scoraggiante vedere che ogni anno la Nigeria sia costretta a ripetere le stesse storie»
Un caso più di altri occupa la scena. La velocista Favor Ofili ha accusato i funzionari della federazione di atletica leggera di averla esclusa dai 100 metri di Parigi nonostante si fosse qualificata. «Ho lavorato quattro anni per guadagnarmi questa opportunità. Perché?» ha scritto su Twitter o coso, come si chiama adesso. Secondo una fonte della federazione, a Favor Ofili era stata cancellata dai 100 metri per consentirle di concentrarsi sui 200, ma non le era stato detto. Ofili è arrivata sesta in finale. Hameed Adio, ex velocista e capitano della squadra olimpica, dice: «Finché non vedremo lo sport come qualcosa di importante e lo tratteremo come tale, non solo come un hobby, i risultati rimarranno gli stessi di Parigi»
La migliore prestazione è venuta dalla squadra femminile di basket sotto la direzione di Rena Wakama. Le nigeriane sono diventate la prima squadra africana a raggiungere i quarti di finale, battute dalle USA. La FIBA ha assegnato a Rena Wakama il titolo di miglior coach del torneo. Una delle rare soddisfazioni nigeriane.
VITE OLIMPICHE
Kaylia Nemour è la ginnasta 17enne che ha dato all’Africa e all’Algeria la prima medaglia olimpica di sempre nella ginnastica. Libération l’ha incontrata quattro giorni dopo la sua vittoria “in un contesto teso”, Julie Lassale-Slama spiega che il giornale ha dovuto firmare con altri 10 media un accordo di riservatezza, impegnandosi a rispettare un embargo fino a Ferragosto, data dell’incontro tra Kaylia Nemour e il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, dopo tre giorni di festa nazionale. È stato anche vietato chiedere del conflitto tra lei, il suo club di Avoine-Beaumont nell’Indre-et-Loire e la Federazione francese: un conflitto che ha portato la ginnasta a cambiare nazionalità sportiva, “un imbroglio ginnico e giuridico” lo definisce Libération. [vedi Slalom del 5 agosto]
“Durante tutta l’intervista, il tabù del conflitto sembra occupare l’intero spazio della stanza. A volte, la ginnasta menziona a malincuore gli anni 2021-2022 che sono stati non facili, ma che hanno reso più forti lei e i suoi allenatori. A ogni parola pronunciata riferita al passato, l’agente alza lo sguardo dal telefono. Fino a un anno fa non era mai stata in Algeria. Da lunedì, insieme alla pugile Imane Khelif e a Djamel Sedjati, è diventata un’eroina”
AVREMO SEMPRE PARIGI
Ci sono molti biglietti per le Paralimpiadi ancora invenduti
La biglietteria per le Paralimpiadi comincia a marciare, ma resta lontana dall’obiettivo. Sono stati comprati finora circa 1,4 milioni di biglietti, di cui 400.000 durante le due settimane olimpiche, nel pieno del fervore parigino. Così dice il Comitato organizzatore dei Giochi. Ma ce ne sono più di un milione in vendita entro la fine di agosto. Ne scrive Nicolas Lepeltier su Le Monde parlando di “una preoccupazione di fondo”, espressa esplicitamente a inizio agosto da Étienne Thobois, direttore generale di Parigi 2024. Tremore nelle vendite, questa era stata la formula adoperata.Sette dei ventidue sport paralimpici in programma ai Giochi sono esauriti: la scherma in carrozzina e il para taekwondo sotto il tetto di vetro del Grand Palais, il para ciclismo sulla pista del velodromo di Saint-Quentin-en-Yvelines (Yvelines), l’equitazione al Castello di Versailles, le finali di rugby in carrozzina all’Arena Champ-de-Mars, di basket in carrozzina all’Arena Bercy, di calcio per non vedenti ai piedi della Torre Eiffel. Per l’atletica sono rimasti invenduti 75.000 posti a 15 euro e quasi 300.000 a 25 euro, nonché i pass Family e quelli Discovery, per frequentare più impianti nello stesso giorno.
Le Monde dice che i 2,7 milioni di biglietti venduti durante i Giochi di Londra sembrano un obiettivo difficile per Parigi 2024. L’organizzatore ha da tempo costruito la propria strategia di comunicazione sul record britannico. Il comitato ora parla di vincoli tecnici. “Decisivo sarà il comportamento dei francesi, all’inizio dell’anno scolastico e in un contesto politico incerto” spiega Le Monde. I francesi rappresentano quasi il 90% dei compratori, tre su quattro provengono dalla regione parigina.
LETTURE
Il golf diverte solo d’estate
Il golfista felice è quello che gioca solo d’estate. È la verità a cui si dice giunto Jason Gay, una delle firme di spicco per lo sport al Wall Street Journal. Nella sua newsletter dice che dopo anni di disperazione e ricerca, gli pare che ogni golfista amatoriale attraversi sei fasi: 1] io adoro il golf, 2] io odio il golf, 3] ho smesso di giocare a golf, 4] ho ricominciato a giocare a golf ed è bellissimo, 5] non giocherò mai più a golf per il resto della mia vita, 6] gioco a golf solo d’estate.
Lui dice di aver raggiunto la pace dei sensi toccando la sesta fase.
“Il golf estivo – scrive – significa che giochi a golf solo da fine giugno a fine agosto. Se ti ritrovi a giocare a golf in una tersa mattina autunnale di ottobre, o se riesci a trovare il modo di scappare dalla tua famiglia durante le vacanze di febbraio per infilare nove buche, congratulazioni, ma non sei un golfista estivo. Un golfista estivo salta almeno 10 mesi all’anno. Durante questo periodo, si dedica ad altri hobby che non lo rendono triste. Va a pesca, gioca a tennis, dipinge, suona la tromba, passa in macchina davanti ai campi da pickleball e ride delle persone che giocano a pickleball. Trascorre del tempo con le sue famiglie, si concentra sul lavoro e non spreca ore preziose cercando di mandare una pallina in una buca mentre indossa una visiera da 40 dollari che non metterà mai più. Il golfista estivo inizia la stagione impreparato. Il golfista estivo non si allena per la stagione estiva: quando gioca per la prima volta, è la prima volta che prende in mano una mazza da golf dall’agosto precedente. La sua borsa è impolverata. Nella tasca laterale c’è un pacchetto con del prosciutto di tacchino ammuffito”
E poi va avanti così per un bel po’, senza davvero nessunissimo scopo, se non dire che questo gioco è divertente solo se si gioca “tra amici e parenti in vacanza, e chi vince diventa insopportabile”.
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14.30 Tour du Limousin, tappa-4 – su Discovery+ 15.00 MotoGP, pre-qualifiche – su Sky 15.45 Ciclismo, Giro di Danimarca: tappa-3 – su Discovery+ e dalle 16.30 su Eurosport1
VITE OLIMPICHE 14.15 Golf, ST. Jude Championship, giorno-2 – su Discovery+ 15.00 Beach volley, Europei: ottavi di finale – su EuroVolley Tv TENNIS 17.00 ATP e WTA Cincinnati, ottavi di finale – su Sky
PALAZZETTI E DINTORNI 17.30 Europei U20 femminili di pallavolo: Italia vs Belgio – in streaming su Eurovolley Tv EUROGOL 18.00 Santa Clara vs Porto (Campionato portoghese) – su DAZN 19.00 Celta vs Alaves (Liga) – su DAZN
Il Celta ha perso il suo capocannoniere della scorsa stagione, Jørgen Strand Larsen [13 gol], passato al Wolverhampton. Lo rimpiazza Borja Iglesias. Negli ultimi 8 anni la squadra di Vigo non ha mai vinto alla prima giornata. L’Alaves torna nella Liga con l’obiettivo di finire nella prima metà della classifica per la prima volta dal 2017. Ma ha vinto solo una delle sue ultime sette trasferte. CHI VEDERE: Tomás Conechny. Con gli ultimi cinque gol segnati nella stagione scorsa ha sempre sbloccato il risultato. 20.45 Ulm vs Bayern (Coppa di Germania) – su Sky 21.00 Manchester United vs Fulham (Premier League) – su Sky Il Manchester ha iniziato la stagione con una sconfitta nel Community Shield ai rigori nel derby con il City e ha comprato ancora, Matthijs De Ligt e Noussair Mazraoui in arrivo dal Bayern. Sono altri due giocatori che Erik ten Hag aveva allenato all’Ajax. Deve invertire una tendenza. Ha avuto una squadra troppa passiva. L’ultimo United concedeva 17 tiri e mezzo a partita, la peggiore media dopo quelle del Luton Town e dello Sheffield United. Per l’ottava stagione di fila lo United apre in casa [5 vittorie, 2 sconfitte]. Le 14 sconfitte dello scorso campionato rappresentano il numero più alto dal 1989/90, una arrivò proprio in casa contro il Fulham [per la prima volta dall’ottobre 2003], con un gol di Alex Iwobi al 97esimo. Oggi la squadra di Marco Silva ha perso il capitano Tim Ream e il centrocampista João Palhinha. Emile Smith Rowe è arrivato dall’Arsenal, ma The Athletic si chiede se il Fulham riuscirà a trovare un barlume di creatività. La partenza di Joao Palhinha è stata la storia della sua estate. Le 1,4 grandi occasioni create ogni 90 minuti sono state le più basse dello scorso campionato, con l’eccezione delle squadre retrocesse. 21.30 Las Palmas vs Siviglia (Liga) – su DAZN
Le ultime 14 partite dello scorso campionato senza vittorie sono costate la panchina a García Pimienta, passato però proprio sulla panchina della prima avversaria di questa nuova Liga. Il Las Palmas non vince una partita di campionato in casa da febbraio, il Siviglia non dispone più di Youssef En-Nesyri, il suo miglior marcatore in tre delle ultime quattro stagioni. Tutt’e due le squadre, curiosamente, hanno giocato la loro ultima amichevole contro il Liverpool. CHI VEDERE: Oli McBurnie è arrivato in estate dallo Sheffield United a Las Palmas con un pedigree di sei gol in campionato, tutti in casa e tre nei minuti di recupero. Il bisogno di gol del Siviglia si incarna in Dodi Lukébakio. FRONTIERE 19.00 Palio di Siena – su LA7 |
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