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#1 GIORNO ALLE PARALIMPIADI
«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»
[Niccolò Campriani, campione olimpico]
VITE OLIMPICHE
Domani le Paralimpiadi da Parigi
Saranno i Giochi Paralimpici più spettacolari della storia. È la promessa, o la convinzione, oppure la speranza, forse tutt’e tre le cose assieme, chi lo sa, che viene da Andrew Parsons, presidente del Comitato internazionale. Alla vigilia dell’apertura ne ha parlato con Le Monde, dicendosi convinto che l’evento beneficerà dello slancio popolare della quindicina di giorni olimpica.
«Sono rimasto molto colpito dall’atmosfera, dall’allegria e dall’orgoglio del popolo francese. L’esempio migliore è stato quando ho visto la Francia battere la Slovenia nell’evento a squadre di ping pong. Erano solo gli ottavi di finale, eppure l’atmosfera era pazzesca. La gente saltava, cantava La Marsigliese per, non so, venti minuti di fila, semplicemente perché era felice. Vogliamo che questa sensazione continui. Molti parigini hanno lasciato Parigi durante le Olimpiadi e probabilmente ora pensano di essersi persi una festa. Voglio dire loro che la festa non è finita: ci sono le Paralimpiadi. E sono convinto che proveremo le stesse sensazioni. Non sono preoccupato per i biglietti invenduti. Le ultime edizioni hanno dimostrato che si osserva un picco a ridosso della cerimonia di apertura, le Paralimpiadi attirano sempre più spettatori nazionali che internazionali: i francesi rappresentano per il momento l’88% degli acquirenti. Non penso che siamo all’ombra delle Olimpiadi. Il nostro movimento è più giovane. I Giochi esistono da quasi centotrenta anni, l’era moderna delle Paralimpiadi è iniziata solo con Seul 1988 o Barcellona 1992, circa quarant’anni fa. Per la prima volta, abbiamo dovuto stabilire delle quote per il numero di giornalisti accreditati a Parigi. I media se ne interessano sempre più. Abbiamo concluso 165 accordi di trasmissione. Stiamo crescendo anche online, il nostro canale TikTok ha appena superato la soglia del miliardo di visualizzazioni. Si tratta di cambiare il punto di vista delle persone sulla disabilità, parlare di inclusione e accessibilità ai bambini. Sono loro che prenderanno le decisione del futuro, sono i futuri imprenditori o i ristoratori che avranno un menù in Braille, una rampa all’ingresso del loro locale». [l’intervista è per intero QUI]
I costumi per la cerimonia
Settecento costumi. Tutti disegnati da Louis-Gabriel Nouchi, in arte LGN, il brand che rivoluzionato i codici del prêt-à-porter maschile. Così dice chi ne sa, così dice anche il giornale della gauche francese, Libération, in un servizio nel quale il processo di realizzazione degli abiti. Sabrina Champenois ha scritto che il marchio LGN esce dalla rappresentazione della mascolinità classica, “Nouchi la ravviva con sensualità queer (la pelle), codici femminili (trasparenze, rientranze, scollature, body, vestaglie) e le sue sfilate chiamano in passerella sia modelli imberbi che persone corpulenti e pelose, con il desiderio di sfidare gli stereotipi”.
Lo spettacolo coinvolgerà all’incirca 200 ballerini e Nouchi racconta che la lavorazione ha preso il 60% del suo tempo negli ultimi quattro mesi. «L’obiettivo che mi motiva è che le persone si sentano bene e belle, che siano felici. Ho voluto incontrare tutti, uno per uno, e ho scoperto alcune cose. In particolare un rapporto molto variabile con il corpo. Alcuni di loro sono nati con una disabilità, altri l’hanno avuta in conseguenza di un incidente o di una malattia e può cambiare la percezione del proprio corpo; alcuni vogliono mostrarla, altri non intendono rivelarne neppure una parte; alcuni sono esuberanti, altri sono discreti. Ho chiesto loro cosa sognassero di indossare. Una persona con disabilità raramente ha una scelta in termini di abbigliamento, per motivi di accessibilità molti di loro devono acquistare online. Disegnare i loro costumi non ha richiesto più lavoro, semplicemente un cambio del mio punto di vista, perché bisognava andare fuori dagli schemi a cui ci ha abituato la moda “classica”. Per esempio nei rapporti tra la proporzione e il modo in cui cadono i vestiti, soprattutto per le persone in carrozzina. Dovendo considerare anche i passi di danza e il movimento, l’abbigliamento doveva essere in grado di adattarsi al corpo in ogni circostanza. Anche le scarpe erano una questione importante, per ragioni di comfort o praticità. Alcuni hanno dovuto avvitarle alla sedia perché avrebbero potuto ferirsi. Comodità ed eleganza: questo mi premeva. Evitare la teatralità. Buona parte dei costumi sono stati realizzati a Seine-Saint-Denis, gli altri nel resto d’Europa, in particolare in Grecia per il denim. Tutti i tessuti sono francesi e italiani, di provenienza “pulita”» [l’intervista completa si trova QUI]
L’azienda che ripara carrozzine e protesi
Bisogna arrampicarsi oltre la rampa dalla Piazza Olimpica, dentro il Villaggio. Bisogna allontanarsi dalla Senna e seguire il viale dove sono esposti i colori dell’Olanda e dell’Australia, poi raggiungere un edificio che non risalta per nulla. Nel cuore del borgo dove si vive in attesa delle gare, uno spazio di 700 metri quadrati ospita il centro della Ottobock, l’azienda che si occupa delle riparazioni alle carrozzine, i sedili, le ruote, i freni, oltre che della forniture di lame e protesi, anche di aziende concorrenti.
Il centro apre alle 8 e chiude alle 23. Sono trascorsi trentasei anni da quando la Ottobock lo ha allestito la prima volta per le Paralimpiadi estive, ai Giochi di Seul, dove due atleti amputati australiani entrarono accompagnati dai tecnici con la loro cassetta degli attrezzi, chiedendo un aiuto. Il contratto tra il comitato paralimpico internazionale e la Ottobock durerà fino al 2032, Ci sono 23 tonnellate di attrezzature in deposito, tra pezzi di ricambio, sedie e macchine, tutto da trasportare su tre grandi camion a Milano-Cortina, quando Parigi avrà spento la fiamma.
L’Équipe si occupa oggi di questa azienda nata a Berlino nel 1919, alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando molti feriti di guerra ebbero bisogno di una soluzione. “Si recavano dal falegname o dal fabbro per ottenere protesi di legno o di metallo, quando il signor Otto Bock ideò una soluzione per industrializzare gli ausili tecnici, in continua evoluzione per migliorare la mobilità e l’autonomia delle persone con disabilità. Poltrone, protesi, plantari ormai utilizzano carbonio, titanio, resine, sono cambiate le tecnologie che comprendono l’intelligenza artificiale”.
L’azienda ha fatturato 1,3 miliardi di euro nel 2023. I servizi alle Paralimpiadi sono offerti gratuitamente. Sono presenti 164 dipendenti e tecnici volontari di Ottobock, provengono da 42 paesi e parlano 27 lingue. In laboratorio ci sono pure un forno e una stampante 3D. Nei primi quattro giorni sono stati realizzati 1.600 interventi.
La polemica in Francia con Teddy Riner
A un giorno dalla cerimonia e a due dall’inizio delle gare, ormai è ufficiale che Superman e Wonder Woman non saranno al via né del para-triathlon né del para-ping pong. Così stanno scrivendo in Francia, sempre a proposito del linguaggio con il quale raccontiamo pezzi di mondo e le vite degli altri. È stato il mito dei miti dello sport francese a inciampare sulla buccia del lessico opportuno, quando ha paragonato atlete e atleti paralimpici ai personaggi degli Avengers qualche giorno fa, credendo di fare la cosa giusta e di promuovere così i Giochi.
Un’uscita che ha irritato alcuni dei partecipanti. Sofyane Mehiaoui, giocatrice di basket in carrozzina, hja detto di non sentirsi affatto una super eroina, né lei né crede che lo siano le altre, gli altri. «Bisogna davvero smetterla di parlare di noi in quel modo, non ci aiuta» ha scritto su Instagram, chiocciolinando Riner. «Non dobbiamo essere né compatiti né sopravvalutati, Non siamo supereroi, siamo atleti».
Ieri Mehiaoui si è detta dispiaciuta per la polemica e ha ampliato il discorso: «Volevo dire che prima di essere persone con disabilità, siamo atleti di alto livello. Sono un po’ delusa perché avevamo fatto un ottimo lavoro con Parigi 2024: per due anni abbiamo mostrato le performance degli atleti paralimpici, siamo andati nelle scuole, ho portato le sedie per giocare a basket con i bambini, è stato bellissimo. È facile cambiare la mentalità dei bambini, sono gli adulti che dobbiamo ancora provare a cambiare».
Il pongista Thu Kamkasomphou dice che «quando ci attribuiscono più meriti che agli altri si sbagliano. È diverso. I normodotati hanno le loro difficoltà, noi abbiamo le nostre. Non siamo supereroi, siamo Mr. e Mrs. Everyman».
«C’è stato un tempo in cui parlavamo molto delle nostre storie di vita, del nostro background, delle nostre disabilità. Ora vogliamo dimostrare che siamo certamente atleti con disabilità, ma soprattutto atleti» ha detto il nuotatore David Smetanine, nove volte a medaglia, desideroso di «accettare anche le critiche della stampa come parte del gioco. Finora la stampa è stata spesso a metà del guado, tra le nostre vite e il nostro cammino, preoccupata della nostra sensibilità». Benedette siano invece le critiche, aggiunge Marcel Hug, superstar della para-atletica, «benedetta una copertura mediatica di questo tipo, perché significa che siamo presi sul serio»
L’Équipe tuttavia sottolinea che “l’equilibrio tra il puro racconto sportivo e l’esigenza di raccontare storie di vita straordinarie – come del resto avviene anche per le persone normodotate – è difficile da trovare, sia per la stampa così come per gli stessi atleti. Durante gli ultimi Mondiali di para-atletica leggera, quando la prestazione di un atleta annunciato come favorito e alla fine quinto è stata descritta su queste colonne come deludente, le critiche sono state accolte piuttosto male”.
TENNIS
L’affollato esordio di Flushing Meadows
È stato il giorno di apertura degli US Open 2024 con più spettatori di sempre, 74.641 persone in tutto, 42.886 nella sessione diurna, 31.775 in quella notturna. Hanno meritato di vedere Novak Djokovic alle prese con una nuova pietra miliare della sua storia, il mattone dell’89esimo incontro vinto agli US Open, come Roger Federer, secondo alle spalle del solo Jimmy Connors [98]. Novak è pure a 71 vittorie consecutive al primo turno di uno Slam, sei in più di Roger Federer, 15 in più di Chris Evert e 20 in più di Martina Navratilova.
Dopo averlo visto battere il rumeno Albot, James Blake gli ha chiesto come si fa ad avere 37 anni e dimostrarne 21 anni. Risposta: «Non c’è una parola o un segreto che possa descrivere tutto. È solo uno stile di vita, un modo di affrontare la mia carriera tennistica. Ho avuto la fortuna di essere circondato molto presto da persone competenti e appassionate che sono state così gentili da insegnarmi molto presto che prevenzione equivale a longevità. Stretching. Riscaldamento. Tutto ciò che ho fatto, mi è tornato utile più avanti nella mia carriera. Il corpo è una parte. La mente e l’aspetto emotivo sono l’altra. Bisogna trovare l’equilibrio ottimale. Mi diverto ancora a competere. Sono molto autocritico in campo. A volte mi sento frustrato. Questo sport mi ha dato tantissimo».
Ma NY non è solo la città degli arzilli senatori. Coco Gauff è diventata la giocatrice più giovane a essersi assicurata 15 vittorie complessive nel singolare femminile a Flushing Meadows dai tempi di Caroline Wozniacki [2010] ed è pure la più giovane con otto vittorie consecutive dai tempi di Maria Sharapova [nove fra 2006-2007]. Iva Jovic ha fatto di più. Ha vinto la sua prima partita in tabellone da 16enne, lei che è la più bambina tra le partecipanti grazie a una wild card guadagnata col successo degli USTA Under-18 National Championships di questo mese, Jovic è originaria della California, nata da genitori immigrati serbi, la numero 5 del circuito mondiale jr., campionessa in carica del doppio femminile all’Australian Open e a Wimbledon insieme all’americana Tyra Caterina Grant, con la quale ha anche raggiunto la finale al Roland-Garros. In singolare era stata in semifinale a Wimbledon. Ha giocato solo nove tornei professionistici finora, ma ha raggiunto almeno la finale in quattro di essi.
LE ALTRE ESORDIENTI
Sono in tutto sei le esordienti in tabellone, non tutte teen. Marina Bassols Ribera, spagnola, 24 anni, non aveva esperienza di tabelloni Slam. Si è qualificata al nono tentativo. Si allena al Tennis Empowerment Center Carles Ferrer Salat di Barcellona, dove preparano una nuova generazione di giocatrici socialmente consapevoli. Ribera mostra il suo impegno indossando magliette con degli slogan, nelle ultime c’era scritto: “La meritocrazia senza pari opportunità è una bugia” e “Proteggiamo il nostro pianeta, il nostro futuro”.
Debuttante è pure Maya Joint, l’anno scorso in questo periodo al numero 1390. Ex Top-20 junior, era stata accettata dall’Università del Texas al corso di psicologia e criminologia. Ma Joint ha cambiato nazionalità sportiva per giocare con la nazione di nascita di suo padre, l’Australia, andando laggiù nello scorso autunno per acquisire un po’ più di esperienza da professionista. Non ha più smesso di vincere e ora a 18 anni è salita al numero 136 della classifica.
Una seconda wild card americana è stata data ad Alexa Noel, campionessa NCAA di singolare con l’Università di Miami 2022, dove si è laureata in sociologia con una specializzazione in amministrazione sportiva.
Esordio per Ena Shibahara, che fra 2019 e 2023 si è ritagliata un posto di eccellenza nel doppio WTA di fianco a Shuko Aoyama, 10 titoli vinti, due Masters 1000, finale all’Australian Open 2023, successo nel doppio misto al Roland-Garros 2022 con Wesley Koolhof.
Infine prima volta pure per la ventenne argentina Solana Sierra, salita al numero 159, per aver vinto 22 partite su 24 dopo Wimbledon.
IL CALCIO ITALIANO
IL PRIMATO NUOVO E ANTICO DELLA JUVENTUS
C’è insieme qualcosa di nuovo, di antico e di eretico nella classifica della serie A dopo due giornate. Già domenica sera eravamo certi di ritrovarci con una sola squadra a punteggio pieno. Quel che ancora non sapevamo, era che si sarebbe trattato della Juventus.
È qualcosa di nuovo perché le prime due giornate non producono quasi mai una capolista sola. Negli ultimi 13 anni ne abbiamo sempre avute fra le tre e le cinque, e negli ultimi vent’anni ci siamo trovati solo una volta nelle stesse condizioni di oggi. L’eccezione porta la data del 2010, un campionato con una sua diversità. Stavamo uscendo da un quinquennio di scudetti consecutivi interisti che non si verificava dai giorni del Grande Torino, il Mezzogiorno aveva portato sei squadre in A e per la prima volta nella storia nessuno degli allenatori aveva mai vinto uno scudetto.
Lo sfarfallio di punti produsse un equilibrio improvviso, insospettato, fece sì che dopo cinque turni non ci fosse più nessuna squadra imbattuta, un evento che non si verificava dal 1971. La partenza incerta delle grandi storiche portò a un avvio brillante della classe media. La capolista solitaria alla seconda giornata era allora il Chievo di Pioli, la settimana successiva sarebbe salito al comando il Cesena che aveva battuto il Milan di Ibra, futuro campione. I colpi di mercato erano stati pochi e soprattutto poveri, sia per i postumi della crisi economica prodotta da Calciopoli sia per l’arrivo dei fair play finanziario UEFA.
C’è comunque qualcosa di antico in questa classifica, perché trovare la Juventus da sola in testa è sempre un’eco di una vicenda familiare. Nell’arco della sua storia la Juventus è stata al primo posto per il 35% del tempo complessivo, 1.088 domeniche su 3.077 fanno vent’anni in testa alla classifica senza sosta, estati comprese. Dal 1898 a oggi, lungo l’arco di una storia più che centenaria, ha perso 1,7 partite ogni 10. È un dato prossimo al niente. Nelle partite in casa il dato scende sotto l’uno su 10.
L’eresia è nella maniera in cui la Juventus si trova in testa, prima con 2 punti di vantaggio su sei squadre: in tre non hanno mai vinto il campionato, due non ci riescono da oltre mezzo secolo, l’ultima è l’Inter. Su Milan e Roma il margine è già di +5, l’83% dei punti che c’erano a disposizione. È come aver corso 5 metri in una gara di 100 lasciando quegli avversari a 0,85. È come se Duplantis saltasse con l’asta 6,26 vedendo gli avversari fermarsi a 1,06. Ma queste sono solo suggestioni, a metà strada fra le provocazioni matematiche e i paradossi filosofici. Il dato che più conta è che nello sfarfallio che un tempo premiava Chievo e Cesena, ora spicchi la Juventus, la più giovane Juventus per età media dal ‘70/71, in un contesto economico che da due anni vede la serie A chiudere il mercato in verde e non al verde, con più entrate che uscite [143,70 mln un anno fa] come non accadeva dal 2004.
La batteria del campionato è consumata solo per il 5% e ogni ragionamento è certamente provvisorio. Ma un primato solitario con un margine così netto sui campioni del 2022 colpisce soprattutto per le nuove linee guida abbracciate dalla Juventus [come dal Barcellona] nel momento del bisogno, la ricerca di un sollievo economico da dare ai bilanci. Motta non si è lamentato per non aver avuto questo o quello. Ha dato un posto a Mbangula contro il Como e ieri a Savona contro il Verona: tutt’e due in gol. Come ha scritto Massimiliano Nerozzi nelle sue pagelle sul Corriere della sera: “O è molto fortunato, o è molto bravo”.
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STA TORNANDO SANDRINO TONALI
La squalifica di Sandro Tonali finisce domani. Il Newcastle ha annunciato che lavorerà subito insieme al resto della squadra. Aveva fatto in tempo a giocare appena 12 partite con loro prima di essere giudicato colpevole di betting. Niente è cambiato nel calcio italiano, terreno di coltura perfetto per commistioni di ogni genere. Il Decreto Crescita continua a essere aggirato dai club e di sotterfugio in sotterfugio i calciatori continuano a fare pubblicità a un prodotto che non possono consumare, come vedere Adamo ed Eva in uno spot per le mele della Val di Non.
In Inghilterra sono più intransigenti e Il divieto di spot per le aziende di giochi e scommesse entrerà in vigore dalla stagione 2026-2027, per dare a tutti i club un tempo congruo per riorganizzare contratti e finanze. Stamattina il Guardian scrive di Tonali parlando di un cammino di redenzione non ancora compiuto: “Quanto tempo ci vorrà per tornare in forma smagliante?”.
Tornare in forma smagliante significa tornare il miglior calciatore italiano, com’era di gran lunga nel 2021-22. La Nazionale di Spalletti cambierebbe faccia da così a così.
LA PAROLA CHE NON VI HO DETTO
Pacco
Nanni Loy, ecco. Bisognerebbe tornare più spesso a Nanni Loy. A Roberto Calenda, agente di Victor Osimhen – ua’, ve lo ricordate Victor Osimhen? – Nanni Loy avrebbe consigliato di dirlo in un altro modo. «Osimhen non è un pacco da spedire lontano per fare spazio a nuovi profeti» ha detto ieri ricordando al Napoli che il centravanti del terzo scudetto è stato eletto calciatore africano dell’anno, si è classificato ottavo al Pallone d’oro e «ha ancora tanto da dare all’Europa: serve rispetto ed equilibrio».
Le parole, si sa, sono importanti. A parte quest’ormai insopportabile e diffusa tendenza a usare un verbo al singolare anche quando andrebbe usato il plurale [servono rispetto ed equilibrio] , di Calenda colpisce la disinvoltura nell’utilizzo del sostantivo pacco. La faccenda è sdrucciolevole, specialmente quando ci si addentra nella rappresentazione che spesso si fa della città di Napoli. Negli anni Ottanta Nanni Loy girò un film a episodi ambientato in città, dove “imbroglioni più o meno professionisti – si legge nella trama riassunta da Wikipedia – si arrangiano cercando di truffare il prossimo”. Il titolo era Pacco, doppio pacco e contropaccotto e “richiama il sistema del pacco, ossia della truffa da strada ai danni del malcapitato di turno”.
Insomma: Calenda fa sapere così a De Laurentiis che Osimhen in Arabia non ci vuole andare. È legittimo. Solo che così si dà la zappa sui piedi. In un passaggio della sua uscita assai meno enfatizzato del precedente, dice pure che «Osimhen è un giocatore del Napoli, con un contratto rinnovato recentemente con reciproca soddisfazione».
Diamine, è proprio così. Ha ragione. Ma allora la matassa si ingarbuglia. Se Osimhen ha ancora tanto da dare all’Europa, l’Europa dovrebbe esserne consapevole, e al momento non pare. Non pare almeno alle cifre firmate, la clausola da 130 mln concordata insieme, in “un contratto rinnovato di recente con reciproca soddisfazione”, il piatto della bilancia previsto per compensare i 10 mln lordi di ingaggio annui, 1 mln al mese che Osimhen continuerà a ricevere pur senza giocare e senza allenarsi con la squadra.
Evidentemente Calenda deve aver sopravvalutato il suo ragazzo, se ha accettato di firmare una clausola da 130 mln pensando di trovare offerte per portarlo via da Napoli: da tempo il vero legittimo obiettivo di Osimhen.
Ora se Calenda non porta offerte da 130 mln e se Osimhen non è un pacco da spedire lontano, restano sul tavolo poche soluzioni possibili. 1) Va a giocare con il Benevento, o forse l’Avellino è più vicino. 2) Si fa irruzione armi in pugno a volto coperto nella cittadella del PSG e si obbligano i francesi a prenderselo, piegando il mondo intero ai voleri di Osimhen, 3) A km zero Osimhen si fa passare lo storzillo e si gioca il posto con Lukaku, facendo a quel punto il vero dispetto a De Laurentiis. Nanni Loy, ecco. Nanni Loy spiegherebbe veramente bene il senso del pacco.
CARONTE NON ABITA QUI
Sempre a proposito di sport e linguaggio, si sono ormai diffuse formule che finiscono nel flusso – il flow direbbe Thiago Motta – per un riflesso istintivo, certe volte irragionevole. Nella chat di Slalom segnalano una prodezza avvenuta ieri sera dal bordocampo di Rai Sport, alla fine del primo tempo di Crotone-Altamura, serie C.
Anche là, Crotone-Altamura, serie C, ci sono quelle urgenti interviste di metà partita ai protagonisti, così Mattia Vitale si è fermato a dire questo e quello. Quando ha smesso, il telecronista lo ha congedato cordialmente, affettuosamente, canonicamente: «Salutiamo Mattia Vitale che va a prendersi un tè caldo».
Un tè caldo.
A Crotone.
Il 26 agosto.
Deve essere il cambiamento climatico.
| IL TELECOSLALOM
LA GUIDA ALLA GIORNATA
RUOTE 13.00 Vuelta España, tappa-10 – su Eurosport1 SPORTEEN 16.00 Mondiali Under-20 di atletica leggera, prima giornata – su Eurovision Sport TENNIS 17.00 US Open, giornata-2 – su Sky Sport e Supertennis EUROGOL 19.00 Liga: Maiorca vs Siviglia – su DAZN 21.00 Champions League: Salisburgo vs Dinamo Kiev – su Sky Sport 21.00 Champions League: Sparta Praga vs Malmo – su Sky Sport 21.00 Champions League: Galatasaray vs Young Boys – su Sky Sport 21.30 Liga Spagnola: Rayo Vallecano vs Barcellona – su DAZN PODEMI 20.30 Serie B: Cremonese vs Palermo, Bari vs Sassuolo, Cittadella vs Pisa, Carrarese vs Sudtirol, Frosinone vs Modena, Reggiana vs Brescia, Salernitana vs Sampdoria – su DAZN |
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
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CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO EDICOLA
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