
DI ROBERTO LIBERALE
Arrivare a un passo del podio olimpico brucia, tornare a casa senza una medaglia è un dolore sportivo duro da digerire. Ma non tutti i quarti posti sono uguali. E chi pratica sport lo sa. Il racconto olimpico è stato quotidianamente scandito dalla retorica delle medaglie di legno, prima come simbolo di fallimento nella gara della vita, poi come quello della malasorte che ha accompagnato la spedizione italiana al suo record storico di 20 quarti posti, una vetta mai toccata in precedenza. Tecnicamente le medaglie di bronzo sfuggite nel judo e nel taekwondo sono considerate dei quinti posti, visto che sul gradino più basso del podio salgono in due.
Premesso che il quarto posto in una competizione olimpica è un traguardo ragguardevole e che nulla toglie ma aggiunge a un movimento sportivo capace di portare tanti atleti così in alto, gli atleti sanno benissimo che il giudice supremo è il cronometro, oppure il metro o la giuria. Usando allora il discrimine della distanza dal podio, i 20 quarti posti degli atleti italiani si rivelano per quello che sono: non tutti uguali.
In una prima fascia ci sono gli atleti o le squadre che davvero sono arrivati a un sospiro dal bronzo. Il più vicino di tutti è stato Domenico Acerenza, battuto dall’ungherese Betlehem per 6 decimi di secondo dopo quasi 2 ore di gara nella 10 km di nuoto di fondo. Un distacco che equivale allo 0,009%, ovvero nove millesimi del tempo totale di gara. Un’inezia. Viene poi Benedetta Pilato nei 100 rana, a un centesimo dal bronzo di Mona McSharry, pari allo 0,015% del tempo di gara. Nel suo caso non va però dimenticato che anche Lily King è arrivata quarta con lo stesso tempo, quindi anche a lei si applica lo stesso ragionamento. Per questi motivi, Pilato ha avuto dunque più probabilità di arrivare quinta che terza, se solo King avesse messo la mano sulla piastra un nanosecondo prima di lei.
Sul podio dei “quarti posti quasi bronzo” c’è anche Massimo Stano, battuto nella 20 km di marcia dallo spagnolo Alvaro Martin per appena un secondo dopo quasi un’ora e venti di gara. In termini percentuali il distacco è stato pari allo 0,021%. Un altro terzo posto sfuggito per un nonnulla è quello di Nadia Battocletti nei 5000 metri. Il suo ritardo rispetto alla olandese Sifan Hassan è stato di 1”03 in una gara di 14 minuti e mezzo, pari allo 0,12%. Come nel caso di Benedetta Pilato, la quinta classificata, la keniota Margaret Kipkemboi, le è arrivata ad appena 0”59. Quindi era più alta la probabilità che Nadia si piazzasse quinta anziché terza. Senza dimenticare che proprio Battocletti ha vinto l’argento nei 10000 per un soffio su Hassan (0”77) e ancora su Margaret Kipkemboi (1”23), ma su una gara lunga il doppio, quindi percentualmente ancora più vicine a Nadia di quanto lei sia stata al bronzo nei 5000.
C’è poi la staffetta 4×100 maschile nell’atletica leggera, il cui bronzo è sfuggito per 7 centesimi di secondo. Considerando i tempi di Italia e Gran Bretagna, la differenza tra le due squadre è stata dello 0,19%. Pochissimo, ma in realtà, in termini percentuali rispetto al tempo di gara totale, è circa tredici volte il distacco patito da Benedetta Pilato da McSharry. Se giochiamo con i centimetri invece che con i centesimi di secondo, la differenza è più lampante. Tortu è arrivato a 74 centimetri dal quarto frazionista britannico, Pilato a un centimetro e mezzo dalla nuotatrice irlandese. Infine Alice D’Amato. Ha perso il bronzo dell’All Around nella ginnastica artistica per 132 millesimi di punto rispetto alla statunitense Sunisa Lee, lo 0,23% del punteggio totale.
A parte gli atleti sopra menzionati, ce ne sono altri il cui distacco dal podio non è stato così marginale. Simona Quadarella à giunta a 1”55 dal bronzo negli 800 e a 2”89 nei 1500 metri stile libero. In percentuale entrambi i quarti posti distano dal bronzo lo stesso esatto valore, lo 0,31%. A Stefano Sottile, nel salto in alto, probabilmente non sarebbe bastato neanche saltare 2,34 al primo tentativo per andare a medaglia, visto che Barshim aveva passato l’ingresso a 2,17. Tammaro Cassandro non è entrato nelle prime tre posizioni del tiro al piattello, specialità skeet, per aver mancato 4 piattelli sui 40 della serie finale. Non sono troppi, ma neanche pochi. Riccardo Pianosi nel kitesurf ha ottenuto un quarto posto inevitabile per come erano andate le regate. Il tempo gioca dalla sua parte, considerati i suoi 19 anni.
Ma tutti gli altri 9 quarti-posti non possono dare adito a troppe recriminazioni. Nei tuffi sincro dal trampolino, Elena Bertocchi e Chiara Pellacani hanno patito un distacco di quasi 9 punti dal bronzo, ma il loro vantaggio sul quinto posto è stato di appena 1,3. Quindi rammarico da un lato, ma sollievo dall’altro per non aver perso un’altra posizione. Tra gli uomini, Lorenzo Marsaglia e Giovanni Tocci sono stati distanziati di ben 35 punti dalla coppia britannica. Nel trampolino da 3 metri Chiara Pellacani è arrivata a 9 punti dal bronzo, ma 4,5 punti sopra il quinto posto. Larissa Iapichino ha mancato il bronzo per 9 centimetri, non un’inezia, anche perché gli eventuali 6 metri e 97 buoni per il bronzo li aveva saltati una sola volta in vita sua. Alice Volpi ha perso di 3 stoccate, ma è stata costantemente in svantaggio per tutto l’assalto, addirittura fino a 6 stoccate, poi vanamente rimontate. Il 4 senza maschile di canottaggio è rimasto staccato di 2”65 dal terzo posto, non pochissimo. Soprattutto è riuscito a non perdere il quarto posto per soli 1”78. Luca Braidot è arrivato a 23 secondi dal bronzo nella mountain bike, non una volata. Il quartetto dell’inseguimento femminile nel ciclismo su pista ha pagato 2”58 alle ragazze britanniche in 4 km. Della pallavolo maschile è persino superfluo scrivere. Il bronzo degli USA è arrivato dopo 3 set vinti tutti per soli due punti, ma l’Italia non ha mai realmente dato l’impressione di poter vincere la partita.
Alla fine forse è vero, l’Italia poteva conquistare qualche bronzo in più, ma con lo stesso ragionamento ci poteva essere qualche oro e qualche argento in meno. Perché i centesimi e i centimetri a volte danno e a volte tolgono. Così come le famigerate stoccate nel tempo supplementare. È così che Martinenghi ha vinto il suo oro nei 100 rana, per due soli centesimi di secondo su due avversari, in pratica 34 millimetri di vantaggio, senza i quali sarebbe finito terzo. Ed è così che la squadra di spada femminile ha battuto la Francia, per una sola stoccata nel supplementare. Fare classifiche ipotetiche non è mai troppo sportivo, il risultato del campo è il padrone assoluto. Nello sport si vince e si perde anche per dettagli infinitesimali, e questo gli atleti lo sanno. Anche chi guarda e commenta, prima o poi dovrebbe capirlo. Il quarto posto, secondo Velasco , è il piazzamento del migliore al mondo tranne tre. Sergio Mattarella ha invitato al Quirinale pure loro.
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