POPOLI
VIA DA MOSCA: CHI HA CAMBIATO PASSAPORTO PER ANDARE ALLE OLIMPIADI
Senza inno e senza bandiera, sono in quindici. Hanno accettato l’invito del CIO e le condizioni poste. Non devono avere legami con i gruppi militari, non devono aver mai manifestato sostegno all’invasione dell’Ucraina. Hanno presentato domanda per partecipare da neutrali, le loro richieste sono state sottoposte a uno scrutinio severo, il comitato ucraino ha partecipato al setaccio e al lavoro d’inchiesta nelle vite degli atleti per capire se tutto fosse in regola.
Ma i quindici non sono quindici. Così come le zero russe non erano zero a Wimbledon 2022, quando la moscovita Elena Rybakina vinse il titolo nel singolare femminile con un passaporto kazako. Decine di atleti nati in Russia sono a Parigi non sotto la bandiera bianca, ma sotto i colori di altri paesi, fa notare il Wall Street Journal e “molti hanno recentemente acquisito nuove nazionalità per aggirare le sanzioni. Hanno cambiato la loro vita prima possibile, molto prima che il CIO formalizzasse lo status di atleti indipendenti lo scorso dicembre”.
Quelli che sono scesi in corsa dal treno vengono definiti daI commentatori russi come “la generazione perduta”. Pare che abbiano spaccato l’opinione pubblica: alcuni tifano per loro, altri li considerano dei traditori. Del resto sono considerati traditori anche quelli che hanno presentato domanda per gareggiare da neutrali. Stanislav Pozdnyakov, capo del comitato olimpico russo, li ha definiti “una squadra di agenti stranieri”, a cominciare dai tennisti, con Daniil Medvedev in prima fila.
CHI SONO
E allora il lottatore Georgii Okorokov, 27 anni, gareggerà per l’Australia, viene dalla Jacuzia, una delle regioni più fredde del mondo, a più di 6.000 miglia da Sydney, nota soprattutto perché da lì, grazie a una linea tratteggiata, si può attaccare l’Alaska con le armate gialle o anche rosse [sul tabellone di Risiko].
Secondo il ministero dello sport russo 67 atleti hanno cambiato nazionalità dall’inizio del 2022. Altri osservatori indipendenti stimano in 200 il numero reale conteggiando anche gli sport non olimpici, per esempio gli scacchi. Secondo il sito web Sport-Express sono 58 gli atleti con radici russe che si sono qualificati per i Giochi. Dmitry Svishchev, presidente del Comitato per la cultura fisica e lo sport della Duma di Stato, è furioso e gelido nel parlare di queste persone che «hanno ottenuto i loro successi grazie alla Russia, alle scuole sportive russe e sovietiche. Il paese ha investito risorse, potenziale e conoscenze in loro. Trovo spiacevole nel vedere che si eccitano e si affrettano a giocare per un altro paese»
Pozdnyakov ritiene responsabile il CIO di aver spinto e invogliato russe e russi a cambiare nazionalità. Lo status di neutralità viene considerato discriminatorio e ingiusto. «Non lo definirei una vergogna, ma un tradimento nei confronti del Paese» ha dichiarato a dicembre l’allenatrice di ginnastica Valentina Rodionenko.
Quando la Francia ha naturalizzato la nuotatrice Anastasiia Kirpichnikova, dalla Russia le ha risposto il presidente della federazione, il leggendario Vladimir Salnikov: «Noi siamo stati cresciuti in modo diverso»
Kirpichnikova & Her Band rispondono di non aver avuto scelta. “Hanno trascorso l’intera vita a perfezionare le loro capacità per andare alle Olimpiadi” racconta il Wall Street Journal. Dicono che cambiare passaporto non è sempre una dichiarazione politica, qualche volta è un pezzo di percorso verso la competizione dei loro sogni, soprattutto in un momento in cui la Russia è stata emarginata dallo sport globale.
Prima che scattassero le sanzioni per la guerra, erano in vigore quelle per il doping di Stato alle Olimpiadi invernali 2014 di Sochi, un pentolone scoperchiato inizialmente da un’inchiesta giornalistica di ARD in Germania.
“Fino ad allora – dice il Wall Street Journal – la Russia era considerata too big to fail”. In effetti a Londra, le ultime Olimpiadi a cui ha preso parte senza sanzioni, aveva portato 429 atleti, terza solo agli Stati Uniti e al paese ospitante. Anche a Tokyo, senza bandiera né inno, aveva 330 atleti. Stavolta non tutte le federazioni sportive internazionali hanno permesso la loro partecipazione da neutrali, ecco che molte e molti hanno cercato delle opzioni altrove.
La maratoneta Sardana Trofimova, pure lei della Jacuzia, è rimasta fuori per Olimpiadi. A 36 anni si è fatta dare un passaporto dal Kirghizistan. «Questa è la mia vita – ha scritto sui social – questo è il mio tempo». Nelle ex repubbliche sovietiche, si fa prima a ottenere un passaporto. Inoltre si parla russo. Il tuffatore Igor Myalin è passato dalla Russia all’Uzbekistan l’anno scorso. Ha vinto due medaglie d’oro alla Coppa del mondo del 2024 in Germania, dice che gli manca la sua patria ma che il sogno olimpico aveva una priorità.
Non tutti ritengono che il compromesso valga la pena, dice il WSJ. “Non solo hanno la sensazione di cedere a ciò che percepiscono come il bullismo dell’Occidente, ma temono anche rappresaglie in patria”.
I lottatori russi hanno dominato il loro lo sport vincendo il maggior numero di medaglie in 13 delle 18 Olimpiadi che si sono tenute dopo la seconda guerra mondiale. Hanno rifiutato di presentar domanda per gareggiare da neutrali, lo stesso ha fatto Evgeny Rylov, due medaglie d’oro a Tokyo nel nuoto. «Non mi abbasserò al livello dei provocatori occidentali – ha detto a un canale televisivo sportivo russo – mi rifiuto di andare alle Olimpiadi finché tutta questa assurdità non si sarà depositata sul fondo e la nostra acqua sarà tornata pulita».
La Russia ha tentato di organizzare una controprogrammazione, come Mediaset con la Coppa Italia quando c’è Sanremo. Ha tentato di far rivivere i World Friendship Games, 40 anni dopo aver ospitato nello stesso evento gli stati socialisti che avevano boicottato i Giochi di Los Angeles. Ha organizzato a Kazan i Brics Games a giugno con Brasile, India, Cina e Sudafrica, oltre che decine di altri paesi. Ma la maggior parte degli atleti veniva da Russia e Bielorussia, alcuni eventi sono stati annullati per le scarse partecipazioni. Quando il nuotatore artistico Alexandr Maltsev ha festeggiato la sua medaglia mettendo lo stemma russo in evidenza sul cuore, quando ha cantato le parole dell’inno sul podio, intorno non aveva nessuno. Aveva affrontato un solo avversario, e quello sul podio a prendere l’argento non si era presentato.