Ufficiale: gli Europei si giocano anche senza Locatelli

 

  IL RITIRO DELL’ITALIA

Il posto si chiama Iserlohn e i giornali stamattina ce la raccontano. È fatta di graziose casette a schiera, di rotonde una dopo l’altra e con il verde colore dominante: in cima a una collinetta spunta il pullman dell’Italia e il nostro Europeo comincia ha scritto Guglielmo Buccheri su La Stampa.  Da queste parti – ricorda – ad un’ora circa di macchina, abbiamo vissuto il punto più alto insieme a ciò che è accaduto nell’82: la Nazionale di Marcello Lippi costruì a Duisburg il Mondiale della gioia infinita. Ad Iserlohn non abbiamo costruito ancora niente, ma Spalletti e il suo gruppo hanno capito cosa significhi inseguire un po’ di magia.

C’erano all’incirca 300 tifosi ad attendere l’arrivo dell’Italia, 4mila biglietti venduti per il primo allenamento a porte aperte, in questo bosco d’acciaio fra nature e grotte, come lo chiama il Corriere della sera. Paolo Tomaselli racconta che del resto il rapporto tra soldi e sport in questa cittadina di 92 mila abitanti non è troppo fortunato ed è passato alla storia alla fine degli anni 80, quando sulle maglie della squadra di hockey su ghiaccio, ancora oggi gloria locale, comparve come sponsor il «Libro verde» del colonnello Gheddafi: il leader libico finanziò l’Edc Iserlohn prima che il governo della Germania occidentale e tutto il mondo dello sport tedesco si ribellassero all’accordo da novecentomila dollari stipulato dall’estroso proprietario Heinz Weifenbach, sommerso dai debiti con il fisco che gli impedivano di continuare a sognare in grande.

 

 

  PAROLE  SILENZIO, PARLA FRATTESI

 ➣  Scamacca che tipo di palloni chiede?

«Se sta bene segna in qualsiasi modo. È forte da vicino ma sa anche spaccare la porta da trenta metri. A Bergamo è cresciuto, tecnicamente e fisicamente».

 ➣  È vero che ha proposto a suo padre di smettere di lavorare?

«Eravamo in macchina, di ritorno da Verona. Lui alla guida. L’ho fissato per venti secondi, poi gli ho detto: se vuoi ti mantengo io. Stava per farmi scendere in autostrada. Ama il suo lavoro. È direttore per il centro sud di un’azienda di illuminazione pubblica. Gira sempre, come me».

 ➣  Sua madre invece è spesso a Milano con lei.

«Può lavorare da remoto, con telefono e computer. È segretaria in un negozio di mobili».

 ➣  Anni fa girò sui social una foto in cui era nudo. Le ha dato fastidio?

«All’inizio sì. Mi chiamavano tutti, io non capivo. Ma sinceramente non è stato un dramma».

[intervista di franco vanni, Repubblica]

 

 

  TRAME SI’ MA CHI GIOCA

La gente vuole sapere chi gioca. Luigi Garlando sulla Gazzetta scrive allora che a centrocampo si annidano i serpenti del dubbio. Il primo è legato a Barella, dice. Se recupera, Spalletti lo piazza di fianco a Jorginho e il cuore dell’Italia è fatto, con gli esplosivi Cambiaso e Dimarco ai lati. Se invece Barella si mette di corta, Spalletti può confermare Fagioli [che ha fatto bene nei due test, ma che aggiunge la sua leggerezza a quella di Jorginho]  oppure può puntare su Cristante.

Frase chiave del cittì: «Con Fagioli e Jorginho la palla esce più pulita, ma a sbattere contro Cristante, l’avversario si fa più male». 

E qui Garlando dedica un passaggio a eccepire sulle convocazioni di Spalletti, sottolineando che un giocatore come Rodri, perno fisico di ostruzione e regia, noi non ce l’abbiamo però è rimasto a casa Locatelli, perché, secondo Spalletti, offre un’interpretazione del ruolo «troppo conservativa». Vero, ma perché glielo chiedeva Allegri. Nell’Italia di Mancini che difendeva correndo in avanti, Loca ha fatto le partite migliori. Spalletti condivide i principi del Mancio. E del Gasp. Ma cosa sarebbe l’Atalanta, senza la potenza di Ederson e Koop? Forse la fisicità e l’interdizione robusta di Locatelli avrebbe fatto comodo

Locatelli è uno di quei giocatori che gode di buona stampa. O forse chi non ne parla così bene, non lo ha visto giocare così tante volte da essersene invaghito. Ma se non  lo ha visto così tante volte da essersene invaghito, significa che c’erano almeno altre due, tre cose migliori da fare. Comunque. Garlando alla fine si convince che esiste che un’alternativa a a Lokateelens, e cioè Calafiori che ha muscoli, piedi e personalità per fare muro e impostare, come nel Bologna. Non a caso, a Coverciano, Spalletti lo ha schierato spesso a centrocampo. Sta lavorando all’idea.

Scongiurata l’ipotesi che senza Locatelli l’UEFA rinvii gli Europei. 

  ANTAGONISTI  E DAJE CO’ ‘STA STORIA DELL’ITALIA

 ➣  Capitano Djimsiti, è vero che nel vostro spogliatoio si parla più italiano che albanese?

«Non esageriamo. Solo quando parla il mister: lo usa assieme all’inglese. Noi chiacchieriamo nella nostra lingua».

 ➣  Lei è nato a Zurigo ma può dire di sentirsi più italiano che svizzero?

«Non siamo ancora a questo punto: diciamo che mi sento un po’ bergamasco, questo sì».

[intervista di andrea elefante, La Gazzetta dello sport]

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