Iga Swiatek aveva quasi perso al secondo turno. Ha danzato sul filo sottile dell’eliminazione quando Naomi Osaka l’ha messa spalle al muro con un match point, un passaggio che era l’annuncio di un ritorno e la promessa di una seconda carriera. Il resto è stata tutta discesa. Ha lasciato 17 game complessivi a cinque avversarie, con tre 6-0 consecutivi a Potapova [due] e Vondrousova. Pure Jasmine Paolini è stata domata agilmente, da signora della terra.
All’età di 23 anni ha aggiunto un quarto titolo del Roland-Garros a quelli del 2020, 2022, 2023. Ha raggiunto Helen Willis Moody e Justine Henin, in cima c’è Chris Evert con 7, quella Evert che vinse il primo titolo parigino giusto cinquant’anni fa e che le ha consegnato la Coppa insieme con Martina Navratilova. Oggi viene da dire che Swiatek la prenderà, ma chi può dirlo, chi può sapere cosa sarà presto di Mirra Andreeva, per esempio.
Vincent Cognet su L’Equipe ha scritto che dall’inizio del 21esimo secolo abbiamo assistito a una standardizzazione delle superfici. Mira a colmare il divario che esisteva tra l’erba tradizionale e la terra del passato. Le condizioni di gioco a Wimbledon sono state rallentate, quelle del Roland-Garros accelerate. Al punto che Andy Murray una volta dichiarò, molto seriamente, che il centrale del Roland-Garros era più veloce di quello di Wimbledon. Ma la terra, dice Cognet, ha conservato parte del suo DNA. E Iga Swiatek ce lo mostra.
“Come il suo idolo Rafael Nadal – ha scritto – la polacca sviluppa un tennis color ocra al 100%: servizio in kick, diritto in topspin, slide, difesa fantastica. Un bagaglio di colpi che garantisce la massima efficacia su questa superficie. Finché ci saranno giocatrici con queste caratteristiche, la terra battuta avrà la sua ragion d’essere. Grazie Iga“.
È Rafa donna. Non ha dubbi Mary Pierce, che ne ha parlato con Lucile Alard su L’Équipe nel senso che dà alle avversarie “l’impressione di poter condurre una boxe leggera contro un peso massimo. Jasmine Paolini ha volteggiato per tre game, ma una volta messa alle strette, ha subito la violenza dei colpi di Iga Swiatek. Un ko senza nessun arbitro a porre fine al match”, dieci game di fila persi e una finale del Roland-Garros terminata in fretta, un’ora e 8 minuti.
“Dalla tribuna – scrive L’Équipe si sentiva l’intensità e l’aggressività della polacca” e Paolini si è spinta a dire che incontrare Swiatek a Parigi è la sfida più grande da affrontare nel tennis. Come accadeva per gli uomini ai bei tempi del più bel Nadal. Ora la numero 1 ha una percentuale di vittorie del 94,6% sul rosso francese.
Patrick Mouratoglou, ex coach di Serena Williams, ritiene che Iga possa incontrare qualche pericolo solo contro giocatrici che sono capaci di farle molto, molto male con la loro qualità, alla Osaka, contro quelle che riescono a mantenere una certa intensità, alla Sabalenka.
L’opinione di Mats Wilander è che “sul duro – dice nella sua colonna su L’Équipe – Iga modifica troppo il suo gioco. È più di un adattamento, è quasi innaturale. Sulla terra battuta non vedo svantaggi. Per almeno due ragioni. Innanzitutto, il suo servizio. Non direi che sia fantastica, ma conosce perfettamente il kick. Grazie alla velocità delle gambe, può posizionarsi in modo straordinario per sparare il dritto sin dal secondo colpo. Poche giocatrici hanno questo schema di gioco. Non cerca sistematicamente la mossa vincente. Cerca di costruire il suo punto poco a poco, facendo correre l’avversaria. È come Rafa: il 90% delle volte, quando prende la direzione dello scambio con il dritto, il punto è finito”.
Insomma, da Rafa a Iga. “Se ne va un proprietario del Roland Garros, e ne arriva un’altra” scrivono sulla rivista Tennis Ed McGrogan e Steve Tignor, dopo quattro titoli e un record di 35-2. “Non è qualcosa che ci saremmo mai aspettati dire riguardo a qualcuno. Visto il suo livello di comfort sulla terre battuta, viene da chiedersi se abbia già affrontato il suo Robin Soderling, per esempio Maria Sakkari, che la batté ai quarti di finale del 2021”.
La rivista Tennis dice che Iga probabilmente non è invincibile, ma è la migliore giocatrice di sempre nel trasformare una partita in bilico in una disfatta altrui. “Serena tendeva ad aspettare un po’ di più prima di accendersi, era la regina del 6-0 al terzo set. Rafa tendeva a lasciare che il set di apertura rimanesse in equilibrio, prima di schiacciare l’avversario nella polvere: era il maestro del 7-6, 6-1. Con Swiatek tutto avviene più velocemente. Un errore al momento sbagliato, una mossa imprudente o un dritto troppo ambizioso, anche all’inizio del primo set, possono significare la rovina per l’altra. Sapere tutto questo deve davvero pesare nella mente di chiunque l’abbia di fronte”.
Ovviamente lei non vuole sentire ragioni, non vuol sentire confronti con Nadal. “Il problema – scrive Tennis – è che non fa nulla per dissuaderli”.