Sedici oggetti sportivi delle stelle dello sport francesi, colorate del celebre blu di Yves Klein, sono in mostra a Parigi da qualche giorno a Parigi. L’idea è stata proposta a Rotraut Klein-Moquay, artista di fama internazionale e vedova del pittore, morto nel 1962, pochi mesi prima della nascita del figlio. All’età di 85 anni, Rotraut ha parlato in videoconferenza con L’Equipe dalla sua casa di Phoenix, per raccontare dell’opera e della vita di un uomo che da diciottenne vide il cielo azzurro sopra la sua città natale di Nizza e ne fece il proprio tratto, il veicolo della sua arte. Quel blu oltremare non intenso è stato brevettato nel 1960 e denominato IKB [International Klein Blue]. Il poeta Paul Claudel ha detto che il blu è l’oscurità che diventa visibile, una tonalità tanto profonda quanto abbagliante, che esprime la sua ricerca di immaterialità e infinito. Rotraut è la custode di questo blu Klein e ha accettato che fosse utilizzato per un progetto di beneficenza dell’associazione “Le Sport a du coeur”. Yves Klein era un vero sportivo, ricorda L’Equipe, andato per diciotto mesi in Giappone per imparare il judo e tornare con la cintura nera 4 dan.
«Era quasi naturale associare i Blues al blu di Klein. Non so se questa storia sia vera, me l’hanno raccontata i giornalisti di Arte quando sono venuti a intervistarmi, dicono che quando Yves decorò il foyer del nuovo teatro musicale a Gelsenkirchen, inaugurato nel 1959 con dei rilievi murali blu di spugna, la nazionale di calcio francese era là e passava regolarmente davanti al teatro, suppongo che entrassero e discutessero con Yves del colore in comune. Quando mi hanno proposto il progetto, allora mi sono ricordata dell’aneddoto: aveva un senso».
«Adesso fuggo dalla folla – continua Routrat, non ho più la stessa energia di prima. Ma guarderò i Giochi in televisione. Mi interessano ancora tanto. Tutti gli sport sono seducenti, con il mistero della prestazione. Quando vedo i nuotatori, mi ricordano mio padre, l’espressione estetica del loro talento mi affascina. La concentrazione, la fatica, anche la bellezza».
Uno degli sportivi donatori è il judoka Teddy Riner, leggenda della Francia, alla ricerca del terzo titolo olimpico individuale. Ha regalato una cintura nera, diventata Klein blue, «un collegamento – dice Rotraut – che a Yves sarebbe piaciuto molto. Sono sicura che avrebbe desiderato prendere parte ai Giochi. Ma ai suoi tempi il judo non era ancora olimpico, lo divenne nel 1964, a Tokyo»,