È luna di miele. Finché regge, A Luciano Spalletti l’Italia del pallone si è aggrappata per riempire il vuoto lasciato da Roberto Mancini, e soprattutto per riempire il vuoto ancora piòù grosso di due Mondiali consecutivi non giocati. Cesare Prandelli, a suo tempo, diceva di avere in un cassetto un dossier allarmante che prevedeva la mancata qualificazione. Non gli credemmo. Quel dossier sbagliava. I Mondiali saltati sarebbero stati due.
Ora che i club hanno ricominciato a girare, con la serie A perfino prima nel ranking stagionale UEFA, nonostante una Champions balorda, non rimane che restaurare la Nazionale, attesa in Germania per la difesa del titolo vinto a Wembley tre anni fa.
Alessandro Bocci sul Corriere della sera ha scritto che “il primo giorno della Nazionale sulla strada verso la Germania e un Europeo prezioso da difendere, è una full immersion. Nozioni tattiche e lavoro motivazionale senza un attimo di sosta. Il c.t. accoglie gli azzurri all’ora di pranzo con un discorso che richiama ai valori e alla sintonia che ci deve essere con i tifosi a casa. L’Europeo è ancora lontano, ma il c.t. spinge subito sull’acceleratore perché non c’è tempo da perdere. Non abbiamo la squadra più forte, ma c’è l’intenzione di creare quella più brava”.
È luna di miele, e dunque sulle scelte di Spalletti è stato disteso un velo di credito. Le assenze di Locatelli e Bonaventura sono le più discusse, ma è pur vero che se le esclusioni eccellenti sono queste, con tutto il rispetto, non c’è molto margine per stracciarsi le vesti e per discutere.
Matteo Pinci su Repubblica racconta un aneddoto che aggiunge senso all’avventura del nuovo cittì.
“Una volta, mentre Luciano Spalletti era alla Roma, cadde un abete in mezzo ai cancelli del centro sportivo della squadra, col rischio che finisse in testa a qualcuno. Per giorni, nessuno se ne occupò. Una mattina allora Spalletti prese dal portafoglio qualche banconota, chiese a uno di custodi di andare a compragli una motosega e dopo l’allenamento, sotto gli occhi stupiti dei calciatori, si mise lui stesso a tagliare quell’albero caduto. Il ct azzurro, che con la natura ha un rapporto quasi fisico, sa che la potatura è dolorosa ma necessaria per far crescere la pianta”.
Dei 30 convocati dovrà tagliarne quattro. “E Spalletti – scrive Pinci – che non ama il mare calmo, ha una settimana per trovare nel gruppo la scintilla dell’imprevedibilità. È questo il motivo che ha ispirato i nomi più sorprendenti finiti nella sua lista: Fagioli e Ricci. Forse i maggiori indiziati, per cv, al “taglio”. Ma anche i più diversi dai registi classici dell’Italia: da quel Locatelli cui il ct ha chiesto «scusa» per l’esclusione. O da Cristante, carismatico e solidissimo, ma non regista geniale”.
Del resto il giocatore più simile al suo Lobotka napoletano è quel Verratti che ha scelto di andare a guardare com’è il colore del tramonto in Qatar. Le relazioni non devono essere state le stesse ricevute da Deschamps sul conto di ‘Ngolo Kanté dall’Arabia. CI sono tramonti e tramonti.
Luigi Garlando sulla Gazzetta si domanda: “Come saranno gli studenti col fiocco azzurro del maestro Spalletti all’Europeo? Saranno appassionati per senso di responsabilità e amor di patria, belli da vedere per qualità di gioco e andranno a letto presto senza la playstation. Per divertirsi, ma insieme e solo fino a una certa ora, sono state allestite sale giochi a Coverciano e nel ritiro tedesco. La voce del maestro: «Combattiamo la noia di essere benestanti, togliamoci i vizi». Di notte si dorme, per sognare di giorno”.