L’estate che Diego / 13 giugno 84 – Ferlaino scatenato: una catena umana per portare 1 miliardo a Barcellona. Oggi i funerali di Berlinguer

È iniziato il secondo assalto del Napoli, titola stamattina in prima pagina la Gazzetta. Si è riaperta la trattativa per Maradona, era andata, era chiusa, era finita qualche giorno fa. Si è scatenato Ferlaino, dice la Gazzetta nelle pagine interne. La visita di Jorge Cyterszpiler, manager di Diego, lo ha convinto che esisteva ancora qualche speranza. Ferlaino ha parlato a lungo al telefono con Luis Nunez, presidente della società catalana, addirittura tre volte, si legge stamattina. Questi colloqui hanno – avrebbero – sbloccato la situazione. Il Napoli ha inviato un telex dichiarandosi disponibile a versare un miliardo e 100 milioni di lire come caparra all’atto della firma del contratto.

Il Corriere della sera aggiunge un dettaglio. “A rimettere in contatto il Napoli e il Barcellona sarebbe stato Scotti, il sindaco democristiano della città: alcune sue pressioni politiche avrebbero convinto la società catalana ad accettare le proposte di Ferlaino. Questo spiegherebbe l’altrimenti inspiegabile visita a Napoli del manager di Maradona. Per tutto l’ambiente legato alla società partenopea l’affare è quasi concluso: mancherebbe solo la firma”. 

Addirittura. 

“Giovedì in una località imprecisata, Ferlaino e Nunez dovrebbero firmare il contratto più importante della storia del Napoli” scrive il Corriere della sera. 

Secondo la Gazzetta, le parole dette nei giorni scorsi da Maradona sono state una goccia. Inizialmente hanno irritato i dirigenti catalani, corsi a votare all’unanimità [20 su 20] il no alla cessione. Ma quella sua intenzione così dichiarata, così forte, dire che non sarebbe stato più lui, che il rendimento ne avrebbe risentito, un giorno alla volta ha scavato nelle teste dei manager del Barcellona.

A quel punto – scrive Rosario Pastore sulla Gazzetta – Ferlaino non ha menato il torrone e ha ruggito come un leone. Stamattina parla di Nunez  come di una persona stimabilissima, un operatore economico di grossa levatura. Il Barcellona? È una società di classe, da prendere a modello. «Non è vero che i dirigenti sono stati poco seri. Forse è mancata da parte nostra la dovuta attenzione nel momenti troppo caotici della prima trattativa». 

Grande cautela, insomma, come si vede. Un clima di distensione fra «due società – ha detto Ferlaino – che rappresentano due grandi città del Mediterraneo»,

LA CATENA UMANA

Esiste un inghippo burocratico. Il Barcellona chiede di avere la caparra subito, prima della firma, ma secondo l’interpretazione di alcuni giuristi, se dovesse saltare il contratto per colpa del Napoli, la caparra rimarrebbe al Barcellona. Solo che le leggi valutarie italiane non consentono un’operazione del genere. Repubblica sintetizza così: “Il Napoli dovrebbe versare subito un miliardo di lire (cento milioni di pesetas) quale caparra. Ha i soldi pronti, ma non può spedirli perché manca un preliminare di contratto. Il Barcellona non firma il compromesso se non ha il miliardo. Ferlaino probabilmente chiederà alla società del giocatore, la Maradona Productions di anticipare i soldi. Fantasiosa ma non irrealizzabile l’idea di un capotifoso. Si è offerto di partire con altri 199 tifosi per Barcellona. Ciascuno con i cinque milioni di lire consentiti dalla legge. I napoletani potrebbero portare a mano il miliardo”. 

Secondo la Gazzetta nel frattempo è stata individuata la villa in cui vivrà Maradona, a Riva Fiorita, nel quartiere di Posillipo, con discesa privata a mare.

Il Corriere della sera però insinua un dubbio. Nicola Forcignanò scrive che a Barcellona non ne sanno niente. Dalla redazione si sono messi in contatto con il vicepresidente Nicolaus Casaus, al quale vengono attribuite le seguenti dichiarazioni: «Lunedi non c’è stata alcuna riunione dell’esecutivo della società. Era festa, lunedì in Catalogna. Ieri, s’è riunita soltanto la commissione economica: ma per esaminare problemi di ordinaria amministrazione, e di Maradona non s’è parlato. Nego nella maniera più assoluta che fino a questo momento siano pervenuti al Barcellona avalli di istituti bancari italiani, telex, o documenti di altro tipo da parte del Napoli. Il Barcellona non può che confermare la decisione presa dall’esecutivo della società nella scorsa settimana. Tutto il resto e quanto si dice, to lo interpreto solo come un’azione di discutibile moralità nei confronti del Barcellona». 

Una tesi che il Corriere della sera sposa, o almeno lo fa Forcignanò quando scrive: “Questo è tutto dalla Spagna. Perché non crederci?”.  Tant’è che il Corriere dà voce  a un operatore di calciomercato da Milanofiori, senza nome. Dice: «A Napoli devono aver scoperto un pozzo di petrolio», perché il Napoli viene indicato come portatore di un’offerta all’Inter da cinque miliardi per avere Beccalossi, Coeck e Serena. 

In effetti oggi il Mundo Deportivo non dà alcuna notizia di una ripresa della trattativa, e ieri con molta prudenza accennava solo a una speranza riaperta nel Napoli per la visita di Cyterszpiler da Ferlaino. 

Diego è a Parigi. È andato a vedere Francia-Danimarca agli Europei e ha parlato con i giornalisti italiani. Gianni Mura su Repubblica ha raccontato nel suo pezzo questa apparizione [“ricciolone”], circondata da “decine di gorilla”. Sempre per la Gazzetta, il  Napoli sta per piazzare pure un altro colpo. Ricardo Alberto Gareca, argentino, 24 anni, centravanti, quello che ha rubato il posto in nazionale a  Ramon Diaz. “Pare sia stato lo stesso Dieguito a consigliarlo al Napoli”. Con lui Maradona ha vinto il campionato d’Argentina nel 1982. Costa un miliardo e mezzo. 

Bob Dylan Portrait | Bob Dylan Pencil Drawing | sincovaga.com.br

DA UN RICCIOLONE ALL’ALTRO

Oggi è uscito anche il Guerin Sportivo e c’è una pagina di Italo Moscati nella quale si tengono insieme la trattativa per vedere Maradona in Italia e i concerti che hanno portato in Italia Bob Dylan. “Quanto vale sul mercato Bob Dylan? Più o meno dei quattordici miliardi di Maradona chiesti al Napoli? Questa ingrata e difficile domanda mi si pone mentre sul piccolo schermo scorrono le immagini dell’Arena di Verona – dove Dylan si è esibito nella prima tappa della sua tournée italiana, con le candeline dal pubblico accese nel buio come nella leggendaria stagione lirica che ogni estate occupa l’Arena, con la testa riccia del cantante che si muove lentamente secondo gli accordi della chitarra, con i volti ora sorridenti ora serissimi dei musicisti che accompagnano discreti e sicuri il grande autore di «Blowin’ in the wind», con l’entusiasmo del giovani accorsi dapprima contenuto e poi sempre più aperto, commosso. I paragoni tra i campioni o i campionissimi del calcio, soffusi di mitologia sia pure leggera, come Maradona, e gli assi della canzone che aspira a diventare poesia, come Bob Dylan, saranno complicati e magari forzati, tuttavia sono molto stimolanti (come si dice). Perché? Innanzitutto, perché si tratta di persone che legano il loro successo allo spettacolo, che sanno dare di se stessi e ai «contenuti» che sanno legare al loro nome, alle loro esibizioni. Basta citare Maradona per vedere nella nostra moviola mentale un soldo di calcio che si muove con eleganza, morbidezza, furbizia sorniona, e che quando si avvicina alla palla sembra accostarsi al corpo di un amante per accarezzarlo e poi respingerlo con affetto ma con forza, in attesa di riagguantarlo. Basta citare Bob Dylan per riassumere di colpo l’America degli anni Sessanta. Quella del pacifismo e quella della permissività rivendicata con altalenante atteggiamento fra arroganza e intenerimento: non solo: ma anche per veder comparire, sempre nella moviola portatile, la vecchia America dei cantastorie che percorrono le contrade del West, tra un colpo di pistola e una visita al saloon, e cantano aiutandosi con le chitarre e l’armonica a bocca proprio come fa Bob. 

Dylan o Maradona hanno quel che viene chiamato «carisma», ma questo carisma non è il prodotto di una sofisticata comunicazione da mass-media capace di mentire, è qualcosa di sciolto e di insito in come fanno ciò che fanno, ovvero nel livello di consenso che riescono a creare senza sotterfugi. La gente sente questi personaggi carismatici perché li sente autentici. Bob Dylan va incontro ai sogni e ai bisogni di una gioventù che teme di rimanere delusa e, per questa paura, sembra fragile e pronta a tutto; ma che, in realtà, insegue non tanto un’evasione struggente quanto un profeta sicuro e insicuro nello stesso tempo, com’è appunto Bob. Un Maradona nelle cronache vive non solo come persona in vendita nel mercato calcistico, ma grazie all’ascendente conquistato volta per volta nella danza sul campo. Fuori dal campo è un ricordo, una voce, una creatura che vive di riflesso. E un tipo carismatico alla portata di tutti, desideroso di trasferirsi in una città (Napoli) in grado di offrire amore come nessun’altra. Ci sono di mezzo i miliardi, le trattative, le smentite, le polemiche, non lo si può negare; tuttavia Maradona, come altri suoi compagni che rivendicano il diritto di esistere e di decidere dove andare, lascia intendere nelle dichiarazioni appassionate per la città del Vesuvio una componente passionale, una ricerca d’affetto. Bob Dylan, composto, discreto, appartato nella folla, non è molto diverso”

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GLI EUROPEI IN FRANCIA

Gli Europei sono cominciati con una vittoria della Francia padrona di casa molto sofferta. C’è voluta una autorete di Busk, che ha spiazzato il suo portiere Qvist su tiro di Platini. Il povero Simonsen si è fratturato una tibia. Lodovico Maradei sulla Gazzetta ha scritto che Platini ha giocato “la più sofferta partita della stagione. Peggio di quella contro il Porto per intenderci. Li Michel fu irretito dalla ragnatela e dalla fitta maglia dei giocatori portoghesi. Ieri sera il capitano francese ha subito la più dura ed asfissiante marcatura della carriera ad opera di un Berggreen che per l’occasione s’e trasformato da punta in difensore implacabile.

Proprio questa mossa sorprendente (filtrata appena alla vigilia) e stata la chiave dell’incontro. Il danese pisano ha tolto Platini dal vivo del gioco francese, negando alla Francia la regia del giocatore più illuminato e costringendola a un assalto affannoso e spesso cieco, laddove la pochezza delle due punte ha fornito la nota dominante.

Platini è riuscito solo nella ripresa, con due spunti di testa pericolosissimi e con il tiro-gol a ribellarsi all’inesorabile marcatura di Berggreen salvando cosi la sua pagella e accreditando alla Francia un briciolo di merito per una vittoria non certo sfarzosa e rassicurante”.

Bandiera rossa (canzone) - Wikipedia

LA MORTE DI BERLINGUER

L’Italia è invece in fila per rendere omaggio a Enrico Berlinguer. Stamattina si tiene il suo funerale in piazza San Giovanni a Roma. Ieri, il servizio d’ordine del PCI ha transennato il marciapiedi che si trova davanti alla sede del partito in via Botteghe Oscure e gli accessi alla via. Il traffico in zona era ingestibile, per via della folla in fila verso la camera ardente. Molti pullman sono giunti da fuori città, altre migliaia sono arrivati nella notte. Dagli altoparlanti, verso la strada, vengono diffuse le note dell’Offerta musicale di Bach e del Winterreise di Schubert. Parlamentari e militanti comunisti montano la guardia d’onore alla bara chiusa, sulla quale è stato posato un fiore rosso. Ieri, in due turni, si sono avvicendati nel servizio anche i leader del partito: Nilde Jotti, Giorgio Napolitano, Pietro Ingrao, Achille Occhetto. È venuto a rendere omaggio anche l’ambasciatore dell’Urss, Lunkov. Dietro la bara due bandiere: quella rossa del comitato centrale e il tricolore. 

Lo scrittore Paolo Volponi in prima pagina sull’Unità: “Berlinguer è caduto sul lavoro come un muratorello meridionale dall’alto di una Impalcatura; ce lo fa Immaginare anche quel suo minuto corpo angoloso e scuro. È caduto per giungere a edificare sul punto più alto e significativo un riparo ardito quanto utile che sarebbe dovuto servire a tutti. Berlinguer sapeva che si stava spingendo all’estremo proprio perché sapeva anche che il pericolo comune era reale ed estremo: il pericolo corso dalla casa repubblicana e dalla sua gente. Egli stava tentando di contenerlo una ennesima volta, stanco accanito maestro davanti alla gente. Berlinguer aveva coscienza e quindi sofferenza della malignità delle trame eversive. del poteri occulti, delle tangenti e delle Imposizioni della corruzione e del privilegio. Sapeva che il pentapartito era legato e condizionato dalle contraddizioni e dalle logiche di sopraffazione dei capitalismo nostrano e Internazionale e che era cieco agli ordini militari di una alleanza ormai succube alla logica dell’imperialismo atlantico. Sapeva e soffriva delle false ristrutturazioni industriali, in realtà licenziamenti, soppressioni, emarginazioni. Sentiva con chiarezza spietata la stupidità feroce della semina di missili in Europa, da una parte e dall’altra dell’ingiusto, Insopportabile muro che taglia il continente dissanguandone le membra e spezzandone la cultura. Sentiva e soffriva il peso autoritario quanto inerte di questo governo; la tendenza involutiva del suo decisionismo avventato e fanfarone, l’iniquità dei suoi decreti contrari alla verità della cultura ed alla scienza dello sviluppo prima e più che alia Intelligenza e al merito dei lavoratori. Temeva che da queste elezioni europee potesse prendere ancora più vigore la manovra involutiva e allenante dei falsi riformismi. delle Indulgenze assistenziali. delle complicità, delle stratificazioni discriminatorie. Sapeva, soffriva e la vorava per cercare di rimediare e di far capire. Ha la vorato fino a dover cadere; fino a spaccarsi la testa nello sforzo di far capire. E ora la sua fine d’opera appare dritta”. 

 

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