Oh, adesso smettiamola di piagnucolare. Basta con questa storia che il nuovo Draft NBA non è all’altezza dei precedenti, quando una volta c’era Zion Williamson, un’altra si presentava Paolo Banchero, e l’anno scorso addirittura quel gran fico di Victor Wembanyama. Facciamola finita, ché già gira da tanto la storia che mancano i talenti, i futuri ragazzi-franchigia, i ragazzi dei poster.
Lo dice The Athletic nella sua newsletter The Pulse, in avvicinamento al momento delle scelte nel campionato di basket americano. “Forse non c’è una grossa differenza di qualità tra il primo e il decimo giocatore a disposizione” a questo non significa che manchi del tutto, la qualità. È compito delle squadre chiamate a ricostruirsi, capire e leggere tra le pieghe questo draft. A maggior ragione in un anno in cui le oscillazioni tra l’alto e il basso sono minime. “Di certo – fa notare The Athletic – qualcuno sceglierà un futuro All-Star, magari un All-NBA. Ci sono sempre dei diamanti grezzi da qualche parte”.
LA MINIERA FRANCESE
In Francia, è possibile. A L’Équipe ne sono certi, tanto che parlano di un Draft alla francese. Un anno dopo Victor Wembanyama e Bilal Coulibaly, altri tre giovani sono sul punto di sbarcare in America [nei pezzi di sport in America sempre si sbarca]. Sono Zaccharie Risacher, Alexandre Sarr e Tidjane Salaün, i primi due vengono addirittura indicati come le possibili scelte 1 e 2 di Atlanta e Washington, mentre dalla Germania crescono le quotazioni di Pacôme Dadiet, 18 anni, viene da Ulm, la città di Einstein: fa già curriculum.
È un grosso riconoscimento per il sistema di formazione francese, un mostro a due teste, tra le strutture federali [il Pôle France dell’INSEP] e i centri dei club, fa notare al giornale Guillaume Vizade, ex allenatore del JA Vichy, ora a Le Mans e campione d’Europa alla testa della Under-20 lo scorso anno. “La reputazione del made in France – dice L’Équipe – non è nuova”. Dal 1997, 24 giocatori francesi sono stati scelti al primo turno, un record per un paese che non siano gli Stati Uniti. Questo però non garantisce nulla. I nomi di Guerschon Yabusele, Frank Ntilikina, Sekou Doumbouya, Killian Hayes ricordano che non tutti lasciano una traccia profonda. Zaccharie Risacher e Alexandre Sarr sono due ragazzi da 2,06 e 2,13, probabilmente più pronti per fisico ed esperienza professionistica di tanti giovani americani che vengono dai college. Il primo ha fatto la finale in Eurocup con il Bourg-en-Bresse, l’altro è stato una stella del campionato australiano con i Perth WIldcats . Alle loro spalle già si affaccia un altro fenomeno, il fantasioso Nolan Traoré, 1,91 , diciottenne, annunciato tra le primissime posizioni al Draft 2025 .
Ma il modello economico dei club francese, spiega L’Équipe, resta molto fragile. “Diritti tv pari a zero o scarsi, pochi investitori nazionali, vendita di biglietti limitata, un povero indennizzo di formazione [745mila euro] quando uno dei ragazzi va in NBA. Un centro di formazione costa in media 450.000 euro all’anno.