Il campionato, la Supercoppa di Spagna, la Coppa della Regina e adesso la Champions, gol di Aitana Bonmati e Alexia Putellas. Era una specie di finale delle finali, quella contro il Lione, la prima squadra-guida di tutto il movimento internazionale. Il Barça è stata la sola squadra in grado di portar via la Coppa alle francesi dal 2016, stavolta è ricapitato in un San Mamés da 50.827 spettatori, per il 98% colorato di azulgrana. È stata pure l’ultima partita di Sonia Bompastor sulla panchina delle francesi, andrà al Chelsea e “per riconquistare l’Europa, “l’Olympique dovrà reinventarsi” ha scritto Syanie Dalmat su L’Équipe.
Ai microfoni di DAZN, Bompastor ha fatto molta fatica a trattenere le lacrime, ha detto che non era il momento di parlare di futuro, voleva stare mani e piedi dentro la delusione.
IL CAMBIO NELLE GERARCHIE
È un passaggio di consegne. La casa del calcio femminile adesso è Barcellona. Il New York Times dice che questo è il nuovo modello, il nuovo riferimento. In città sono le ragazze a monopolizzare la classifica delle maglie più vendute, tutte le sezioni comprese.
“Compatibili e complici in campo, Aitana e Alexia non sono così vicine nella vita. La loro è una storia di calcio soprattutto”.
Di Bonmati sappiamo che si è battuta per portare il cognome della madre, si deve a lei l’origine del processo per il cambiamento della legge in Spagna sul cognome obbligatorio alla nascita. È coinvolta in tante altre cause sociali, in particolare con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Putellas invece “non è più la capitana indistruttibile che era una volta, ma un jolly di lusso” dice il New York Times. Se n’è accorto il Lione, quando è entrata nel secondo tempo, Ha prolungato il contratto la settimana scorsa fino a giugno 2026, quando la discussione ormai sembrava che volgesse al peggio, verso la separazione.
LA CRESCITA DI UN MOVIMENTO
“Più che una giocatrice – continua il giornale americano – Alexia è ormai un emblema del Barça ma anche un’immagine internazionale e una fonte di reddito per il club blaugrana. Difficile immaginare che le loro strade possano separarsi”.
Il numero di calciatrici tesserate in Catalogna è raddoppiato negli ultimi sei anni. Ci sono più allenatori, più club, più squadre, più partite, più campionati. Al New York Times, Marta Torrejón ha raccontato che dall’età di 11 anni fino ai 14 non ha mai giocato a calcio con un’altra ragazza.
Questo è il mondo che negli ultimi tre anni ha triplicato il fatturato di sponsorizzazioni, merchandising e biglietteria. Il Barcellona femminile incassa 8,5 milioni di dollari a stagione solo dalle aziende partner. Lo stadio è sempre pieno. Le vendite online di maglie sono aumentate di circa il 275%.
“Per il club, il successo della squadra femminile è stato più di uno stimolo economico: in un momento nel quale si sono accumulate intorno alla squadra maschile accuse di corruzione – scrive il giornale americano – una cattiva gestione finanziaria e prestazioni in calo, i dirigenti ammettono in privato che le ragazze sono state un tonico per l’autostima del club”.
Santi Nolla, direttore del Mundo Deportivo, ha dedicato l’editoriale del giorno alle campionesse d’Europa e “all’inizio di una nuova era. Perché? Un traguardo sono i 40.000 tifosi che hanno riempito le strade di Bilbao e lo stadio di San Mamés. È stato un evento sportivo, ma anche una manifestazione sociale, con famiglie provenienti da tutto il mondo, in una delle mobilitazioni più imponenti nella storia del club. Non era qualcosa di più. Era molto di più. Le tribune del San Mamés hanno segnato un prima e un dopo. Ora è il momento di divertirsi. Adesso è il turno di un club che non ha mai perso la convinzione di essere il migliore al mondo”.