3-1 E allora? Dove sono adesso i giullari d’Europa? La qualificazione ai quarti di Coppa dei Campioni ha fatto venir fuori la brace che Xavi si teneva dentro, come un vulcano. Dove sono i giullari d’Europa – ha chiesto riferendosi al giornalista Ramon Besa, una delle firme di calcio più autorevoli e raffinate di Spagna. Su El País un suo articolo nel mese di novembre aveva definito così il Barça dopo la sconfitta con lo Shakhtar. Il giornalista collabora anche con Cadena SER e ha spiegato a El Larguero la storia di quella parola, citata in pubblico da Xavi
«Non mi ha sorpreso. Avevo già avuto un dialogo con lui tramite WhatsApp. Ho risposto che quando parlavo del giullare d’Europa non mi riferivo alla sua squadra ma al Barça in generale, con non so quante sconfitte in Europa, con l’Anversa, con lo Shakhtar. Sulla parola possiamo discutere, poteva essere giullare, poteva essere Cenerentola o quello che volete. Posso sbagliare una definizione e lo accetto. Non accetto quel che mi ha detto: che scrivo con un linguaggio volgare. Allora ho capito che la situazione era molto più complessa di un aggettivo qualificativo».
Besa stamattina parla invece di lezione di calcio, di calcio e di amor proprio, sottolineando che dopo il 2-0 “la partita si è fatta lunghissima per il Barcellona, lontano da Meret. Il Barça è rimasto senza palla né corrente, a inseguire il Napoli”.
Una partita piena di drama per un aspetto che fino a trent’anni fa era estraneo a commenti e considerazioni, le conseguenze economiche di un risultato, non solo nell’immediato ma in proiezione futura. Il Barça si giocava un pezzo della copertura ai suoi debiti, il Napoli il jackpot per la partecipazione al Mondiale per club. In sostanza, come diceva El Pais ieri mattina: “due squadre disperate e anche molto appassionate, unite da Maradona e presiedute da due figure populiste”.
I rumori della Champions
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CUBARSÍ
Santi Nolla, direttore del Mundo Deportivo parla di “una partita tra la vita e la morte”, risolta “in due minuti con una prima ora ricca di bel calcio, pressione e intensità. I calciatori del Barcellona hanno saputo leggere bene una partita in cui il Napoli ha conquistato il possesso palla in entrambi i tempi. Qualcosa che in un altro periodo sarebbe stato considerato quasi un delitto. Ma il Barça ha giocato come chiede l’Europa, con gambe e cuore, travolgendo gli italiani e arrivando rapidamente in area per risolvere la situazione”.
Elogi per l’attività della Masia [“La squadra di Xavi è l’unica in grado di schierare due minori titolari: Cubarsí e Lamine Yamal”] e la consapevolezza che non c’è nulla di definitivo dopo questa serata: “Sarebbe importante adesso mostrare il petto necessario senza esagerare, per non cadere nell’euforia e affrontare il prossimo duello europeo con la massima umiltà e fiducia”
Immenso Cubarsì, conferma Marca parlando di miglior Barcellona della stagione a sprazzi, con parecchia sofferenza nel secondo tempo.
Orfeo Suarez su El Mundo dice che “la crisi fa crescere, rende uomini. Non c’è altra scelta. Le situazioni avverse nascondono opportunità, e tra le tante avversità i calciatori imberbi del Barça sembrano usciti dall’ombra. Cubarsí, Fermín e Lamine Yamal lo hanno fatto nel giorno in cui si aspettano gli uomini, come dice spesso Simeone. La situazione attuale non consente a Xavi di dosarli, anche se il Barça dovrebbe imparare da quanto accaduto con Ansu Fati , Gavi o Pedri”
Anche Alfredo Relano, decano dei giornalisti calcistici, giurato spagnolo del Pallone d’oro, celebra Cubarsì, “un difensore così giovane e così bravo è un prodigio raro” ha scritto su As, parlando di vittoria liberatrice, ristoratrice – che segnano un prima e un dopo.
IL NAPOLI
Al Napoli rimane un dopo tutto da scoprire e da riempire. Marco Ciriello sul Mattino dice che “sulla collina del Montjuic, nello Stadio Olimpico Lluís Companys, un fantasma si è aggirato per il campo, e quel fantasma si chiama Victor Osimhen. Tutta la sua partita è stata una fuga in avanti, nel futuro. Una sera pesante, che tiene insieme tutto: i due allenatori sbagliati, Garcia e Mazzarri, il buco in difesa mai riempito, e l’attaccante con il corpo a Napoli e la testa altrove dalla passata stagione. Tanto che i continui colpi teatrali di Aurelio De Laurentiis sembrano una strategia per coprire quello che è un anno triste per il Napoli. Il vero Osimhen in una serata del genere avrebbe segnato tre gol, quello che ha giocato ha scritto una cartolina d’addio al Napoli. Cara squadra è stato bello, il mio impegno è al minimo, il resto sono ricordi. Adieu”
Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta considera: “Non sappiamo che intenzioni abbia De Laurentiis, ma il lavoro di Calzona è evidente e la rifondazione può essere finanziata con le cessioni di Osimhen e Kvaratskhelia. Se vogliono andare, vadano. A Barcellona non sono pervenuti”
Antonio Giordano sul Corriere dello sport-stadio dice che è stato “bello, persino bellissimo: però ciò che resta della magìa del passato è il ricordo struggente e pure un filo di rabbia per averla tenuta viva per così poco tempo. Lo scudetto è depositato nei libri di Storia del calcio italiano ma adesso che pure la Champions è svanita, che il Mondiale per club è della Juventus, al Napoli di De Laurentiis non restano che i cocci di un anno devastante, certificato dal Barcellona con un 3-1 ch’è la sintesi di errori giganteschi, compresi quelli arbitrali: il calcio non fa sconti e la gloria è figlia dei Progetti”.
Il direttore Ivan Zazzaroni commenta: “Considerati i progressi della squadra con Calzona, mi sono fatto un’idea chiara sul valore della continuità e del rimpianto”.
TRAMONTI
Mundo Deportivo racconta la fine dei sorteggi con le mani nelle ciotole e le palline che girano. Venerdì a Nyon sarà l’ultimo. A partire dalla prossima stagione: la rivoluzione. La Champions XL con un unico girone da 36 squadre, otto giornate anziché sei, sorteggio del 29 agosto 2024 a cura del computer. “L’hype è finito – scrive il giornale catalno – e sarà un computer a decidere quali otto squadre (quattro in casa e quattro in trasferta) saranno affrontate da ciascuna delle 36 partecipanti”.