La Francia non sa più vincere le corse a tappe

  Finché tutto si consuma in un giorno, i francesi sanno far sentire il rumore dei loro pedali e il suono che fanno i freni. Hanno ripreso a mettere le loro ruote davanti agli altri con Thibaut Pinot al Lombardia del 2018 e Julian Alaphilippe alla Sanremo del 2019. Fatta salva la parentesi misteriosa e controversa di Démare alla Sanremo del 2016, non vincevano una Classica dal Lombardia di Jalabert del ‘97. Hanno ricominciato. A singhiozzi, ma hanno ricominciato. 

È nelle corse a tappe che proprio non riescono a venir fuori da un tunnel nel quale si sono infilati contro la storia e la tradizione. Non vincono il Giro dal 1989 [Laurent Fignon], non vincono il Tour dal 1985 [Bernard Hinault], non vincono la Vuelta dal 1995 [Laurent Jalabert]. Non vincono neppure le corse a tappe di più breve durata, quelle che si spengono nel giro di una settimana, come la Tirreno-Adriatico e la Parigi-Nizza di questi giorni. Non accadrà neppure stavolta. A Nizza non c’è un successore di Laurent Jalabert dal 1997, sull’Adriatico la Francia non ha vinto mai. In giro per il mondo le cose non vanno diversamente. L’ultimo successo resta quello di Christophe Moreau al Delfinato nel 2007. 

Diciassette anni quasi. Ne ha scritto L’Équipe contando l’attesa. Nel mese di ottobre qualcosa poteva succedere al Giro del Guangxi, in Cina, dove fino all’ultimo giorno Rémy Rochas ha dato l’idea di poter recuperare i sei secondi di distacco da Milan Vader. Non una corsa di primo piano, ma una corsa. Invece niente, nemmeno in Cina. Vai a capire perché, vai a capire cosa succede al paese che ha vinto 51 grandi Giri a tappe, una somma inferiore soltanto all’Italia [85], ma il paese che aspetta da più tempo fra i 12 dell’élite. 

«Resta un’anomalia, perché trovo che qualcuno avrebbe potuto vincere, ma la moneta non è caduta dalla parte giusta» spiega al giornale francese Romain Bardet, uno dei più assidui sul podio. 

Ci sono state 231 gare a tappe del World Tour dal Delfinato di Christophe Moreau del 2007, quattordici secondi di vantaggio su Cadel Evans. David Gaudu poteva essere un nome da spendere questa settimana, ma ha preso 6 minuti per una caduta mercoledì. Vincent Lavenu, direttore sportivo della Decathlon-AG2R La Mondiale, dice che questo non gli pare proprio il momento giusto per sperare, considerati gli extraterresti che ci sono in giro. I Pogacar e i Vingegaard. Ma prima di loro parevano extraterrestri i Froome, i Wiggins, gli Sky in generale. Fenomeni per giunta ingaggiati dalle squadre con i budget più alti, in grado dunque di mettergli attorno compagni di squadra all’altezza delle aspettative. 

«I grandi team come UAE o Visma hanno i migliori corridori, possono vincere quasi tutte le gare» osserva Latour, andato in fuga giovedì sulla strada per Sisteron. «Per pensare di vincere una Parigi-Nizza, un Delfinato o un Grande Giro, ci vuole una squadra davvero solida, e sappiamo cosa significa: soldi»

Può darsi, ma da Moreau a oggi sono stati 103 i corridori diversi che hanno vinto almeno una corsa nel World Tour e di 26 nazioni differenti. La Spagna è in cima all’elenco con 38 corse, dopo vengono la Gran Bretagna con 30 e la Slovenia con 27. L’Italia è al sesto posto con 17 e ci pare di essere in crisi. 

Secondo L’Équipe la mancanza di un corridore forte a cronometro priva la Francia della possibilità di imporsi nelle corse di una settimana. «È chiaro che alcune gare sono più aperte di altre, il Giro di Polonia, l’Australia – ricorda Tony Gallopin, tre volte fra i primi-10 alla Parigi-Nizza, oggi direttore sportivo della Lotto – ma personalmente sognavo di vincere a Nizza, non in Polonia. Dipende dalle motivazioni e dalle ambizioni di ognuno». Un notaio direbbe che il Giro di Polonia 2019 è andato a Pavel Sivakov, francese. Ma lo è oggi, non all’epoca in cui correva da russo, prima di prendere il nuovo passaporto nell’inverno del 2022.

I GIORNI FELICI DI CHRISTOPHE MOREAU

 

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