Che cosa sappiamo dell’inchiesta sul Milan. Il filo che porta fino a Lille

C’è stata a lungo intorno al Milan un’aria pasoliniana da Io so. È successo quando il dopo Berlusconi si è riempito degli Yonghong Li e dei Bee Taechaubol. È successo quando tre giornalisti del New York Times, in un lungo articolo, posero parecchi dubbi sul reale patrimonio dell’imprenditore cinese e del suo gruppo, indicato come proprietario di una miniera di fosforo . il suo affare principale – che invece pareva tra le mani di una società con quattro padroni differenti in due anni, e solo uno legato davvero al presidente del Milan, neppure per vie dirette. 

Le finanze del Milan preoccupavano l’UEFA, mentre in Italia tutto pareva scorrere più placidamente, senza scossoni, senza troppa curiosità intorno a un misterioso blob nel quale si faceva fatica a distinguere la gelatina dalla polpa. I più audaci si spingevano a domandarsi che cosa facesse mai la Covisoc, in cosa consistesse la sua opera di vigilanza sui bilanci dei club di serie A e sulle operazioni di cessione di una proprietà. 

 

UN’INCHIESTA SIMILE SUL LILLE

Le ombre e la nebbia non si sono diradati neppure nei passaggi successivi. Era il 15 aprile del 2022 quando L’Équipe dalla Francia si occupava della proprietà del Lille. Ma non solo del Lille. Della proprietà del Lille e del Milan, domandandosi se il fondo di investimento Elliott stesse controllando sia la squadra milanese sia quella nel nord della Francia. Una materia che stava parecchio a cuore alla UEFA, fortemente interessata alla struttura del fondo proprietario del Lille, Merlyn Partners, di cui Elliott era uno dei principali creditori. Era in quel modo – spiegava L’Équipe – che avrebbe esercitato indirettamente il suo potere decisionale. 

Perdipiù Milan e Lille partecipavano alla stessa Europa League, così come Lipsia e Salisburgo in dialogo continuo dentro la galassia Red Bull erano state autorizzate a sfidarsi a loro volte nella stessa Coppa. Il mal comune non meritava di sminuire l’attenzione sulle relazioni tra Lille e Milan. 

“L’attuale vicinanza – scriveva L’Equipe – potrebbe spiegare l’addio di Mike Maignan per 15 milioni, la scorsa estate”. Era un’inchiesta dettagliatissima. 

Il 18 dicembre 2020 il Lille era passato da Gérard Lopez al fondo Elliott, prima che tutte le azioni fossero trasferite a Merlyn Partners SCSp, fondo di investimento lussemburghese che aveva rilevato anche il debito del Lille, detenuto dalla holding lussemburghese Lux Royalty. Per far ciò, nel novembre 2020 era stata creata una società di gestione, la Callisto Sporting Srl, iscritta al registro delle imprese del Lussemburgo. 

Maarten Petermann, manager di Merlyn, spiegò per iscritto al giornale francese che la gestione era avvenuta sotto forma di società in accomandita, non era possibile conoscere i nomi degli sponsor, attraverso un fondo feeder nelle Isole Cayman. Ecco. 

 

LE OPACITÀ IN FRANCIA

“Un’opacità” scriveva L’Équipe due anni fa, ricordando la definizione di fondo avvoltoio per Elliott. Un’opacità che all’inizio del 2021 aveva spinto il Crédit Mutuel Nord Europe, partner finanziario del Lille, a rifiutare ai nuovi proprietari una linea di credito di 50 milioni di euro, precedentemente concessa. “La banca – si leggeva sul giornale francese – non voleva più riconoscere i conti del club, per mancanza di garanzie e di sufficienti informazioni sulla provenienza dei fondi”. L’estate precedente il Lille aveva ceduto Victor Osimhen al Napoli registrando a bilancio un valore complessivo di 70 milioni, con modalità sulle quali indaga la Procura di Roma. 

Il manager di Merlyn con cui L’Équipe parlò era un olandese residente a Londra, un ex dipendente della banca americana JP Morgan, in passato collaboratore di Elliott, come negoziatore nell’ambito di operazioni relative al riacquisto del debito sovrano argentino, una delle operazioni più controverse nel passato del fondo USA. 

Come filiale di Merlyn, la Callisto si faceva carico di tutto il debito del club campione di Francia. Il capitale sociale passò dai 12.000 euro del 7 dicembre 2020 ai 22.000 euro del 28 aprile 2021. “Non una somma in grado di soddisfare le esigenze del club” faceva notare L’Équipe. 

A maggio 2021 il capitale sociale era stato aumentato di altri 10.000 euro per facilitare l’emissione di nuove azioni A2, attraverso le quali sono collegate al Lille due società registrate con il nome di Birch International I LLC e Birch Associates I LLC. 

Allora quelli de l’Équipe risalirono alla proprietà di queste due scatole. Le Birch sono registrate a Wilmington, nel Delaware, un altro paradiso fiscale. La loro sede è domiciliata al seguente indirizzo: presso Elliott Investment Management LP, Phillips Point, East Tower, Suite 1000, 777 South Flagler Drive 33401 West Palm Beach (Florida). 

Petermann riconosceva che Elliott rimane un creditore del Lille e secondo L’Equipe poteva esercitare la sua influenza sportiva attraverso tre rappresentanti nel consiglio di amministrazione del club: Ariel Roskis, David Syed e Laurent Manuel. 

“Il fondo Merlyn che ha rilevato il Lille – continuava il giornale francese – sembra non avere altre reali attività economiche e il suo gestore, Maarten Petermann, secondo le nostre informazioni, non ha investito denaro nel club, il che solleva la questione dell’identità del proprietario effettivo. Secondo le nostre fonti, Merlyn nasconde la presenza di Elliott e del suo capo, Gordon Singer, figlio di Paul, fondatore del fondo, il quale mantiene il controllo del Lille tramite le società Birch e le azioni A2 sopra citate, i cui titolari siedono nel consiglio di Callisto”. 

 

LA CESSIONE DEL MILAN POCO DOPO

Tutto questo succedeva due anni fa, mentre la Gazzetta era impegnata in una campagna sulle multiproprietà di Lotito e De Laurentiis. Il giorno dopo i quotidiani italiani riprendevano la notizia arrivata dalla Francia e la collegavano a una accelerazione nella vendita del Milan. In quelle ore circolava il nome di Investcorp, un fondo mediorientale citato di striscio da L’Équipe nella sua inchiesta. 

Arianna Ravelli sul Corriere della sera scrisse che “l’accelerazione per la cessione del Milan sarebbe una conseguenza per togliersi da quest’impiccio. Più probabilmente, può essere un’occasione ghiotta per molti”. Il Sole 24 ore spiegava la strategia blobale di Investcorp. La Gazzetta esultava in prima pagina: “Un miliardo per il Milan. Progetto da top. Sarebbe la squadra più pagata di sempre. Investcorp col Milan pensa in grande”. 

Alessandro F. Giudice, firma economica del Corriere dello sport-stadio in quelle ore analizzava:

“Che prima dell’arrivo di Elliott il Milan fosse gestito male è fuori discussione: lo dicono i risultati economici (disastrosi) e quelli sportivi. Che abbia imboccato una strada di creazione di valore appare evidente: la squadra è tornata a lottare per il primato in Serie A dopo anni di stenti e ritrovato un posto in Champions mentre, sul piano finanziario, il club non assorbe cassa ormai da un anno (la posizione finanziaria netta è in deciso miglioramento) e ha invertito la tendenza all’erosione del fatturato presentando perfino una semestrale in utile (seppure grazie al ricavo straordinario realizzato dalla cessione di Casa Milan). Che lo abbia fatto con marcata discontinuità gestionale è pure evidente: il contenimento dei costi, la rinuncia ad assecondare pretese eccessive di alcuni giocatori fino al punto di perderli a zero, la valorizzazione dello scouting, l’uso dei dati nella selezione degli acquisti, l’indisponibilità ad alimentare aste sono scelte gestionali che stanno già facendo scuola in altri club. Stupisce semmai il timing”.

 

L’APPARIZIONE DI REDBIRD

L’UEFA stava addosso a Elliott, la stampa internazionale pure. Così, mentre  L’Équipe sospettava che Elliott controllasse in modo occulto il Lille – da creditore – il Milan trovò un compratore, non in Investcorp come pareva, ma nella RedBird di Gerry Cardinale.

Sono queste le radici che bisogna conoscere per capire cosa sta accadendo ora alla Procura di Milano, dove indagano proprio sull’ipotesi che Elliott sia rimasto il vero proprietario del Milan e che certi passaggi siano stati nascosti alla Covisoc. 

Marco Iaria, apprezzata firma economica della Gazzetta, la settimana scorsa scriveva di Elliott e RedBird a proposito dei poteri concessi da Cardinale a Zlatan Ibrahimovic. Scriveva Iaria che un’investitura del genere è “talmente dirompente da aver richiesto un passaggio supplementare”. Secondo Iaria, c’era stato il via libera del fondo di Paul Singer, perché finora Gerry Cardinale “si era sempre mosso nel segno della continuità”.

Un via libera che sarebbe stato appunto figlio delle condizioni economiche concordate all’atto dell’acquisto del club e nel momento del prestito da 550 milioni arrivato dal fondo. La metà del valore totale dell’operazione. Un prestito, spiegava Iaria, a un tasso d’interesse del 7%, fanno 40 milioni di oneri all’anno, fino al rimborso stabilito nel 2025, a tre anni dall’emissione, per un totale di circa 665 milioni.

“Un’operazione così concepita – scriveva Iaria – avrà richiesto un’appendice di clausole a favore del soggetto che si privava di un bene così prezioso e, allo stesso tempo, si esponeva finanziariamente nella riuscita del progetto. E in effetti Elliott ha preteso e ottenuto il pegno sul 99,93% delle azioni del Milan cedute ad Acm Bidco. È un rapporto stretto, un abbraccio di interessi”.

 

COSA RISCHIA IL MILAN

Fornire informazioni «mendaci, reticenti o parziali» su una cessione di proprietà prevede dalla penalizzazione di uno o più punti in classifica, fino alla retrocessione e l’esclusione dal campionato. 

Luigi Ferrarella sul Corriere della sera di stamattina spiega

“Tra gli indizi d’accusa c’è la relazione trimestrale del Milan il 27 maggio 2022 alla Figc, silente sul preliminare di vendita sottoscritto appena 24 ore prima, per di più senza la parte di verbale d’assemblea in cui il socio di minoranza Blue Skye chiedeva lumi sulle voci di vendita. Un documento nello studio «Legance Associati» (consulente di RedBird) mostrerebbe che, quando Gordon Singer (figlio del fondatore di Elliott) giurava non ci fossero trattative di vendita del Milan, non diceva il vero a Blue Skye, perché invece almeno già da fine 2021 stava contrattando con RedBird l’affare concluso il 31 agosto 2022 da Cardinale. Che peraltro in cima alla propria catena di società ne issava una collocata nel Delaware allo stesso indirizzo di due società che per Elliott avevano controllato la società usata per rilevare il Milan, Project RedBlack. In più, mentre RedBird nelle comunicazioni alla Figc attesta che la metà di pagamento del Milan (in soldi) venga da un certo proprio fondo, in quelle alla Sec (che vigila sulla Borsa americana) «sembra emergere che la maggior parte del capitale usato per la compravendita venga da un veicolo societario non riferibile» a RedBird.

E poi c’è il documento più nuovo, finito in mano agli inquirenti non si sa come: una «presentazione» dell’attuale assetto rossonero preparata dalla dirigenza del Milan per i colloqui avuti a fine 2023 con «investitori del mondo arabo», e che al Nucleo di polizia valutaria GdF fa concludere «che il vendor loan», cioè il controverso prestito fatto nel 2022 dal venditore Elliott al compratore RedBird, tutt’oggi «garantisca a Elliott la proprietà di parte del Milan». E questo perché, nello schema proposto dal Milan agli arabi, RedBird (100% del Milan con 679,5 milioni al 31 dicembre 2023) scenderebbe al 58,2% (ma a fronte di un investimento che rimarrebbe immutato) nel caso in cui un nuovo investitore acquisisse il 41,7% del Milan ricomprando per 487,5 milioni l’80% del famoso prestito, di cui resterebbe una parte pari a 121,9 milioni”.

 

LA FIGURA DI PAOLO SCARONI, NON INDAGATO

Paolo Scaroni non è stato indagato perché le comunicazioni sono in capo all’ad di una società. È una figura che ha attraversato molte delle fasi societarie recenti. Il 14 aprile 2017 è entrato a far parte del consiglio di amministrazione dopo la cessione del club dalla Fininvest a Yonghong Li. Ma non è uscito di scena con Li. Il 21 luglio 2018, dopo il passaggio al fondo Elliott, è stato addirittura nominato presidente, con l’interim da amministratore delegato fino al 5 dicembre 2018, quando quel ruolo effettivamente finì a Ivan Gazidis. Il 14 settembre 2022 un nuovo passaggio di proprietà, eppure a fronte di una discontinuità aziendale da presentare all’UEFA, con l’arrivo del fondo RedBird Capital Partners, Scaroni non esce di scena, anzi, viene confermato nel suo ruolo di presidente.

 

Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport-stadio stamattina spiega

“In casi simili, il debito viene prestato da banche di investimento specializzate in queste operazioni, di solito a tassi piuttosto sostenuti. RedBird si accordò invece con Elliott per ricevere da quest’ultimo la provvista per completare l’acquisizione, prassi non insolita in operazioni di questo tipo, chiamata vendor loan. Per RedBird la motivazione era evidente già nel tasso (circa 7%) decisamente più contenuto rispetto a quanto avrebbe potuto ottenere dalle banche. Per Elliott il vantaggio risiedeva nel facilitare una cessione da cui realizzava una plusvalenza importante (400 milioni di utile in cinque anni) sostituendo capitale di rischio con capitale di debito, destinato a essere restituito. Investendo cioè poco più del profitto ricavato dall’operazione. 

In questo tipo di operazioni capita sovente che le parti stipulino patti parasociali con cui si impegnano a nominare rappresentanti nel CdA o concedere diritti di consultazione per determinate operazioni. La tesi dei pm sarebbe che Elliott si sia spinto molto oltre nel potere di influenza, al punto da essere il proprietario occulto del Milan. Dove sarebbe il reato? Non essendo illecito che due soggetti privati stipulino contratti (il Milan non è quotato e perciò non soggetto a vigilanza Consob o Banktalia) l’ipotesi sarebbe di avere ostacolato la vigilanza della FIGC (magari della Covisoc) omettendo di comunicare la vera titolarità delle azioni. Che sarebbe di Elliott ancorché tutte le carte – anche da noi consultate e pubblicamente consultabili – la attribuiscano a RedBird. Il tema sarà anche capire se la Covisoc si configuri come organo di vigilanza meritevole di tutela penale perché anche in questo caso siamo in un territorio giuridico che pare inesplorato”.

Arianna Ravelli sul Corriere della sera ricostruisce le possibili sanzioni per il club rossonero, ricorda la questione delle norme Uefa che vietano le multiproprietà per squadre che partecipano alle competizioni europee e aggiunge che “in questo caso, bisognerebbe dimostrare, oltre che Elliott è proprietario del Milan, che lo sia mai stato del Lille (al precedente presidente, Elliott e Jp Morgan avevano prestato nel 2018 140 milioni, ma la proprietà è cambiata nel 2020, prima dell’acquisto del Milan da parte di RedBird)”.

Così si torna all’inchiesta de L’Équipe. E forse pure a quell’antica aria pasoliniana che non lascia il Milan da un decennio.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.