I 40mila punti di LeBron: il suo marcatore, suo figlio, l’ombra di MJ

     Stavolta l’uomo entrato suo malgrado nella storia si chiama Michael Porter jr. è un ragazzo del Missouri uscito dall’università dopo un anno solo per andare a giocare tra i professionisti della NBA. Suo padre è afro-discendente, sua madre ha origini europee. Lo hanno cresciuto da vegetariano, a 22 anni ha cambiato idea. Eravamo nel pieno della pandemia, erano i giorni in cui andò su Snapchat a dire che la malattia era ovviamente usata per uno scopo più ampio, per il controllo delle persone, dove l’enfasi in questa storia sta sulla parola ovviamente. «Chissà cosa succederà quando uscirà il vaccino», si domandava. Gli cancellarono il post per violazione delle linee guida. Il commissioner Adam Silver scosse la testa. Disse: «I ragazzi sono giovani, ogni tanto dicono delle scemenze», mentre il suo coach Michael Malone disse che non era compito suo mettere la museruola ai giocatori. 

Insomma, Michael Porter jr è entrato nella storia per essere l’uomo che difendeva su Lebron James la notte in cui segnò il suo punto numero 40mila, un sottomano a 10:39 dalla fine del secondo quarto, nella partita persa dai Lakers per 124-114 contro i Denver Nuggets. A LeBron bastavano 9 punti. Quando prima della partita Nikola Jokic gli si è parato davanti e l’ha minacciato di una marcatura dura, durissima, per non farlo arrivare a 8, Lebron l’ha guardato storto. «Sto scherzando» gli ha dovuto dire il serbo, allora LeBron si è fatto una risata. Si sa com’è fatto quel vecchiaccio. «Essere il primo a far qualcosa è davvero bello. Ma per me la cosa più importante, come sempre, è vincere. Odio che tutto questo sia accaduto con una sconfitta».

 

Nel giorno in cui si è ripreso a parlare di Bronny James in NBA [qui su ESPN] e delle pressioni che gli toccherebbe vivere da figlio di cotanto padre, il cotanto padre ha detto di aver riguardato prima della partita alcune immagini di 21 anni fa, quando in uno spot pubblicitario mettevano il suo nome accanto a quello dei grandi di questo sport. Non aveva ancora neppure fatto un palleggio, un tiro, un’infrazione di passi, niente. Aveva 18 anni e adesso dice che nessun ragazzino deve mai più essere sottoposto a tutto questo. Non glielo augura, ecco, perché ancora adesso avverte la sensazione di un mondo che disiderava di vederlo fallire.  

Il Washington Post ha tirato fuori questo grafico e dice woody-allenianamente con Ben Golliver che LeBron ha fondato un nuovo club di cui fa parte da solo. Nel Club dei 30mila punti almeno sono in sette – gli altri: Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant, Michael Jordan, Dirk Nowitzki e Wilt Chamberlain – come dire lo 0,0014% dei giocatori che hanno mai giocato in NBA. 

 

 

 

Per Sports Illustrated LeBron è un ageless, senza età, ma questo ageless non basta ai Lakers, come sottolinea Dan Woike sul giornale della città. Il Los Angeles Times parla di celebrazioni limitate per via della sconfitta, per giunta nella partita contro Denver, la squadra campione inc arica, come si fa a non vedere allora la distanza dei Lakers di oggi dalla crema. È la squadra da cui sono stati fatti fuori agli ultimi play-off. E a guardare bene le cose, il divario sembra pure cresciuto. In tre partite di questa stagione contro i Lakers, i Nuggets hanno dominato il quarto quarto, segnando 153,1 punti ogni 100 possessi. È il tasso di l’efficienza più alto nell’ultimo periodo per i Nuggets contro qualsiasi avversario.

Sam Amick, un jordaniano di ferro che scrive su The Athletic, ha consegnato un pezzo che sa quasi di resa. È vero, dice che MJ resterà insuperabile per chi era giovane negli anni Ottanta e Novanta [sospiro], ma questo capitolo finale che James sta scrivendo, questa lunga chiusura di sipario con cui sta devastando tutti i libri dei record, è sufficiente per convincermi che l’annoso dibattito sul GOAT è finito. Non perché James sia il vincitore, ma perché le loro storie sono diventate così diverse che gli infiniti confronti stanno diventando sempre più inutili ogni anno che passa. Si possono amare Picasso e Da Vinci insieme, e lasciare le cose come stanno. Ci sono abbastanza fiori per tutti.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.