La morte di Artur Jorge, l’allenatore con due lauree

Artur Jorge vinse una Coppa dei Campioni con un gol di tacco e un secondo segnato da un brasiliano cresciuto tra la neve di Avellino. Il suo Porto è stato una delle sorprese più grandi nella storia del torneo, anno 1987, quello del tacco di Madjer e del graffio di Juary. Licia Granello su Repubblica raccontava che il miglior giocatore stava in panchina [Walter Casagrande] e che al Porto nessuno si lamenta mai: prima della finale si sono infortunati i suoi due uomini bandiera, Gomes e Lima Pereira. Nel pomeriggio di mercoledì ha dato forfait anche Pacheco. E oggi, a coppa appena vinta, metà dei suoi giocatori sono già in predicato di andare altrove. La vittoria del caso, allora? La risposta è nelle grandi mani di Artur Jorge, il quarantenne tecnico del Porto. Parla perfettamente sei lingue. Ha smesso di giocare a trentun anni, per una frattura (“Ma era già in declino, l’infortunio è stato solo un buon motivo in più”). Dopo l’università il vecchio allenatore del Porto, Pedroto, l’ha preso con sè. Ha assunto la guida in primis subito dopo la finale di Coppa delle Coppe persa a Basilea contro la Juventus, tre anni fa. E in questi tre anni il Porto ha vinto due scudetti e due coppe nazionali, la Coppa dei Campioni. Il suo più stretto collaboratore è il professor Neto, fisioterapista trentanovenne con l’hobby delle cifre, che segue le partite dalla tribuna, producendo degli “score” particolareggiati”. 

 

 

Artur Jorge è morto a 78 anni dopo una lunga malattia. Su Repubblica Gianni Mura scrisse all’epoca della Coppa che aveva “i baffoni alla Nando Dalla Chiesa”. Raccontava la persona dalle due lauree, che scrive libri di versi, che cita Camus e la Yourcenar, che parla cinque lingue e s’è diplomato maestro dello sport alla famosa (e quasi inaccessibile) scuola di Lipsia”. Ecco perché alla vigilia della finale della Coppa dei Campioni a Vienna, prima di battere il Bayern, sorprese la stampa al seguito parlando un tedesco perfetto, grazie alla laurea in filologia germanica ricorda Paolo Tomaselli sul Corriere della sera.

Dieci anni dopo quel trionfo, il nome di Artur Jorge finì in cronaca perché diventò il primo cittì picchiato da un calciatore che non aveva chiamato in Nazionale. “A Sacchi lo volevano menare – scrisse il Corriere della sera – perché ne aveva chiamati troppi (93). Artur Jorge, c.t. del Portogallo, è finito k.o. perché non ne ha chiamato uno. Si dice che non esiste più il concetto di patria, ma il Portogallo è una giovane democrazia e indossare la maglia della nazionale è ancora un privilegio ambito e la delusione può anche portare a reazioni estreme”.

L’aggressore era Sa Pinto.

 

 

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