La Spagna ha un problema con l’antidoping

Tra 200 giorni saremo tutti riuniti intorno al sacro fuoco di Olimpia, acceso ai piedi della torre Eiffel, ma la Spagna non ha cominciato l’avvicinamento ai Giochi nella maniera migliore. Il sito Relevo ha sollevato a Capodanno grosse obiezioni sulla maniera in cui sono stati gestiti i controlli antidoping da parte della Celad, l’agenzia nazionale con un passato tutt’altro che candido. Nel 2016 era stata già sanzionata dalla Wada, l’ente mondiale. 

Stanno ora emergendo scappatoie e sotterfugi adoperati per insabbiare le positività e sorvolare, tirare avanti senza disporre sanzioni. Secondo quanto riferisce Relevo, un caso del 2019 coinvolge un atleta di spicco [fatalmente si è acceso il toto-nomi], uscito dalle strrettoie per un cavillo legale sulla notifica. Un altro caso, secondo quanto riportato da El Diario, ha coinvolto il centometrista Patrick Chinedu Ike, positivo al norandrosterone e al noretiocolanolone quattro anni fa. Il Celad non ha aperto un’indagine e lui ha continuato a correre. Inoltre viene messo sotto accusa l’uso retroattivo delle esenzioni per uso terapeutico [Tue], applicato alla maratoneta Majida Maayouf. La Wada stessa non nne esce bene. Sarebbe in possesso di una grossa mole di documenti ma ha chiuso un occhio oppure – ha scritto Cosimo Cito su Repubblica non aveva gli strumenti per controllare la negligenza del sistema

Celad usufruisce di finanziamenti pubblici. Il direttore José Luis Terreros e il capo del dipartimento di controllo antidoping Jesús Muñoz-Guerra pare che fossero al corrente del fatto che i test venivano effettuati da un unico ispettore, contro le regole. Ora la Wada minaccia gravi conseguenze se Terreros non si farà da parte. 

 

Un grandissimo pasticcio sul quale stamattina si sofferma senza indulgenze Juan Gutiérrez, editorialista del quotidiano As. Nel suo intervento parla pure dei passaporti biologici, sospesi da alcuni giuristi che si sono ritenuti più furbi delle normative internazionali e che hanno messo lo sport spagnolo in condizione di difformità dall’Antidoping mondiale. Il Celad ha avuto la malaugurata idea di fermare le procedure. Un pasticcio dalle gravi conseguenze.

Il punto vero, come sottolinea Gutiérrez, è che la credibilità della Spagna è ancora una volta sotto i riflettori internazionali. Dall’esterno ci ricordano come un Paese incapace di chiarire l’Operacion Puerto, nella quale Alejandro Valverde doveva essere sanzionato in Italia, non qui, un Paese che ha giustificato con i governi al potere anche le infrazioni di stelle come Alberto Contador o Marta Domínguez. È logico che ora si pensi di nuovo che questi casi di positività siano stati congelati per coprire altri atleti. Non sto dicendo che sia così. Dico che è normale pensarlo. Un pasticcio che ricade su Terreros, ma in precedenza alimentato da politici e giudici privi di sensibilità verso la lotta al doping

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