La rivoluzione di Parigi 2024: portare bellezza nelle banlieues

Ora che dentro il 2024 ci siamo con entrambi i piedi, Parigi può far partire ufficialmente il conto alla rovescia verso i suoi Giochi olimpici, l’edizione numero tre per la città dopo quelle tenute nell’età dei pionieri, con De Coubertin ancora vivo, nel 1900 e nel 1924. Lunedì prossimo mancheranno 200 giorni alla cerimonia d’apertura e stamattina L’Équipe pubblica un’intervista di due pagine a Tony Estanguet, il gran capo del comitato organizzatore, ex canoista, tre ori olimpici per la Francia a Sydney 2000, Atene 2004 e Londra 2012. 

Estanguet fissa un po’ di paletti lungo la strada, quelli bravi la chiamano road map. Fa un paraustiello con la finale dei 100 metri, dice che «così come non puoi vincere una finale in pochi secondi se non ci lavori per anni» anche nella preparazione di un’Olimpiade si deve cominciare con grande anticipo. A febbraio conosceremo come sono fatte le medaglie. Estanguet ne tiene due delle sue in ufficio, quelle di Londra e Sydney, mentre quella di Atene è nella sua casa a Pau. A marzo è attesa la consegna delle chiavi del Villaggio da parte di Solideo. «Li ho amati tutti – racconta – ma quello di Sydney, la prima volta, è stato il più affascinante. Entrare in un ristorante dove ci sono 10mila atleti provenienti da duecento paesi, di tutti gli sport, giganti di oltre 2 metri, altri piccoli e giovani. Sei in mezzo a tutto questo, non conosci nessuno, spesso nemmeno i francesi, arrivi e ti rendi conto che esistono sport mai incrociati. In questo ristorante con tutte le cucine del mondo, persone vestite con abiti sgargianti, c’è un’atmosfera davvero straordinaria»

Il 16 aprile sarà il giorno dell’accensione della fiamma nel tempi di Olimpia. «Per statuto – spiega – dovrà essere sul posto. Non ci sono mai stato. Ero stato invitato prima di Tokyo ma non potei andarci e mi sono detto che il momento giusto sarebbe stato al nostro turno. È un momento molto solenne e simbolico». L’8 maggio la fiamma arriverà a Marsiglia. Estanguet non sarà a bordo della Bélem, la nave a tre alberi sponsorizzata dalla Caisse d’Épargne, partner di Parigi 2024, ma sarà sulla banchina al momento dell’attracco. «È stata una scelta simbolica portare la fiamma dalla Grecia in barca a vela. Continuiamo a prendere decisioni originali affinché questo progetto non sia solo la ripetizione di quanto fatto». 

La cerimonia di apertura sulla Senna è in programma il 26 luglio. Estanguet non arretra di un passo rispetto al progetto, nonostante i dubbi confessati qualche settimana fa dal presidente Macron in persona. L’Équipe ne aveva parlato il 21 dicembre [qui su Slalom]

«Sarà bellissimo – dice Estanguiet – un momento unico, eccezionale. Questo progetto è meraviglioso, ambizioso e audace. Divertiamoci! Lasciamoci trasportare da questo momento, da questa emozione, dal legame tra sport cultura e patrimonio artistico. Non vedo l’ora. Stiamo lacorando molto con Thomas Jolly, il direttore artistico delle cerimonie, con Thierry Reboul, direttore esecutivo e con tutti i team. Io non sarò sulla Senna perché è lo spazio degli atleti e deve essere tutto per loro. Ci sono persone che ogni giorno mi spiegano quanto il programma sia difficile e rischioso. Non ho bisogno che me lo dicano loro. Ma ho l’impressione che tutto questo sia ben chiaro, ben individuato e che tutto sia stato messo in atto per limitare i rischi. Io mi fido. C’è un momento, quando sei un atleta, in cui non hai necessariamente tutte le garanzie di riuscire prima della partenza, ma ormai sei dentro l’azione e ci provi. A pochi minuti da quel momento, dovremo fare proprio così, buttarci». 

 

Riprendiamoci la bellezza

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

È più o meno dello stesso tenore l’editoriale di Alexandra Schwartzbrod uscito in queste ore su Libération, il giornale della sinistra francese. E se ci riarmassimo di speranza – scrive – per usare questa parola bellicosa brandita almeno sette volte domenica sera da Emmanuel Macron durante il suo discorso? E se vedessimo i prossimi Giochi Olimpici come una celebrazione e non come una calamità?

È la rivoluzione sentimentale, ma quasi culturale, a cui ci invita Libération. E se iniziassimo a correre, arrampicarci, saltare, ballare, scivolare, tuffarci – continua l’editoriale – per entrare nell’atmosfera giusta con sette mesi di anticipo? Il mondo è così oscuro e ci sono così tante battaglie da combattere per contrastare o fermare pazzi di ogni tipo che possiamo, per un attimo, considerare che non bisogna dare per scontato il peggio. E che questi Giochi Olimpici, alla fine, arriveranno al momento giusto per convincerci del fatto che i paesi di questo mondo non sono condannati solo a farsi la guerra. Certo, Parigi sembra ancora in molti punti un cantiere a cielo aperto, cosa che irrita parecchi automobilisti. Ma a ben guardare i lavori olimpici sono quasi finiti. Solideo, l’azienda responsabile di tutto ciò, l’azienda che ha sudato freddo quando i costi dell’energia e delle materie prime hanno cominciato a salire alle stelle dopo l’invasione russa dell’Ucraina, si dice convinta di rispettare le scadenze, con piccole eccezioni. E senza aumentare il conto

Secondo Libération le vere preoccupazioni riguardano i trasporti, al punto che agli abitanti dell’Ile-de-France viene chiesto gentilmente di stare in smart working durante le Olimpiadi. Quanto alla sicurezza, si legge, resta un motivo di grande preoccupazione visto il clima geopolitico, ma i festeggiamenti di fine anno si sono svolti senza grossi problemi, anche sugli Champs-Élysées dove la folla era tanta

 

Le banlieues

▔▔▔▔▔▔▔

Non saranno solo i Giochi del Trocadéro, della torre Eiffel e degli Champs-Élysées. I residenti e gli amministratori delle periferie settentrionali, quelle più storicamente trascurate, prevedono cambiamenti duraturi e rigenerazione urbana come eredità dei Giochi. Ne ha scritto il Guardian con un reportage di Angelique Chrisafis da Saint-Ouen. L’era del gigantismo – dice il giornale inglese – è finita

Dopo mesi di contrasti e discussioni sul costo elevato dei biglietti [su Slalom qui], l’attenzione si sta spostando sul lascito sociale dei Giochi, sul loro impatto nella trasformazione delle comunità a basso reddito delle banlieue a nord di Parigi, uno dei settori più poveri della Francia, con una popolazione giovane e multietnica che soffre di discriminazioni, un tasso di disoccupazione superiore alla media. Il Guardian ricorda che Parigi 2024 ha presentato un dossier nel quale il 95% delle strutture sportive era pronto. La città non ha dovuto costruire uno stadio olimpico da zero come fece Londra per il 2012. Ha evitato qualsiasi struttura innovativa come la torre metallica di Stratford. I Giochi di Parigi hanno un budget relativamente modesto rispetto agli standard più recenti, pari a circa 7 miliardi di euro. L’80 percento degli investimenti è stato concentrato su Seine-Saint-Denis e i due progetti chiave, il Villaggio Olimpico e il centro acquatico

Uno degli obiettivi principali del Villaggio – spiega il Guardian – è riconciliare la periferia settentrionale più povera di Parigi con la Senna. Il cambiamento duraturo sarà la riapertura permanentemente dei tratti più trascurati del fiume nella periferia nord. Un tempo ignorate e inquinate dall’industria, queste sponde del fiume sono viste dai politici locali come un obiettivo chiave per le nuove abitazioni

Il Villaggio Olimpico sta sorgendo su un sito di 52 ettari lungo le rive del fiume, un tempo occupato da edifici industriali e magazzini, all’incrocio di Saint-Ouen, Saint-Denis e L’Île-Saint-Denis. Comprenderà scuole nuove e altre ristrutturate, parchi, beneficerà di un sistema di trasporti ampliato. Anziché creare un nuovo quartiere olimpico dal nulla, Parigi ha scelto un’area già oggetto di progetti di ristrutturazione. Il Guardian ha incontrato allora il sindaco socialista di Sanit-Ouen, Karim Bouamrane. Sulla scrivania ha una fotografia di sé stesso all’età di nove anni, seduto vicino a un edificio fatiscente, senza servizi igienici. Abitava là con i suoi genitori, una coppia di cittadini marocchini, un muratore e una casalinga. L’edificio oggi non esiste più, è stato demolito da tempo, ma era situato proprio nell’area del prossimo Villaggio Olimpico. «In questa foto – racconta lui alla giornalista venuta dall’Inghilterra – ero seduto ad aspettare che mio zio mi venisse a prendere in macchina e mi portasse a vedere il calcio, ero seccato perché non c’erano mezzi pubblici, avevo sempre paura di arrivare tardi».

Saint-Ouen oggi è una città di quasi 60mila abitanti, un’area operaia che attrae nuove aziende, tra cui la sede francese della Tesla di Elon Musk e il futuro quartier generale del servizio di intelligence francese. Quasi il 70% della popolazione ha meno di 45 anni. Anche per Bouamrane la chiave di tutto sta nella parola: bellezza. «Troppo spesso le persone – e anche i partiti di sinistra – hanno pensato che la bellezza fosse solo delle classi superiori. Io vengo dalla working classe e penso che la bellezza sia un’arma per dare orgoglio, identità e felicità alle persone»

LEGGI ANCORA

Il piano-B alla cerimonia olimpica sulla Senna esiste, eccome

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.