
Niente. Jürgen Klinsmann, a Gianni Brera, proprio non piaceva. Lo giudicava rozzo, e glielo scrisse. Vedeva in lui “limiti ben noti”, e scrisse pure quello. Una volta lo definì “da ricovero” e in un’altra vide nei suoi piedi “una granitica sordità”. Lo chiamò “povera anima” e un giocatore dalla “mesta broccaggine”, fino a dargli del tognino, il nome con il quale i soldati italiani al fronte chiamavano quelli austriaci durante la prima guerra mondiale. In Lombardia sta per grossolano, un sempliciotto ecco, a dirla tutta: uno zuccone. Un giorno che proprio non se ne poteva fare a meno di parlarne bene, gli scappò che era stato “un aspide”, ma fu un’eccezione, in generale invece gli toccava “vedere Klinsmann trepestare penosamente nei controlli di palla e nella scelta dei tempi di tiro”
Eppure, il povero Jürgen aveva vinto con la Germania i Mondiali del ‘90 e gli Europei del ‘96, era stato anche medaglia di bronzo alle Olimpiadi, aveva giocato con lo Stoccarda una finale di Coppa UEFA contro Maradona, aveva afferrato due scudetti con l’Inter e con il Bayern – e se non fosse venuto al mondo George Weah, avrebbe pure vinto il Pallone d’oro nel 95. Chiuse al secondo posto.
Filippo Maria Ricci sul Corriere della sera lo definì “il bomber che segnava solo i gol spettacolari (quelli facili mai, forse per un senso di cortesia eccessivamente spiccato)”. Lo hanno messo pure nella Enciclopedia dello sport della Treccani, come un uomo “colto, ecologista, schivo, lontano dagli schemi tipici dell’apparire, frequenti nel mondo del calcio. In effetti a Milano finirono per cambiargli un po’ alla volta il soprannome. Era stato accolto sulla Gazzetta come un Kataklinsmann, piano piano era diventato la Pantegana Bionda per colpa della Gialappa’s. I tre hanno sempre detto che non si trattava di una presa in giro – ma figuriamoci – era bonario, casomai sfottevano Pancev che era il ramarro marrone.
Quando Zeman esordì col suo Foggia in serie A, negli spogliatoi di San Siro gli venne un’idea. Disse che Klinsmann lo avrebbe marcato Matrecano, preso dalla Turris in C2 per 25 milioni di lire. Klinsmann non vide mai la palla, allora alla trasferta successiva il Boemo prese Matrecano da parte e gli sussurrò: – Tu oggi marchi Van Basten. Solo che Van Basten fece tre gol. L’altro zonagro dell’epoca, Corrado Orrico, con Jürgen Klinsmann discuteva di arte, mentre con Lothar Matthäus gli toccava parlare solo di finanza.
Massimo Lopes Pegna sulla Gazzetta una volta ha scritto che Klinsmann “a Milano se lo ricordano per la tripletta al Cagliari alla prima giornata del campionato del ’90, ma soprattutto per il Maggiolone con cui gironzolava in centro. Era forte di testa, veloce come Carl Lewis, ma a volte scivolava sui tocchi più facili. Simpatico, ma riservato. E tremendamente alternativo: alle vacanze alla moda aveva sempre preferito quelle on the road. Sognava la California, dove scappava appena poteva”.
Alla fine ci andò, ci andò per davvero, e Klinsmann divenne mezzo americano. Andò per mettere la maglia dell’Orange County Blue Star e sarebbe tornato per allenare la nazionale [2011-2016], dopo aver scoperto come si sta seduti in panchina su quella della Germania. Quando Jürgen era il cittì nel suo paese, propose di cambiare il colore della seconda maglia rinunciando al verde. Non la presero bene. Voleva smantellare regole e tradizioni. Luca Valdiserri sul Corriere della sera ha raccontato che fu peggior ancora quando impose lo psicologo. “Ruppe un tabù. Non è vero che i calciatori sono giovani, forti e senza problemi. Anche tra loro esistono dipendenze da alcol o droga, omosessualità spesso nascosta, depressione”. Robert Enke si sarebbe suicidato nel 2009 all’età di 32 anni gettandosi sotto un treno. “Per un po’ – ha scritto Valdiserri – Klinsi si sentì come Don Chisciotte contro i mulini a vento. Si appoggiò al suo Sancho Panza, che di nome faceva Joachim Löw, detto Jogi, come l’orso del parco di Yellowstone”.
Con tutto questo mondo dentro, il Tognino e la Pantegana, il colto e l’alternativo, è andato a sedersi sulla panchina della Corea del Sud per porre fine a 64 anni di attesa, 64 anni senza vincere la Coppa d’Asia. Lavora in mezzo all’ottimismo, ma ottimismo vuol dire anche pressione. La Corea è la seconda grande favorita per il titolo dietro al Giappone. Insieme all’Arabia Saudita è la squadra con più finali, l’ultima nel 2015 persa ai supplementari con l’Australia. Undici dei 26 calciatori di Klinsmann giocano in patria, cinque nell’Ulsan. Possono farcela, scrive The Athletic, prima di tutto perché c’è Son – ma soprattutto perché finalmente non c’è soltanto Son. Hwang Hee-chan ha segnato 10 gol in Premier con il Wolverhampton, Lee Kang-in è stato scelto dal PSG per rimpiazzare Messi, Kim Min-jae è il miglior difensore del mondo secondo la classifica del Pallone d’oro, l’unico del suo ruolo fra i primi-trenta. Hong Hyun-seok al Ghent e Hwang In-beom alla Stella Rossa hanno altra esperienza di calcio internazionale, gli emergenti stanno al Celtic e sono Yang Hyun-jun e Oh Hyeon-gyu.
Tutto bene, allora? Eh no, scrive Jack Pitt-Brooke, tutto bene no, la colpa è proprio dell’aspide.
“Se c’è un senso di disagio, o un motivo per non essere pienamente ottimisti – dice The Athletic – forse dipende dall’allenatore. Klinsmann è un nome importante con cui è stato sostituito Paulo Bento nel febbraio 2023. Conosce a fondo il calcio internazionale ma al pubblico sudcoreano non è piaciuta la decisione di stabilirsi fuori dal paese. I tifosi vogliono vedere il proprio cittì pienamente coinvolto nella vita calcistica della nazione. Anziché passare il tempo a guardare il campionato coreano, Klinsmann preferisce i viaggi all’estero. Ha causato così una reazione negativa, alcuni mettono in dubbio il suo vero impegno nel ruolo. Se la squadra dovesse sfruttare al massimo il proprio potenziale in Qatar e vincere la Coppa d’Asia, a nessuno importerà particolarmente dove vive Klinsmann. Ma se non dovesse riuscirci, sembrerà un’occasione persa e la questione verrà usata contro di lui”.
IL PAESE
Le trottole di Elíasson nel deserto
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Nel deserto del Qatar si nascondono delle enormi trottole che non cadranno mai. Sono anelli di acciaio, una installazione di Ólafur Elíasson, artista islandese-danese, quello delle cascate artificiali a New York. In Qatar messo le trottole installata vicino al sito archeologico di Al Zubarah, patrimonio mondiale dell’Unesco, un’ora di macchina da Doha. Ha scritto Noemi Penna su La Stampa: “In mezzo al nulla svettano 20 “rifugi” specchiati, tre anelli singoli e due doppi disposti secondo gli assi di uno schema simmetrico a contrasto con l’infinito orizzonte. Un invito a risincronizzarsi con il pianeta, come lo ha definito lo stesso artista, che in qualche modo riporta alla mente anche i circuiti degli orologi e il tempo che passa inesorabile davanti alla nostra immobilità”.
IL TORNEO
L’Indonesia ancora in corsa
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Vietnam e Hong Kong sono quasi eliminati, l’Iran avanza agli ottavi, l’Indonesia ha una possibilità di qualificarsi come terza, il Giappone potrebbe finire secondo nel girone e l’Iraq è in testa al Gruppo D dopo la prima grande sorpresa del torneo, il 2-1 che ha messo a terra i favoriti per la Coppa. L’Iraq si è difeso bene, il Giappone ha avuto il controllo per lunghi tratti. La catena di passaggi più lunga dell’Iraq non ha superato gli 11 tocchi e solo tredici volte sono andati sopra i tre.
IL NOME DI OGGI
La vita drammatica di Aymen Hussein
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Ventisette anni, attaccante dell’Al-Quwa Al-Jawiya. Ha segnato i due gol dell’Iraq che hanno fatto saltare il banco del Giappone. È nato nel villaggio rurale di Al-Safra, nel sottodistretto di Al-Riyadh. È la parte sud-occidentale di Kirkuk, nel turbolento territorio di Hawija, un tempo controllato dall’Isis, bersaglio degli attacchi aerei della coalizione occidentale dal 2014 al 2017. Gli insorti hanno spesso preso di mira gli oleodotti nel villaggio dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003, con autobombe quotidiane e ordigni improvvisati. Diciamo che la vita quotidiana di Aymen è stata vivace. Suo padre era un ufficiale dell’esercito iracheno. È stato assassinato in servizio da un attacco terroristico di Al Qaeda nel 2008. Sua madre e i suoi fratelli Asser e Laith sono stati a lungo sfollati nella città di Kirkuk. Uno dei due è stato anche rapito dall’Isis.
POPOLI
Il calcio del Bahrein
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
È il Paese meno popolato tra quelli arrivati alla Coppa d’Asia. Il Bahrein ha poco più di un milione e mezzo di abitanti, uno in meno del Qatar, i soli sotti i cinque. La rivista spagnola Panenka lo chiama l’Uruguay del Medio Oriente. Con le sue dimensioni ridotte, in campo se la gioca con tutti. È stato anche vicino a qualificarsi per i Mondiali. Cinque anni fa arrivò agli ottavi della Coppa d’Asia e perse dalla Corea del Sud ai supplementari. In panchina siede Juan Antonio Pizzi da qualche mese. Il miglior giocatore è l’ala Ali Madan. Ventitré dei 26 convocati giocano in patria, solo uno fuori dell’Asia, Abdulla Yusuf Helal, un attaccante di quasi due metri tesserato per il Mladá Boleslav nella Repubblica Ceca. Quando era allo Slavia Praga, è stato il primo bahrenita a esordire in Champions League. Contro l’Inter. Il portiere Sayed Jaffar è una specie di Buffon. Ha messo insieme oltre 160 presenze e non si schioda alla porta da vent’anni.
Da qualche tempo si va diffondendo nel paese il futsal, il calcio a cinque, “più inclusivo per diverse fasce di età. Essendo indoor, le partite non vengono interrotte per le temperature estreme. Inoltre è un ottimo modo per i professionisti di migliorare il ritmo partita e affinare le abilità nel controllo della palla”.
IL PROGRAMMA
sab 20 gen ore 12.30 Giordania-Sud Corea | 15.30 Bahrein-Malesia | dom 21 gen ore 15.30 Oman-Thilandia | 18.30 Kirghizistan-Arabia | lun 22 gen ore 16 Qatar-Cina e Tagikistan-Libano | mart 23 gen ore 12.30 Australia-Uzbekistan e Siria-India | 16 Hong Kong-Palestina e Iran-Uae | merc 24 gen ore 12.30 Giappone-Indonesia e Iraq-Vietnam | giov 25 gen ore 12.30 Sud Corea-Malesia e Giordania-Bahrein | ore 16 Kirghizistan-Oman e Arabia-Thailandia
[Tutto il torneo viene trasmesso in streaming da OneFootball]