In Inghilterra credevano di avere una certezza. Ce l’hanno fatto credere insieme a loro. Chi arriva in testa alla classifica nel giorno di Natale, vince il campionato [qui]. A meno che non ci sia nei paraggi un Manchester City. Quelli lì sanno come rimontare. L’Arsenal si era preso la poltrona migliore, e invece adesso sta crollando. Ha le gambe che fanno Giacomo-Giacomo e se ne sta scendendo pesolo-pesolo. Ha perso due partite in quattro giorni, contro il West Ham e il Fulham. È più vicino il quinto posto [il Tottenham a -1] che il primo [il Liverpool a +2 con una partita in meno]. “Il detto secondo cui il titolo della Premier League non si vince durante le vacanze ma può essere perso durante questo periodo, ora deve preoccupare i sostenitori dei Gunners” scrive stamattina L’Équipe.
Il Times scrive con Alyson Rudd che “per tutti i club londinesi che sperano di correre per il titolo, ci sono troppi derby cittadini”. È stata la peggiore partita della stagione, secondo Arteta – che adesso rivede il fantasma di un anno fa, un campionato guidato, a tratti dominato, alla fine perduto. Barney Ronay sul Guardian fa notare che l’Arsenal è una squadra senza un piano-B quando Bukayo Saka viene disinnescato, una squadra che dà “la sensazione di schemi stanchi interpretati da giocatori stanchi. Bukayo Saka tenta ripetutamente di farsi strada fra due difensori, mentre tutti gli altri guardano e lui alla fine si arrabbia quando subisce fallo. C’è una verità lapalissiana sull’avere sempre spazio altrove, se un giocatore viene raddoppiato in marcatura. Ma quello spazio ha poco valore, se i giocatori al suo interno sembrano solo preoccupati di dare nuovamente la palla a Saka”.
QUANDO LO RIVEDIAMO domenica 7 gennaio Arsenal-Liverpool [Coppa]

Questo passaggio a vuoto sarebbe più sostenibile, se non ci fosse dall’altra un Liverpool che sta tornando la macchina di quattro anni fa. L’Équipe ricorda che Jürgen Klopp, che l’allenatore più anziano delle prime tre divisioni in Inghilterra, avrebbe potuto essere altrove stamattina, dopo 8 anni e 84 giorni di regno ad Anfield. Nel mese di aprile era sotto tiro dopo la sconfitta con il Manchester City e la quadra all’ottavo posto in classifica. In conferenza stampa disse a un giornalista: «Io la conosco la domanda che non osi fare. Vorresti chiedermi perché sono ancora qui, in questo mondo pazzo, perché sono ancora in piedi. Io sono ancora qui perché ho vinto molto prima».
Adesso scopre che potrebbe tornare a vincere. Il Liverpool è di nuovo un ottimo candidato al titolo, anche se non era in testa a Natale. Scrive Vincent Duluc per il giornale francese che Klopp è riuscito a rinnovare la squadra dopo le partenze di Jordan Henderson e James Milner, lasciati andar via in estate, oltre a Fabinho, Firmino, Alex Oxlade-Chamberlain e Naby Keita. Il Liverpool è andato a prendersi Dominik Szoboszlai, Alexis Mac Allister, Ryan Gravenberch e Wataru Endo, un trentenne arrivato dallo Stoccarda per 20 milioni di euro, come consolazione del rifiuto di Moises Caicedo, un affare da 126 milioni di euro, “una somma – dice L’Équipe – che l’ecuadoriano non vale e che avrebbe definitivamente impedito a Klopp di lamentarsi per non avere gli stessi mezzi economici degli altri”.
Con questa mano di pittura candida e fresca alle pareti di casa, il Liverpool è tornato a giocare alla Klopp, a correre veloce, in profondità, sempre. “Il calcio heavy metal è tornato – sintetizza il giornale francese – così come la velocità nelle transizioni”. Alisson è di nuovo dalle parti del miglior portiere del mondo, Van Dijk è di nuovo dalle parti del miglior difensore del mondo, Mo Salah pensa a tutto il resto o quasi, “aspettando che Darwin Nunez o Diogo Jota diventino i cannonieri di cui i Reds hanno bisogno”.
Problemi? Sì. La Coppa d’Africa e la Coppa d’Asia porteranno via a Klopp due titolari, Salah ed Endo. Dice Ben McAleer sul Guardian che proprio Endo è diventato il fulcro del Liverpool – il morso di Klopp a centrocampo. Nelle ultime settimane, in assenza di Mac Allister, il giapponese è passato dall’avere un piccolo ruolo a fulcro del Liverpool. Ha giocato cinque partite nell’arco di 13 giorni tra Europa League, Premier League e Coppa Carabao, tutte da titolare, il primo giocatore del Liverpool in questa fase della stagione a farlo dal 2005-2006. Con Endo in squadra, i gol subiti sono scesi da una media di 1.08 a una media di 0.43.
Paul Joyce sul Times aggiunge all’elenco dei giocatori fondamentali il nome di Joe Gomez, la chiave per la corsa al titolo – dice. È arrivato nel 2015 ed è l’unico reduce della squadra prima di Klopp. L’ultimo elemento fondamentale della rivoluzione rossa – come la chiama L’Équipe – è “l’evoluzione piuttosto affascinante della posizione di Trent Alexander-Arnold”. Fa il terzino destro di una difesa a quattro quando il Liverpool non ha la palla, diventa un centrocampista nel 3-4-3 in cui si trasformano i Reds attaccando, “una posizione in cui la sua influenza tecnica e offensiva è maggiore, dove risulta costantemente decisivo”. Un cambiamento avvenuto proprio nei giorni successivi alla famosa sconfitta in casa del City [1-4] nello scorso aprile, “il punto di partenza del Liverpool 2.0”, lo chiama L’Équipe. E noi su Slalom a Trent Alexander-Arnold vogliamo molto bene.
QUANDO LO RIVEDIAMO stasera ore 21 Liverpool-Newcastle in tv su Sky