Il posto di Djokovic nella storia dello sport

MANUALE DI ISTRUZIONI  Quiet please, silenzio per favore. Ricomincia il tennis e per l’Italia non è un inizio come gli altri, schiacciati tra una Coppa Davis da difendere e l’assalto agli Slam promesso dall’entourage di Jannik Sinner. Perth e Sydney, questi sono i luoghi della ripartenza con la United Cup, il torneo per 18 squadre nazionali miste, uomini e donne, eredità della vecchia Hopman Cup. È uno dei modi per preparare gli Australian Open. Gli USA hanno vinto un anno fa in finale contro l’Italia e si ripresentano con Jessica Pegula e Taylor Fritz. Sono già dall’altra parte del mondo i due numeri uno, Novak Djokovic e Iga Swiatek. Si comincia nella notte italiana tra giovedì 28 e venerdì 29 con Spagna-Brasile, al mattino Gran Bretagna-Australia. Gironi all’italiana, quarti di finale a eliminazione diretta, semifinali e finale. Ogni incontro consiste in un singolare maschile, uno femminile e un doppio misto. Le altre stelle presenti sono Stefanos Tsitsipas e Maria Sakkari per la Grecia, Alexander Zverev per la Germania, Caroline Garcia per la Francia e Casper Ruud per la Norvegia. L’Italia ha per capitano Renzo Furlan, il coach di Jasmine Paolini: debutto sabato mattina a Sydney alle 7.30 contro la Germania di Zverev e Angelique Kerber. Si sono iscritti Lorenzo Sonego, Flavio Cobolli, Andrea Pellegrino, Jasmine Paolini, Nuria Brancaccio e Angelica Moratelli. 

 

All’età di 36 anni è appena reduce da quella che può essere letta come la migliore stagione della sua carriera. Una delle migliori, per non sbagliare. “Ha ancora la fame di un giovane” scrisse di lui L’Équipe dopo la finale vinta contro Sinner al Masters di Torino. Stamattina è arrivata la prima pagina del giornale francese che lo incorona per la seconda volta Campione dei Campioni dell’anno, insieme con Simone Biles [quarto successo] per i tre Slam e il Masters del 2023. Con grande eleganza, il giornale francese non ricorda che l’altra volta – 2021 – il serbo andò a prendersi il premio in redazione da positivo al covid. Anche stavolta, secondo la tradizione, il giornale francese dedica un’intervista al vincitore, raccontando che durante la sessione fotografica, mentre posava con il trofeo, ha mimato il movimento che avrebbe dovuto fare per mettere a segno il passaggio di rovescio sul terzo match point contro Jannik Sinner in semifinale di Coppa Davis. “Se gli fosse riuscito – scrive L’Équipe – la Serbia avrebbe giocato la finale contro l’Australia e il numero 1 del mondo, chissà, avrebbe aggiunto un nuovo trofeo alla sua pantagruelica stagione 2023”. Forse – senza certezze – il nonno sarebbe anche un flipper. 

Nel frattempo Djokovic ha fatto l’icona. Ha assistito alla finale della Coppa del Mondo di Rugby a Parigi tra Sudafrica e Nuova Zelanda [«Era la prima volta che ne vedevo una dal vivo e sentivo il suono dei contrasti. È così brutale»], ha premiato Aitana Bonmatì al Pallone d’Oro [non senza polemiche] e si è fatto vedere alla Ryder Cup di golf. 

Il suo racconto: «Luke Donald, il capitano dell’Europa, conosce un mio amico dei tempi di scuola. È diventato uno dei miei consulenti aziendali. Gli chiese se volevo venire a Roma per fare un discorso motivazionale alla sua squadra, il giorno prima della gara. Luke voleva che fosse una sorpresa. Ma la cosa si era venuta a sapere qualche giorno prima. I giornalisti me l’hanno chiesto, io ho detto loro che ero andato solo per giocare. Abbiamo dovuto cambiare i programmi e abbiamo scelto di farlo in modo originale e divertente. Mi sono travestito. Ci ho messo un’ora per prepararmi, con sei o sette fra truccatori, parrucchieri, stilisti… Mi hanno vestito come un cameriere, mi hanno messo dei cuscini sulla pancia per farmi ingrassare. Non sembravo più io. E sono entrato così nella sala della squadra, spingendo il carrello, pronto a servire lo champagne. Quando ho stappato la prima bottiglia, il tappo è saltato, quasi mi colpiva nell’occhio prima di rimbalzare sul soffitto. Ho dovuto abbassare la testa per non attirare troppo l’attenzione. All’inizio nessuno mi ha riconosciuto. Uno della squadra mi ha chiesto: – Va tutto bene, signore? Allora ho risposto in italiano. Ho servito prima i suoi compagni, uno mi ha guardato un po’ strano e la voce si è sparsa. Rory McIlroy mi ha definitivamente smascherato».

 

È un’intervista nella quale Djokovic parla del suo rapporto con le altre stelle dello sport e immagina il suo posto in questo pantheon, lui la chiama “casta”. Così è nato l’accostamento a Tom Brady che stamattina si trova riferito da molte fonti. 

 ➣  Qualcuno può ancora insegnarti qualcosa?

«(Sorride.) Con Brady abbiamo punti di vista abbastanza simili. Sulla buona qualità del sonno, sugli esercizi di respirazione, l’approccio mentale, la visione chiara della vita e degli obiettivi, lo stretching, la pliometria. È molto vigile. Come me. In Australia, io e il mio team lanceremo una linea benessere, prima con delle bevande e poi con altri aspetti relativi al recupero e al vivere sano. Per me è naturale, io vivo così. Sarà una cosa autentica, nel senso che tutti i prodotti sono quelli che utilizzo ogni giorno nella mia vita e nella mia carriera. È come un’estensione del mio modo di vivere, del mio approccio, della mia comprensione dell’esistenza. Tornando a Tom Brady, adoro entrare in contatto con campioni di altri sport. Abbiamo sempre qualcosa di cui discutere insieme. La biomeccanica, la tecnica e la tattica sono diverse, ma mentalmente siamo nello stesso universo. Nella prima parte della mia carriera non immaginavo di arrivare così lontano. Dopo l’infortunio al gomito, ho cambiato la mia tecnica di servizio. Avevo 30 anni. In uno sport impegnativo come il tennis, intorno ai 30 anni inizi a chiederti quanti mesi o anni ti restano. Più invecchiavo, più le persone intorno a me – non quelle vicine a me, ma quelle nell’ecosistema del tennis – dicevano che il mio orologio biologico stava iniziando a ticchettare, che il tempo stava scivolando via. E io più volevo dimostrare che si sbagliavano… prestavo molta attenzione al mio corpo e alla mia mente per essere migliore, sempre migliore. Penso che mi abbia portato dove sono a 36 anni». 

 ➣  E dove ti trovi?

«Potrei dare tre risposte. La prima: sono il migliore. Se pensassi questo, e sarebbe legittimo per un atleta pensarlo, i più direbbero: – Quanto è arrogante, non rispetta gli altri, né le generazioni precedenti. La seconda risposta sarebbe: non credo di essere il più grande, dimostrando la massima umiltà, anche questa sarebbe credibile. La terza risposta sarebbe: io sono quello che sono, sono orgoglioso di ciò che ho realizzato, rispetto le altre epoche, tutte le opinioni e lascio ad altri il dibattito sul GOAT. Ecco, questa è la mia risposta». 

 ➣  Ma al di là del tennis, quando parliamo di Pelé, Tiger Woods, Michael Schumacher, Lionel Messi, Muhammad Ali, Michael Jordan, LeBron James, ti rivedi in questa lista?

«Questo è un dibattito ancora più complicato. Qualcuno su Internet dice che Messi, Jordan, Woods e Bolt sono stati i più grandi di tutti i tempi. E allora nei commenti c’è sempre qualcuno che aggiunge: dov’è Serena, dov’è Kobe, dov’è Ronaldo, dov’è Maradona? C’è sempre qualcuno che manca. È fantastico avere così tanti atleti che possano fregiarsi di questa etichetta di grandissimi». 

 ➣  Ma pensi che ci sei anche tu? Potresti pensarlo…

«Ho fatto la storia del mio sport con i miei record. Sono all’altezza. Sta agli altri vedere se è sufficiente oppure no. Resta soggettivo. Ma mi onora appartenere a questa casta. Ho giocato a tennis con Pete Sampras, devo solo sciare con Alberto Tomba e giocare a basket con Michael Jordan. Poi posso ritirarmi da tutti gli sport». 

intervista di frank ramella, L’Équipe [tutta qui]

 

Di Novak Djokovic al via della nuova stagione ha scritto anche Paolo Bertolucci sulla Gazzetta dello Sport: “Madre Natura – dice – lo ha dotato di un elasticità fisica pazzesca, che gli permette ogni volta di esibirsi in recuperi al limite e di ribaltare l’azione da difensiva a offensiva, come gli piace tanto fare. Anche quando sembra in apnea, in debito di ossigeno, Nole non perde lucidità. E anche quando la partita esce dal suo tema tattico preferito, scivolando nella battaglia fisica, non si fa certo trovare impreparato, accentando l’ennesima sfida. Per lui che è riuscito ad avvicinare e superare campioni che sembravano inavvicinabili, da Nadal a Federer, adesso si trova a dover affrontare questa nuova generazione di ottimi tennisti ed è rimasto solo a difendere il fortino che un tempo era dei Fab Four, poi dei Fab Three, ora del serbo”.

 

  RIPARTENZE

Jannik Sinner ricomincia da Melbourne

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Sinner visto dal suo allenatore Cahill

 ➣  Darren perché la scelta, all’inizio del 2024, di debuttare all’Australian Open, facendo precedere lo Slam solo da un’esibizione?

«La Coppa Davis ha fatto la differenza: 5 match in più a Malaga, la stagione agonistica chiusa il 26 novembre. Con gioia, ma più in là di quanto pensassimo. Abbiamo valutato di non stressare Jannik con un torneo prima di Melbourne per proteggere la sua mente e il suo corpo. È la strategia che, nei cinque anni che l’ho allenato, ho usato con Agassi. Così ha più margine di recupero, e lo sci di questi giorni in Alto Adige, con moderazione, fa parte integrante del benessere del ragazzo. Ripartire fresco sarà determinante».

 ➣  Quest’anno Jannik ha giocato 79 match, vincendone 64, meno solo di Medvedev (66) e Alcaraz (65). L’anno prossimo giocherà di più, di meno, uguale?

«Nel 2024 vogliamo gli stessi problemi da risolvere: giocare tanto per vincere tanto, stabilizzandosi al top. Sarà ai quattro Slam, ai 9 Master 1000, alla Davis e all’Olimpiade. Non c’è molto margine di manovra nella programmazione, magari cambieranno i dettagli: giocherà Madrid e non Barcellona. Gli Atp 250? Non è escluso: sono utili per gestire la pressione da favorito. Ogni torneo è una lezione da cui imparare, e Jannik è una spugna».

 ➣  Saltare il girone di Davis è servito a costruirsi un fine stagione portentoso.

«Una decisione ponderata, usata per portare Jannik al picco a Vienna, Torino e Malaga. Rifaremo scelte simili, nel suo interesse: ha 22 anni, non vogliamo romperlo. Il mio ruolo di membro più esperto nel team è proprio quello di consigliarlo al meglio».

 ➣  Qual è, tra le tante, la statistica del 2023 più notevole di Jannik?

«Le percentuali in crescita della prima e della seconda palla, certo, le palle break salvate e trasformate. Ma semplifichiamo: e allora dico il suo record con i top 5. Dimostra che appartiene a quel livello. Perderà ancora, ovviamente, ma è con questa fiducia che si conquistano i titoli Slam».

 ➣  È pronto per affrontare tre set su cinque negli Slam? 

«È pronto a vincere un Major, già in Australia. Il fisico di Jannik è una priorità per il team: la base c’era già grazie al lavoro con Piatti, metterà su più massa procedendo per piccoli passi. Vanno protetti legamenti, giunture, ossa. Ora si fida molto di più del suo corpo, ha meno dolori, si conosce meglio». – intervista di gaia piccardi, Corriere della sera [tutta qui]

 

Anche Paolo Condò su Repubblica dedica a Jannik Sinner una parte del suo intervento di stamattina. Sottolinea il buon atteggiamento dei genitori che non gli hanno messo fretta per diventare un campionissimo e quello che chiama “il pensiero positivo” di Jannik. Condò riferisce una frase di Sinner dopo la Davis [«Siccome ero al servizio, sia pure sotto 0-40, ho pensato che avevo il piccolo vantaggio delle palle nuove, che viaggiano un po’ più veloci»] e dice che si tratta di una versione assai vicina “alla più celebre delle storielle zen, quella dell’uomo aggrappato a una radice sul ciglio di un burrone che nel mezzo della situazione più disperata — una tigre lo minaccia dall’alto, un’altra ne attende la caduta in basso — scopre accanto a sé una fragola, la coglie ed è dolcissima. La morale della favola è che sia possibile trovare qualcosa di buono anche nei frangenti più difficili, ma Sinner fa di più: ci si appoggia per costruire la rimonta. È l’epifania del pensiero positivo. Ogni campione possiede un piccolo serbatoio supplementare al quale accede nei momenti risolutivi, quelli nei quali il talento non basta perché l’energia sta venendo meno, e in un colpo, in un tiro, in uno scatto si decide il finale di partita. Nella maggior parte dei casi il carburante di quel serbatoio è la rabbia: non c’è dopo partita — specie nel calcio — nel quale non venga citata come discrimine vincente. “Abbiamo trovato dentro di noi la rabbia giusta”. “Alla fine ci è uscita la rabbia”. “Ho chiesto ai ragazzi di tirar fuori la rabbia”. Sinner è differente, e anche per questo ci entusiasma. Trova il piccolo particolare positivo, e lo usa come puntello. La sua benzina è l’armonia”. 

 

in tv giovedì notte ore 3 Supertennis: Spagna-Brasile | venerdì 29 ore 10 Supertennis: Gran Bretagna-Australia | venerdì notte ore 0.30 Supertennis: Olanda-Norvegia | ore 3 Supertennis: Repubblica Ceca-Cina | sabato 30 ore 7.30 Supertennis: Italia-Germania [Paolini vs Kerber, Sonego vs Zverev, doppio misto] | ore 14 Supertennis: Polonia-Brasile [doppio misto]

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