Com’è andata la prima sfida tra LeBron e Wembanyama

Una formula chiara. Matchup of generational talent. Così la NBA ha chiamato la prima sfida tra LeBron James e Victor Wembanyama, il vecchio e il bambino [imparabile], il capocannoniere di tutti i tempi del campionato contro il rookie più atteso da molto tempo a questa parte [ma si diceva pure di Zion Williamson]. È finita che ha vinto il Bambino. La cosa fa parecchio rumore perché prima di battere i Lakers [129-115], San Antonio aveva perso 18 partite consecutive. Diciotto. LeBron James ha segnato 23 punti e servito 14 assist, Wembanyama ha chiuso con 13 punti, 15 rimbalzi, 5 assist, 2 palle rubate e 2 stoppate. Solo che il principe della serata è stata l’ala Devin Vassell, 36 punti, record in carriera, 5 su 10 da tre punti, con l’aggiunta di sei rimbalzi. Gli Spurs hanno mandato 7 giocatori in doppia cifra, incluso l’intero quintetto titolare. Fin qui l’autopsia della partita. 

 

 

The Athletic è rimasto sorpreso dal fatto che James e Wembanyama stranamente non hanno interagito né prima, né durante né dopo la partita. Non c’è stato nessun abbraccio. Le loro strade si sono incrociate solo quando si sono ritrovati sull’angolo destro del campo, alla fine del primo tempo. È la foto della serata.

James ha indotto Wembanyama ad abbassare la mano distogliendo lo sguardo, fingendo che stesse preparando un passaggio. Nel momento in cui la mano di Wembanyama si è abbasstaa leggermente, James ha palleggiato all’indietro e si è portato nell’angolo, tenendo la palla sopra l’apertura alare di Wembanyama. Ciuff

 


 

LeBron ha detto: «Ho cercato di fargli abbassare le mani, perché conosco la sua apertura alare e so che cosa è in grado di stoppare Ho provato a creare un po’ più di spazio, ad alzare la traiettoria della palla e sono riuscito a superarlo».  

Jovan Buha, la firma che segue i Lakers per The Athletic, scrive che è stata una lezione magistrale su come il veterano sa crearsi spazio in spazi incredibilmente ristretti e un promemoria su come il debuttante abbia ancora margini di miglioramento in termini di sfruttamento delle sue dimensioni quando difende

Tuttavia i Lakers hanno perso. Dopo l’In-Season Tournament della settimana scorsa, sono stati in quattro città diverse negli ultimi sei giorni. Sono nel pieno di un calendario che The Athletic definisce brutale. Sono previste ancora altre due trasferte prima della fine dell’anno solare. Così saranno stati lontano da casa in 28 degli ultimi 37 giorni del 2023. A San Antonio erano anche privi di Davis, Russell e Reddish. L’assenza del primo è stata particolarmente pesante, perché Gregg Popovich ha fatto giocare all’unicorno Wembanyama la quarta partita consecutiva da centro, dopo le prime 19 da ala grande. Il sito della NBA spiega che non bisogna dar troppo peso a questa decisione. La sperimentazione governa le giornate. Gli Spurs stanno alternando assetti diversi intorno a Wembanyama e Popovich continua  a non considerare Wembanyama un cinque. Lo vede un tuttocampista. Da centro il francese procede con una media di 19,8 punti, 16,5 rimbalzi e 4,3 stoppate. Anche San Antonio pare una squadra migliore. 

 

Cosa si sono detti nello spogliatoio

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Anthony Davis non era in campo, ma nello spogliatoio sì. Dall’America raccontano che è stato molto carino con Wembanyama. Gli ha parlato delle difficoltà che ha avuto da rookie nel 2012, quando arrivò nel campionato sotto il peso di grandi aspettative. Gli ha detto che l’esperienza fatta alle Olimpiadi di Londra facilitò l’ambientamento. In estate aveva potuto giocare al fianco di LeBron James, Kobe Bryant e Carmelo Anthony. «Avrai alti e bassi», lo ha rassicurato, «non stressarti per la pressione di chi sta attorno a te. Devi sapere cosa vuole la tua squadra da te e non pensare di poter cambiare la squadra al tuo primo anno». Poi si è voltato e dentro lo stanzone ha urlato verso LeBron

«Ehi, bro’, che cosa hai fatto tu al tuo anno da rookie?»

«Che intendi?», gli ha risposto LeBron.

«Ai playoff» ha detto Davis.

«Durante i playoff io ero a Cancun e mi sono divertito molto»

Ecco. 

Morale di Davis: «Anche il più grande al quale io abbia mai allacciato le scarpe, non ha giocato i playoff nel suo anno da rookie. Devi procedere lentamente, prenditi il ​​tuo tempo e ogni anno il tuo gioco sarà sempre migliore»

 

Due rookie a vent’anni di distanza

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Victor Wembanyama non era ancora nato nel 2003 quando LeBron debuttò in NBA come il teenager più pubblicizzato della storia. La NBA ha prodotto sul suo sito un resoconto di cosa è cambiato nel corso di questo ventennio. Per esempio. Nel 2003 le squadre segnavano una media di 93,4 punti, oggi sono arrivate a 114,3 punti. Sono cambiate alcune regole in difesa, per non parlare dello stile di gioco e l’inclinazione a cercare le triple. Dal 2014-2015 le medie dei punteggi delle squadre sono sempre cresciute, in ogni stagione tranne che in due, quelle della pandemia [2019-20 e 2020-21]. Nel 2003 si segnava una media di 5,2 triple a partita. Vent’anni più tardi siamo a 12,6. L’ultima volta che una squadra ha vinto una partita senza segnare una tripla è stato il 5 febbraio del 2016, quando Miami batté gli Charlotte Hornets per 98-95, mancando tutti e nove i tentativi. 

Da rookie James tirava 2,7 volte da tre. Wembanyama è già adesso a 5,1. 

 

Nel 2003 avere una email, le foto e la musica sul cellulare era ancora da rivoluzionari. James ce l’aveva. Era l’anno in cui Total Request Live (TRL) su MTV conquistò un posto di rilievo nella cultura pop. Nel mese di giugno James e Magic Johnson fecero la loro apparizione nello show. 

La MTV di oggi, nella ricostruzione del sito NBA, sono TikTok e i social media. A 17 anni, James giocò la prima partita del liceo che ESPN trasmetteva dopo 13 anni, segnando 31 punti con 13 rimbalzi e sei assist. La prima volta che s’è parlato di Wembanyama fu quando da quattordicenne aiutò il Nanterre Under-18 a finire secondo in campionato. All’età di 19 anni era in Eurocup. Il LeBron del 2003 diventò il più giovane di sempre a segnare almeno 40 punti [furono 41] nella vittoria per 107-104 sui New Jersey Nets. James segnò una media di 16,5 punti, prendendo 6,9 rimbalzi e servendo 6,4 assist nelle prime 20 partite da rookie. Cleveland ne vinse cinque. Una settimana fa Wembanyama è diventato il più giovane nella storia a chiudere una partita con almeno 20 punti e almeno 20 rimbalzi. È fra i primi cinque in cinque statistiche diverse per rookie. È il primi per punti, per rimbalzi, per palle recuperate e per stoppate. Ma con le sue 2,8 stoppate a partite è anche il secondo dell’intera NBA. 

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