SETTE CILINDRI | Alonso e Trintignant, quasi il sorpasso
di roberto liberale
① ARTEFICI Fernando Alonso
L’uomo copertina di Interlagos è Fernando Alonso. Ha sfruttato al massimo una Aston Martin di nuovo molto competitiva per raggiungere un podio che sembrava perso. Pérez, a bordo di una monoposto superiore, gli è stato alle costole per 16 giri, senza riuscire a cavare un ragno dal buco, nonostante il DRS attivato innumerevoli volte. Quando al penultimo giro finalmente Checo è riuscito a sfruttare la sua occasione, sorpassando Alonso e assicurandosi il terzo posto, Fernando non si è perso d’animo. Si è ricomposto subito, ha pennellato un paio di traiettorie perfette e ha infilato Pérez senza possibilità di replica. O quasi, perché era l’ultimo giro e il tentativo di Pérez di riprendersi il podio è sfumato in una volata persa per appena 53 millesimi di secondo, una mezza incollatura ippica.
All’età di 42 anni, 3 mesi e 7 giorni, Alonso per un solo giorno non raggiunge Maurice Trintignant al posto numero 17 della speciale classifica dei più anziani sul podio. Ma merito anche della sua scuderia, che ha messo a disposizione dei suoi piloti una monoposto efficiente e dalle ottime performance, come già le qualifiche avevano dimostrato, con la seconda fila tutta in British green. Efficienza e prestazioni dimostrate anche con il quinto posto di Lance Stroll, secondo miglior risultato di stagione, dopo il quarto in Australia di sette mesi fa. La scuderia di papà Stroll è tornata, ma il lungo periodo di blackout tra luglio e ottobre non potrà non lasciare rimpianti.
② MEDUSE Le poche doppiette Red Bull
Scrivere di Verstappen è davvero complicato. Si rischia di diventare stucchevoli nello snocciolare ogni volta i nuovi record battuti dall’asso pigliatutto olandese. Ci limiteremo a farlo a fine stagione, nel frattempo immaginiamo quando arriverà la prossima vittoria di Pérez. A São Paulo è arrivato a mezzo giro da Max e il sorpasso subito da Alonso durante l’ultimo giro deve essere stato alquanto pesante da digerire. Lui, che aveva dichiarato apertamente dopo Baku di puntare al mondiale, a due Gran Premi dalla fine non è ancora certo del secondo posto. E forse non è neanche più certo di guidare una Red Bull nel 2024, al di là delle dichiarazioni di facciata del team. Di fatto una doppietta Red Bull, che dovrebbe essere la cosa più logica in un campionato totalmente dominato dalla scuderia di Chris Horner, manca da Monza, sei Gran Premi fa. Quest’anno si è verificata solo sei volte in venti gare. Tanto per fare un paragone recente, la Mercedes del 2015 ne piazzò dodici in 19 gare, nel 2014 undici su 19, nel 2019 nove in 21 gare. Conoscendo Horner e Marko, e il cannibalismo cronico che affligge da sempre la scuderia di Milton Keynes, non si tratta di una cosa che passerà inosservata.
③ PANORAMI La prudenza di Norris e della McLaren
Lando Norris inanella la piazza d’onore numero sei in stagione, settimo podio totale, raggiungendo Nick Heidfeld al primo posto nella classifica per numero di podi senza vittorie. Ora sono 13 per entrambi. A prima vista sembrerebbe essere una classifica assolutamente negativa, arrivare per 13 volte a un passo dalla vittoria e non riuscirci potrebbe essere frustrante. In realtà Norris vicino alla vittoria ci è andato sul serio forse solo quest’anno a Singapore, dove preferì assecondare la strategia di Sainz, accontentandosi del secondo posto, pur di non rischiare di essere divorato dalle due Mercedes in rimonta e perdere il podio. A São Paulo si è trovato in testa ad appena 12 giri dalla fine, ma con un pit-stop in meno rispetto a Verstappen. Provare a restare in pista con gomme usurate sarebbe stato un pericoloso azzardo, sia per la classifica finale che per la sicurezza del pilota. Max aveva un ritmo che con le nuove gomme lo avrebbe riportato a ridosso di Norris in pochi giri. Logico, a questo punto, far rientrare Lando per non perdere l’obiettivo minimo del podio. Ecco, forse quello che si può rimproverare, tra tutte le virgolette possibili perché dal divano di casa è tutto molto più semplice e spesso fantasioso, è la strategia conservativa spesso adottata dalla McLaren e dal suo team principal Andrea Stella. Prudenza che però ha portato in casa tantissimi punti, come dimostra il quinto posto in classifica mondiale di Norris, ad appena 3 punti da Alonso e 31 da Hamilton. Così come il quarto posto, quasi consolidato, della scuderia in classifica costruttori. Tutti punti fatti nella maggior parte da luglio in poi. Come per la Aston Martin, anche per la McLaren il vuoto di risultati in una parte di stagione lascerà qualche rimpianto. Ma tutto lascia sperare che l’anno prossimo l’inerzia positiva del 2023 si possa trasformare in qualcosa di molto più interessante per Norris e Piastri.
④ OMBRE La terra di mezzo di Leclerc
Il Gran Premio della Ferrari è quasi ingiudicabile. Il guasto dell’impianto idraulico sulla vettura di Leclerc, per il quale è stato tirato in ballo l’italianissimo luogo comune della sfortuna, non è un evento ascrivibile al caso. Una macchina di Formula Uno è un insieme di parti di altissima tecnologia, se qualcosa si rompe non è sempre per colpa del fato. Magari solo il pilota potrebbe sentirsi vittima del caso, anche se i meccanici dovrebbero essere in grado di anticipare i guasti della vettura. Nel mondo normale è così. In ogni caso, con il solo Sainz in pista, la scuderia di Maranello ha limitato i danni, con un sesto posto finale che lascia la classifica costruttori praticamente invariata, anche se c’è una gara in meno da disputare. Carlos perde però due posizioni in classifica generale, superato da Norris e Alonso, sui quali, in mancanza di prestazioni di alto livello, sarà difficile recuperare. Leclerc resta in una scomoda terra di mezzo, settimo in classifica mondiale e con soli quattro podi, poco più di un terzo della scorsa stagione. Alla sua quinta stagione in Ferrari, il suo sogno di diventare campione del mondo sulla Rossa sembra sempre più lontano, accomunando il suo destino a quello di altri campioni arrivati a Maranello per coronare lo stesso sogno, ma che hanno finito per perdere degli anni senza nulla aggiungere al proprio palmares. Perché, non dimentichiamolo mai, i piloti di Formula Uno cercano sempre di guidare la macchina vincente nel team migliore. Il sogno di tutti è quello di diventare campioni del mondo, indipendentemente dal nome della scuderia. Le storie di Alonso e Vettel, in Ferrari rispettivamente per cinque e sei stagioni senza arrivare al titolo, sono un tarlo nella mente di Charles. Che, al di là di tutte le dichiarazioni d’amore per la Ferrari, dovrà presto decidere quale sarà la macchina sulla quale vorrà provare a vincere il titolo. A 26 anni è lecito pensarlo, non gliene vogliano i tifosi della Rossa.
⑤ TRACCE I rimpianti Mercedes
Sembrava una grande gara per la Mercedes, anche perché la Ferrari era rimasta con una sola macchina dopo il ritiro di Leclerc. Invece, dopo un inizio scoppiettante, è finita con la scuderia di Toto Wolff anch’essa al traguardo con una sola monoposto. Si è fatta rosicchiare 3 punti dalla Rossa. Sembra nulla, ma era un’occasione d’oro per la Mercedes per chiudere il discorso del secondo posto in classifica costruttori. La distanza è sempre rassicurante, soprattutto perché mancano solo due gare alla fine. Ma 20 punti possono essere comunque recuperati se una qualsiasi delle monoposto dovesse avere dei problemi, come è già successo in questi ultimi Gran Premi. Hamilton deve invece dire quasi addio alle sue speranze di seconda posizione in classifica mondiale. 32 punti sono francamente difficili da rimontare su Perez. Allo stesso modo, il vantaggio di 28 punti su Alonso dovrebbe essere sufficiente a Lewis per agguantare l’undicesimo podio mondiale, a uno solo di distanza dal mito Schumacher. Inimmaginabile a inizio stagione.
⑥ PROSPETTIVE Cosa fa Ricciardo
L’Alpha Tauri raccoglie punti per la terza gara consecutiva. Il ritorno al volante di Ricciardo sembra aver portato bene, o quanto meno, un minimo di positività nel team. Anche se in realtà Tsunoda ha fatto più punti di Daniel. Tra le quattro scuderie di seconda fascia, il team con sede a Faenza è quello con il trend migliore, ben 16 punti sui suoi 21 totali conquistati nelle ultime tre settimane. Riuscire a superare la Williams, ormai a soli 7 punti di distanza, significherebbe più soldi, ma anche una bella iniezione di fiducia per il futuro. Resta da capire se Ricciardo resterà in scuderia, come previsto ufficialmente, o se volerà in direzione Red Bull nel caso Horner e Marko si dovessero convincere che Daniel è il pilota più adatto come compagno di Verstappen.
⑦ ATTESE Andiamo a Las Vegas
Solo 14 macchine al traguardo. Record stagionale. Non accadeva dal GP di Singapore dello scorso anno, 26 gran premi fa. Al di là degli incidenti e dei guasti che hanno ridotto il numero di monoposto in pista, il circuito di Interlagos si è dimostrato molto selettivo e spettacolare. Ogni minimo errore o indecisione in traiettoria si è tradotto in decimi persi, i distacchi tra le vetture sono stati spesso altalenanti. Su alcuni circuiti il pilota può ancora fare la differenza, come il duello finale tra Alonso e Pérez ha dimostrato. Tra due settimane la Formula Uno correrà per la prima volta a Las Vegas, che già conobbe la Formula Uno tra il 1981 e il 1982, ma nel parcheggio del Caesar Palace. Fu in quegli anni che il circus iniziò a usare location quasi bizzarre pur di raccattare pacchi di dollari. Ma all’epoca i nuovi circuiti, soprattutto quelli cittadini, erano al massimo un paio. La tendenza attuale è quella di averne molti di più, a danno di quelli tradizionali e permanenti che hanno fatto la storia. Ormai i GP di Francia, di Germania, di Argentina, del Sudafrica, della Malesia, del Portogallo, tutte gare rimaste negli annali di questo sport per la loro elevata spettacolarità, sono solo un lontano ricordo.
PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ il Lourdes Club Ferrari | Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Arrendersi senza poter lottare. È una sensazione che Charles Leclerc sperava di non rivivere mai più. E invece è successo ancora. Come nella sua Montecarlo due anni fa, non è riuscito neanche a schierarsi in griglia perché la macchina lo ha tradito. Qui «non servono viaggi a Lourdes» come dice lui imprecando contro la sfortuna, serve piuttosto una squadra all’altezza di un pilota pronto a puntare al vertice. Questa Ferrari non lo è, lenta e pure fragile. Peggio della Rossa ha fatto una Mercedes inguardabile”
◇ gioca con i fanti | Podcast “Il caffè” di Pino Allievi su Formula Passion: “Brasile: macché Verstappen, ha vinto Alonso. Ferrari, gli errori sono umani, non scomodiamo Lourdes”
◇ i Paperini della storia | Paolo Rossi, Repubblica: “Oggettivamente non s’era mai visto un pilota sbattere nel giro di formazione. O meglio: per trovare qualcuno uscito di pista prima di cominciare bisogna risalire a trentadue nni fa, Imola 1991, con Alain Prost e Gerhard Berger fuori pista nel giro di ricognizione per colpa della pioggia battente. A Montecarlo nel 2021 lo stesso Leclerc ebbe noie al cambio che gli impedirono di partire dalla pole”.
◇ il nemico ci ascolta | Umberto Zapelloni, il Giornale: “Lo ha tradito l’idraulica. Così almeno racconta lui, anche se prima di parlare in tv, qualcuno gli suggerisce di non raccontare proprio tutto. Così cominciano a circolare delle voci che raccontano di un suo errore pasticciando con i manettini sul volante. Una cattiveria a cui non vogliamo credere. Soprattutto perché non crediamo ad un Leclerc che dà le colpe alla squadra per non prendersele lui. Forse dal box potevano chiedergli di provare a raggiungere i box visto che il sistema era ripartito. Sarebbe cambiato poco. Tanto si è visto dalla gara di Sainz che la Ferrari non era all’altezza di McLaren e neppure della Aston”.
◇ la nuvoletta | Giorgio Pasini, Tuttosport: “Sempre più sembra un Fantozzi rosso inseguito dalla nuvoletta. E forse come il ragionier Ugo se le va pure a cercare. Troppo buono per non finire travolto da un tutt’altro che insolito destino. Anche la Ferrari è davvero proiettata sempre più e solo sul futuro. Peccato che non arrivi mai. O meglio, che sia identico al presente. Da anni”.
◇ una carezza per Charles | Leo Turrini, Resto del Carlino: “Leclerc ha dannatamente bisogno di un risultato, di supporto psicologico, di una carezza del destino. I piloti di Formula Uno viaggiano a trecento all’ora, ma non sono dei robot. Sullo sfondo, si stagliano le ombre di Chris Amon e Jean Alesi: valorosi eroi del brivido dipinti di Rosso, ma mai baciati dalla sorte”.
◇ gli errori sono stati tanti | Stefano Mancini, la Stampa: “La cura Vasseur ha fatto crescere la Ferrari dopo un inizio disastroso, è arrivata persino una vittoria a Singapore. Troppi, però, sono stati gli errori o le sfortune, chiamiamoli come ci pare. Leclerc ha mancato la bandiera a scacchi cinque volte perché ritirato, squalificato o nemmeno partito, due gli episodi che hanno coinvolto Sainz, ieri sesto al traguardo e assai scontento: sulla sua macchina funzionava male la frizione. «Ricordiamoci di buttarla via» si è lamentato via radio il pilota spagnolo. Ringrazi che non si è rotta”.
◇ un piano c’era | Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “Il piano perfetto per lui era viaggiare in aria libera come sabato nella Sprint non era stato possibile, e finalmente gestire una gara senza sentirsi imporre il “lift and coast”, il risparmio forzato in frenata, per tenere a bada le temperature e risparmiare benzina e accumulare più energia nella batteria. Contando su questo la Ferrari aveva risparmiato una gomma soft nuova e aveva addirittura mandato in griglia due versioni diverse di carrozzeria per i suoi piloti: quella di Leclerc aveva due aperture in meno sulla fiancata destra, per migliorare un po’l’aerodinamica nella quasi certezza che, viaggiando davanti – staccato da Verstappen -, Charles non avrebbe patito surriscaldamenti e avrebbe potuto gestire la corsa a piacimento. Carlos Sainz no, lui partendo dietro, settimo, aveva una carrozzeria più aperta per far respirare meglio il motore nell’aria sporca e calda, dentro il mucchio selvaggio”.
◇ ne serve un altro | Luigi Perna, la Gazzetta dello sport: “Alla Ferrari non mancano solo il giusto bilanciamento della vettura, la capacità di gestire bene le gomme, la continuità di rendimento sui vari circuiti e l’efficacia delle strategie dettate dal muretto e dai calcoli del “remote garage” di Maranello. Alla serie delle carenze va aggiunta adesso anche la precaria affidabilità. In quanto a Leclerc, bisognerà che si armi di tanta pazienza se crede davvero nel progetto e vuole restare con la rossa, perché la via crucis prevede altre stazioni. Da questo si misura se un campione di F.1 è anche un uomo squadra”.
◇ il western di Alonso | Giorgio Ursicino, il Messaggero: “Una gara fantastica che nobilita il terzo posto prima con una difesa strenua su Perez e poi un sorpasso mozzafiato nelle ultime curve. Clint Eastwood diceva che quando un uomo col fucile incontra uno con la pistola, quest’ultimo è un uomo morto. Ma quando ad avere la pistola è uno tutto grinta come Alonso e il fucile-Red Bull ce l’ha Perez, la regola non vale più: infatti Fernando è passato sulle orecchie del messicano agguantando il podio”.