Le squadre di calcio senza più una casa

1-3    Forse non c’era mai stata nelle Coppe europee, una partita fra due squadre che non possono giocare in casa. È successo ieri sera in Conference League, davanti allo striscione dell’Uefa che diceva: “Pace”. L’invasione della Russia ha mandato da tempo gli ucraini dello Zora Luhansk in Polonia. Vengono ospitati dalla città di Lublino. La guerra a Gaza ha sospeso l’attività del calcio israeliano, ma le Coppe hanno fatto rimettere in viaggio il Maccabi Tel Aviv, alla prima partita ufficiale dopo un mese, proprio contro lo Zora. In tribuna è apparsa una bandiera con i colori e gli stemmi dei due paesi fusi insieme. «Il calcio non è così importante se paragonato alla realtà» ha detto il ​​capitano Eran Zahavi. Lui ha portato una bandiera di Israele in campo e tutti i suoi compagni avevano una fascia nera al braccio. I giocatori del Luhansk hanno fatto lo stesso con i colori di Kiev. «È bello vedere giocare a calcio persone che vivono un momento difficile», ha detto Robbie Keane, che allena il Maccabi dallo scorso giugno. 

I giocatori e i dirigenti si sono reincontrati solo domenica scorsa. Gli stranieri erano stati autorizzati a lasciare il Paese. I calciatori di Luhansk invece sono da tempo in esilio. «La guerra iniziata in Israele è orribile, noi viviamo la stessa cosa da nove anni» ha detto l’allenatore Valeriy Kryventsov. La squadra del Donbas non gioca nello stadio di casa dal 2014, per i bombardamenti e per l’occupazione da parte dei separatisti filo-russi. Per le partite di campionato si sposta a Zaporizhzhia, per le Coppe viaggia a quasi 1.300 km da casa, sempre con alcune centinaia di tifosi al seguito. 

The Athletic si domanda cosa accadrà al calcio israeliano, dopo l’emozione di questa serata di rientro sulla scena. Il Maccabi Haifa è tornato in Europa League, contro il Villarreal, sul campo neutro di Larnaca, Cipro. Domenica mattina all’aeroporto Ben Gurion, i giocatori delle due squadre si sono incontrati di proposito, prima di partire e prendere ciascuno la propria strada. Hanno posato per qualche fotografia. Un simbolismo che non aveva bisogno di spiegazioni – dice The Athletic – rivali uniti in un momento di conflitto

Il Maccabi Tel Aviv non sa dove giocherà le altre due partite casalinghe del girone, il ritorno con il Luhansk e quella con il Gent. Germania, Polonia, Ungheria e Cipro sono considerate sedi temporanee. E poi c’è la nazionale. Israele deve recuperare le due partite saltate nella scorsa finestra, così alla prossima giocherà quattro volte in 10 giorni: contro il Kosovo domenica, con Svizzera e Romania la prossima settimana, e poi con Andorra. Tre vittorie probabilmente basterebbero per qualificarsi alla fase finale della prossima estate in Germania. È dai Mondiali del 70 che Israele non va a un grande torneo. La metà dei 31 convocati non gioca dallo scoppio della guerra. 

La stessa precarietà vissuta dal calcio palestinese. La Gaza Strip Premier League è stata sospesa dopo sei giornate per i bombardamenti dell’Idf, con l’Ittihad Shojaeyya in testa alla classifica. Non ha più una casa la nazionale, ufficialmente riconosciuta dalla Fifa e iscritta alle qualificazioni per i Mondiali del 2026. In Asia sono già cominciate e la prossima settimana partirà la seconda fase a gironi. Per la partita contro l’Australia, la Palestina si farà ospitare al Jaber Al-Ahmad International Stadium di Kuwait City. Ma prima, il 16 novembre, dovrà debuttare in trasferta con il Libano, a sua volta senza casa, costretto sul campo neutro di Sharja, negli Emirati Arabi. 

 

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