A una giornata dal termine dei gironi conosciamo 12 delle 16 squadre qualificate agli ottavi. Le ultime due a uinirsi al gruppo sono state ieri sera l’Arsenal e il PSV Eindhoven, che è pure il primo club dei Minions a passare, i paesi che non appartengono alla cerchia dei cinque più celebrati d’Europa. Il secondo club verrà fuori dal testa a testa fra Porto e Shakhtar, e se ne possono aggiungere altri: una fra Copenhagen e Galatasaray [la vincente del prossimo scontro diretto, un pareggio rischia di inguaiarle], il Braga se vincesse a Napoli con due gol di scarto.
La sconfitta al Bernabéu e il pareggio dell’Inter in Portogallo tengono stamattina l’Italia al terzo posto del ranking stagionale dietro Germania e Spagna, davanti all’Inghilterra salito al quarto, Turchia e Belgio. Ma il primo vero volto della classifica si avrà con i bonus del passaggio del turno. Ogni discorso sulla squadra in più nella prossima Champions è prematuro. I grandi paesi hanno già perso il Siviglia [la Spagna], il Lens [la Francia], l’Union Berlino [la Germania], usciranno due fra PSG, Newcastle e Milan. Nella classifica quinquennale l’Olanda è ancora davanti alla Francia al quinto posto. La Romania è la nazione con la migliore classifica [24esima] a essere già fuori con tutti i suoi club.
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I rumori della Champions
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SLURP Jude Bellingham
Un’altra partita spettacolare, un altro gol al Napoli con un sublime colpo di testa in volo. Fanno quattro in Champions, sono 11 in Liga, tutto il potenziale che il mondo conosceva ha toccato il culmine in questi primi mesi della nuova stagione. Quel che si può ancora dire sul 5 inglese del Real Madrid lo dice Adel Bentaha stamattina sulla rivista francese So Foot.
“È in uno stato di grazia ma un ritmo di crociera al quale forse dovremo abituarci”. Non solo. So Foot inizia a considerare che questo Bellingham non sarà neppure il Bellingham definitivo. “Come il terzino Gareth Bale, Bellingham non sembra intenzionato a concludere la sua carriera in questo ruolo da numero 8. È consapevole di doversi evolvere in un mondo fatto ormai di statistiche nel suo percorso naturale verso una corsa futura al Pallone d’Oro. Dovrà lottare nella lega dei giganti, contro Kylian Mbappé, Erling Haaland o Vinícius Júnior per sperare di vincerlo. Non sembra un compito insormontabile”. Diamoglielo direttamente, stamattina, ora, e facciamola finita. Così non rischiamo che dopo l’estate spunti un gol di Messi dall’America a cambiare la classifica.
È un regalo per il calcio, dice Carlo Ancelotti. Alfredo Relano, decano dei giornalisti spagnoli, quello che vota al Pallone d’oro, scrive su As che “il Real è uscito dall’unica fase brutta della partita grazie a Bellingham, che si è svuotato per far uscire la squadra dalla palude e ci è riuscito. Tanti madridisti hanno giocato bene o molto bene. Kroos ha tenuto una lezione a centrocampo, Carvajal è stato magnifico, Brahim ha confermato che su di lui si può contare, Rodrygo ha fatto un gran primo tempo, l’esordiente Nico Paz si è presentato con un gran gol, e potrei citare altro. Ma Bellingham si distingue per la sua prestazione, la sua fermezza, la qualità con cui esce dai guai o risolleva la scena con un tocco, la sua pericolosità vicino all’area, la sua capacità di segnare, la sua leadership semplice. Riempie la squadra con la sua attività, la sua precisione e la sua scienza, e ogni volta segna un gol”.
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Davvero deve trattarsi di un regalo per il calcio e del campione di tutti, se con un pizzico di invidia – e pure più di un pizzico – Mario Calderon da Barcellona su Mundo Deportivo lo celebra definendolo un calciatore totale. “Il giorno in cui Jude Bellingham ha firmato per il Real Madrid – racconta – una delle tante storie che si sono raccontate su di lui riguardavano il numero di maglia che aveva al Birmingham, il club in cui è cresciuto. Un allenatore delle giovanili, Mike Dodds, gli suggerì di indossare il 22. Lui voleva la 10, Dodds gli spiegò che visto il suo modo di giocare gli pareva che fosse sia un 4 sia un 8 sia un 10. Il 22 era la somma di tutti, in più non è un numero popolare e sarebbe stato sempre libero. Bellingham lo ha ascoltato e quel numero lo ha accompagnato al Dortmund. Quando è arrivato a Madrid, ha deciso di cambiare e ha preso il 5 in omaggio a Zidane, ma da quando ha iniziato a giocare – continua Mundo Deportivo – trascina come il 7 di Raúl e Cristiano Ronaldo, segna come il 9 lasciato libero da Benzema. È il buco nero di questo Real Madrid. Allora la diagnosi è chiara, l’inglese è un calciatore totale”.
Il Napoli ne è rimasto sfregiato un’altra volta. Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio ha scritto che “il tempo dirà, ma il calcio (ora) è Jude Bellingham, l’immensità di disegnare favole, l’autorevolezza di ergersi a stella che abbaglia. Un gol (restando sospeso in aria), un assist (come un artista naif), un fascio di luce ovunque, da esterno, da regista, da un dio del football sceso a diffondere la propria parabola”.
Sebastiano Vernazza sulla Gazzetta spiega che Ancelotti ha vinto la partita con “un 4-4-2 di facciata, visibile soltanto in fase di non possesso palla e con due esterni “non” esterni, Ceballos a destra e Bellingham a sinistra. In costruzione sia l’uno sia l’altro si accentravano per far salire i terzini, specie Mendy sulla corsia mancina. Un sistema di difficile lettura, fatto apposta per non dare riferimenti fissi. Bellingham straordinario per la capacità di recitare una sfilza di ruoli e di funzioni, fondamentale il suo pendolarismo tra sinistra, centro e trequarti, con incursioni letali dentro l’area, da centravanti vero”.
Dinanzi a cotanta meraviglia, nel miedo escenico del Bernabéu, secondo Monica Scozzafava sul Corriere della sera “c’è un’anima anche quando si soccombe, e c’è la forza della ritrovata dignità che il Napoli mette in campo contro la squadra dei record, nel tempio del calcio internazionale”.
Tuttavia Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello Sport-Stadio ha scritto nel suo commento che con una difesa del genere il Napoli non potrà avventurarsi chissà dove.
“I primi due gol del Real sono un regalo dei centrali di Mazzarri, ma soprattutto di Natan: che sul primo rinuncia a raddoppiare la marcatura di Rrahmani per impedire il tiro di Rodrygo, limitandosi ad abbozzare un impacciato scudo del corpo a una distanza eccessiva; e che sul secondo perde letteralmente contatto con Bellingham, che gli sguscia da dietro e in una frazione di secondo colpisce in beata solitudine al centro dell’area di rigore. Ma ci sono almeno altre due occasioni in cui il brasiliano liscia il pallone o fallisce la copertura, mostrando un ritardo nei riflessi e una non acquisita esperienza al piazzamento e alla lettura del gioco. Non è colpa di Natan, che è un giovane di qualità ma che certamente avrebbe bisogno di un rodaggio diverso e meno impegnativo. È responsabilità invece di chi ha pensato che il giovane centrale del Bragantino potesse sostituire Kim in una stagione progettata, nelle intenzioni, per esportare il primato di Spalletti in Europa”.
4-2