
di roberto liberale
Non si vive di sole goleade, in effetti l’Italia quasi mai. Così dopo tanti inviti a non speculare, agli Europei la nazionale è arrivata con il più profittevole dei punteggi, il più filosoficamente italico nel senso classico. È un risultato che rende compiuto il giro del mondo in ottanta 0-0. Tanti sono diventati ieri sera a Leverkusen nella storia dell’Italia, il 47esimo in partite ufficiali: sono stati 14 nelle qualificazioni per gli Europei, 14 per le qualificazioni ai Mondiali, 8 nelle fasi finali agli Europei e 7 ai Mondiali, 1 in Confederations Cup, 3 in Nations League e 33 in amichevole.
Solo in un’altra occasione uno 0-0 era diventato decisivo per andare agli Europei, 9 ottobre 1999, quando l’Italia di Zoff cittì si qualificò per il torneo in Olanda-Belgio 2000 con il pareggio in Bielorussia. La Stampa titolò: “Promossa una nazionale da dimenticare”. I sentimenti cambiano nel tempo. Lo 0-0 con l’Ucraina pare quasi un trionfo.
Nei passaggi chiave per andare ai Mondiali , nessuno 0-0 è stato invece decisivo in positivo, anzi, quattro lo sono stati in negativo. L’11 ottobre del 1997 quello in casa contro l’Inghilterra costrinse la nazionale al play-off per Francia 1998, poi passato superando la Russia. Gli ultimi tre sono stati decisamente più nefasti. Il primo è quello famigerato contro la Svezia del 13 novembre 2017, lo 0-0 che sancì la mancata qualificazione a Russia 2018 per la prima volta dopo 60 anni. Gli altri due sono arrivati in Svizzera e in Irlanda del Nord, il 5 settembre e il 15 novembre 2021, quelli che di fatto costrinsero Mancini ai play-off per il Qatar.
Degli otto 0-0 nelle fasi finali agli Europei, quattro si sono verificati nei gironi. Nessuno è stato mai davvero benedetto quanto quello di Leverkusen. Due sono costati l’eliminazione, il primo contro il Belgio nel 1980 e l’altro contro la Germania nel 1996. Gli altri due ebbero un grosso peso nell’eliminazione alla prima fase, contro la Spagna ancora nel 1980 e contro la Danimarca nel 2004. I quattro residui nelle partite a eliminazione diretta si sono trasformati in passaggi del turno contro l’URSS nel 1968 grazie alla monetina, contro l’Olanda nel 2000 e contro l’Inghilterra nel 2012 grazie ai rigori. La serie finì invece male dopo l’altro 0-0 contro la Spagna a Euro 2008.
Ai Mondiali furono nefasti quello contro la Germania Ovest nel 1978 perché costò di fatto la finale agli azzurri. I due 0-0 nelle partite a eliminazione diretta si sono trasformati in sconfitte ai rigori contro il Brasile nella del 94 in America e contro la Francia ai quarti del 98 in casa sua. Una riflessione finale suggerisce che lo 0-0, considerato dalla narrazione prevalente come uno dei capisaldi del nostro calcio, definito addirittura il risultato perfetto da Annibale Frossi prima e da Gianni Brera poi, a parte rare eccezioni non sembra aver prodotto grandi successi della nazionale italiana. Anzi, il più delle volte ha contrassegnato momenti negativi. Fino a ieri sera.
PUZZLE Che cosa si dice in giro
Il Corriere della sera sospira alla Lucio Dalla: “Italia che fatica, ma siamo in Europa”. Alessandro Bocci scrive: “L’Italia comanda il gioco per un’ora, poi soffre, ma alla fine porta a casa il punticino. Per una notte va bene così. Il risultato è l’unica cosa che conta”. Si associa Luigi Garlando sulla Gazzetta quando scrive che “dopo i traumi apocalittici di due Mondiali sfumati e quello di una Nazionale scaricata per strada a Ferragosto, non possiamo fare i preziosi. Quindi cominciamo dai complimenti: bravi tutti. Bravo Spalletti che ha raccolto l’Italia e ne ha fatto una squadra di gioco e di cuore, in 5 minuti; bravi i dirigenti che hanno gestito l’emergenza; bravi i giocatori che hanno domato una partita emotivamente tosta, con serietà e sacrificio”.
Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio dice che “fare gli schizzinosi adesso, dopo quello che abbiamo patito nelle notti della Svezia e della Macedonia, non è proprio il caso. Abbiamo giocato fin quando ci siamo riusciti. Poi dietro, raccolti, a difesa dello 0-0 e a chiudere con la difesa a cinque, senza arrossire. Siamo questi oggi, vorremmo essere diversi, più tecnici, ma non abbiamo i mezzi (i giocatori) per riuscirci. Dobbiamo accontentarci, perfino godere di una qualificazione così tormentata. Il lavoro di Spalletti è iniziato da poco, gli va dato tempo, ma soprattutto bisogna pregare che il calcio italiano gli offra qualche risorsa. A Leverkusen ci sono stati dei momenti in cui il palleggio dell’Ucraina è sembrato di maggior qualità del nostro. L’Ucraina, non il Brasile. Ma intanto ora possiamo guardare avanti, quando per anni potevamo guardare solo indietro”.
Fabrizio Roncone, ancora con il Corriere della sera, canta inni di ringraziamento per Spalletti e riserva una dose di velento a Mancini. “Dove sei, Luciano? Era solo per dirti grazie. Sei venuto a mettere sulla panchina azzurra tutto il tuo mestiere immenso – ha scritto – e la saggezza, e quel tuo strepitoso tormento calcistico, pieno di genio tattico e pignoleria prossima all’ossessione. Lo sai? Ci piace da pazzi quella brace che hai negli occhi, quel tuo scandire le sillabe — in conferenza stampa — come se le battessi sul ferro. Hai ragione: «È adesso che viene il bello». Adesso però qualcuno avverta pure il tipo con il ciuffo color mogano, scappato a riempirsi il portafogli di bigliettoni arabi, che ce l’abbiamo fatta lo stesso, a qualificarci”.
Paolo Condò su Repubblica getto lo sguardo oltre l’orizzonte chiedendosi cosa si debba fare da stamattina in avanti. “Sono due anni che i club italiani palesano segnali di risveglio nelle coppe europee: le tre finali della scorsa stagione sono un fatto, il ranking Uefa che stiamo difendendo in questa un buon complemento. La Nazionale che Spalletti ha rianimato deve unirsi al discorso risolvendo — ora che il tempo c’è — la contraddizione tra il fraseggio che crea occasioni ma stenta a trasformarle (Raspadori centravanti) e l’attacco pesante (Scamacca centravanti) che non garantisce il fraseggio. Non mancano le certezze positive, dal ritrovato ruolo di Chiesa alla leadership di Barella, al rendimento sempre elevato di Dimarco. Servono però idee nuove a centrocampo perché la forzata assenza europea dello sciagurato Tonali è un guaio, e non è detto che Jorginho, che gli aveva ormai mollato il bastone del comando, sia in grado di riprenderlo. Difficilmente il sorteggio sarà carino con noi, e questo è un bene perché partiremo da campioni in carica, ma considerati al massimo un outsider. L’ideale per crescere dentro al torneo”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio ha scritto: “Prevalgano una volta tanto il realismo e la serietà soprattutto in chi giudica: abbiamo una nazionale che individualmente non è superiore all’Ucraina, ventiduesima nel ranking mondiale. Giocatori come Sudakov, il pallino non solo di Giuntoli, Dovbyk e Tsygankov, punti di forza del Girona rivelazione della Liga, e Mudryk, la passione di Ancelotti, oltre a Trubin e Zinchenko, valgono i nostri. E sono anche abituati a misurarsi con campionati di alto livello. Cosa voglio dire? Che possiamo cambiare tutti gli allenatori che vogliamo, inventarci miglioramenti della manovra che soltanto gli occhi del pregiudizio e i vuoti di memoria sanno incoraggiare. Ma rischiamo brutte figure”.
Dai, è finita. Possiamo finalmente pensare a Juve-Inter senza doverlo mascherare.
| WHAT IF Che succede se l’arbitro dà il rigore all’Ucraina
① Va a batterlo il numero 11 Artem Dovbyk, prende la rincorsa, fa un saltello e spiazza Donnarumma. Gli editoriali stamattina condannano la prudenza con cui l’Italia ha interpretato la partita e accusano Spalletti di essersi snaturato in numero dell’obiettivo da raggiungere. Seguono inchieste sui minuti in campo dei giovani in serie A e inviti alla costituzione di un governo di unità nazionale in vista dei play-off contro la Polonia o chissà chi.
② Va a batterlo il numero 11 Artem Dovbyk, prende la rincorsa, fa un saltello e lo tira fuori. Caressa e Bergomi si abbracciano e dicono: “Andiamo a Berlino”. In effetti da Leverkusen sono 528 km. Per ringraziare gli dei del calcio fanno un fioretto e ci vanno a piedi. Peer non farsi scavalcare da Sky, la Rai ordina al povero Alberto Rimedio di seguirli. Ma la voce di Stato si confonde. Dopo aver detto in telecronaca «Siamo a Leverkusen ma sembra di stare a Palermo», si fa a piedi tutta la Sicilia con una sosta speciale a Maréaviva, ostricheria crostaceria e molluscheria di Mazara del Vallo.
③ Smarrita per il rigore che nei minuti di recupero può congelare la qualificazione dell’Italia, l’UEFA attua un piano diabolico. Ceferin distrae i dirigenti ucraini, tutta la panchina e fa indossare a Jorginho la maglia gialloblù. Il brasilo-italiano va al tiro, prende la rincorsa, fa un saltello e si sbaglia. Si sbaglia nel senso che stavolta lo segna.
Paolo Brusorio su la Stampa dice che “se l’arbitro Gil Manzano avesse fischiato il rigore (che c’era) a favore degli ucraini, staremmo al de profundis. Ma “what if” è sempre stato un approccio a perdere e discretamente inutile. Meglio la realtà“. Paolo Condò su Repubblica parla di contatto giudicato “troppo leggero per concedere agli ucraini un rigore così pesante”. Luigi Garlando sulla Gazzetta dice di un rigore che probabilmente l’Ucraina avrebbe meritato. “Come fanno ora gli ucraini a non ripensare a quella infelice frase di Ceferin, presidente Uefa: «Se l’Italia non si qualifica all’Europeo, è un disastro»? Noi, per espiare, possiamo imporci un fioretto. Ai prossimi veleni di campionato, risparmiano le maledizioni al Var di turno e ripensiamo a quello generoso di Leverkusen”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio, commenta così: “L’unico modo per andare avanti è andare avanti. Così è meno bello però. Dobbiamo essere onesti, evitando di elencare i tanti torti arbitrali che in passato ci hanno sottratto successi, titoli e danneggiato il fegato: nei secondi finali Gil Manzano ha fatto finta di non vedere il rigore che avrebbe permesso all’Ucraina di sfruttare una grande opportunità, l’assistente al Var era scappato un attimo in bagno (prostata infiammata, immagino) e insomma non c’è andata bene, ma benissimo. (Per un istante ho pensato a come avrebbe reagito Mourinho al posto di Rebrov: già, ma lui c’è passato qualche mese fa). Confesso che se alla vigilia della partita di Leverkusen Ceferin non avesse dichiarato «l’Italia deve qualificarsi all’Europeo 2024, altrimenti sarebbe un disastro», oggi mi sentirei meglio. Un filo più leggero. Ma tant’è”.
GIUDIZI UNIVERSALI Federico Chiesa
Paolo Tomaselli lo definisce “l’anima assoluta della festa, mette prima Frattesi davanti alla porta e poi crossa per Raspadori, che non ci arriva per un soffio. Non si ferma mai e una chiusura da sprinter su Mudryk dà l’esempio a tutti. Quando è così, c’è solo un modo per fermarlo: ma lui fa anche il punching ball”. Nelle pagelle del Giornale “sta diventando il faro di questa Nazionale” e in quelle del Messaggero “l’uomo sul quale Spalletti sta costruendo la nazionale. Anche nel secondo tempo i pericoli arrivano sempre da lui”. Per Matteo Pinci nelle pagelle di Repubblica Chiesa è quello che fa “dribbling, scatti, tiri. Per mettergli la corona, servirebbe che Raspadori raccogliesse i suoi inviti. Alla fine lo vedi ciondolare esausto, ma a Spalletti che lo richiama dice: aspetta. E per poco non trova il guizzo letale”.
Stefano Salandin su Tuttosport sottolinea: “Quando si accende, come quando innesca Frattesi alla mezz’ora, fa la differenza. Più da solo con gli strappi – micidiali eh – che di squadra, però”.
PENSIERI E PAROLE Andrey Shevchenko
➣ Avverte meno attenzione oggi sul conflitto con la Russia?
«La guerra in Medio Oriente ha deviato l’interesse, è normale, io sto qui anche per questo: per ricordare che da noi si spara ogni giorno, la gente muore, nessuno è al sicuro. Abbiamo bisogno di supporto e non per continuare a chiedere, non ci piace affatto, purtroppo la realtà che viviamo non riguarda solo noi. Si tratta di essere o non essere. Di libertà».
La Russia non sembra avere intenzione di ritirarsi. Come si mette fine a questa guerra?
«L’ho detto: ho smesso di fare politica, mi attengo ai messaggi del mio presidente. La guerra finisce solo se la Russia lascia ogni territorio occupato. Questa situazione è iniziata nel 2014 e noi vogliamo tornare a come si viveva prima. Il cessate il fuoco, è l’unica possibilità».
➣ Pensa che l’Europa abbia fatto finta di niente nel 2014?
«Se non lo avesse fatto forse non saremmo arrivati qui. Serve immaginare oggi uno scenario diverso? Non credo, occupiamoci del futuro».
➣ Ha mai visto Zelensky stanco in tutti questi mesi?
«Noi non possiamo essere stanchi. Nessuno di noi può, dobbiamo pensare a vivere. Il presidente è un uomo di carisma e coraggio e fa il suo mestiere. Ciascuno ha un compito indispensabile e io mi sento molto coinvolto nel mio. A ogni partita, sempre con United 24 e la federazione, portiamo dei soldati rimasti invalidi allo stadio e lo facciamo anche oggi. Io devo insistere, cercare risorse e appoggio. Per questo ringrazio l’Italia che ci è sempre stata vicina».
➣ In una delle prime partita tra Russia-Ucraina, nel 2000, la tensione era così alta che avete dovuto dormire in ambasciata. Che ricordi ha di quella notte?
«Si temeva davvero per la nostra incolumità. Siamo stati scortati sempre, passo passo e la federazione ha scelto di stare in un luogo protetto. C’era come. .. un senso di reale pericolo».
➣ Ha capito che quella situazione precaria avrebbe potuto degenerare prima o poi?
«Non avrei mai potuto immaginare che la Russia ci avrebbe invaso. Non era ipotizzabile, nemmeno dai più pessimisti o dai più preoccupati. Adesso possiamo solo combattere».
– intervista di giulia zonca, la Stampa, ieri
LA SITUAZIONE
Qualificate: Germania (nazione ospitante), Albania, Austria, Belgio, Danimarca, Inghilterra, Francia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Scozia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Ungheria
Confermate agli spareggi: Bosnia-Erzegovina, Estonia, Finlandia, Georgia, Grecia, Islanda, Israele, Kazakistan, Lussemburgo, Polonia, Ucraina
Sorteggio per i gironi il 2 dicembre