Dieci partecipazioni al Tour de France e dieci ritiri. L’Équipe ha fatto un lavoro statistico su Thibaut Pinot, il giorno dopo il suo addio al ciclismo, dopo il Giro di Lombardia. Prosegue in Francia la lunga serie di omaggi al ciclista francese. Ne ha scritto anche la versione nazionale di Slate, rivista liberal americana. Matilede Meslin si è chiesta perché siamo così tristi per il suo ritiro. “Tutto il ciclismo francese sembra voltare pagina con lui. Thibaut ha incarnato il passaggio da un mondo artigianale e casual, soprattutto all’interno della sua squadra, piuttosto a conduzione familiare, a un cambiamento radicale, più tecnologico. Suo fratello e allenatore Julien lo definisce l’ultimo dei romantici, il corridore che era il volto del ciclismo francese pulito e senza doping. «Credo che la sua popolarità sia dovuta al fatto che non ha mai tradito, in nessun senso della parola. Il pubblico l’ha percepito benissimo».
Lo stesso Pinot si congeda così con Slate: «Penso che il pubblico mi ricorderà come un ciclista pulito e onesto. Non ho mai barato, ho sempre dato tutto quello che avevo in bici. È certo che mi sono perse alcune grandi vittorie, ma fa parte di una carriera. Questi fallimenti facevano parte di me. La gente si ricorderà che ero un corridore sorridente, credo, ma che avevo anche i miei capricci. Semplicemente un corridore che aveva del carattere. Che ha avuto i suoi alti e bassi. Penso che il corridore abbia assomigliato all’uomo che sono oggi. Per me è quel che conta».
Anche Francesca Monzone su Tuttobici lo definisce “l’ultimo dei cavalieri romantici, forte e sfortunato, dallo sguardo malinconico e spesso assorto in quei pensieri che nessuno è mai riuscito a penetrare”.
La Ouest France ha pubblicato un reportage dal cuore della folla, il suo Collettivo Ultrà che lo ha seguito sull’ultima rampa di Bergamo Alta per salutarlo.