Pagine di sport. Barbaglia e Tomaselli, i libri vincitori del premio CONI

LIBRI  

I vincitori del Premio CONI

 

NARRATIVA | La mossa del matto, di Alessandro Barbaglia

La prima volta che ho sentito pronunciare il suo nome, me ne stavo seduto a gambe incrociate sotto un tavolo da giardino, in un posto che non esiste più: la mia infanzia.

Cos’avrò avuto, cinque, sei anni?

Comunque: ero bambino, e seduti attorno a quel tavolo sotto il quale ero nascosto a giocare c’erano alcuni adulti; uno era mio padre. Vedevo solo una selva di gambe, una fila di ginocchia rotonde. E le scarpe, certo. Anche se qualcuno era a piedi nudi: erano tutti seduti nel giardino di casa nostra, sul prato. A lavorare.

Stavano parlando di un matto americano che aveva fatto una partita di scacchi contro il campione del mondo in carica. Che era un russo e quindi, garantito al limone, una persona per bene. A casa mia erano tutti filosovietici, negli anni Ottanta; in quello stesso giardino, dopo le cene, saltavano sempre fuori delle chitarre – due o tre -, del vino rosso emiliano in fiaschi, e i grandi cantavano a tutta pancia Bandiera Rossa, Bella Ciao, Compagni avanti gran partito… o robe dei cantautori tristi. Anche quelli francesi con le loro erre mollicce

[edizione Mondadori]

 

SAGGISTICA | Giuliano Giuliani, più solo di un portiere, di Paolo Tomaselli

Gli amici più stretti lo chiamano ancora – e sempre – Giulio. E gli vogliono un bene dell’anima, perché la ferita della sua morte non si è mai rimarginata davvero. Giuliani non è stato il portiere più forte della sua generazione, anche se per due stagioni felici ha avuto il raro privilegio di custodire ciò che Diego Armando Maradona creava. Ed è anche l’unico portiere italiano ad aver parato due rigori proprio al Pibe de Oro. Come uomo, probabilmente non era in odore di santità, ma è stato del tutto scagionato dall’unico reato del quale è stato mai accusato. E in ogni caso nel calcio – di ieri, oggi e domani – si ritrova in buona e qualificata compagnia. In queste pagine viene anche analizzato il dispositivo della sentenza del 1994 del tribunale di Trieste: una liberazione per Giuliani dalle accuse di spaccio e detenzione di cocaina, ma anche uno stress micidiale da sopportare, che ha minato una salute già precaria. Due anni esatti dopo la fine di quella vicenda giudiziaria, con il fisico pesantemente provato dalla malattia, Giulio si spegnerà per le complicazioni di una polmonite, fatali su un corpo ormai allo stremo. In tutto questo quel che conta è un elemento essenziale, piccolo ma prezioso, che pesa più di ogni altro sulla bilancia di una esistenza. Grazie a questa fiammella sempre accesa dentro di sé, Giuliano ha affrontato tutti gli ostacoli che il destino gli ha messo davanti: in famiglia, tra i pali, in un commissariato dei carabinieri e su un letto d’ospedale. Niente e nessuno può spegnerla, nemmeno l’oblio al quale è stato condannato dal mondo del calcio e dal passare del tempo. Questa cosa si chiama dignità.

[66thand2nd]

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