Nuvole sulla rivoluzione culturale di Bielsa in Uruguay. Bassa Pressione per Anthony Dupont e il rugby francese [Il Meteo del Martedì]

Il Meteo del Martedì è nato come appuntamento fisso ai tempi della newsletter, insieme con lo Zodiaco del Lunedì, gli Odori del mercoledì, i Fumetti del giovedì, la Hit Parade del venerdì, il Varietà del sabato, le Giostre della domenica. In sostanza un contenitore di microstorie apparse sui quotidiani e raccolte giocosamente sotto un filo conduttore. 

Ecco allora: Nuvoloso per la rivoluzione culturale di Bielsa in Uruguay; Bassa Pressione per Anthony Dupont che vuole giocare le Olimpiadi del rugby con la Francia; Mare Mosso per Alessandro Gentile a Scafati; Cielo Stellato per il golf di Roberta Liti; Alba Chiara per Kimi Antonelli; Tornado per Michelle Yeoh, una premio Occar nel CIO

 

  NUVOLOSO I nemici della rivoluzione culturale di Bielsa

La rivoluzione culturale di Marcelo Bielsa in Uruguay è in corso. Obiettivo: la qualificazione per i Mondiali del 2026. Ma non solo. Qui la sfida è più grande. Cambiare l’immagine del calcio uruguayano sporco, brutto e cattivo. Ne parla Thomas Goubin su Eurosport France dopo il pareggio strappato dalla Celeste in Colombia, alla sua maniera, alla maniera tradizionale, un gol su rigore di Darwin Nuñez al 91esimo. Ora, dice Goubin, prendere un punto nel caldo soffocante di Barranquilla è già una piccola vittoria. In più c’è che questo Uruguay è in cammino, si trova già a metà strada “tra la fedeltà alla tradizione e a un inizio di spostamento verso una filosofia più da protagonista”. 

Ci sono grandi promesse e anche tante domande. La principale: “La garra charrua è solubile nel bielsismo?”. Bel dilemma. Chi dice di no, dimentica che “garra charrua è soprattutto dominio assoluto su ogni pallone, spirito di corpo infallibile, due virtù che sono i presupposti imprescindibili anche per le squadre di Marcelo Bielsa”. 

Inoltre Il Loco è arrivato a Barranquilla e ha detto: «Non pensate che io sia romantico. In ogni partita ci sono in gioco tre punti, essenziali e urgenti. Cosa preferire? Giocar male e vincere in Colombia, oppure giocar bene e perdere? Io risponderei, giocar male e vincere. Ma col tempo, sappiamo che queste equazioni non funzionano. È molto difficile vincere spesso pensando che la strada sia giocar male. È molto più facile vincere spesso pensando che la strada sia giocar bene». Prendete una puntina e attaccate questa frase su tutte le discussioni che si fanno coi giochisti, i risultatisti, quella roba là.

Per realizzare la sua rivoluzione culturale, Bielsa ha preso decisioni che hanno scosso le abitudini. La più commentata è stata l’esclusione di Luis Suarez [oggi al Gremio] e di Edinson Cavani [al Boca]. Sono avanti negli anni ma nessuno dei due aveva annunciato il ritiro dalla Nazionale. Ci ha pensato Bielsa, confidando di «non aver parlato con loro». 

I nemici non gli mancano. Dall’arrivo in Nazionale, diversi membri dello staff hanno preferito andarsene. Il primo è stato Claudio Pagani, responsabile del cosiddetto Complesso Celeste. Dopo la sua partenza a fine agosto, s’è defilato pure Alberto Pan, medico dal 2006. Non ha accettato il full time che gli veniva richiesto. Due analisti video hanno fatto lo stesso. Pazienza. Non sanno cosa si perdono. 

 

BASSA PRESSIONE Dupont ai Giochi per risollevarsi

Il miglior giocatore di rugby al mondo cuole andare alle Olimpiadi. Antoine Dupont, il capitano della Francia, ci sta pensando. Sarebbe anche la strada migliore per “digerire la sua immensa frustrazione dopo l’eliminazione ai quarti di finale della Coppa del Mondo. La sua probabile partecipazione al torneo di rugby a sette ai Giochi di Parigi potrebbe aiutarlo”ha scritto. Laurent Campistron su L’Équipe 

C’è qualcosa da sistemare. Primo: “Avrà sicuramente bisogno di un po’ di tempo per smaltire tutta la frustrazione accumulata durante una competizione in cui è sempre stato sotto la luce dei riflettori. Questo Mondiale lo lascerà con il sapore dell’amarezza e del conto in sospeso per molto tempo, ma non è il tipo da pensare troppo”. 

Secondo: il rugby a sette è diverso dal rugby a quindici. Richiede altre qualità, soprattutto fisiche. L’idea a cui si lavora in Francia: fargli giocare almeno due tappe del circuito mondiale a sette, preparazione inclusa, sicuramente quelle di Vancouver (23-25 ​​febbraio) e di Los Angeles (2-3 marzo), inseriti però nella finestra internazionale dedicata dal rugby a quindici al Sei Nazioni. Dupont potrebbe partecipare parzialmente al torneo, magari sfidare l’Irlanda il 2 febbraio e l’Inghilterra il 16 marzo, pià probabilmente potrebbe saltarlo del tutto, “nonostante le reali possibilità di vincerlo o addirittura di realizzare un nuovo Grande Slam”, dice L’Équipe. Avrebbe poi almeno un mese, dopo la fine del campionato (28 giugno) per prepararsi al torneo olimpico, in calendario da mercoledì 24 luglio a sabato 27 luglio.

 

MARE MOSSO  Non parlate di Nazionale a Gentile

 ➣  Alessandro Gentile: Gentile, dopo la parentesi in A2 a Udine ha accettato questa nuova sfida per rilanciarsi? 

«Non cerco riscatto. Non devo dimostrare nulla agli altri, semmai a me stesso. Vado sempre in campo per vincere, e a Scafati mi adatto a ciò che vuole coach Sacripanti. Panchina? Se Pino vuole che parta da lì, e serve alla squadra, va bene». 

 ➣  Vedere iniziare lei e Logan di rincorsa contro Pistoia ha fatto impressione, non crede? 

«Credo che David non sia molto abituato a fare panchina…ma neppure io. Ripeto: ciò che decide il coach è sacro. Sappiamo bene quello che ci chiede». 

 ➣  E se la Nazionale si ricordasse di lei? 

«In un fidanzamento o matrimonio serve alchimia. Loro non hanno bisogno di me?. Io non sento il bisogno di loro. Nel basket spesso non esiste riconoscenza: non scordo come sono stato trattato…. Alla maglia azzurra e a quei colori ho sempre creduto, però certe storie si costruiscono in due». 

 ➣  Scafati è vicina a Caserta dove s’è consumata l’epopea degli “Scugnizzi per sempre”. Sogna quei colori? 

«Non ho mai vestito il bianconero, sarebbe bello. La mia giovinezza in Campania è stata con Maddaloni. Ma la Juve è stata la squadra di papà Nando, quella di cui non si smette di parlare e che ha portato a quella splendida serie televisiva che ho visto almeno dieci volte».

– intervista di fabrizio fabbri, Corriere dello Sport-Stadio

 

CIELO STELLATO  Il golf di Roberta Liti 

Sono passati nove anni da quando Roberta Liti ha deciso di cambiare vita. Il Corriere dello Sport-Stadio racconta la metamorfosi della ragazza senese di Colle Val d’Elsa, che diciannovenne mise in valigia libri e mazze da golf per andarsene a Phoenix, in Arizona, mossa “dal desiderio di vivere sulla propria pelle il sogno americano e costruirsi un futuro diverso” scrive Marco Ercole. Oggi di anni ne ha 28 e con una laurea in Sports Business e Management ha ottenuto uno dei dieci pass per il LPGA Tour della prossima stagione, grazie all’ottavo posto nella Race for the Card dell’Epson Tour, qualunque cosa sia. Consiglierebbe alle giovani golfiste italiane di ripercorrere la sua strada? – le chiede il Corriere dello Sport-Stadio. E Liti rispose: «Quando si parla delle università, dei college americani, ci sono tante opinioni diverse, un po’ in conflitto tra di loro. Penso però che il percorso che ho fatto mi abbia portata dove ho voluto, anche se sono serviti anni e tanta pazienza. Sebbene durante il periodo universitario non abbia performato al meglio nel golf, quella fase è stata determinante per la mia crescita. E poi qui in America c’è la possibilità di misurarsi con le migliori giocatrici al mondo. Secondo me, quindi, se una ragazza vuole fare l’esperienza di giocare a golf ai massimi livelli, seguire la mia strada può essere la scelta giusta». Se poi qualcun altra volesse proprio esagerare, potrebbe evitare di usare il verbo performare. 

 

ALBA CHIARA Kimi Antonelli

Si chiama come Raikkonen e sedici anni dopo il Mondiale di Raikkonen, l’ultimo vinto da una Ferrari, promette meraviglie su quattro ruote. Ma non su una Rossa. Scrive di lui Mirco Melloni sul Corriere dello Sport-Stadio, raccontando che il sedicenne salterà subito in F2, in orbita Mercedes, dove lo vedono come l’erede di Hamilton – così, giusto per non esagerare. 

“Il doppio salto – leggiamo – sarebbe motivato anche dall’introduzione delle vetture a effetto suolo, seguendo quanto avvenuto in Formula 1 nel 2022. Antonelli andrebbe a debuttare su auto sconosciute anche ai piloti già presenti in F2, azzerando il noviziato da pagare. Inoltre lo farebbe rimanendo con il Team Prema, autentica garanzia nelle formule promozionali. Fin qui Toto Wolff ha mantenuto un profilo basso per il suo gioiello, ma è indubbio che in Mercedes ci sia grande attesa”. 

 

  TORNADO  Un premio Oscar nella famiglia olimpica

Nell’ultima giornata della 141esima sessione del CIO a Mumbai, sono stati eletti otto nuovi membri, quattro uomini e quattro donne, tra cui l’attrice malese Michelle Yeoh, prima asiatica a vincere un premio Oscar grazie alla nomination come migliore attrice per Everything Everywhere All at Once. Entra nel governo dello sport mondiale con il vento della principessa britannica Anne alle sue spalle, presidente del comitato elettorale del CIO. Ha sottolineato che Yeoh è stata campionessa di squash junior della Malesia. Ecco. E lo squash è arrivato tomo tomo, fresco fresco nel programma di Los Angeles 2028. La signora Yeoh è arrivata in India con il suo compagno, monsieur Jean Todt, l’ex presidente della Fia e il gran capo in Ferrari ai tempi di Schumi campione del mondo. 

 

 

  NOTIFICHE

 

  Il Manchester United è la Sora Camilla

“Dopo mesi passati a corteggiare pubblicamente il club e a lasciare messaggi lamentosi in segreteria alla reception dell’Old Trafford, lo sceicco Al Thani ha deciso che dopo tutto non gli piace davvero lo United. Il suo ritiro ha aperto le porte a Sir Jim Ratcliffe. Potrebbe sembrare un capitano di cricket dell’Inghilterra tra le due guerre, ma Ratcliffe è un moderno magnate degli affari. Ha integrato lo sport nel suo impero chimico all’Ineos, con una squadra di ciclismo e il Nizza della Ligue 1 già a portata di mano. Ratcliffe è sempre stato più popolare dello sceicco come potenziale nuovo proprietario tra i tifosi dello United. Ma è proprio questo il problema: un paio di settimane prima che l’offerta in contanti del Qatar per il 100% del club venisse annullata, Ratcliffe aveva cominciato a far sapere che avrebbe accettato una quota di minoranza del 25%.  Tutto ciò significa che, quasi un anno dopo aver annunciato la loro intenzione di lasciare la città, i Glazer sono ancora al comando e… beh, qualcuno ha davvero ottenuto ciò che voleva da questa lunga vicenda?”  [di niall mc veigh, Guardian]

 

  Chi investe in NBA: sempre gli stessi

Secondo la società di consulenza IEG, nella scorsa stagione la NBA ha raggiunto il record di 1,66 miliardi di dollari di entrate dalle sponsorizzazioni, in crescita dell’1,3% su base annua. La cifra include tutti gli accordi, quelli collettivi, quelli delle singole squadre e quelli per le arene. Ma è la prima stagione dal 2018-19 in cui l’NBA non ha aumentato il numero di partner. 

 

  Le parolacce sul ghiaccio

Erano lì, tutti i 32 allenatori della NHL, seduti ai tavolini in una sala dell’Hyatt Regency di Chicago, a uno schiaffo dall’aeroporto internazionale O’Hare. I direttori generali si incontrano alcune volte all’anno per discutere lo stato dell’arte e possibili modifiche alle regole, ma questo incontro coinvolgeva anche anche gli allenatori, una rarità. L’atmosfera era informale. La maggior parte di loro indossava una maglietta polo e aveva la tazza di caffè in mano. Verso la fine dell’incontro, mentre alcuni general manager cominciavano a controllare gli orari dei voli, Stephen Walkom, vicepresidente senior e direttore dell’arbitraggio nella NHL, l’ha presa alla larga. Ma alla fine della sua presentazione, ha mostrato un montaggio video, trasmesso sui televisori dentro la stanza, circa 20 clip con i più grandi allenatori che si scagliavano contro gli arbitri. Pugni agitati. Facce rosse infuocate. Parole che iniziavano con la F. Un mucchio di uomini adulti rimproverati come se fossero stati messi in punizione alle scuole medie” – di michael russo e joe smith, The Athletic

 

 Chi va al Giro d’Italia?

“Per l’edizione del prossimo anno, nessuno dei Big Four si è finora detto interessato a correre. Non c’è un grosso nome confermato. Roglič ha partecipato alla presentazione da campione in carica, ma l’outfit casual indossato quel giorno riflette il suo atteggiamento disinteressato nei confronti di un ritorno, l’anno prossimo. Ora che ha vinto la maglia rosa, punta a completare il suo palmarès con la gialla del Tour, ecco perché è passato alla Bora-Hansgrohe. Evenepoel non dà priorità al Giro avendolo corso quest’anno, e da tempo programma il debutto al Tour per il 2024. Vingegaard e Pogačar possono essere tentati? Pogačar sembra una possibilità. Lo sloveno ha un appetito insaziabile per le corsee il Giro è l’unica tra quelle importanti (a parte la Parigi-Roubaix) che deve ancora assaggiare, da quando è diventato professionista nel 2019. Conoscendolo, non pianificherebbe mai una stagione attorno al Giro, dpo aver perso contro Vingegaard al Tour per due anni di fila, ma sarebbe tentato dall’idea di poter davvero diventare il primo a vincere entrambi dai tempi di Pantani. È ancora un po’ un azzardo, ma sembra il più probabile dei quattro al via”. 

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