Dev’essere stata una forma di invidia verso il calcio, verso i nuovi format, verso i prossimi Mondiali che si giocano in due paesi differenti, oppure fra sette anni addirittura in tre continenti. Per sentirsi con entrambi i piedi dentro il mondo, Milano-Cortina cederà un pezzo della festa all’estero. Le gare di bob, slittino e skeleton andranno fuori dall’Italia. È la prima emigrazione olimpica in cent’anni di Giochi invernali. Un gran record, va detto. È andata come si era capito che sarebbe andata. L’impianto a Cortina non si fa. Sarebbe costato tra i 100 e i 120 milioni. Giovanni Malagò è andato fino a Mumbai, in India, per dirlo al gran capo del CIO, Thomas Bach, e Bach deve aver pensato: io ve l’avevo detto. L’aveva fatto capire tempo fa in un’intervista con Gianni Merlo per la Gazzetta dello sport. In sostanza rispose: l’Italia faccia quel che crede, ma di costruire una nuova pista non gliel’ha chiesto nessuno.
Marco Bonarrigo sul Corriere della sera dice appunto che stamattina sono arrabbiati i politici veneti, è soddisfatto il fronte ecologista ma pure il presidente del Cio Thomas Bach, “che da tempo spingeva per l’uso di un impianto esistente”.
L’impianto di Cortina, secondo il Corriere, “avrebbe avuto senso nell’ottica di un utilizzo a scopo di laboratorio scientifico/tecnologico dopo la fine delle competizioni o come attrazione turistica. Ma oltre alla dura opposizione degli ambientalisti hanno pesato l’asta pubblica tra i costruttori andata deserta lo scorso luglio (base di partenza 81 milioni) e l’assenza di risposte ai successivi inviti diretti, dovuta anche alla complessità tecnologica degli impianti di refrigerazione”.
Bonarrigo fa notare che negli ultimi trent’anni sono stato costruiti tre nuovi impianti in tutto il mondo, uno in Corea, uno in Cina, uno in Russia, in aree cioè “assai meno sensibili di quella bellunese”. D’altra parte dodici piste sono state dismesse, “compresa quella di Cesana dei Giochi di Torino 2006”.
Bisognerà scegliere una pista di riserva. La lettura dei quotidiani di stamattina mette St. Moritz in pole position, “la più antica, bella ed ecologica al mondo e parte avvantaggiata” scrive Bonarrigo.
Cosimo Cito su Repubblica ha fatto due conti e scrive che “millecinquecentosettantacinque giorni più tardi, quando ne mancano appena 843 all’accensione del tripode nello Stadio di San Siro, Cortina si ritrova ai margini del gioco con in mano solo le gare di sci femminile e quelle di curling”. Dai suoi uffici in Veneto, il governatore Zaia chiede «altre gare per Cortina, oltre a quelle previste. C’è chi esulta perché il bob non c’è più. Vorrà dire che qualcuno farà un sacrificio e ci darà qualche disciplina olimpica al momento non prevista».
“Ma è quasi impossibile – sottolinea Repubblica – ognuna delle altre 5 località minori (Bormio, Livigno, Predazzo, Anterselva e Tesero) alzerebbe a sua volta il dito”. Il risultato è che adesso, dice Cito, “il peso dei Giochi si sposterà notevolmente su Milano e la Lombardia: oltretutto, sempre per motivi di costi, le gare di pattinaggio di velocità erano già finite da Baselga di Piné (Trentino) alla Fiera di Rho. Il Governo ha già stanziato quasi quattro miliardi per Milano Cortina, ma dovrà incassare l’onta della prima Olimpiade invernale condivisa tra due paesi”. Per i Giochi estivi era successo con alcune gare di vela di Anversa 1920 portate in Amsterdam, quelle di equitazione di Melbourne 1956 trasferite a Stoccolma, ma non era la stessa cosa, “non era mai stata una questione di costi – spiega Repubblica – ma di necessità (acque migliori, l’osservazione di un periodo di quarantena per i cavalli)”.
Massimo Costa su Libero dice: “Non si voleva costruire una pista nuova a Cortina? In Italia c’era quella di Torino 2006, ma i Cinquestelle si erano chiamati fuori all’inizio della trafila per la candidatura, incassando come “risarcimento” le Atp Finals di tennis. Gli enti locali e i vertici italiani dello sport hanno litigato senza sosta, fino alla resa”.
Giorgio Specchia sulla Gazzetta parla di “una ferita che toglie credibilità internazionale al sistema-Italia. adesso saremo costretti a buttare via qualche milione di euro per adattare agli standard olimpici un impianto estero (il gestore del budello di Igls ad agosto chiedeva un contributo dai 12 ai 15 milioni di euro). Milano-Cortina ora deve correre contro il tempo per evitare il disastro. Il PalaItalia a Santa Giulia, nei pressi di Rogoredo, è ancora alle fondamenta e siamo al limite. Lì sopra deve crescere un palasport da 15.000 posti che dovrà essere ultimato in anticipo rispetto al 6 febbraio 2026, giorno d’inizio dell’Olimpiade, per i necessari collaudi e per ospitare i tradizionali test-event”.
Era inevitabile, considera Leonardo Iannacci, ancora su Libero, perché “la vecchia e malmessa pista da bob non è utilizzata dal 2008, da quando ospitò i campionati italiani. In questi ultimi 15 anni è diventata un monumento pieno di macerie, di animali che la vivono di notte e di erbacce. Che senso avrebbe avuto spendere tutti quei soldi solo per le gare delle Olimpiadi? Tra l’altro, al bando per accaparrarsi i lavori del restyling non si è presentato nessuno: troppo alti i costi e poco il tempo a disposizione visto che la pista nuova di zecca doveva essere pronta tra un anno. Una volta tanto si è usato la testa, si è presa una decisione dolorosa ma ponderata. Giusto così. Nelle scelte, a volte, occorre anche avere calma. Una calma olimpica”.
È decisamente più critico Lorenzo Vendemiale sul Fatto Quotidiano quando scrive che tutti alla fine si sono arresi “all’evidenza ed al buon senso, che le Olimpiadi italiane non hanno mai avuto. Poche parole per certificare una figuraccia planetaria. Che come al solito in Italia non avrà colpevoli, anche se sono sotto gli occhi di tutti. A partire ovviamente dalla Fondazione, che ha confezionato quel dossier bislacco. E ancora di più altrove. La pista da bob è stata la creatura del governatore Zaia, che per portare più fondi al suo Veneto l’ha pretesa e difesa per anni: nel comitato, ad esempio, il tanto vituperato ex ad Novari sarebbe stato disponibile a modifiche, se ciò non è avvenuto è stato per l’intransigenza di Zaia, che oggi se ne lava le mani. Oppure la Simico, guidata da Sant’Andrea, società governativa che sulla realizzazione di quest’opera si giocava la credibilità, ma tra ritardi ed errori non è riuscita nemmeno ad aggiudicare la gara. E poi Abodi, che ha taciuto per mesi e alla fine almeno ha detto no alla richiesta di ulteriori fondi pubblici. Salvini, ministro del fare, alfiere dei Giochi dell’autonomia, è sparito. Adesso la gara è a prenderne le distanze”.
voci Armin Zoggeler
➣ St. Moritz o Innsbruck?
«Hanno criticità entrambe. La pista austriaca va ristrutturata pesantemente, è parecchio antiquata e ha un arrivo troppo corto. Oltretutto, che facciamo? Ristrutturiamo con i nostri soldi una pista all’estero?».
➣ Quella di St. Moritz, l’Olympia bobrun, è una pista naturale, la più antica ancora in uso.
«Sarebbe un fatto davvero insolito e pieno di rischi. Bella, per carità, una pista naturale ma tecnicamente è tutt’altra cosa dalle piste cui siamo abituati nei grandi eventi. E in caso di caldo o di maltempo, una pista naturale diventa impraticabile. Il calendario olimpico di slittino, bob e skeleton è fittissimo: abbiamo due settimane in tutto, cancellare una gara vuol dire non recuperarla più. E non parliamo dei costi a St. Moritz: pensiamo solo ai prezzi stellari degli hotel».
➣ Senza la pista di bob, a Cortina resteranno le gare olimpiche di sci femminile e il curling. Non crede che sia troppo poco per la città che condivide con Milano il nome dei Giochi 2026?
«Quasi non si giustifica la presenza della dicitura Cortina nel logo dell’Olimpiade. E nemmeno avrebbe senso costruire là, come si vorrebbe, un villaggio olimpico, con così poche gare».
intervista di cosimo cito, Repubblica
Da Torino arriva un tentativo estremo per rimettere in gioco la pista di Cesena, usata per i Giochi del 2006 e poi puff. Francesco Avato, presidente della Fondazione 20 Marzo che gestisce il patrimonio sportivo di quell’Olimpiade, dice a La Stampa: «A noi serve ancora qualche giorno per completare il dossier che evidenzia come i costi per riqualificare la pista di bob di Cesana siano assai inferiori a quanto stanziato per Cortina. Chiediamo al governo una moratoria prima di confermare che le gare si svolgeranno all’estero. A Cortina son serviti quattro anni per capire che non si poteva fare il bob in Veneto, non concederci qualche ora in più sarebbe una beffa e un gran danno all’Italia».
Ma sempre da Torino, Giorgio Pasini su Tuttosport eccepisce. “A parte che si parla di tanti soldi, proprio quella pista è il peccato originale dell’Italia olimpica. Abbandonata, smantellata dopo Torino 2006, perché costava troppo gestirla e per pochi atleti ed eventi. Sgombriamo per favore il campo dalle beghe politiche, dal doppio ruolo (Coni-Milano Cortina) di Malagò inviso a tanti e alle brame di sindaci e governatori, la maggior parte dello stesso partito (Lega) ma in lite tra loro e con Salvini. Qui si tratta di pensare al bene dell’Italia in un momento storico drammatico tra guerre, crisi energetiche, inflazione che rende il carrello della spesa e i mutui insostenibili e un futuro fosco”.
Per fortuna si tratta di Milano e di Cortina. A Roma, per esempio, stamattina non avremmo risparmiato analisi etnico-sociologiche sulla pigrizia e l’indolenza congenita, la città irredimibile. Per fortuna non è il caso. Dovevano essere i Giochi del fare e dell’autonomia.
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