[Eurogol] – Il nome di Laporta nel Barçagate, il genio invisibile di Bellingham, la caciotta di Galliani a Monza

    Gli assegni di Laporta a Negreira

El Mundo era sulla pista giusta. Il nome di Joan Laporta è entrato nel caso Negreira. È il terzo presidente del Barcellona accusato di aver pagato tangenti all’ex vicepresidente degli arbitri, con Sandro Rosell e Josep Maria Bartomeu, oltre agli ex direttori sportivi Oscar Grau e Albert Soler. Una settimana fa, il giudice Joaquín Aguirre aveva anticipato che c’erano «indicazioni più che ampie sul fatto che Laporta avesse commesso gli stessi atti dei presidenti successivi, il pagamento di ingenti somme di denaro a José María Enríquez Negreira». Il tribunale è andato oltre e ha ufficializzato l’accusa a Laporta per corruzione, in una citazione consegnata mercoledì dai Mossos d’Esquadra. Il reato di corruzione viene considerato continuato e potrebbe estendersi fino al 2008. Per i legali del Barcellona, gli eventuali reati sarebbero prescritti, perché iniziati nel 2001. Il giudice ritiene invece che il periodo sospettato andrebbe dal 2008 al 2018. Secondo la Corte, la prescrizione per un reato di corruzione di un pubblico ufficiale scatta dopo 15 anni. 

 

    Il vortice di Fagioli

Anche oggi continua il lavoro di analisi, il viaggio degli opinionisti nei motivi, nei misteri, nelle psicologie dei giovani uomini. È Massimo Gramellini che stamattina interviene dalla prima pagina del Corriere della sera, sul tema: Essere Fagioli. Ha scritto: Eviterò di rispondere moralisticamente che giovinezza, ricchezza e fama non sono tutto (ops, l’ho appena fatto) per concentrarmi sulla deposizione rilasciata da Fagioli al procuratore federale: uno squarcio piuttosto illuminante sulla condizione umana. Da tempo ha smesso di scommettere per divertimento e ormai non lo fa più nemmeno per ossessione. Adesso gioca solo per ripagare i debiti fatti giocando, in una spirale che si attorciglia intorno alla sua mente, fino al giorno in cui regala un gol agli avversari, viene sostituito e si mette a piangere in panchina non per l’errore, ma per il suo destino. Qualcuno penserà che voglia giustificare i Fagioli, invece cerco soltanto di capire come funzioniamo noi fagiolini.

 

Siamo nelle mani di Corona. Per colpa di chi?

Nella sua rubrica di critica televisiva, Aldo Grasso sul Corriere della sera dice la sua a proposito delle ospitate di Fabrizio Corona in Rai, l’ultima a parlar di scommesse e mettere spilli sulla bambolina voodoo del calcio italiano nel programma di Nunzia De Girolamo.

Scrive Grasso: Non si sa se sia più cialtrone Fabrizio Corona o chi lo ospita in tv.  Non tocca a lui fare indagini non toccherebbe alla Rai pagare un simile personaggio, uno che da anni ha deciso di violare tutte le regole per essere sempre al centro dell’attenzione Ma forse sbagliamo noi nel credere ancora che certi programmi, cosiddetti d’approfondimento, desiderino veramente approfondire qualcosa. Ogni talk show fa a gara per invitare il mattoide, il freak, il mostro da esibire, qualunque sia la professione con cui viene presentato: scrittore, ambasciatore, professore, ex galeotto, giornalista, opinionista.  Sono le leggi di questa tv. Possiamo noi cambiarle?

Ne ha scritto anche Maurizio Crosetti su Repubblica: Gli spettatori che martedì non hanno visto il programma, cioè la stragrande maggioranza, ma che in parte lo hanno reso possibile con i soldi del loro canone, sappiano che un ricattatore può ormai avere pari dignità, nei canali Rai, rispetto a qualunque altro invitato. Sappiano, inoltre, che non si sono persi niente, perché la trasmissione non ha aggiunto elementi di cronaca. E che non faceva solo tristezza, ma pure dormire

 

   La caciotta elettorale di Galliani

Concetto Vecchio è andato a Monza per raccontare il tour elettorale di Adriano Galliani, candidato alle suppletive per il seggio al Senato, dopo la morte di Berlusconi. Il suo reportage su Repubblica comincia così: Adriano Galliani punta la scatoletta di Simmenthal. «La prendo se posso pagarla». «Qua si paga tutto», gli replica il banconista al mercato di Besana in Brianza. «Sei euro e novanta». Galliani tira fuori dieci euro, «tenga il resto ». Al venditore di formaggi chiede la caciotta di capra. «Undici euro e settanta». Galliani in tour elettorale fa acquisti. Vendere, comprare. Non faceva così il Cavaliere? «Qui Berlusconi ha fatto solo del bene, ad una signora ha pagato l’università della figlia », commentano i militanti Paola Paderi e Alessandro Fumagalli mentre Galliani si fa incartare la caciotta.

 

Vincenzo Italiano vuol sentire la sabbia sotto i piedi

 ➣  Italiano, quando ha capito che avrebbe fatto l’allenatore?

«In campo. Prendevo appunti, non perdevo una spiegazione tattica o tecnica. Da bambino vedevo «Novantesimo Minuto», la «Domenica Sportiva», i gol e le prodezze. Chi stava in panchina nelle mie fantasie era marginale, poi ho cominciato a giocare e mi sono innamorato di quel ruolo».

 ➣  Ha imparato più dalle vittorie o dalle sconfitte?

«Ho imparato a non essere umorale. Fa solo danni. Ma è dalle sconfitte che trai insegnamenti».

 ➣  Che cosa significa allenare a Firenze?

«Qualcosa di diverso. Sai a che cosa vai incontro se scegli Firenze: hanno avuto Baggio, Batistuta, la curva canta un coro per lo scudetto del 1956. La maglia viola qui è una ragione di vita. Oggi siamo terzi e ci godiamo il risultato, ma ci vuole molta umiltà. Questo è il mio trentesimo anno nel calcio, sono uscito di casa che ne avevo 15 e sa che cosa le dico?».

 ➣  Che cosa?

«Che mi rilasso solo quando metto i piedi sotto la sabbia al mare».

 ➣  A proposito: per lei Napoli è un’occasione perduta? 

«No, lo stadio dove ho vinto quattro volte su 5».

intervista di paolo brusorio, la Stampa

 

Jude Bellingham il genio invisibile

È il momento di Jude Bellingham e del tentativo di definirne la grandezza. Stamattina ci prova Tim Spires su The Athletic dando un taglio nuovo alla lettura del fenomeno, il calciatore inglese che l’Inghilterra non vede abbastanza

The Athletic racconta che Jude incarna la grandezza in modi che abbiamo già visto in altri giocatori inglesi: i gesti, i pallonetti e l’abilità artistica di Paul Gascoigne, l’azione totale di Steven Gerrard, l’abilità di Harry Kane – fino a combinare tutti questi tratti e sfaccettature in un calciatore sovrumano che può conquistare l’universo. Questo è qualcosa a cui non abbiamo assistito dai tempi in cui Wayne Rooney arrivò sulla scena 20 anni fa. Bellingham però ha aggiunto una dimensione che mancava a Rooney, la leadership a centrocampo che era di Tony Adams. Non c’è insomma un esempio paragonabile nella storia recedente dell’Inghilterra

Il punto è che Bellingham ha sempre giocato all’estero, tranne una stagione al Birmingham: prima al Borussia Dortmund, adesso al Real Madrid. The Athletic si domanda come quest’aspetto possa incidere sul suo rapporto con l’opinione pubblica del Regno. 

Prendiamo Cesc Fabregas, per esempio. Spagnolo, lasciò il Barcellona, a 16 anni era all’Arsenal, una volta disse in certi momenti si sentiva più inglese che spagnolo. Era altrettanto apprezzato in Spagna? si chiede The Athletic. Bellingham parla con un accento Black Country – scrive The Athletic – chiedendosi se arriverà un momento in cui le cose non andranno più così bene, nel club o in nazionale. Giocando all’estero, sarà protetto dal tribalismo che viene dal portare la maglia di un grande club inglese. Quando giocherà male per il Real Madrid, nessuno qui se ne accorgerà o se ne preoccuperà particolarmente. Gli verrà risparmiato il controllo dei tabloid. C’è un’ossessione totale per Bellingham a Madrid – come quella che abbiamo visto qui da noi per Erling Haaland l’anno scorso – e si sta diffondendo in tutta Europa. La domanda è: se Bellingham rimane in Spagna, come pare sua intenzione, il pubblico inglese apprezzerà mai veramente quanto è bravo? Oppure un giovane giudicato il miglior calciatore del più grande club del mondo, una vera star mondiale, sarà qui un genio invisibile?”

 

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