I migliori salti della nostra vita: Furlani, il derby italiano di tennis e tutte le facce della carezza di Slalom

 

I migliori salti della nostra vita

 

  Il salto da oro europeo Undeer 20 per Mattia Furlani induce a grandi sogni. Come con Larissa Iapichino tra le donne. Mancano 10 giorni ai Mondiali di atletica leggera in Budapest e nella loro storia questa misura di 8.23 sarebbe valsa una volta l’argento e 6 volte il bronzo, compreso l’anno scorso a Eugene. Non lo diciamo troppo in giro.

Furlani ha saltato 8,23 con una bava di vento contrario (-0,2), tre passi e mezzo in volo secondo il suo stile, record dei campionati a 36 anni di distanza dall’8,17 del russo Vladimir Ochkan. Traduzione: non è mai esistito un ventenne così forte dopo la caduta del muro di Berlino. Il suo primato personale è solo un centimetro più in là, sebbene realizzato al coperto. Ora è il quarto italiano di sempre dopo Howe, Evangelisti e Bianchi. Papà Marcello saltava due metri e 27 in alto, mamma Khaty Seck era una velocista. Le fibre sono quelle giuste. 

 

Cosa dice Furlani stamattina

 ➣  La sua gioia dopo un salto riuscito è contagiosa e i suoi movimenti sulle punte dei piedi, con caviglie che rimbalzano come molle, dicono di un’elasticità unica: qual è il segreto?

«Credo sia solo legato al fatto che, praticamente da quando sono nato, vivo di atletica, mia prima e unica passione. In famiglia è sempre stato così, anche se dagli 8 ai 13 anni ho pure giocato a basket, sport che continua a piacermi. Mia sorella Erika, che ha 9 anni più di me, nell’alto, è salita sul podio di importanti rassegne giovanili, argento ai Mondiali allievi 2013 e bronzo agli Europei u. 23 2017».

 ➣  A chi va il grazie più grande?

«A mamma, allenatrice e angelo custode, alla mia intera famiglia e alla mia ragazza, Giulia Colonna. E poi al mio team, i fisioterapisti Vincenzo e Luigi Iachetti, padre e figlio, in testa».

 ➣  Tra esattamente due settimane, ai Mondiali di Budapest, l’attende la qualificazione e due giorni più tardi, l’eventuale finale.

«Fatemi godere per un po’ di questa medaglia, per me vale tanto. Poi, anche con la testa, sarò presto in Ungheria. Un passo alla volta, però: il primo obiettivo sarà superare lo scoglio del primo turno, ma se ripeterò questo ’8.23 non dovrebbero esserci problemi. E a quel punto sì, potrò anche sognare». – intervista di andrea buongiovanni, la Gazzetta dello sport

 

Cosa ne è di Marcell Jacobs

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Mancano 10 giorni ai Mondiali anche per Marcell Jacobs e non tira una bella aria. Ne ha scritto stamattina Marco Bonarrigo sul Corriere della sera, raccontando che l’oro di Tokyo non si sta allenando, si trova in Baviera “a farsi massaggiare per l’ennesima volta i muscoli di seta dal luminare teutonico Hans-Wilhelm Mueller-Wolfarth, l’ortopedico che ha rimesso in forma Ronaldo, Bolt e Bono. In mezzo a mille dubbi e nella totale assenza di comunicazioni da parte sua e del suo staff, l’unica sicurezza sul presente di Marcell Jacobs sono i numeri”. Sicurezze ma non certezze. I numeri dicono che non vince dal 16 agosto 2022 e che negli ultimi 357 giorni ha corso solo una volta i 100 metri, a Parigi, in 10”21. 

Bonarrigo è andato a guardare cosa dicono i social e ha scoperto “una pulizia quasi totale del profilo Instagram”, c’è un solo post “recente e muto, quello del 2 agosto con la sua foto davanti al tabellone che segna il 9”80 dei Giochi di Tokyo. Sparito anche l’accorato messaggio del 14 giugno, con cui Marcell ricordava a tutti che «sono un essere umano».

Il Corriere della sera ritiene che “andando ai Mondiali senza gare, Marcell mette l’asticella a quote altissime, al limite dell’azzardo. Ma se c’è uno che può farcela, è lui”.

 

TENNIS

Il rientro con vittoria di Wozniacki

 

  Caroline Wozniacki non è la prima tennista nella storia a rientrare nel circuito dopo aver smesso. L’Équipe trova tuttavia sorpredente che sia tornata a 33 anni, più di tre anni dopo aver lasciato in lacrime la Melbourne Arena e dopo due gravidanze. È stata voce delle telecronache di ESPN e di Tennis Channel. Ha continuato a viaggiare e stare in giro per tornei. Sapeva di aver realizzato i suoi sogni di bambina, “la bambina di 7 anni che colpiva la palla in un piccolo circolo a sud di Copenhagen, che trascinava il padre giù dal letto per giocare con lei o lo implorava di poter continuare a sfidare il muro”. Voleva vincere uno Slam e diventare la numero 1. È stata per 71 settimane al vertice della classifica, ha portato a casa un Australian Open nel 2018. È diventata la prima grande star del tennis in Danimarca. In un lungo articolo pubblicato della rivista Vogue a fine giugno, Wozniacki ha raccontato i suoi esordi e i suoi grandi momenti, la sua resa all’artrite reumatoide, un’infiammazione che attacca le articolazioni, il suo ritorno. Un’idea che le è passata per la testa dopo la nascita di Olivia, nel giugno 2021. Adesso dice di voler brillare sulla terra battuta del Roland-Garros alle Olimpiadi 2024, perché ai Giochi non è mai andata oltre i quarti di finale [Londra 2012], ma è stata portabandiera a Rio nel 2016. C’è un mezzo accordo con Rune per giocare il torneo di doppio misto. Intanto ha vinto il match del rientro. Come diceva quello, ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo. 

 

  ZIBALDACE 

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Gaël Monfils adesso dice che tutti vogliono che lui continui a giocare. Pare disposto a sacrificarsi per noi. Lunedì sera ha vinto un match assai spettacolare contro Chris Eubanks, la rivelazione di Wimbledon, e in Canada c’è l’aria frizzantina per rivederlo oggi contro Stefanos Tsitsipas. È apparso in forma come nelle sue ore migliori, ha scritto L’Équipe che se lo coccola per le sue “scivolate a bizzeffe, gli scatti a rete, le difese incredibili”. Monfils ha conquistato il 35% dei punti giocati sulla prima palla di Eubanks. Non c’era un solo posto vuoto sugli spalti della Toronto Grandstand, “gli steward faticavano persino a contenere i tanti tifosi che cercavano disperatamente di infilarsi ancora nello stadio”. Anche ad Atlanta e a Washington gli organizzatori hanno programmato le sue partite in notturna. Avrà pure 36 anni, ma la gente con lui si diverte. 

 

Sabalenka può scalvalcare Swiatek?

È matematicamente possibile, ma Aryna Sabalenka dovrà eccellere, sperando in qualceh passo falso della polacca. In Canada nel 2022 hanno perso tutt’e agli ottavi. Hanno lo stesso numero di punti da difendere: 105. Sabalenka sarà la numero 1 al mondo se vincerà il torneo di Montréal e se Swiatek perderà prima dei quarti.

 

UNA PARTITA UNA STORIA 

Il meglio del mamelismo tennistico

  SINNER-BERRETTINI | SECONDO TURNO MONTREAL

Paolo Rossi su Repubblica dice che “siamo all’atto primo di una rivalità da tempo attesa, top nel tennis italiano. Non ci sono antipatie, o screzi ufficiali tra i due. Poi non è una finale Slam, ma un secondo turno di torneo. Però la curiosità, e lo zoom di tutti gli appassionati, sarà sul campo di Toronto, presumibilmente il Centrale. Sarà pure agosto, ma per questo primo derby c’è davvero curiosità. Dal lato Berrettini la strategia dell’uno/due, almeno sul proprio servizio: la sua frustata alla battuta dovrebbe consentirgli poi di avere il campo a disposizione per il dritto devastante. Invece — lato Sinner — l’obiettivo sarà prevalere nel palleggio per prevenire appunto le fucilate del romano, cercando poi di non offrire il proprio fianco quando gli toccherà il turno di battuta”.

Stefano Semeraro su la Stampa considera: “Né amici né nemici, semplici conoscenti. non opposti, e nemmeno incompatibili. Ma diversi. lontani per storia, provenienza, anagrafe (27 anni contro 21) interessi, stile di vita, di gioco. Di pensiero. Si stimano, non si amano. Si studiano, si capiscono, calpestano lo stesso mondo hanno modi diversi di vivere le emozioni. Roma contro Sesto Pusteria, capitale contro provincia nobile che a pranzo o a cena s’incontrano a Monte Carlo, dove risiedono entrambi. Berrettini più glamour, Sinner meno esposto. Matteo tenebroso e tormentato, capace di mutare pelle e rinascere dai propri sprofondi. Jan freddo ma non impenetrabile, più analitico che psicoanalitico, comunque non infrangibile, più costanza e meno picchi.  Matteo percuote con servizio e diritto, Jannik asfissia con rovescio e risposta”

Paolo Bertolucci sulla Gazzetta dello sport anticipa che Sinner “in questo periodo di allenamento ha potuto lavorare molto sul servizio e ha trovato la soluzione probabilmente ottimale: ha limato le ultime imperfezioni unendo i piedi prima del caricamento e velocizzando il movimento totale rendendolo così più fluido. La diagonale di sinistra e un tennis più equilibrato nei colpi di rimbalzo dovrebbero aiutarlo a contenere le proverbiali sbracciate di diritto di Matteo. Stando anche attento a non farsi irretire dalle sue soluzioni in back. Matteo dal canto suo dovrà come sempre chiedere il massimo sostegno dal servizio per fiaccare la risposta di Jannik e per non spendere troppe energie con gli scivolamenti laterali. Chiudere positivamente i propri turni di battuta lo porterebbe inoltre come minimo a giocare il tie-break con buone possibilità a quel punto di far pendere la bilancia dalla propria parte”. 

 

in tv oggi ore 17 Sky: ATP Toronto | 19 WTA Toronto

 

PALAZZETTI E DINTORNI

Le migliori réclame del basket

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MIGUEL SON MI

A un paio di settimane dall’inizio dei Mondiali, il ct Gianmarco Pozzecco ha dato un’intervista a Matteo De Santis per la Stampa. 

«Vivo il rapporto al contrario di quello che si pensa. Sono qui grazie ai miei giocatori: hanno preso un allenatore disgraziato che guardava i cantieri a Formentera e mi hanno trasformato. Domenica ho faticato giocando con loro a padel: magari lo facessero ogni tanto i miei colleghi, sai come si sgonfierebbero. Questi ragazzi fanno dei sacrifici pazzeschi. Un giorno, al buffet, portano la carbonara e penso “avessi l’età di Spagnolo la divorerei”. Arriva Matteo e mi fa “Non la mangio, ho preso la pasta integrale”».

 ➣  Se a Manila incontrasse Banchero, cosa gli direbbe? 

«Ciao». 

 ➣  E poi? 

«Ci siamo rimasti male per come abbiamo saputo della scelta. Ma è finita lì. Paolo mi ha scritto, è stato carino. Non ho nessun senso di rivalsa, anche se mi sono legato di più a chi ha fatto una scelta diversa».

 

CABALLERO Qui invece parla Nicolò Melli

 ➣  Al Mondiale mancheranno molte stelle, l’Italia non ne ha…

«Io invece dico che una stella ce l’abbiamo, eccome. È Simone Fontecchio che da tempo ha raggiunto un alto livello internazionale e non solo perché è approdato in Nba. Questa Italia andrà al Mondiale da outsider. Sappiamo che non siamo favoriti ma ho fiducia che ci faremo valere».

 ➣  L’anno scorso era lei il leader: Poz la definì il giocatore più forte del mondo. Commenti?

«Mi considero un giocatore importante, diciamo che sono il collante della squadra così come Datome è il giocatore più rappresentativo. Quando ho letto quella frase del Poz pensavo che si trattasse di un titolo del Lercio, il giornale satirico. Invece era tutta sua e l’ha pure replicata.

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Poz è così».

 ➣  Cosa ha portato da c.t.?

«Ha aumentato quel senso di leggerezza che aveva già introdotto Meo Sacchetti e che aiuta a diluire le responsabilità. Leggerezza in questo caso non significa superficialità ma il piacere di giocare in Nazionale come esperienza da vivere con positività». – intervista di andrea tosi, la Gazzetta dello sport

 

Lo Zecchino [della pallavolo] d’oro

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DAGLI UNA SPINTA  Occhio che Ekaterina Antropova ha fatto la sua prima uscita con la canottiera azzurra, sebbene in un’amichevole non ufficiale contro la Serbia. Ha pure giocato un set da posto 4 insieme con Paola Egonu opposta. Volleyball la chiama una coppia da sogno,. Le cifre: Antropova ha attaccato 19 palloni, 10 a terra (53%) 1 muro subito, 0 errori, 2 muri fatti; 6 ricezioni, 1 errore punto, 5 ace. Paola Egonu 10 su 25 in attacco, 2 muri subiti, 4 errori; 2 muri fatti, 10 battute, 2 errori, 2 ace.

 

 

CALCIO ITALIANO 

 

  Paolo Condò prosegue il suo ciclo di analisi delle squadre d’élite della serie A. Su Repubblica stamattina è il turno dell’Atalanta. “Hojlund sembra un inviato del destino — Loki contro Thor — , tirare sul prezzo sarebbe stata una cafonata. La sua cessione era quindi nelle cose, come la rinuncia a Boga e — la immaginiamo imminente — a Zapata&Muriel, la ditta colombiana protagonista per anni. Il messaggio che l’Atalanta manda alle rivali merita qualche riflessione: l’ivoriano Touré è la scommessa spavalda di chi ha appena “indovinato” Hojlund, Scamacca è il centravanti italiano che volevano tutti, e che l’Atalanta ha soffiato “in finale” all’Inter, De Ketelaere in prestito con diritto e non obbligo — se accetterà Bergamo, e sarebbe assurdo il contrario — è la cartolarizzazione di un credito che il Milan non è riuscito a riscuotere. In pratica l’Atalanta fa in modo che i rossoneri (forse) non ci perdano, ma se frutti copiosi verranno saranno suoi. l’Atalanta subisce sempre gli stessi gol (serie degli ultimi cinque anni: 46, 48, 47, 48, 48), sono quelli che segna a deciderne la posizione (negli stessi anni: 77, 98, 90, 65, 66). La difesa dei gioielli Scalvini e Koopmeiners sottolinea invece la forza del club, che a questi ritmi di incasso può permettersi una sola cessione a stagione”. 

 

   La Stampa titola porte aperte perché “stasera allo Stadium inedita presentazione della Juve davanti a 20mila tifosi, inizia il nuovo corso bianconero Vlahovic, Danilo, Weah jr e Chiesa sono tra i più attesi”. 

 ➔    Alessandro F. Giudice ha scritto ieri mattina sul Corriere dello Sport-Stadio: “Il mercato in entrata della Juve è oggi limitato dall’indicatore di liquidità e potrà essere sbloccato solo da cessioni o versamenti (ad oggi improbabili) dell’azionista. La Juventus ha coperto l’acquisto di Weah (10 milioni) con la cessione a titolo definitivo di Kulusewski ma i margini di manovra ora sono stretti. Una situazione che rende, a maggior ragione, necessaria la cessione di Vlahovic senza la quale (ma era già scontato) non potrà arrivare Lukaku. Non sono previsti aumenti di capitale imminenti ed è dunque improbabile che Exor possa intervenire, ammesso che lo voglia. Nel prossimo futuro, il rimborso del bond a febbraio 2024 pone un tema di liquidità che andrà reperita con emissione di nuovo debito o chiedendo un nuovo intervento agli azionisti”. 

 

1-1 Corriere della sera: “Milan, è solo questione di tempo. La macchina va sistemata” – Vince il primo Trofeo Silvio Berlusconi battendo il Monza ai rigori.  ➔    Paolo Tomaselli ha scritto: “Serve ancora un po’ di tempo. Serve a tutti, è chiaro, ma al Milan più degli altri.

Perché perdere un giocatore come Tonali nel cuore del gioco e inserire otto nuovi acquisti (ieri tre dall’inizio) cambiando anche assetto tattico da metà campo in su richiede uno sforzo ulteriore che a Monza, nel primo trofeo dedicato a Silvio Berlusconi, i rossoneri dimostrano di non aver ancora compiuto del tutto, al di là della vittoria 7-6 ai rigori (decide la traversa del figlio d’arte Birindelli)”.

 ➔   Luigi Garlando sulla Gazzetta racconta: “L’emozione più forte al 32’ del primo tempo, quando Colpani ha pareggiato il vantaggio di Pulisic. Adriano Galliani ha esultato in tribuna quasi come a Perugia nel ’99. Al suo fianco, non era seduto Silvio Berlusconi, come nei gloriosi 31 anni di Milan, ma il figlio Piersilvio che ha urlato e stretto i pugni, come suo padre in genere non faceva. Ma in quell’urlo c’era un dolore fresco”. 

 

   “Osimhen l’Arabia e l’orgoglio” titola il Corriere dello Sport-Stadio con un gioco di parole da un libro di Oriana Fallaci. Nel suo pezzo Antonio Giordano racconta che l’Al-Hilal ci riprova con un’offerta pazzesca: fino a 200 milioni al club e 50 all’anno al nigeriano. Con le cessioni  di Victor e Piotr, dice il giornale, arriverebbero  230 milioni. Il presidente  spera di riuscire  a strappare  il rinnovo. Ieri è andato in scena l’ennesimo  lungo incontro tra Adl e Calenda. Il club prova a resistere, ma intanto si cautela: David del Lilla la scelta. 

Inoltre, sempre il Corriere dello Sport-Stadio fa notare: “Maledizione infortuni, Napoli già  in emergenza”. In due settimane troppi giocatori ko. Ieri Osimhen si è fermato dopo uno scontro con Natan: distorsione alla caviglia destra. Kvaratskhelia sta tornando. Il Frosinone dista 11 giorni. Da Sinatti a Rongoni la preparazione è cambiata. 

 

  MONDOGOL

Repubblica: “Lezioni americane” – Le magie di Messi convincono gli States: il calcio è uno show. Massimo Basile ha scritto: “In appena tre settimane l’America del calcio ha trovato il suo Michael Jordan, Babe Ruth, Tom Brady, l’uno contro tutti, capace di lasciarti a bocca aperta mentre stai per addentare un hamburger con cipolla. Allergici alla normalità, gli americani vogliono il super atleta, il gigante in mezzo ai nani, e ne hanno trovato uno chiamato La Pulce. Il gol a foglia morta segnato su punizione a Dallas da Leo Messi è quasi banalità per noi, non per loro. La palombella che ha fissato il 4-4 finale all’85’ ha scatenato il delirio tra fans e media. Negli Usa hanno analizzato la traiettoria del tiro come fosse il lancio dello SpaceX, cioè un pallone capace di superare la barriera e finire sotto l’incrocio dei pali dopo una leggera rotazione esterna, cosa che mediamente un bambino europeo aveva visto almeno cinque volte negli ultimi cinque anni. Ma per gente che segue squadre chiamate Revolution o Chicago Fire, in ricordo del grande incendio di Chicago del 1871, decidere quando segnare è pura America”. 

 

Il campionato d’Arabia

  Il fenomeno dell’estate comincia lunedì e ovviamente lo vedremo in tv. La7 è corsa a prendere i diritti della migliore partita settimanale, esattamente come accadde quando fu la Cina a tentare il lancio di un grande campionato. Filippo Maria Ricci è volato a Riad per raccontare l’attesa sulla Gazzetta dello sport. Scrive: “Se oggi l’Arabia Saudita attende con frenesia e incredulità l’inizio di un campionato che è nato nel 1974 ma che in questo 2023-24 celebra di fatto il suo anno 1 è perché Mohammed bin Salman, per tutti MBS, principe ereditario della corona saudita nonché primo ministro del Paese che detiene le chiavi religiose e finanziarie del mondo islamico, ha deciso che il calcio doveva diventare un mezzo di rinnovamento sociale, economico e politico. L’Arabia Saudita è rimasta indietro, soprattutto rispetto agli Emirati, il grande concorrente, e al Qatar, fratellino minore un tempo odiato e oggi poco considerato, e ha deciso di colmare la distanza accumulata correndo. Sotto molteplici aspetti. Nel Paese si entra con un visto che si richiede online e arriva nel telefono in un’ora, perché il turismo è una priorità. L’impiego femminile è passato da un fortemente discriminante 0 al 40 per cento attuale nello spazio di pochi anni. Le donne che non potevano nemmeno entrare allo stadio oggi hanno un campionato loro, con prima e seconda divisione. Tre esempi per dire che se il cammino dei cambiamenti sociali e umanitari è ancora molto lungo l’Arabia si è mossa con passo deciso. Questo è un Paese giovanissimo, la metà della popolazione è sotto i 30 anni, e non sanissimo, per costumi secolari assai sedentari”.

 

I Mondiali femminili

  IL TORNEO

Quattro gol della Francia al Marocco, di fatto non c’è stata partita dopo tanta tanta vigilia. Un livello troppo alto per le africane, dice l’Équipe riservando la prima pagina di oggi alla Nazionale di calcio femminile qualificata per i quarti di finale, contro l’Australia. Il voto più alto in pagella: 8 a Kadidiatou Diani. “Dopo la sua tripletta contro Panama – si legge – ha continuato in modalità bulldozer. La difesa marocchina è andata in frantumi davanti a lei. Ha aperto le marcature con un colpo di testa, prima di essere decisiva con due passaggi, per Dalì e Le Sommer. Avrebbe potuto essere ancora più efficace, ma la sua ascesa è essenziale”.

 

FRANCIA

Neymar vuole andarsene. Ma dove?

Neymar sarà la prossima grande star a firmare per l’Arabia Saudita dopo Cristiano Ronaldo e Karim Benzema? Se lo domanda L’Équipe – come se potessimo rispondere noi da qua. L’Al Hilal ci sta lavorando. “Ancor prima che l’attaccante della nazionale brasiliana annunciasse alla sua dirigenza l’intenzione di lasciare Parigi i vertici sauditi avevano avviato approcci con l’entourage del giocatore. Da qualche giorno sembrano aver accelerato, decisi a sedurlo”. 

In realtà Neymar preferisce rimanere ancora in un grande club europeo, se possibile tornare al Barcellona. Il giornale francese dice che all’interno del club catalano diverse voci sostengono che sarà fatto tutto il possibile, sei anni dopo che il pagamento della clausola di 222 milioni di euro da parte del PSG. “Ma il Barça ha i mezzi per riportare a casa il brasiliano, ancora sotto contratto per quattro anni e con uno stipendio annuo lordo di 30 milioni di euro?” – ci ridomanda il giornale francese. “In Spagna c’è chi scommette su un prestito con opzione di riscatto obbligatoria da esercitare l’estate prossima. Ma equivale a sottovalutare lo stato di degrado delle relazioni tra i due club che il caso Ousmane Dembélé ha acuito”. 

 

 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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