L’omaggio del Tour alla religione della bicicletta nei Paesi Baschi

 

Dice Juan Mari Aburto, sindaco di Bilbao, che la sua città vuole mostrare al mondo di essere sicura, sicura e gradevole, accogliente. Esiste un solo modo per mandare le immagini delle tue strade e delle tue piazze in tutto il mondo, per mettere in bottiglia un messaggio del genere e farlo circolare. Devi rattoppare l’asfalto e farci passare il Tour. Così hanno fatto quassù, nel cuore politico dei Paesi Baschi, 500 km all’incirca dal confine di una Francia in queste ore calda, caldissima, per il fuoco appiccato nelle banlieue. Il fuoco dell’insurrezione politica nei Paesi Baschi è stato invece spento cinque anni fa, quando s’è sciolto definitivamente l’Eta, il gruppo terroristico che negli anni 80 faceva esplodere bombe a ripetizione in giro per il paese, seminava sangue e chiedeva indipendenza.

Benvenuti al Tour de France che parte dai Paesi Baschi, come un anno fa il Giro d’Italia s’avviò dall’Ungheria, il Tour dalla Danimarca, la Vuelta di Spagna dall’Olanda. Una volta col ciclismo imparavi le regioni della geografia, adesso è la geografia che impara le ragioni dell’economia. È marketing, bellezza. L’anno venturo il Tour lo aspettiamo noi in Italia, tra la Toscana e l’Emilia-Romagna, perché Parigi avrà le Olimpiadi e troppi pesi assieme non si possono portare.

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Da oggi lo Slalom si affaccia anche sul sito del quotidiano Domani. Una finestra in più per i lettori, la strada si sdoppia e resta free, con lo sguardo di sempre e l’infinita ricerca di qualcosa di nuovo. La vita di Slalom prosegue anche su questa pagina.  

 

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