È arrivata la serie di play-off più importante nella carriera di Nikola Jokić, due volte mvp della stagione regolare NBA, mai in finale per un anello. Mai in finale, per la verità, tutti i Denver Nuggets, nonostante il passare di David Thompson e Alex English, Dikembe Mutombo e Marcus Camby, nonostante Doug Moe in panchina, nel corso della storia. È una delle sei squadre della lega a non aver mai giocato per il titolo, da stanotte trovano sulla loro strada i Lakers, da cui sono stati eliminati già tre volte in questa fase di Conference [1985, 2009, 2020], sette volte su sette in assoluto.
Nikola Jokić ha trascorso gli ultimi giorni con la famiglia, tenendo d’occhio su YouTube le corse dei suoi cavalli in Danimarca e in Italia. “Questo lo salva dal pensare ad altro”, ha scritto Loic Pialat dall’America per L’Équipe. L’intera NBA attende il duello tra giganti con LeBron. Jokić è uno di quei centri che stanno trasformando l’interpretazione del ruolo. Ha tirato da lontano con il 47.5% nei play-off.
“Costringerà Davis a seguirlo dietro l’arco, per allungare la difesa dei Lakers? Riuscirà a prendere la solita quota di rimbalzi offensivi? Riuscirà a evitare i falli contro una squadra che prende più di 24 liberi a partita ai play-off?”. Kevin Durant lo ritiene uno dei più grandi centri che sia mai apparso su un campo di pallacanestro, ma non ha ancora un anello al dito. Né i Lakers né Denver hanno ancora perso una partita in casa in questi play-off.

Andrew Greif è la firma che segue il campionato dei Clippers per il Los Angeles Times, ma stavolta gli hanno affidato un’analisi sui Lakers e allora scrive che siamo di fronte a una sceneggiatura hollywoodiana [lo sapete come sono vanitosi sti losangelini] “con un colpo di scena che nessuno aveva previsto”.
Il colpo di scena è stato l’eliminazione dei Golden State Warriors, per la prima volta dal 2014 arrivati ai play-off ma non in finale. E sono stati i Lakers a buttarli fuori, “gli stessi Lakers – scrive Greif – che avevano iniziato questa stagione con 2 vittorie in 12 partite”.
Ora, l’analista del Los Angeles Times pensa che Denver sia un’avversaria perfino migliore per i Lakers, rispetto alle due precedenti. “I Lakers sono una squadra più grossa e più anziana, fanno fatica contro guardie dinamiche, esplosive, in realtà penso che se la caveranno bene. I Lakers tendono a essere piuttosto bravi quando possono concentrarsi su una cosa in particolare. Nel mondo ideale dei Nuggets, Jokić segna 30 punti, serve dagli 8 ai 10 assist, prende dai 10 ai 12 rimbalzi e influenza il gioco in tre aree del campo. Se i Lakers sapranno limitarlo a una sola area delle tre, avranno buone possibilità. In fondo Jokić ha segnato 53 punti contro Phoenix e i Nuggets hanno perso. Nessuno può fermare Jokić, ma Anthony Davis ha più possibilità di chiunque altro in campionato, di influenzare almeno un poco il suo gioco. Se la salute lo sorregge, penso che i Lakers prevarranno in sette partite. Sarà una grande serie”.
PANORAMI Il campionato nella bolla non era falsato
Lakers-Denver per l’Ovest, Miami-Boston per l’Est sono le stesse finali di Conference viste nel 2020 quando Est e Ovest non avevano alcun significato geografico, allora si giocava nella bolla anti-covid di Orlando. Così stamattina Sports Illustrated dice con le parole di Michael Rosemberg che “queste final four sono la prova di come la bolla non sia stata una lotteria. La bolla NBA 2020 non sembrava reale nemmeno a molti di noi che erano dentro, quindi è stato facile dirsi che anche i risultati non erano reali. Ma era una posizione pigra e illogica. La bolla era strana perché era sterile, perché era mentalmente estenuante, perché i giocatori abituati a nutrirsi dell’energia della folla dovevano invece produrre quell’energia da soli. I festeggiamenti per la vittoria sembravano smorzati, le sconfitte creavano un’atmosfera da perché sono venuto qui. Ma le partite contavano, in gioco c’era un vero campionato. Vincere non è stato affatto più facile che negli altri anni. Anzi. Ecco perché è bello che le ultime quattro squadre in corsa siano le stesse. Heat, Celtics, Lakers e Nuggets adesso dovrebbero indurre gli scettici della bolla a riconsiderare le loro idee. Dovrebbero riuscire a regalarsi l’elemento che mancava a Orlando in quell’autunno: il divertimento. La bolla, come quasi tutto il resto nel 2020, è stata una prova di forza mentale”.