Anche Mathieu van der Poel è stupito dalla sua serie di vittorie consecutive. Lo ha scritto la rivista Rouleur dopo la Roubaix dominata dall’olandese. “Un campionato privato a cui nessun altro ha accesso. Pedala, attacca e vince in un modo che nessun rivale può eguagliare. Ciò che Van der Poel sta facendo in questo momento, scivolando su settori di pietre dure e asfalto liscio con la grazia e lo stile delle leggende venute prima di lui, ricorda quel che Eddy Merckx, Roger De Vlaeminck e Tom Boonen hanno fatto nei decenni passati“.
Alexandre Roos su L’équipe ha scritto che “nel corso dei suoi successi, van der Poel si è anche sbarazzato del peso della sua storia personale, dei paragoni con suo nonno, Raymond Poulidor, o con suo padre, Adrie. confronti che lo infastidivano anziché stimolarlo. Van der Poel, come gli altri zinzins, gli altri Svitati della sua generazione, ha sconvolto così tanto la gara da invertire la classica progressione della corsa. Adesso bisogna presentarsi alla propria postazione in anticipo, non più poco prima della fine, almeno per vedere la suspense, perché del resto non ci stancheremo mai, non ci stancheremo dello spettacolo della maglia iridata che inghiotte i sanpietrini del in un diluvio di energia. Domenica la corsa è stata decisa tra i 140 e i 60 km dal Vélodrome, dopo c’è stato spazio solo per una sfilata“.
Giovanni Battistuzzi per Giro di Ruota ha scritto che “Mathieu van der Poel è un galantuomo con il pavé, ha una parola buona per ogni pietra, sa rendere omaggio a ogni settore, per questo le pietre lo proteggono dalle forature, lo tengono lontano dai pericoli”.
Gli risparmiano anche i tormenti che invece infliggono agli altri. Bicisport ha proposto una galleria di mani squassate dal pavé dopo la corsa, a cominciare da quelle di Tom Pidcock. “Vesciche, carne viva, sangue. Secondo alcuni, ciò sarebbe dovuto alla mancanza di guanti, che alcuni corridori scelgono di non indossare; ebbene, van der Poel smentisce in toto questa tesi. Il campione del mondo ha ribadito più volte che gli piace correre senza guantini, perché a mani nude si sente più connesso alla sua bicicletta. Complici forse i calli ereditati da tanta esperienza nel ciclocross, l’olandese dell’Alpecin-Deceuninck non aveva neanche un graffio al traguardo del Velodromo di Roubaix“.

Queste allora sono le mani di MvdP. Su Bidon Magazine Leonardo Piccione ha detto che le “mani immacolate, lisce, senza la più lontana ombra dell’aureola di calli, escoriazioni e vesciche assortite che infiorava quelle della totalità dei suoi colleghi mangiatori di pietre, dai più umili ai più illustri – questa foto, dicevo, a me ha fatto immediatamente pensare a un episodio del vangelo di Giovanni”.
È il passaggio in cui Gesù riappare ai discepoli otto giorni dopo la Pasqua, quando Tommaso stenta a credere e chiede di mettere le mani nelle ferite e nel costato. “C’è qualcosa di parimenti mistico – ha scritto Piccione – le mani del campione sono ravvicinate, disposte leggermente a coppa, proprio come in miriadi di immagini sacre ispirate all’episodio evangelico. L’unica grande differenza è che non ci sono segni di ferite nei palmi del ciclista. A differenza di Gesù – e di Pidcock, Asgreen, Abrahamsen e decine di colleghi e colleghe emersi dai meandri della Regina delle classiche con brandelli di pelle abrasa o penzolante – le estremità di Van der Poel non presentano stimmate. Che conclusione dovremmo trarne? Il Van der Poel immortalato il giorno dopo una delle prestazioni più dominanti di questi anni è forse un impostore, un sostituto del vero Mathieu che ha pedalato a quasi 48 all’ora di media lungo 29 settori di pavé sconnesso? Dovremmo anche noi, come Tommaso, pretendere di vedere e toccare i segni sanguinolenti che non può non lasciare la via crucis della Roubaix, per poter credere che il ragazzone galoppante sulle pietre domenica e quello intonso che lunedì si rilassava giocando a golf siano davvero la medesima, reale persona?“
The most violent attack in the history of Paris-Roubaix: Mathieu van der Poel accelerates on the cobbled sector of Orchies at 60 km/h. 🚀 He literally left everyone in the dust today. #ParisRoubaix pic.twitter.com/OG9knZJ2Ug
— Mihai Simion (@faustocoppi60) April 7, 2024