Dopo il razzismo, in serie A è tornata anche la violenza

Dopo il razzismo, è tornata anche la violenza

 

Non dovrebbe essere complicato riconoscere gli ultrà violenti partiti da Napoli per fare la guerra in autostrada con quelli della Roma. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso gli scontri, i volti, le targhe delle auto. La trasferta a Genova era una partita a rischio per i cattivi rapporti che esistono con la curva della Sampdoria. Era stato suggerito di vendere biglietti ai tifosi provenienti dalla Campania «solo se sottoscrittori dei programmi di fidelizzazione della società sportiva Napoli». Ci dovrebbero essere da qualche parte dei nomi e dei cognomi da cui partire con le indagini. Il calcio che chiede aiuti e ristori allo Stato, ha un’occasione per dimostrare cosa significano le parole collaborazione e sostegno. 

Il Napoli ha tifosi ovunque fuori regione. È il motivo per cui c’erano le sue bandiere dentro gli stadi anche ai tempi del divieto di trasferta per gli ultrà. Mai il tifo degli emigrati mostra la faccia brutale vista ieri in autogrill, lo stesso nel quale morì Gabriele Sandri nel 2007. Secondo le prime ricostruzioni riferite dai quotidiani stamattina, c’è stata una provocazione, se non addirittura vero e proprio agguato. Come sia stata evitata una tragedia, lo sanno solo in cielo. 

 

| Edoardo Izzo su la Stampa racconta: “Gli agenti che presidiavano l’area di servizio e che hanno visto di colpo fermarsi auto e pulmini di tifosi napoletani con circa 300 persone a bordo hanno fatto appena in tempo a chiudere l’accesso alla stazione di servizio. Poco dopo sono arrivati i mezzi carichi di tifosi romanisti che hanno accostato sulla corsia di emergenza e sono scesi intenzionati a combattere”. 

La Questura di Arezzo dice: «I tifosi della Roma in transito, molto probabilmente avvisati della presenza dei napoletani, hanno rallentato la marcia fino a fermarsi all’altezza dell’area di sosta, mentre una parte della tifoseria del Napoli posizionatasi lungo la recinzione ha iniziato un fitto lancio di oggetti contundenti verso le autovetture sulla carreggiata».

La corsia Nord dell’A1 è rimasta chiusa in direzione Nord nel tratto tra le uscite di Monte San Savino e Arezzo fino alle 15. La coda ha raggiunto i 9 km. 

Francesco Grignetti su la Stampa dice che “al Viminale, una fiammata di violenza degli ultras un po’ se l’aspettavano. Glielo diceva il fiuto da sbirri. È che l’uscita dalla pandemia «funziona come una molla che è stata compressa troppo», diceva qualche giorno fa il Capo della polizia, prefetto Lamberto Giannini. Il ragionamento vale per la criminalità come per le violenze di strada”. Viene annunciata una stretta nella repressione. 

| Giuliano Foschini su Repubblica ricostruisce: “L’allarme sulla domenica era sulle scrivanie della polizia già da giorni. Da quando il calendario e gli orari dei match (il Napoli in campo a Genova alle 18, la Roma a Milano alle 20,45) aveva favorito un possibile incrocio tra due tifoserie che da sempre (1987, 2001 fino alla morte di Ciro Esposito nel 2014) cercano pretesti per potersi picchiare. Per questo il Dipartimento di prevenzione aveva predisposto un sistema di monitoraggio degli autogrill, in particolare in Toscana: Badia al Pino est, Arno e Montepulciano, con le ultime due stazioni di servizio considerate molto a rischio con la celere schierata.

Ma le due tifoserie cercavano lo scontro. I gruppi organizzati erano partiti armati, come hanno dimostrato le perquisizioni effettuate dopo gli scontri. I napoletani hanno deciso di fermarsi per primi. Perché per primi erano partiti. E, dunque, per primi si sono resi conto che la stazione di Badia era quella meno presidiata. Erano in 350, preparavano l’agguato. La polizia ha bloccato l’ingresso ma, nonostante questo, al primo van di romanisti sono partiti i lanci degli oggetti”. 

 

|  «Non sembravano neppure tifosi ma black bloc. Avevano le felpe indosso e i cappucci tirati sulla testa, con le facce torve di chi già prepara l’assalto, niente a che fare con quelli che hanno la maglietta della loro squadra. Una cosa da matti, ma ormai ci siamo abituati. Sembra quasi che qui si diano appuntamento gli ultrà di tutta Italia. E dire che pare ci fosse un patto per evitare scontri qui, in memoria di Sandri. Violato anche quello» | Un dipendente dell’autogrill al Corriere della sera

 

IL VECCHIO GEMELLAGGIO  ► Fulvio Fiano sul Corriere della sera ricorda i giorni antichi e perduti del gemellaggio. “Era il «derby del Sole» per il gioioso riferimento climatico a un’alleanza nata in chiave anti-nordista, è diventata da anni una partita che non si può giocare di notte per gestire l’ordine pubblico”. Ricostruisce il triste ping-pong delle azioni e delle reazioni, fino alla morte di Ciro Esposito. Il Corriere parla di “entrata in scena della criminalità”. 

“Da allora, nonostante un appello lanciato da Francesco Totti, applaudito al San Paolo nella sua ultima apparizione, nessuno spera più nella tregua. La faida è immune anche ai mutamenti nelle tifoserie: ormai di destra la Sud (una volta di prevalenza opposta), apolitica la tifoseria del Napoli, divisa nella più dura Curva A (che però ha accettato la tessera del tifoso e va in trasferta) e la più passionale Curva B. Le trasferte dei napoletani a Roma e dei romani a Napoli sono vietate da allora. A mente fredda si potrà ragionare se anche questo incrocio in autostrada poteva essere evitato”.

| Maurizio Crosetti su Repubblica invita il governo a intervenire. “Prendersela con chi va ai rave e con i migranti è sicuramente più facile che combattere i vandali incappucciati, ma si potrebbe almeno tentare. Dopo le inevitabili e prevedibili frasi di sdegno, comprese quelle del ministro Salvini che in passato strinse la mano a qualche capo ultrà pregiudicato, ci attendiamo concretezza, non retorica populista. Le persone normali possono solo sperare di non trovarsi mai nel posto sbagliato al momento sbagliato, vittime di delinquenti che si possono soltanto reprimere, prevenire e punire, non osservare come se fossero i padroni del territorio: ieri, per lunghe ore lo sono stati”. 

 

|  voci La madre di Ciro Esposito, ucciso nel 2014

«Io davvero non so più cosa dire. Ho perso un figlio in circostanze come queste. Ma vedo che da allora, e sono passati 9 anni, nulla è cambiato e alle istituzioni non importa niente».

Antonella Leardi, che effetto le fa ascoltare notizie come questa?

«È sconfortante. Io non so più cosa dire, non trovo le parole. Nove anni fa ho perso un figlio, mio figlio mi è stato ucciso eppure da allora nulla è cambiato. È assurdo uscire di casa per andare a seguire la squadra del cuore e trovare la guerra». Non è ammissibile che ci siano giovani che fanno queste cose, che provocano e partecipano a questi scontri, a queste violenze. Ma la verità è che sembra non interessare a nessuno». dopo che mio figlio è morto, le istituzioni si sono fatte tutte avanti, dicendo che non mi avrebbero lasciata sola. E invece… Invece io sono sola» 

Secondo lei, le istituzioni in cosa sono state manchevoli?

«Nella sensibilizzazione, nel parlare ai ragazzi. Io vado a parlare nelle scuole, racconto la storia di Ciro, spiego che la violenza non porta a nulla di buono. Non mi fermo e non mi fermerò. Lo faccio per Ciro, perché nessuna mamma debba piangere un figlio che ha la sola colpa di andare a seguire la propria squadra del cuore. Ma la verità è che questo non è un compito che spetta a me. Però intanto mi guardo intorno e vedo che su questo tema le istituzioni sono assenti. Tutti parlano nel momento in cui accadono i fatti e dopo c’è solo silenzio. Anche stavolta: ho sentito tanti interventi, voi giornalisti ne scriverete perché fate il vostro lavoro che io rispetto Ma poi? Poi cosa resta? Niente». – intervista di manuela galletta, La Stampa

 

  Lo scudetto passa dai minuti finali

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Quattro gol segnati in otto minuti, fra l’86esimo e il 93esimo, hanno mosso sei punti in classifica. Fanno due in meno per le milanesi, due in più per la Juventus. Se le tre partite fossero finite un istante prima, stamattina avremmo ancora il Milan secondo a -5, la Juventus quarta a -9. Invece sono appaiate a -7. Il Napoli ha già neutralizzato per due terzi la sconfitta di San Siro. Rispetto alla classifica pre-Qatar ha guadagnato lo spazio di due partite e ha ceduto in cambio un punto. Per chi era atteso al rientro con il massimo della sfiducia mediatica possibile, non è un cattivo affare. Con questo passo, si garantisce il primato fino alla trentunesima giornata. 

Lo scudetto sta passando dai finali di partita. La Juventus è la sola squadra in serie A a non aver preso gol nell’ultimo quarto d’ora e l’unica con l’Atalanta imbattuta dall’81esimo in avanti. Una finestra in cui ne ha segnati 8. Il Napoli ha un saldo di 6 segnati e 1 subito nei 10 minuti finali. L’Inter ha il bilancio in rosso con 4 fatti e 7 presi. Il Milan è 6-4 ma due dei 4 li ha presi tutti insieme dalla Roma. Hanno un costo che stamattina pare altissimo. 

La batteria del campionato è stata consumata del 45 percento. Quella del Napul’è mille paure non è ancora del tutto ricaricata. Ha tenuto la palla tra i piedi per i soliti 65 minuti [su 99]. Ha chiuso la sua consueta mole di oltre 600 passaggi, e del resto anche a San Siro non scese sotto questo standard. Dei passaggi conta quel che ne ricavi. Non ha concesso grandi occasioni da gol, ma è stato attento a non lasciarsi andare. Spalletti deve essere consapevole di una certa precarietà atletica. A Milano venne declinata in un atteggiamento cauto, a Marassi in una rinuncia a essere arrembante, come per esempio a Glasgow oppure in Amsterdam. 

I due rigori visti a Genova, trent’anni fa, non sarebbero stati fischiati neppure dal più mediocre degli arbitri. Il primo per un fortuito calpestio della caviglia di Anguissa, quando l’azione era ormai conclusa. L’altro per un tocco di mani – il braccio largo, la posizione incauta, tutto quello che vogliamo – ma la palla stava andando in direzione opposta alla porta, all’indietro. Un calcio di rigore è una punizione estrema, offre a chi lo tira una chiara occasione da gol. Andrebbe concesso per un’interferenza della stessa gravità. Paolo Casarin sul Corriere della sera dice stamattina che “l’apertura delle braccia è una fonte generosa di rigori. La scomparsa dell’involontarietà di qualche anno fa ha creato letture diverse nei contatti col pallone”. Aprirsi al contributo di chi ha giocato a calcio, di chi conosce gesti e movimenti, naturali e innaturali, sarebbe un bel passo avanti. 

Nessuno dei due rigori per fortuna ha deciso il risultato, ma in altri casi è successo e ancora succederà. Il calcio farebbe bene a recuperare una lettura meno notarile degli episodi in area. Non è colpa della Var. La Var aiuta a cogliere cosa sfugge all’occhio. Ma le azioni da punire – il come, il quando e il perché scritti nei protocolli – sono stati fissati dagli uomini. Sono loro che ti richiamano dall’auricolare. Un razzo ci ha portato sulla Luna, ma la traiettoria e i calcoli li hanno fatti gli ingegneri. 

 

0-2   Il Napoli è campione d’inverno con due turni d’anticipo, quattro giorni dopo la sconfitta di San Siro. Antonio Giordano sul Corriere dello sport-stadio ha scritto che “certe paure non si confessano, semmai esistano, e per togliersele da dosso, per liberare l’aria da sospetti e un percepibile senso del “terrore”, è inutile starsene a soffiare contro il vento del chiacchiericcio: il calcio è materia (pure) per gli psicologi – ci potrebbero fare trattati – e le ombre di San Siro, quei novanta minuti insoliti che ancora sembravano stendersi su Marassi, potevano essere spazzati via in due soli modi, i classici”.

L’ultima squadra campione d’inverno che ha vinto lo scudetto è stata la Juventus di Sarri, dopo sono arrivate l’Inter in rimonta sul Milan, il Milan in rimonta sul Napoli. Sarri era stato campione d’inverno anche a Napoli, nel 2016 e nel 2018, sorpassato una volta per un gol di Zaza mentre gli Stadio vincevano il festival di Sanremo e l’altra mentre allo stadio neppure c’era, il famoso scudetto perso in albergo, a Firenze. L’archivio racconta che 8 volte la rimonta è stata rimontona, quando il titolo è andato a una squadra che non era neppure seconda a metà strada, come nel caso della Juventus 2003 di Marcello Lippi [dal quarto posto]. 

Leonardo Salvato su Sportellate dice che “Spalletti ha ottenuto la risposta caratteriale che voleva, forse dal punto di vista della freschezza c’è ancora qualche interrogativo: le gambe sono ancora pesanti, specie quelle degli uomini di qualità e brillantezza come Kvaratskhelia”. Un rebus che accompagnerà il dibattito sulla Serie A fino a venerdì sera, quando al Maradona arriverà una lanciatissima Juventus”. 

 

GIUDIZI UNIVERSALI Kvaratskhelia

Alessandro Barbano, Corriere dello sport-stadio: “I calcioni di Skriniar sembrano aver segnato una cicatrice ancora aperta. Reagisce alla paura cercando conferme alla sua abilità nell’uno contro uno. Così pretende di entrare in porta con il pallone quando si trova a tu per tu con Audero, sciupando l’occasione. Non è lucido e commette l’errore di affidarsi al copione pre Qatar, non tenendo conto che le difese avversarie l’hanno studiato e non cadono più nella trappola di volergli sfilare il pallone dai piedi. Ora lo attendono, arretrando di un passetto la volta, e lui s’incarta. Il georgiano è un germoglio in crescita continua, evolverà in fretta. Ma il tempo stringe per tutti”. 

 

  | GESTI I rigori parati da Audero

Prima che su YouTube si trovasse tutto, prima di Wyscout, prima di Opta, prima delle gioie di una banca dati applicate al calcio, venne il leggendario foglietto di Lehmann ai Mondiali del 2006. Quarti di finale. Il portiere tedesco si era appuntato il modo in cui gli argentini calciavano di solito i rigori. Una sbirciata, una parata. 

Riquelme era già tornato in panchina, non prese parte al rito e come tutti quelli che non sono toccati da un’esperienza, la mise in dubbio. Disse che il foglietto era un’impostura. Non c’era scritto niente. Serviva solo a ritardare il tiro e a innervosire, a far credere ai rigoristi che io so che tu sai che io so.

Lehmann si fece una risata. Ammise solo che il foglietto era piuttosto illeggibile, pieno di scarabocchi, ma c’erano indizi sui possibili tiri di sette argentini. La Bild trovò l’originale e il pizzino andò all’asta in un programma televisivo di beneficenza Ein Herz für Kinder, Un cuore per i bambini. Venne acquistato per 1 milione di euro da Utz Claassen, amministratore delegato del gigante tedesco dell’energia EnBW. Nel 2007 l’ha donato a un museo.

Ora senza foglietti incollati sulle borracce, si sa tutto di tutti. Caratteristiche, abitudini, tendenze. Così Audero è andato giù, più giù che poteva per prendere il tiro di Politano e l’ha deviato sul palo. 

Solo che. 

Solo che il Napoli un tiratore vero non ce l’ha. Non ne ha da tempo uno infallibile. Nel 2014-15 sbagliò 5 rigori su 9, l’anno scorso gli errori furono 4. Non si sa neppure chi sia il titolare del tiro. Spalletti stesso ieri sera domandava ai suoi: “Questo chi lo tira?”. Zielinski l’ha sbagliato con i Rangers, Osimhen con il Liverpool. Prima di Politano ne avevano calciato uno pure Kvaratskhelia e Lozano. Dopo Politano, s’è presentato il sesto tiratore diverso sul dischetto.

Elmas. A quel punto il povero Audero, senza foglietto e senza banca dati, ha creduto che gli stesse sfuggendo qualcosa. Ha fatto una corsa verso la panchina, non s’è fidato dell’istinto. Ha pensato che di certo doveva esserci qualcuno che ne sapeva più di lui. Ha raccolto le indicazioni, è tornato in porta, s’è buttato. Lui a sinistra, la palla di Elmas a destra. Quante ne sanno, quelli che ne sanno. La prossima volta, Audero, non aver paura di non parare un calcio di rigore. 

 

  | BUSSOLE CHE COSA DOBBIAMO ASPETTARCI ► Paolo Condò su Repubblica guarda alla partita di venerdì sera con la Juventus e scrive che “il successo consegna al Napoli il pareggio come opzione a favore: un buon viatico per tenere a bada l’ansia”.

Nell’esame del filotto delle vittorie della Juventus, Condò considera che Inter e Lazio sono quelle che hanno perso con i punteggi più larghi, “come dire che se l’affronti ti fai più male. Ma il dato rilevante è che gli 1-0 sono arrivati tutti nella ripresa, uno al 60′ (Verona) e quattro negli ultimi 20′ (Lecce 73′, Torino 74′, Udinese 86′, Cremonese 91′), quando quantità e qualità dei cambi si fanno sentire. Sia sabato che mercoledì la Juve ha trovato il gol quando aveva ormai inserito cinque uomini freschi. Il corso di aggiornamento in sostituzioni di Allegri è concluso: lavora al corpo il rivale per un’ora, e lo stende nel finale quando i cambi in genere aggiungono a lui – una volta uscita dall’emergenza, la rosa della Juve è la migliore per distacco – e tolgono all’avversario. Quattro anni fa la Juve lo esonerò perché questa strategia, pur dominante in Serie A, non bastava in Europa: ma dopo due stagioni concluse a stento in zona Champions, lo scudetto è tornato a essere una priorità rivalutando ciò che allora era parso stantio. Il Napoli però è una rivale molto “europea”, diversissima da questa Juve: venerdì sapremo chi sarà l’antidoto di chi”.

Gigi Garanzini sulla Stampa lo ha trovato “non il miglior Napoli, non più, o magari non ancora lo squadrone che aveva illuminato la scena, anche in campo europeo, prima della lunga parentesi in Qatar. La prima sconfitta di stagione, a San Siro, qualche traccia l’ha lasciata”.

 

la classifica Napoli 44, Juventus e Milan 37, Inter 34, Lazio e Roma 31, Atalanta 28, Udinese 25, Fiorentina e Torino 23, Bologna Empoli e Lecce 19, Monza Salernitana 18, Sassuolo 16, Spezia 15, Sampdoria 9, Cremonese 7, Verona 6

 

2-2   Giancarlo Padovan su Calciomercato, è convinto che il pareggio del Milan con la Roma rappresenta “una svolta pressoché definitiva in un campionato che potrebbe essere tenuto in vita, ma solo in modo teorico, da un successo della Juventus, venerdì prossimo al Maradona”. L’argomento di discussione più frequente: i cambi di Pioli. 

“Ho il sospetto – scrive Padovan – che per un cambio azzeccato (Pobega, autore del raddoppio, al posto di Brahim Diaz) Pioli abbia sbagliato i successivi due: ovvero l’uscita di Giroud, comunque un saltatore in difesa e un uomo che avrebbe potuto tenere in allarme la Roma fino alla fine e di Saelemaekers. Al loro posto sono entrati De Ketelaere e Matteo Gabbia. Segnali che hanno fatto abbassare la squadra e fatto credere a qualcuno che la partita, sul 2-0, fosse finita. Il Milan, questa è una certezza, avrebbe meritato di vincere”.

Luca Valdiserri sul Corriere della sera sottolinea che “Vranckx (suo il fallo ingenuo da cui è nata la punizione del 2-2), De Ketelaere (ormai ai confini del caso conclamato) e Gabbia hanno abbassato il livello qualitativo e i rossoneri hanno perso terreno. La Roma aveva una sola arma: gli schemi a palla inattiva. Il Milan gliel’ha offerta e adesso sono 10 su 21 i gol giallorossi arrivati su azioni da corner o punizione”.

Matteo Tencaioli su Sportellate giudica le circostanze del pareggio della Roma e scrive: “Con tutto il rispetto per la Conference League conquistata lo scorso anno, ci si chiede in tutta onestà cosa possa dare ancora José Mourinho al calcio e, nello specifico, alla Roma. La società capitolina investe più di nove milioni di euro lordi a stagione per un allenatore che, in un anno e mezzo, non è mai riuscito a dare un’identità di gioco alla squadra e anche oggi ha schierato inizialmente tre potenziali top del nostro campionato (Abraham, Dybala e Zaniolo) in una posizione dove possono nuocere di più a sé stessi, che agli avversari. L’ambiente romano è difficile, si sa. Nessuno mette in discussione le qualità del portoghese di calamitarne a sé i problemi, ma se in panchina sedesse Mazzarri nessuno si accorgerebbe della differenza in termini di gioco”. 

Un giudizio assai severo. Tencaioli continua: “L’aspettativa sui titoli di domani è molto bassa, in redazione, e sappiamo già che ci si aspetterà di leggere della “Trasmigrazione attraverso Satori“, evocata dallo spirito di Mourinho, che dalla tribuna ha condotto in porto gli eroi giallorossi ad un’eroica rimonta. Proprio per questo, dalle nostre parti, è meglio dire subito le cose come sono andate sul serio: il Milan ha dominato la partita per settantacinque minuti, ha commesso l’errore di abbassarsi (anche a causa delle scelte del suo allenatore) e l’ha buttata via su due palle inattive nel finale”. 

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, parla di José il genio.

“Se l i avesse avuti in panchina avrebbe messo dentro anche Pruzzo e Graziani. Per far sapere agli altri, a una squadra assai prossima all’avvilimento, ancorché frenata da evidenti limiti tecnici, che il risultato si poteva ancora aggiustare: il Milan stava perdendo tono e campo, serviva solo il coraggio di osare, quello che Mourinho possiede in dosi massicce.  

  L’aveva fatto altre volte in passato (ne ricordo almeno quattro nelle stagioni interiste): nel momento in cui tutto sembra perduto, entrino quelli che guardano solo avanti, tutti gli attaccanti possibili. Belotti è stata l’intuizione finale, o l’ultimo azzardo”.  

 

L’INCANTATORE DI SERPENTI Guillermo Ochoa

Le innumerevoli occasioni da gol del Torino sono andate a sbattere sul portiere della Salernitana, “un muro di gomma e un mare di esperienza: nell’uno contro uno si dimostra insuperabile” ha scritto Guglielmo Buccheri su la Stampa. 

“Giocare bene – si legge – è una piccola, grande missione. Provare a farlo poggiando il nobile progetto su piedi, per certi versi, d’argilla può tradire un senso di incompiutezza, quello che regala il Toro. A Salerno è andato in scena il caso che fa scuola: granata pronti a farne uno, due, tre, quattro fino ad otto – tante le occasioni da gol nel primo tempo – ma nello spogliatoio, all’intervallo, con il vantaggio più stretto e la bile a mille”

1-1

 

in tv oggi ore 18.30 Dazn: Verona-Cremonese | 20.45 Dazn e Sky: Bologna-Atalanta

 

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