Povero Verstappen. Gli hanno sporcato il trionfo

Chi meglio degli olandesi conosce le virtù e le minacce dell’acqua?

Emma Bonino

 

◇  Max Verstappen ha vinto il suo secondo titolo mondiale consecutivo in Formula 1 con il successo nel GP di Suzuka, una corsa condizionata dalla pioggia, interrotta dopo tre giri, ripartita dopo due ore e terminata al 29esimo giro. Nel giorno del suo trionfo annunciato da tempo, la federazione internazionale è di nuovo sotto accusa. 

 

  Ci sono tre cose di cui si parla da ieri mattina: 1] La decisione della giuria di assegnare il punteggio pieno e di penalizzare Leclerc per taglio di chicane, con retrocessione al terzo posto: sono le mosse che hanno consegnato aritmeticamente il titolo all’olandese; 2] Le accuse alla FIA per la presenza di una gru sul circuito contromano; 3] Diamine: quel fenomeno di Verstappen. 

 

  La questione dei punti | Ormai lo saprete. È successo che Verstappen non sapeva di aver vinto il Mondiale, Binotto strepitava per l’interpretazione della giuria, Horner diceva che non gli pareva giusto assegnare il punteggio pieno. Autosport spiega nel dettaglio. Dopo il pasticcio dell’anno scorso a Spa, la FIA ha cambiato le regole. Ha stabilito che quando si resta sotto il 25% della distanza, il vincitore ottiene sei punti. Per le gare che superano il 25% e non arrivano al 50%, i punti sono 13. Per le corse che scavallano il 50% del totale ma non raggiungono il 75%, i punti in palio sono 19 punti.

I 29 giri del Giappone sono stati poco più del 52% e molti attribuivano allora a Verstappen solo 19 punti, anziché 25. Perez ne avrebbe presi così 14, Leclerc 12 e all’olandese ne sarebbe mancato ancora uno per il titolo. Ma l’articolo 6.5 spiega che questa suddivisione di punti si applica solo se una gara è sospesa e non può essere ripresa. Invece il GP di Suzuka è nominalmente arrivato al traguardo entro le due ore previste. 

 

②  Quando Pierre Gasly ha superato lo shock della gru vista passare ad alta velocità, ha detto: «Sono solo felice di essere ancora su questa terra». Il pilota dell’Alpha Tauri è stato amico d’infanzia di Jules Bianchi, morto per le conseguenze di un incidente avvenuto in circostanze analoghe, proprio su questo circuito. Ha aggiunto a Sky Sport: «Come può esserci una gru mentre siamo ancora in pista? Non capisco. Abbiamo già perso Jules. Abbiamo perso un ragazzo fantastico, otto anni fa. È stato irrispettoso nei confronti di Jules, è irrispettoso nei confronti della sua famiglia e di tutti noi». Charles Leclerc, figlioccio di Jules Bianchi, ha detto: «Non dovremmo vedere queste cose. È successo qualcosa di grave nel 2014 e dovrebbe essere una lezione». Il padre di Bianchi, Philippe, ha scritto su Instagram: Nessun rispetto per la vita del pilota, nessun rispetto per la memoria di Jules. Incredibile

 

 

  PUZZLE Che cosa si dice in giro

◇  Jonathan Noble, Autosport: Una farsa in mezzo al caos, un titolo vinto in circostanze bizzarre

◇  Andrew Benson, BBC: Com’è possibile che uno degli sport di più alto profilo al mondo si sia trovato nella situazione in cui qualcuno deve decidere sul momento quanti punti vengono assegnati, e la conclusione raggiunta è diversa da quella che tutte le squadre si aspettavano? Era esattamente ciò di cui non aveva bisogno la FIA, al culmine di una stagione segnata da una crescente insoddisfazione da parte dei team, per il modo in cui lo sport viene gestito

◇  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Non è normale che un pilota, con attorno l’intero team, non sappia di aver vinto il titolo mondiale al termine di una corsa. Non è normale che un Gp ridotto a 28 giri attribuisca punteggio pieno come se i giri completati fossero 53. Non è normale far partire una corsa sotto il diluvio dopo aver scelto soluzioni ben più prudenti al cospetto di asfalti ben meno bagnati. Non è normale far entrare in pista due trattori mentre le macchine continuano a transitare, alcune a velocità folle, come l’Alpha Tauri di Gasly.  La lista degli strafalcioni commessi dagli uomini della Fia si allunga ogni domenica In molti hanno valutato le mosse sconcertanti di Suzuka come frutto di una precisa volontà: chiudere il conto in casa Honda, fornitrice dei motori Red Bull. Forse non è andata così, forse si tratta, più mestamente, di incapacità nella gestione. Ma il fatto che ormai ogni mossa determini un sospetto offre la misura della sfiducia che circonda la Fia

◇  Roberto Chinchero, Motorsport: Gasly sta salendo sul carro delle proteste nel momento sbagliato. Il francese è rientrato ai box molto agitato, ricordando quanto era accaduto a Jules Bianchi in circostanze analoghe, ma peccato che abbia guidato a 251 km/h mentre era stata esposta la bandiera rossa, cercando rischi che i piloti dovrebbero evitare accuratamente. Per questo è stato penalizzato di venti secondi.

◇  Leo Turrini, sul blog Profondo Rosso: Max aveva vinto il mondiale già da un pezzo.

È un grande campione. Quello che fa a Suzuka in partenza resistendo all’esterno all’attacco di Leclerc è degno dei giganti del passato. Stop. La assegnazione del punteggio pieno per la gara giapponese è corretta. Almeno se uno si legge il regolamento. E siccome dopo Singapore avevo contestato la lentezza dei commissari Fia sul caso Perez, la tempestività sul taglio chicane di Leclerc è ineccepibile. Solo la tempestività, però. Infatti la decisione è sbagliata. Ingiusta. Se a Singapore consideri circostanza estrema il meteo e fai un buffetto al messicano, come puoi non riconoscere ogni attenuante a Carletto nel delirio di Suzuka?

◇  Alberto Antonini, Formula Passion: Credo ci sia una bella differenza tra questo GP del Giappone e la sciagurata non-gara belga di un anno fa. Lo so, ogni volta che dal cielo cade acqua germogliano le polemiche sui rischi inutili contrapposte a quelle dei piloti che non vogliono più rischiare e via discorrendo. Suzuka è una pista pericolosa, e lo sarà finché qualcuno – ma non so davvero come – non allargherà le vie di fuga in stile Paul Ricard. Fa parte del suo fascino, come il fatto che la pioggia crei rivoli d’acqua nei saliscendi del tracciato. Con gli standard di sicurezza attuali, in certe condizioni bisogna fermare l’attività. Se errore c’è stato a Singapore (perché la regola della safety car è assurdamente fumosa), non è che due sbagli fanno una cosa giusta.

◇  Fabio Tavelli, Il Foglio: La sensazione è che, dalle parti della F1, i regolamenti vengano fatti appositamente per essere oggetto di nuove valutazioni ogni volta, a seconda di logiche non sempre chiarissime. Qualcuno potrà pensare che assegnare il titolo ad un pilota Red Bull nella terra della Honda, che non a caso sta pensando di rientrare al 100 per cento nel team delle bibite taurine, fosse un tributo all’azienda del Sol Levante. Poi domani dovrebbero anche dirci qualcosa sul budget cap ma a questo punto non stupirebbe nessuno se si inventassero altri effetti speciali

◇  Stefano Mancini, La Stampa: Il meglio deve ancora arrivare. La Fia si è impegnata a rivelare oggi il report sui conti delle squadre nel 2021. È filtrata da giorni la notizia che la Aston Martin avrebbe sforato il tetto di spesa di poco (meno di 5 milioni) e la Red Bull di molto (oltre 10). Esiste un solo precedente: la McLaren punita per spionaggio industriale con 100 milioni di multa e la cancellazione dei punti nella sola classifica dei costruttori del 2008. Qualunque decisione sia presa, la F1 ha bisogno di equità e chiarezza”

◇  Francesco Saverio Intorcia, Repubblica: Questa è la stagione in cui, in nome della salute dei piloti, sono state cambiate in corsa le regole per limitare il porpoising, il saltellamento della vettura. E quella in cui il pronunciamento sul budget cap, e il possibile sforamento delle spese da parte della Red Bull nel 2021, arriverà solo oggi, a mondiale ormai assegnato, come se l’accertamento riguardasse un divieto di sosta e non un caposaldo del Circus. Un sistema che incassa due miliardi l’anno, che dal prossimo anno si allargherà a 24 gran premi ma che ieri ha fatto un passo indietro sulla sicurezza.

◇  Umberto Zapelloni, Il Giornale: Quest’anno almeno non hanno indirizzato il campionato come un anno fa ad Abu Dhabi quando rapinarono Hamilton. Quest’anno al massimo hanno anticipato la festa di Max permettendo alla Honda di festeggiare sulla pista di casa. Max ha conquistato il mondiale perché ha sbagliato una sola gara a Singapore, ha disputato una stagione praticamente perfetta vincendo 12 gare su 18.

 

  Lode a Max Verstappen

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artefici La stampa di settore | Marco Fasano su Circus F1 scrive che al netto delle polemiche, sicuramente sacrosante e giustificate, è altrettanto giusto tessere le lodi al dominatore di questa stagione, che in questa mattinata ha scelto di prendersi il primo pezzo del titolo approcciando in maniera mostruosa curva 1. Tutto perfetto, un monologo durato da marzo a ottobre. Chapeau.

 ◇  Alessandro Crupi, sullo stesso Circus, aggiunge che il Gp del Belgio a fine estate ha rappresentato in tal senso il momento di svolta. Tra le Ardenne, la RB18 nelle mani di Max ha dimostrato una superiorità disarmante dominando la gara con quella rimonta dal 14esimo posto. E ciò ha favorito la consacrazione definitiva di un campionissimo assoluto del volante come l’olandese. Verstappen ha svelato quest’anno la migliore versione di sé, finora mai apparsa. È stato sicuro, lucido (tranne qualche rara volta), rapace nel prendersi tutto quello che era possibile ad ogni Gp, martello nel ritmo gara e soprattutto maestro nel saper sfruttare al massimo il rendimento delle nuove gomme Pirelli da 18 pollici. Una maturità eccezionale per un pilota di soli 25 anni che sta correndo come un consumato veterano del volante

 ◇  Alberto Antonini su Formula Passion si chiede: Non so se la sua manovra alla partenza, quando ha girato all’esterno di Leclerc partito decisamente meglio per prendere il comando della corsa, sia stata glorificata abbastanza. Bello che i due protagonisti di tutta la stagione si siano dati battaglia anche oggi. Meno bello che ancora una volta l’ordine del podio si sia deciso a tavolino, sia pure con una decisione fulminea; ma onestamente, si poteva agire diversamente o chiudere un occhio? Mattia Binotto fa il suo cercando di difendere l’interesse della Ferrari, ma il suo attacco alla direzione gara stavolta mi è sembrato gratuito se errore c’è stato a Singapore (perché la regola della safety car è assurdamente fumosa), non è che due sbagli fanno una cosa giusta.

 ◇  Simone Valtieri su Motorbox scrive che sul bagnato ha una marcia in più, come i vari Senna, Schumacher e Hamilton. E lo dimostra non soltanto con la manovra al via su Leclerc, che parte meglio ma viene tenuto dietro con una staccata al limite e una traiettoria esterna in curva 1, ma anche due ore dopo, alla ripartenza, quando attende un paio di giri prima di spingere dopo il pit-stop e poi macina giri più veloci di chiunque altro, trattando le gomme come nessuno altro sa fare. Una vittoria perentoria, campione del mondo per la seconda volta, stavolta senza se e senza ma.

 ◇  Roberto Chinchero su Motorsport: una gara imponente, correndo su ritmi proibitivi per il resto del gruppo, incluso il suo compagno di squadra Perez e lo stesso Leclerc. Max è cresciuto molto, migliorando la sua visione di gara ed imparando a correre per l’obiettivo finale e a portare a casa il massimo possibile quando la domenica non è delle migliori. Ma questo non ha intaccato il suo talento, rimasto cristallino, ed oggi lo si è visto bene nella prima partenza Senza di lui la Red Bull non avrebbe vinto nessuno dei due ultimi mondiali piloti, il valore aggiunto che ha garantito è riconosciuto pubblicamente anche dalla stessa squadra, che non a caso si coccola il suo campione come non ha mai fatto con nessun pilota nella sua storia.

 

 I GIORNALI ITALIANI | Fabio Tavelli su Foglio dice che Max Verstappen ha meritato di vincere il mondiale a Suzuka. Perché su questa pista hanno messo la corona piloti come Senna e Schumacher e l’olandese è certamente fatto di una pasta simile alla loro.

Stefano Mancini su la Stampa sottolinea che Max Verstappen ha cambiato la Formula 1. L’ha resa uno show da gladiatori l’anno scorso, appena ha avuto una vettura competitiva. Ha attaccato in senso fisico un mostro sacro come Lewis Hamilton e l’ha sconfitto nel modo più crudele, all’ultimo giro di pista di una stagione avvelenata, mentre in questo secondo anno, dinanzi a un rivale di riferimento cambiato, Max è cresciuto, è più saggio: aspetta il momento buono per colpire. Sfrutta gli errori, nel senso che gli altri ne commettono tanti (troppi), lui neanche uno.

Daniele Sparisci sul Corriere della sera lo segnala come l’unico pilota in F1 ad avere la spinta di un popolo, quello arancione, che travalica i confini dell’Olanda. Biglietti esauriti in Austria, Belgio, Ungheria, l’orange è il colore dei record, degli affari. Ormai ovunque. Ci aveva visto lungo papà Jos a inventarsi «l’agenzia viaggi» per i tifosi, in tempi non sospetti. Quando i giornalisti olandesi seguivano la F1 per hobby, la leggenda del paddock racconta di dentisti-inviati «costretti» poi, dal successo di Max, a lasciare guanti e otturazioni. Per seguire il destino di una stella accecante.

Umberto Zapelloni sul Giornale dice che se la vita fosse una scatola di cioccolatini, quella di Max Verstappen sarebbe ancora piena di dolcetti da scartare

Alessandra Retico su Repubblica racconta che prima voleva tutto e subito, adesso osa solo se ne vale la pena. Non ha quasi mai commesso errori e i pochi fatti non gli sono costati troppo. È un brand che trascina un esercito, l’orange army. Ha una canzone-inno scritta per lui (dai Pitstop Boys), SuperMax. È legato al team con un contratto fino al 2028, 40 i milioni a stagione. È innamorato: di Kelly Piquet, figlia del tre volte campione brasiliano. La mentalità vincente non gli è mai mancata. Sua mamma, Sophie Kumpen, belga, ex campionessa di kart: «Da bambino controsterzava e dava di gas ancor prima di saper leggere e scrivere».

Mario Salvini sulla Gazzetta ricorda che c’è un’immagine che spiega Verstappen meglio di tanti racconti. Era grande come metà prima pagina del Telegraaf, il più importante quotidiano olandese, l’indomani del suo trionfo a Zandvoort: Max ancora con il casco in testa abbracciato a papà Jos. Il titolo era una sua frase: «Sono contento per papà».  Insomma è papà che lo ha disegnato così: per diventare campione. E Max è entrato nella parte. «Che cosa ti piace fare lontano dai GP?», gli hanno chiesto di recente. E lui: «Andare in kart». Poi, consapevole di sembrare monomaniaco, ha aggiunto: «Non ridete». Nessuno ride

 

BINOCOLI | Giles Richards sul Guardian ha scritto che Verstappen a soli 25 anni ha conquistato 12 vittorie in 18 gare per arrivare al titolo, con un livello di supremazia che a malapena ha permesso a Charles Leclerc della Ferrari di dare un’occhiata ogni tanto. Uno scenario impensabile all’inizio della stagione, quando la F1 immaginava uno scarto minimo tra i due giovani più talentuosi. Nei test pre-stagionali la Ferrari era un razzo, più veloce della Red Bull. Problemi di affidabilità hanno afflitto le gare di apertura di Verstappen. Dopo Melbourne era a 46 punti da Leclerc. Ha mostrato una calma imperturbabile, un abisso di distanza dall’esuberante indulgenza della sua giovinezza.

Marco Canseco su Marca sottolinea che Verstappen eguaglia così Fernando Alonso “con numeri molto simili e alla stessa età. È il primo doppio campione consecutivo da quando Vettel ci riuscì nel 2011, ma ha tutto per puntare a obiettivi più alti, comprese le sette corone di Michael Schumacher e Lewis Hamilton

Frédéric Ferret su L’Équipe  scrive che al netto della sua incoronazione tra il comico e il ridicolo”, avvenuta in condizioni alquanto grottesche”, è senza dubbio il caso di celebrare con degnamente il talento di un grande che è diventato immenso. Sono finiti i giorni in cui, sotto l’abilità del genio in erba, si nascondeva la rabbia del ragazzo bollente. In tre anni, Max Verstappen è diventato una macchina di pazienza. È sicuramente un alieno, in grado di pensare ed eseguire ciò che fisicamente non sarebbe possibile. L’unica cosa che gli è mancata: un avversario al suo livello. Hamilton non aveva la macchina, Leclerc non aveva la squadra

Erik Bielderman, sullo stesso giornale francese definisce Verstappen come il belga che divenne l’eroe degli olandesi, questo perché Max è nato in Belgio da madre fiamminga. Ha ottenuto il passaporto olandese solo all’età di 18 anni, per una decisione di suo padre Jose l’aiuto della Federazione automobilistica olandese, più veloce della controparte belga nell’aiutare il giovane promettente campione di kart. Così, si può nascere e vivere in Belgio, andare a scuola in Belgio, iniziare a guidare sul kartodromo di Genk e diventare campioni dall’altra parte del confine invisibile. Il doloroso divorzio tra i genitori ha accelerato la lenta ma inevitabile cancellazione del suo volto belga. Nel 2009 Jos è stato condannato da un tribunale belga a tre mesi di reclusione con sospensione della pena per violenze e ripetute minacce contro sua moglie Sophie Kumpen. Max non ha mai vissuto in Olanda. Una volta abbandonato il suo paese natale, si è stabilito a Monaco. Ma Jaap de Groot, biografo di Cruyff, ex giornalista a De Telegraaf,  racconta che l’unico poster appeso al muro della stanza di Verstappen, da adolescente, era una cartina del mondo. 

Dal Belgio allora arriva la tesi di Gert Vermersch, su Het Nieuwsblad: Max Verstappen è vicino al Valhalla della Formula 1 con il secondo titolo mondiale, ma non ancora dentro. Solo dopo un quarto titolo potrà fare il passo decisivo. Come? Nel modo che richiederebbe il massimo rispetto: trasferirsi in un’altra scuderia e diventare campione anche lì. È il tentativo fatto invano da Fernando Alonso e Sebastian Vettel. Se Verstappen restasse alla Red Bull, dove ha un contratto fino al 2028, allora per rafforzare il suo status di grandissimo dovrebbe raggiungere un quinto, un sesto o un settimo titolo

 

—  SLALOM  —

 

SALA DI DOPPIAGGIO 

Max Verstappen in tre anni di Slalom

 

# Numeri Zero Pianeta Verstappen, il pilota del futuro

 

Antipatico | “Vediamo dove arriverà questa peste di Verstappen che, molto avanti, molto in alto, arriverà. L’Hungaroring è pieno zeppo di magliette e bandiere orange. Qui suo papà Jos centrò 25 anni fa il primo dei suoi soli due podi in carriera: in Ungheria fu terzo con la Benetton alle spalle del vincitore Michael Schumacher e di Damon Hill.  «La cosa migliore della pole? Che smetterete di chiedermi quando farò la mia prima pole». Non ha mai fatto nulla per risultare amabile e simpatico, l’olandese. Non gli serve: è maledettamente bravo[Alessandra Retico, Repubblica]

 

L’ispirazione di Cruyff | «Era già malato, ma ancora positivo. Mi disse: è come se io fossi avanti 2-1 alla fine del primo tempo. Ma devo finire il secondo. Tre settimane dopo, è morto. Fu emozionante. Lui è stato uno degli eroi più grandi del calcio. Una bellissima persona. Un sacco di gente viene ai box di F1 per farsi vedere, lui voleva capire come lavoriamo. Cruyff non complicava il mondo. Alla fine il calcio è qualcosa che si gioca con i piedi e un pallone. Io vedo la F1 allo stesso modo. C’è da saltare in una macchina e correre più veloce che puoi. Ho un acceleratore, un freno e uno sterzo. Sentire che devi avere la giusta temperatura del corpo o che devi bere esattamente quel quantitativo d’acqua: io le odio queste cose. Non sto facendo niente di diverso rispetto a quando guidavo un kart. Devo andare veloce, mi piace».

 

Chi è stato il più grande | «Lewis ha vinto molti Mondiali ma non è questo che definisce la grandezza. Sicuramente è stato uno dei più grandi di sempre. Ma fino a dire che è stato il migliore della sua generazione? Forse lo è stato Alonso. Oggi potrebbe avere sette o otto titoli mondiali, se fosse stato nella squadra giusta» [intervistato dal Telegraph]

  

Una nuova rivalità in arrivo | “Chi ama la Ferrari ammira Verstappen ma spera che Leclerc lo metta in riga. Anche se significherà fare i conti con Max per un’epoca intera. La loro [Giorgio Terruzzi, Corriere della sera]

 

#812  Il primo titolo mondiale [13 dicembre 2021]

Per Marco Mensurati, su Repubblica, Max Verstappen è l’incarnazione del “Pilota Nuovo”, quello che manda in pensione a forza di sportellate vecchi arnesi come Fernando Alonso, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, e mette in crisi anche gli ibridi come Charles Leclerc e Carlos Sainz giovani (sempre meno) promesse che però rischiano di smarrire la strada prima ancora di averla imboccata in maniera stabile.

✘  Verstappen è secondo Mensurati l’interprete ideale di una Formula Uno che ha finito di cambiare la sua pelle e da sport si è ormai trasformata definitivamente in show. E che show. Una sorta di wrestling su quattro ruote. Una messa in scena in cui l’arbitro, nel caso di ieri il malcapitato australiano Michael Masi, è poco più di un elemento di colore, un signore probabilmente munito di papillon e baffetti, vocato alla drammaturgia più che al regolamento, le cui scelte sono sempre di più determinate dagli eventi. Quando non addirittura dalle necessità di sceneggiatura. Nel vecchio mondo, quello in cui lo spettacolo veniva dopo il merito sportivo, succedeva – almeno in teoria – esattamente il contrario. Alla retorica del campo, gli americani hanno invece lentamente sostituito la logica di Netflix”

Ecco perché nella Formula Uno riscritta da Liberty Media c’è bisogno di nuovi protagonisti, anch’essi geneticamente modificati: lottatori con muscoli gonfissimi, doti da cannibali e una propensione naturale a prendersi la scena, a qualunque costo. Un po’ acrobati un po’ attori. Proprio come nel wrestling

✘  Luigi Perna sulla Gazzetta dello sport lo definisce un Mozart dei motori. L’olandesino volante ha subito fatto vedere sorpassi magici, duelli ruota a ruota e manovre difensive smaliziate, affrontando i senatori con la sicurezza sfrontata di chi è arrivato per sovvertire tutte le gerarchie. Era sicuro che fosse l’unico modo per nuotare nello stesso acquario con squali più grandi come Hamilton, Alonso o Vettel, senza farsi sbranare. Le sue dichiarazioni di fuoco hanno fatto tremare il cliché politicamente corretto del mondo dei GP, ricordando i piloti di una volta che dicevano sempre quello che pensavano. Ma ha dovuto aspettare sette stagioni di F.1 prima di avere fra le mani una Red Bull vincente, con cui competere ad armi pari contro Lewis e la sua Freccia Nera.

✘  Stefano Mancini su la Stampa gli dà 10 in pagella e scrive: Grazie per avere reintrodotto i sorpassi in Formula 1. Grazie per aver portato una ventata di aria fresca in uno sport che era stato monopolizzato (con pieno merito, s’intenda) da un’altra squadra e un altro pilota. Grazie per aver contribuito ad animare, anche con le polemiche, il più bel campionato del secolo e forse anche più indietro nel tempo. Trionfa con merito non tanto per l’ultima, folle gara, quanto per aver combattuto da marzo in avanti senza mai abbassare la guardia

✘  Marco Evangelisti sul Corriere dello sport-stadio ricorda che troppo a lungo è apparso un’espressione artistica del padre, un robot programmato per arrivare; troppo a lungo ha identificato classe, velocità e diritto acquisito su ogni spazio vitale. Ha passato due o tre anni a vedere la macchina come una spada, gli ordini di scuderia come battute di spirito. A buttare fuori pista, senza scrupoli e senza tremori, Vettel, Raikkonen, Hamilton stesso, oppure Ocon o Bottas. E un altro paio di stagioni a scontare quei peccati originali. A farsi dimenticare prima, quindi a rimodellarsi in forme più agonisticamente civili

Ora la sua vittoria, continua Evangelisti, smonta l’ottavo inno a lode e gloria di Lewis Hamilton, con tutto l’apparato di infanzia sofferta, lavori emergenziali, passioni frustrate, rivincite sul destino, crescita personale e meritorie battaglie sociali, tutto quello che – scrive – sarebbe stato dolce quanto un’indigestione di miele.

 

#812  Emeroteca | Epifania di un fenomeno |[13 dicembre 2021]

Cosa ci si può mai aspettare da un bimbetto di tre anni la cui mamma dice di accelerare, invece di ammonirlo a non combinare guai, nel vederlo in giardino a smanettare con il quad? Beh, che scriva la storia: diventando prima il più giovane pilota di F1, e ieri — soprattutto — il più giovane vincitore di un gp di tutti i tempi. Signore e signori, ecco a voi Max Verstappen, 18 anni e 228 giorni, già definito da qualcuno come il pilota del secolo. Esagerazioni? Forse sì. Ma forse no. Il gran premio di Barcellona è stato testimone di un segno (ulteriore) del destino, con il piccolo Max al posto giusto nel momento giusto. Per dire: non avesse, a Sochi, Kvyat tamponato Vettel, quelli della Red Bull non avrebbero mai deciso lo scambio dei due: Kvyat in Toro Rosso, Verstappen in Red Bull. E cosa succede al debutto? Che le due Mercedes fanno l’autoscontro e il giovane Max trionfa. Non è destino questo?” – di paolo rossi, la Repubblica, 16 maggio 2016

 

| Avete mai sentito il verbo «gestire» sulle labbra di un diciottenne? Difficile. Perché quella è l’età degli errori e della dissipazione, altro che «gestire»: un diciottenne non fa che cercarsi occasioni e gettarle al vento, per sbaglio, per impazienza. Invece Max Verstappen, appena finita la gara, dopo l’esplosione di gioia, si è presentato ai microfoni e ha dichiarato senza quasi scomporsi: «Ho dovuto solo gestire e non fare errori». Solo. Non si può dire che abbia un aspetto da bambino, Max, ma neanche che abbia proprio un’espressione adulta. Un po’ l’uno, un po’ l’altra. La sua faccia somiglia a quella di tanti adolescenti: quando temiamo che non usciranno mai dall’infanzia, improvvisamente ci smentiscono e ci appaiono persino troppo cresciuti, poi ci giriamo e ritroviamo il sorriso del bambino. L’incostanza è la loro caratteristica (e la maledizione dei genitori, che non sanno come prenderli). di paolo di stefano, Corriere della sera, 16 maggio 2016

 

| Temino da fare a casa: «Immaginate una F1 più divertente». Svolgimento: regolamento meno demenziale e, soprattutto, altri 4/5 piloti come Max Verstappen in griglia. Punto. Perché avrà la faccia da schiaffi, il sorriso indisponente, perfino qualche brufolo schifoso, ma la scarica elettrica che ha dato il talentuoso 19enne alla F1 vale più di mille power unit impazzite. Certo, non avrà il carisma e i tormenti di Senna, né l’aura di Schumi, ma il pilota Max Verstappen è un vero “bastardo”, epiteto che nel linguaggio delle corse significa stima, magari sibilato a denti stretti da quelli (tanti) che gli arrivano dietro. Forse merito della mamma Sophie Kumpe, che quando aveva 3 anni lo mise su un quad gridando «accelera, accelera». Ma era già a manetta. O forse merito di papà Jos, pilota da retrovie in F1 e poi primo sponsor del figlio ma che, dopo una gara di kart finita male (una delle poche, visti i 9 titoli europei e mondiali) non gli ha parlato per una settimana. Viva la genetica. E viva la faccia tosta”di tommaso lorenzini, Libero, 15 novembre 2016

 

#812  Il primo titolo celebrato in Olanda [13 dicembre 2021]

Willem Vissers su De Volkskrant, il giornale dei progressisti olandesi, accosta la parabola di Verstappen a quella di Johan Cruijff. Infinite sono le differenze tra i due. Cruijff, ad esempio, si rivelava nervoso durante le partite, mentre Verstappen è incredibilmente figo in uno sport che richiederebbe tensione, mettendo in pericolo la vita. Guardate il suo spettacolare giro finale ad Abu Dhabi, si è chiuso con il grido: Oh, mio Dio. Eppure Verstappen guida più o meno come Cruijff giocava a calcio. All’attacco. Senza esitazione. Con visibile piacere. Sfacciato. Per vincere, ma anche per intrattenere il pubblico, che entrambi credono sia/fosse uno degli aspetti più importanti nello sport commerciale. A volte sento Max ridere quando grida qualcosa alla radio di bordo, a una velocità che farebbe girare la testa ai comuni mortali. A più di cinque anni dal suo primo successo a Barcellona, ​​Max Verstappen è campione del mondo. Ha mantenuto la sua promessa. È una ricompensa per il talento, il coraggio, l’abilità tattica e l’originalità. In questo senso è totalmente cruijffiano.

Marcel Haenen per NRC è stato a Montfort, tremila abitanti nel Limburgo centrale, il luogo d’origine della famiglia di Verstappen. È vero che Max è nato e cresciuto dall’altra parte della valle della Mosa, ma le sue radici sono qui. Il bisnonno Jef aveva una discarica qui. Il nonno Frans era proprietario di un bar e ha gestito la gelateria fino alla sua morte nel 2019. Il comune di Roerdalen, di cui fa parte Montfort, non aveva ancora preparato alcun festeggiamento fino a ieri, ha spiegato il vicesindaco Jan Smits.

 

voci La sua personalità 

 ➣  La regola che toglierebbe?

«Tornerei ai motori V10 o V12. Ai tempi di mio padre Jos quando entravi nel paddock e cominciavano le prove sentivi un rumore da brividi, mentre ora puoi chiacchierare tranquillamente. A livello di emozione non c’è confronto».

 ➣  Quest’anno i duelli con Leclerc sono più morbidi: è una questione di maturità dei piloti?

«No, dipende dalle nuove macchine. Le gare sono completamente diverse, in passato, se facevi una buona qualifica definivi la tua gara, adesso i sorpassi sono agevolati. Puoi vincere anche partendo indietro, e se in un certo momento sei più lento, puoi lasciarti superare e poi recuperare».

 ➣  Suo padre corre nei rally: gli farebbe da co-pilota?

«Ma neanche per idea. Al massimo guiderei io, il co-pilota lo faccia lui». intervista di stefano mancini, La Stampa, 9 settembre 2022

 

 ➣  Che cosa c’è nella sua vita fuori dai circuiti? Farsi una famiglia?

«Certe cose non le puoi pianificare e organizzare: accadono quando accadono. Più o meno come le mie gare, si vedrà alla fine che cosa succede».

 ➣  Meglio prendere un cane, come ha fatto Hamilton?

«Meglio i miei due gatti. Un cane quando viaggi molto devi lasciarlo ad altri, così ti tocca trovargli una doggy sitter. I gatti se ne fregano, fanno le loro cose. L’importante è ricordarsi di chiudere a chiave la camera da letto, altrimenti ti svegliano la mattina presto». intervista di stefano mancini, La Stampa, 18 marzo 2022

 

 ➣   Lei non ama parlare del suo mondo privato. Lewis Hamilton pure. In un certo senso siete uguali.

«No, siamo differenti: gli stili di vita sono diversi, io non amo essere al centro dell’attenzione mentre Hamilton gradisce apparire nel jet set. Però il privato è il privato: va tenuto da parte».

 ➣  Papà Jos è stato centrale nella sua vita. Invece Max non parla quasi mai della mamma: perché?

«Perché non mi fate domande… Però, è vero: parlo più di mio padre, dopo la separazione dei genitori ho vissuto con lui. Ma con mamma Sophie non ho mai avuto problemi e di recente ho migliorato il rapporto. Quando sono andato a vivere da solo, mi ha arredato la casa: mandava le foto degli oggetti e io sceglievo».

 ➣  È vero che tira di boxe?

«Uso alcuni esercizi del pugilato, per l’agilità e la velocità. Ma non so se saprei tirare un pugno». intervista di flavio vanetti, Corriere della sera, 6 luglio 2018

 

 ➣  Ha mai avuto un idolo?

«Sinceramente no. Mi è sempre piaciuto Fernando Alonso, perché è rimasto una persona normale, nonostante i titoli mondiali. È giusto e vorrei che in futuro valesse anche per me. Ci sono esempi là fuori di gente che è completamente cambiata (un riferimento a Hamilton? n.d.r.). Fernando dimostra il contrario. E anche Vettel».

 ➣  Niki Lauda ha detto che le Formula 1 di oggi sono troppo facili da guidare e che ai suoi tempi il fenomeno Verstappen non sarebbe mai esistito.

«I tempi cambiano e la specie umana si evolve. Siamo più alti e più forti. Di certo più preparati fisicamente rispetto ai piloti di un tempo. E questo, magari, ci aiuta nella guida. Ormai si arriva al vertice molto giovani in ogni sport». intervista di luigi perna, La Gazzetta dello sport, 27 marzo 2016

 

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