I migliori pugni nella vita delle donne

 

      discussioni

I migliori pugni nella vita delle donne

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  ▻  Dallas Malloy aveva 16 anni. Studiava il piano. Posava le mani tra i tasti bianchi della scala in Do maggiore e quelli neri dei bemolle, ma voleva avere anche la libertà di fasciarle strette e infilarle dentro un paio di guantoni, voleva salire su un ring, fare a pugni e andare alle Olimpiadi. Le risposero che le donne no, le donne non lo fanno, quando sono giuste. Se proprio le piaceva farsi vedere fra le corde sulle tavole di legno del quadrato, un modo c’era, poteva sempre mettersi i tacchi e salirci in bikini, con un numero stampato su un cartello, a indicare lo scorrere dei round, e muovi bene il culo, mi raccomando.

Dallas aveva la testa dura sotto i capelli biondi. Andò in tribunale, fanno trent’anni fra non molto. La Suprema corte americana le diede ragione. Non fece in tempo a spalancare le porte e far cambiare l’aria entro i Giochi di Atlanta del 1996. Ma le tre donne che giusto 10 anni andarono a prendersi la medaglia d’oro a Londra – Nicola Adams, Katie Taylor e Claressa Shields – devono un pezzetto della loro prima volta storica a lei, una pulce davanti a un tirannosauro, ha scritto una volta Deborah Dirani su Huffington Post.  

 

  LE PIONIERE | Alla vigilia dei Mondiali che cominciano domani a Istanbul, emerge la consapevolezza che non c’è mai stato un momento migliore di questo, tre decenni dopo Dallas Malloy, per essere donna e per essere una pugile dilettante. Non che la strada sia finita e il cammino compiuto. Ma l’idea che la boxe femminile sia un anatema non trova più cittadinanza. I segni sono ovunque. Mentre  il Madison Square Garden di New York organizzava la settimana scorsa il primo match femminile della storia, nelle stesse ore Roma ospitava al Palasantoro la sfida per il titolo europeo dei supermosca tra Stephanie Silva e Giuseppina Di Stefano, nella prima riunione di sola boxe femminile mai vista in Italia. Le donne hanno smesso d’essere il sottoclou, non sono più il contorno.

Malissa Smith, autrice di A History of Women’s Boxing, ha scritto che il modo più rapido per diventare femminista è affrontare un progetto, su qualsiasi cosa. È parlare e darsi una mossa. Svegliarsi

È certo che si debba prima di tutto alle battaglie delle pioniere. Alle Dallas Malloy o prima ancora alle Barbara Buttrick, che nel 1949 insisteva sull’evidenza che boxare fosse un diritto per tutte. Oppure a Belle Martell, la prima donna a conquistare l’autorizzazione a fare l’arbitro nello stato della California, lei che era anche promoter, vendeva i biglietti e poi saltava sul ring in abito da ballo per annunciare gli incontri, convinta che le donne avrebbero salvato uno sport che le pareva stesse morendo. 

È certo che si debba allo stesso modo, in un certo senso perfino di più, alle altre donne che dopo hanno rotto una parete e hanno creato un mercato, la vera condizione per uscire dalla marginalità, per essere autonome, per avere equità e non solo pari opportunità. Andare a prendersela, senza più chiederla. 

   La gente parlerà di me e di Amanda Serrano per anni e anni | Katie Taylor

   ◆  CAPOVERSO  La chiave di Taylor-Serrano Michael Rothstein, su ESPN, ha detto che Katie Taylor e Amanda Serrano, con il loro match al Madison Square Garden, hanno messo la boxe femminile in cima al tendone. Hanno fatto la storia della boxe vivendo perfettamente all’altezza del clamore, producendo un incontro memorabile, in una notte sotto i riflettori. Hanno creato l’eccellenza mostrato le possibilità di uno sport. Se le cose fossero  andate bene, avrebbero attirato l’attenzione. Ma averle fatte andare alla perfezione, significa aver trasformato ed elevato questo sport per sempre.

Chris Mannix, per Sports Illustrated, ha sottolineato che oltre a Taylor e Serrano, ci sono tanti buoni combattimenti da possibili nel pugilato femminile. Claressa Shields affronterà Savannah Marshall in estate. Franchón Crews-Dezurn è appena diventata campionessa dei supermedi a cinture unificate.  Seniesa Estrada sta dominando le classi di peso inferiore e una rivincita con Marlen Esparza è un potenziale match da cartellone per il prossimo anno. La boxe femminile è sicuramente tutta in crescita

All’indomani del match, la WBC ha pubblicato sul suo sito una nota con la quale ha elogiato le due pugili per “il più grande combattimento di sempre e per averlo terminato entrambe ferite, insanguinate, esauste, quando l’ultima campana ha suonato e la folla era in piedi. Grazie Amanda, grazie Katie per aver dato al mondo una così straordinaria dimostrazione di volontà, potenza, determinazione e poi un’incredibile dimostrazione di sportività, fair-play e amicizia. Un epilogo che la WBC utilizza per rivendicare la decisione di far disputare i match femminili su round da due minuti anziché tre, non per sessismo, dice, ma per ragioni di sicurezza e tutela della salute. Come nel tennis – aggiunge – si gioca due su tre anziché tre su cinque. Ogni giorno . continua il World Boxing Council – vediamo più donne in posizioni dirigenziali, in organizzazioni come la nostra, oltre a giudici, arbitri, ispettrici, fotografe e giornaliste. Le donne non si limitano più a essere la bella ragazza che sale sul ring con un cartello ad annunciare i round.

Sean Crose su Boxing Insider ha commentato il dato diffuso da DAZN di un milione e mezzo di spettatori in streaming per il match del Madison Square Garden vinto da Katie Taylor su Amanda Serrano. Francamente incredibile. Ci si potrebbe chiedere: quando è stata l’ultima volta che un incontro di boxe ha fatto questo tipo di numeri in Pay Per View? È vero che DAZN è un operatore internazionale e che i numeri presentati probabilmente non riguardano solo il Nord America, ma parliamo di un match andato in onda nelle prime ore del mattino in Europa

   ◆  MONDI  L’emancipazione attraverso il ring | Una faccenda universale, insomma. Sempre Melissa Smith ha scritto: Quando ero una ragazzina, i nostri libri di testo di storia consistevano in racconti di re e regine, generali e presidenti, ben poco sugli uomini e sulle donne le cui vite hanno influenzato collettivamente la società con il passare dei secoli. In questo microcosmo della società, vive la storia della boxe, con la sua prospettiva di interazioni sociali tra le persone, il potere della cultura popolare e le questioni di razza, classe e sfruttamento del lavoro. L’immagine di una donna con i guantoni è diventata un simbolo potente del cambiamento del nostro posto nella società

Sono 93 i Paesi che hanno inviato le loro iscrizioni ai Mondiali dilettanti che iniziano domani in Turchia. In tredici vengono per la prima volta e ci sono alcuni passaggi significativi. Non si era mai presentata prima il Pakistan, il paese che occupa la 167esima posizione su 170 nel report 2021-22 dell’ONU su Woman, Peace and Security, un monitoraggio del benessere sociale ed economico delle donne. Era cresciuto su scala mondiale tra 2017 e 2019 del 7%, il biennio della pandemia lo ha riportato al 3%.

Sotto il Pakistan, ci sono solo Siria, Yemen e Afghanistan, paesi dove essere uomini può salvare la vita. Il rapporto dell’ONU dice che le donne hanno il 75% dei diritti in meno rispetto agli uomini. Che 43 Paesi non hanno una legge per punire lo stupro commesso dal partner e che altri 30 limitano il diritto delle donne a muoversi liberamente dalle proprie case. In 20 Paesi del mondo sono ancora in vigore i matrimoni riparatori, con leggi che permettono agli stupratori di sposare la vittima come mezzo per evitare procedimenti penali. Ci sono al mondo ancora 40 milioni di vittime di una qualche forma di schiavitù – dai matrimoni forzati al traffico di esseri umani, dal lavoro sfruttato alla schiavitù per debiti: più di 7 su 10 sono donne. Più di 200 milioni di ragazze e di donne vivono con le conseguenze delle mutilazioni genitali. Secondo l’ONU ci sono 12 milioni di donne che ogni anno sono forzate a sposarsi prima dei 18 anni.

Dodici milioni.

La gravidanza e il parto sono la principale causa di morte nella fascia d’età fra i 15 e i 19 anni, mentre 217 milioni di donne non hanno accesso ai contraccettivi e 4 milioni devono sottoporsi ogni anno all’aborto clandestino. Le cifre sono state così riassunte da  Geraldina Fiechter per Luce, il progetto editoriale che racconta per La Nazione l’evoluzione della società. 

Ebbene, in questo contesto, il Pakistan è ai Mondiali di boxe femminili per la prima volta. Come pure la Sierra Leone, 161esimo posto su 170 nella classifica delle Nazioni Unite. Debuttano anche Capo Verde, Cile, Ghana, Guinea, Haiti, Kosovo, Kuwait, Macao, Paraguay, Tonga e Sudan. Il documentario di Arte Hijab e guantoni racconta attraverso la storia di Reem al-Shammary come in Giordania alcune ragazze abbiano sfidato le tradizioni e il conservatorismo religioso salendo sul ring. Per loro – ha scritto Rolling Stones – la boxe non è un semplice sport, è uno strumento per ottenere libertà e autodeterminazione, oltre a un’autodifesa fisica e mentale contro ogni forma di violenza.

Buse Naz Çakıroğlu, medaglia d’argento olimpica a Tokyo nei pesi mosca, ha detto che trova emozionante avere i Mondiali di pugilato in Turchia: «So che molte donne turche saranno ispirate da ciò che vedranno».

Per la prima volta, una borsa di 2 milioni e 400 mila dollari premierà le pugili donne con la stessa cifra riservata agli uomini: 100mila dollari per l’oro, 50mila per l’argento, 25mila per il bronzo. Sotto la minaccia di un’esclusione dai Giochi di Los Angeles per lo scandalo delle giurie corrotte, la federazione internazionale mette grossa enfasi sulle sue riforme, compresa l’introduzione di un elemento di casualità nella designazione dei giudici e arbitri. 

 

   ◆  PANORAMI  L’Italia | Molte nazioni sono state a prepararsi nel centro federale di Assisi, nel quale la Nazionale italiana è in ritiro permanente. Sono otto le convocate per i match alla Başakşehir Gençlik ve Spor Tesisleri. Dopo aver vinto il Thailand Open a inizio aprile, Irma Testa punta all’oro che le sfuggì ai Giochi di Tokyo, dove è stata la prima pugile italiana a salire sul podio nella categoria dei 57 kg. È la figura più mediatica della squadra, con ambizioni altissime ai Giochi di Parigi. La accompagnano in Turchia altre due reduci dalla storia spedizione in Giappone, storica perché per la prima volta le donne c’erano e di uomini nemmeno uno: sono Giordana Sorrentino (50 chili) e Angela Carini (66 chili), argento ai Mondiali 2019. Nei 60 chili si celebra il ritorno alle gare di Alessia Mesiano, oro mondiale nel 2016 e bronzo nel 2014. Ha la canottiera azzurra anche Sirine Chaarabi, nata a Tunisi, qualche anno fa lanciò una petizione su Change e scrisse una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché le fosse concessa la cittadinanza italiana. Olena Savchuk (54 chili) è invece nata a Ostropol, a 400 km da Kiev. In Italia è arrivata con sua madre quando aveva 10 anni, nel 2005. Vive a Capistrello, nella Marsica, ogni giorno si sposta nella vicina Civitella Roveto per allenarsi. Ha un diploma all’istituto d’arte e si era iscritta a Psicologia a L’Aquila. Le altre due convocate sono: Roberta Bonatti (48 chili) e Assunta Canfora (63 chili).  

Nella sua storia, la boxe italiana femminile ha vinto ai Mondiali 4 ori, 4 argenti e 3 bronzi. È al decimo posto nel medagliere di tutti i tempi, guidato da Russia (24 ori), Cina (18) e India (9), il paese a cui appartiene la pugile più decorata, Chungneijang Mary Kom Hmangte, 6 ori, 1 argento e 1 bronzo. L’italiana con più titoli è Simona Galassi (3 ori). 

Un numero totale di 47 nazioni ha ottenuto almeno una medaglia nella storia dei Mondiali e in 25 hanno celebrato almeno un oro. Le ultime ad aggiungersi alla lista sono state Taiwan e la Germania.

 

Le sfide non finiscono mai

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      Ha un ring, a modo suo, anche Shauna Coxsey, 29 anni, campionessa britannica di arrampicata sportiva. Sarà mamma tra una settimana, ma non ha ancora sospeso la sua attività. Continua ad arrampicarsi con il pancione. Tra le critiche che le arrivano via social. 

Non mi vergogno per non aver smesso, anche se mancano pochi giorni al parto. Sto facendo una scelta – ha scritto Coxsey sul Telegraph – come qualsiasi altra donna incinta. Nessuna quantità di commenti negativi mi impedirà di fare il mio sport durante la gravidanza, anche a poco più di una settimana dalla scadenza. Hanno solo rafforzato la mia determinazione a cambiare il racconto sul diritto delle donne incinte a scegliere ciò che è meglio per il loro corpo e per la loro mente. Come scalatrice professionista, con un pubblico sui social media, le critiche sono qualcosa che ho già affrontato. Ho un team di specialisti che mi supporta. Ho iniziato a lavorare con un fisioterapista, per sapere che quello che stavo facendo fosse sicuro per me e per il mio bambino. Sono un po’ più stanca del solito, posso fare attività solo per un’ora, ma sono sorpresa di quanto mi senta ancora bene. Il mio corpo ha bisogno di questo movimento, così come la mia mente. Gli atleti abbattono stereotipi e tabù». 

 

      Hanno un ring, le donne che giocano a cricket per l’Afghanistan. Puntano a mostrare al mondo che continuano a esistere, nonostante i talebani. Otto mesi dopo la presa di Kabul, il futuro della Nazionale femminile rimane poco chiaro. Circa un anno fa venticinque giocatrici erano state messe sotto contratto dall’Afghan Cricket Board. Una situazione da sogno s’è capovolta in un’angoscia. Roya Samim, una di loro, ne ha parlato con il Telegraph raccontando di come le cose stessero andando bene, «lentamente le persone ci stavano accettando e apprezzando». Rashid Khan, la stella afghana della Premier League indiana, si era unito a loro per degli interventi a sostegno dello sport femminile. L’arrivo al potere delle forze talebane ha interrotto il processo. Nel giro di 24 ore, Samim e le sue due sorelle si sono imbarcate su un volo da Kabul per il Canada. La maggior parte di loro – secondo alcune fonti: tutte e 25 le giocatrici – sono riuscite a uscire dal Paese e sono sparse per il mondo, giocando a cricket dove possono. 

«Ci hanno detto che potevamo sognare e volare, all’improvviso sono venuti i talebani e hanno chiuso la porta. Penso che la federazione internazionale debba organizzare delle partite per noi e darci un allenatore. Dovremmo mostrare al mondo che esistiamo. Potremmo giocare in India, potremmo inviare un messaggio al mondo.  I talebani possono impedirci di giocare in Afghanistan, non in altri paesi».  

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