Mamma Africa, dicci chi mandi ai Mondiali. La prima volta in campo della Nazionale dopo il naufragio

 

Ho visto un posto che mi piace, si chiama mondo

Cesare Cremonini

 

      attese

Mamma Africa, dicci chi mandi ai Mondiali

 

Venti nazionali su trentadue sono già qualificate per i Mondiali dell’autunno in Qatar, altre sette si aggiungeranno stasera, due dall’Europa e cinque dall’Africa. Due nomi ancora verranno fuori dal Nord-Centro America nella notte tra domani e giovedì. Gli ultimi tre (uno per l’Europa e due dagli spareggi interzonali) saranno noti solo nel mese di giugno, a causa dei rinvii per il covid dell’Oceania e per la guerra in Ucraina. Ma il sorteggio per la composizione dei gironi della fase finale (21 novembre-18 dicembre) si terrà ugualmente venerdì 1° aprile a Doha, con le tre incognite in tre bussolotti.

Ecco che cosa succede nelle prossime 48 ore. 

 

  ▻  C’è un’altra delusione alle porte e si consumerà nei pressi di Dakar, che nello sport è sinonimo di avventura, mistero, prove estreme, ogni tanto tragedie. Cinquantuno giorni dopo essersi giocate in finale la Coppa ai rigori, una tra Egitto e Senegal resterà fuori dai Mondiali. O i campioni o i vicecampioni d’Africa si uniranno ai campioni d’Europa tra i grandi esclusi.  O Salah o Mané, o il miglior calciatore del continente al Pallone d’oro 2020 (settimo) o quello del 2019 (quarto). Molto più di due compagni di squadra come altri: Salah ha giocato più partite al fianco di Mané (210) che di chiunque altro in carriera. 

 

Caoimhe O’Neill su The Athletic ricorda che il 2022 è iniziato con i loro gol nel meraviglioso 2-2 del Liverpool contro il Chelsea, il 2 gennaio. Potrebbe essere l’anno più straordinario della loro loro carriera. È probabile che finisca nel loro segno in Qatar, ma non per entrambi. Hanno un Mondiale alle spalle tutt’e due, finito con un’eliminazione al primo turno in Russia, dove Salah arrivò con una spalla malandata. Gliel’aveva sfasciata poche settimane prima Sergio Ramos nella finale di Coppa dei Campioni. Hanno trent’anni, due mesi di differenza, l’età per giocare potenzialmente almeno un’altra Coppa del Mondo, ma è questa che potrebbero vivere al loro apice. Con un risvolto. Che riguarda il Liverpool, dice The Athletic

Dalla maniera in cui reagirà alla sconfitta il perdente di questo spareggio, dipenderà buona parte potrebbe delle speranze di successo del club al rientro in Merseyside. Siamo solo a marzo, ma forse nessuno dei due avrà mai più un anno nel calcio come questo

 

  ◆  PROSPETTIVE Salah e il Liverpool | Anfield e Salah sono una coppia perfetta, ma fino a quando, si domandava Jonathan Wilson sul Guardian qualche giorno fa, sostenendo che il Liverpool ha la forza per andare avanti anche dopo un eventuale divorzio. Salah è a fine contratto, Wilson lo definisce l’incarnazione di questo glorioso periodo della storia del club.

Un tifoso pensa: non può andarsene. Devono dargli tutto ciò che vuole, assicurati solo che rimanga, continui a fare 20 gol in una stagione, molti dei quali sbalorditivi. Ma un osservatore neutrale sa che nessun giocatore è mai insostituibile. Naturalmente c’è un fascino sentimentale nell’idea che un giocatore e un club abbiano un rapporto speciale, in particolare quando quel giocatore è stato determinante come Salah per Klopp. Ma le circostanze cambiano. La storia del Liverpool è la prova dell’importanza di non legarsi agli eroi, di far andar via i giocatori al momento giusto.

Wilson cita Bill Shankly con l’allenatore che tenne lo stesso gruppo unito a lungo (ma erano altri tempi) e il suo successore Bob Paisley come un tipo più tranquillo e più spietato

Non ha mai commesso lo stesso errore. Quando Kevin Keegan decise di sfuggire all’imposta sul reddito dell’83% nel Regno Unito nel 1977, il Liverpool ingaggiò Kenny Dalglish. La chiave per una buona gestione a lungo termine è sapere quando scaricare i giocatori, uno dei motivi per cui il calcio può essere ingrato. Allo stesso modo, Alex Ferguson si è regolato con Mark Hughes, Andrei Kanchelskis e Paul Ince nel 1995, con Roy Keane un decennio dopo. Non voglio dire che il Liverpool deve vendere Salah – precisa Wilson – ma che deve fare una valutazione clinica su quanto valga la pena tenerlo e negoziare il miglior accordo. Parliamo di uno dei migliori giocatori al mondo e deve essere uno dei giocatori più pagati al mondo. Compie 30 anni e questo sarà probabilmente il suo ultimo contratto importante. Perché non dovrebbe cercare di assicurarsi che sia il più ricco possibile? C’è una risposta romantica, ma anche una più pragmatica che risiede nella domanda se Salah ha reso grande il Liverpool o se il Liverpool ha reso grande Salah. Come sa chiunque lo abbia visto vagare svogliato con l’Egitto in Coppa d’Africa, non è garantito che sia così bravo in tutte le squadre. Sembrava ottimo nella Fiorentina nella Roma, ma solo con il suo trasferimento ad Anfield nel 2017 è diventato eccezionale. L’arrivo di Luis Díaz suggerisce che il Liverpool possa farcela senza di lui. Il sistema sembra abbastanza forte da sopportare qualunque perdita

 

  ◆  MAPPE Il nuovo stadio del Senegal | Dopo due anni di lavori e una spesa di 800 miliardi di franchi locali, circa 230 milioni di euro, il Senegal ha il suo nuovo stadio a Diamniadio e sta per costruire un campo in sintetico a Gorée, su questo isolotto ricco di storia – scrive Hervé Penot per l’Equipe – a un soffio da Dakar, in questa terra da dove partivano gli schiavi per un mondo di sofferenza e dove degli artisti locali hanno disegnato sui muri un omaggio ai Mondiali. Qui nulla è dimenticato, il doloroso passato e la bella storia recente. In un luogo quasi tagliato fuori dal mondo da un anno, per il Covid, il calcio svolge il suo ruolo di traghettatore di sogni. Il sindaco è Augustin Senghor, presidente della Federazione. Ha già avviato i lavori. 

Il nuovo stadio è invece il primo del Paese in linea con i requisiti di sostenibilità richiesti dalla FIFA. Ha 50 mila posti, un prato in erba ibrida, una sala presidenziale e 50 palchi VIP, 800 metri quadri destinati al museo del calcio nazionale, un ristorante panoramico, 4 spogliatoi, una sala stampa da 800 posti, 40 postazioni per i telecronisti, una sala conferenze da 280 posti, quattro studi televisivi, una sala per la VAR. 

Archistadio scrive che ancor più importante, l’edificio è stato dotato di 5 mila pannelli solari (con 2 Megawatt di potenza) che sono stati installati anche sulle tettoie del parcheggio auto esterno e ha un impianto di riciclo e depurazione interna dell’acqua di nuova tecnologia. Con un’area parcheggio da quasi mille posti auto, lo stadio è un punto di svolta nel tessuto urbanistico e infrastrutturale di Diamniadio, una città appositamente creata per alleggerire il peso della concentrazione di abitanti sulla capitale Dakar, che si trova a 40 km verso ovest: non a caso il nuovo stadio è anche piuttosto vicino all’aeroporto Blaise Diagne e sarà servito direttamente sia dall’autostrada che dal Treno Regional Express

Attorno allo stadio è stata realizzata una cittadella sportiva, dove spicca una pista di atletica a otto corsie, con tribuna da 2mila posti, più due campi di allenamento.

 

L’Africa mediterranea potrebbe egemonizzare la scena e trovarsi con 4 squadre su 5 ai Mondiali: l’Egitto più le tre del Maghreb. Nelle altre partite, la Tunisia difende in casa il vantaggio ottenuto in trasferta in Mali (1-0), unica squadra fra le 10 in corsa a non aver ancora partecipato a un Mondiale. Il Camerun deve rimontare allo stesso modo in Algeria la sconfitta interna della settimana scorsa, mentre Marocco e Repubblica Democratica del Congo partono dall’1-1, Nigeria e Ghana dallo 0-0. 

 

Una squadra africana in finale al torneo di Viareggio

Intanto per la prima volta nella storia dello storico torneo giovanile di Viareggio, una squadra africana giocherà domani la finale. È l’Alex Transfiguration, della Nigeria. Ha vinto il girone davanti alla Fiorentina. Ha travolto il Bologna ai quarti. Ha eliminato l’Empoli ai rigori – l’ultimo un cucchiaio di Oyedele – e si giocherà il titolo contro il Sassuolo di Adrian Cannavaro, figlio di Paolo e nipote di Fabio (3-0 sull’Atalanta in semifinale).

Il torneo ha abbassato per la prima volta l’età dei partecipanti, dalle squadre Primavera agli Under 18. 

 

      Le 20 qualificate finora

Dall’Asia | Qatar, Iran, Corea del sud, Giappone, Arabia Saudita

Dall’Europa | Germania, Danimarca, Francia, Belgio, Croazia, Spagna, Serbia, Inghilterra, Svizzera, Paesi Bassi

Dal Sudamerica | Brasile, Argentina, Ecuador, Uruguay

Dal Centro-Nord America | Canada

     EUROPA | L’ultima chiamata per Lewandowski e Ronaldo

     Stamattina, mentre stiamo leggendo, il Mondiale del Qatar ha la certezza di avere nel suo cast solo sette dei migliori calciatori del 2021. Sono fuori i quattro italiani presenti fra i primi 15 dell’ultimo Pallone d’oro (Jorginho, Donnarumma, Chiellini, Bonucci), fuori anche l’attaccante norvegese Haaland, al sicuro i nomi di Messi, Benzema, Kanté, Mbappé, De Bruyne, Lukaku e Sterling. Gli altri? Dipende da stasera. A parte Salah, sono ancora in bilico Lewandowski (secondo) e Cristiano Ronaldo (sesto). 

Diego Torres su El País parla di ultima cartuccia per lui. Lui Ronaldo, non lui Torres. Il Portogallo gioca contro la Macedonia del Nord con il blocco del Porto: i sei giocatori visti contro la Turchia (Diogo Costa, Dalot, Moutinho, Danilo Pereira, Otavio, Jota) più Pepe al rientro dal covid. La Macedonia è una squadra limitata – scrive Torres – che si raccoglie nella sua area come una delle migliori rocce d’Europa. Nascosti nella loro trincea, centrocampisti e difensori sono maestri nell’arte di restringere gli spazi, alzare muri e respingere palloni. Se il Portogallo non raddrizza subito il corso della partita e dagli spalti O Dragao comincia a far sentire la voce della paura, i giocatori dovranno dimostrare la coesione che spesso gli è mancata. Oppure il destino si avvicinerà pericolosamente a quello dell’Italia. Gulp. 

 

    La Polonia aspetta in casa sua per la finale secca la Svezia. Non c’è Ibrahimovic ma la partita lo riguarda lo stesso, come scrive Carlos Passerini sul Corriere della sera, giacché il suo futuro dipende direttamente da quanto accadrà stasera a Chorzow. Nella sua testa c’è da mesi il Qatar, dove giocherebbe a 41 anni: ci riuscisse, sarebbe l’ennesimo record di una carriera immensa. Ecco perché questo playoff è per lui una partita doppia che vale una vita intera, un incrocio di destini che coinvolge da vicinissimo il Milan. Il Mondiale si giocherà fra novembre e dicembre: dovesse ottenere il pass, Zlatan resterebbe in rossonero un’ultima stagione

Zlatan contro il tempo titola L’Equipe e nel suo editoriale Regis Dupont domanda cosa sarebbe il Mondiale senza alcuni dei migliori attaccanti che conosciamo, dopo le assenze già certe che gli fanno scrivere: Ci spezza il cuore non vedere tutto il meglio del meglio in Qatar. L’Equipe sottolinea che è dai tempi di Michel Platini agli Europei 1984 e di Diego Maradona ai Mondiali 1986 che non c’è un grande giocatore, per quanto immenso, che domini un torneo importante dall’inizio alla fine. Nemmeno il Ronaldo del 2002. L’assenza del portoghese creerebbe un vuoto, sì, perché ha lasciato per quasi vent’anni una traccia profonda, perché il pianeta perderebbe un’ultima sessione del suo duello senza fine con Lionel Messi e perché non possiamo più immaginare un grande appuntamento internazionale senza stelle, anche quando in Nazionale sono meno supportate che nei loro club. Nelle nostre testoline malleabili, impastate dalle riforme del progetto di Champions League o di Super League, l’idea di vedere assente un candidato al Pallone d’Oro dal grande girotondo mondiale (per il momento) ogni quattro anni, è diventata un’anomalia. Eppure, l’immenso George Weah non ha mai partecipato (né ha vinto la Coppa dei Campioni); mentre Samuel Eto’o, probabilmente il più grande attaccante del mondo all’inizio di questo secolo, ha raccolto solo quattro eliminazioni al primo turno

 

 

LA NAZIONALE ITALIANA

La prima volta in campo della Nazionale dopo il naufragio

 

Abbiamo parlato col presidente Gabriele Gravina in questi giorni, credo siamo allineati su tutto, Pensiamo a questa partita, poi ragioneremo su ogni cosa con calma | Roberto Mancini

 

     C’è lo stadio esaurito in Turchia, 40 mila spettatori, dove la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale non è evidentemente la stessa provata giovedì in Italia. Mancini cambia molto rispetto alla Macedonia e ha fatto da scudo ai giocatori tornati a casa, parlando di collaborazione con i club. Tridente d’attacco con Zaniolo e Raspadori esterni, Scamacca centravanti. Nell’ultima mezz’ora a Palermo avrebbe fatto comodo. Cristante fa il Jorginho, Tonali al posto di Barella, Pessina la mezzala. Chiellini è capitano, De Sciglio e Biraghi terzini. 

 

Giancarlo Dotto sul Corriere dello sport-stadio scrive che “la collina del disonore è crudelmente allestita questa sera in una città misteriosa dell’Anatolia, in un’arena gonfia di sarcasmo, non distante dal mausoleo dove riposano da quasi un millennio i resti sacri di Rumi e dove stasera non riposeranno per niente i resti dannati di Chiellini e compagni. Rumi, il poeta dervisci che ha polverizzato il senso nelle vibrazioni e le vibrazioni nell’eterno vivere, morire e rinascere. Quando, suonando e danzando, ci si libera del manto nero che ci opprime.  

Mancio dirà ai suoi pupilli, mai così amati come questa sera: «Qualunque cosa accadrà questa sera, sappiatelo, sarà la nostra collina del disonore. Se perderemo ci insulteranno, ma ci insulteranno peggio se vinceremo. Andrà così e dobbiamo saperlo. Sarà per molto tempo ancora il nostro manto nero. Dobbiamo scalare cento volte questa collina nel deserto, sapendo che rotoleremo giù ogni volta, e che questo sarà il prezzo da pagare e qualcuno dovrà farlo». Mancio ha scelto di restare. Ha scelto di danzare insieme ai suoi, sapranno trovare col tempo i loro pifferi e i loro tamburi. “Voglio vederti danzare”, gli ha forse cantato in un orecchio quel giullare ispirato di Battiato. Una sfida? Molto più che una sfida. Una ribellione

 

Ma stamattina è anche il momento nel quale alcuni editoriali chiedono conto a Roberto Mancini e al presidente Gabriele Gravina dell’assenza di un’analisi pubblica, dopo il naufragio contro la Macedonia. 

Paolo Brusorio su la Stampa approva la scelta di proseguire con Mancini (perché lui sa come si fa: Mancini ha saputo infatti valorizzare il calcio italiano in un’epoca senza campioni) ma se ci è andato tutto storto – scrive – come dice il ct, è chiaro come anche lui abbia più di una responsabilità. Anche prima della Macedonia. Nelle scelte. Nella gestione. Poche parole di autocritica e di scuse (neanche dal presidente federale Gravina, in effetti). Altri ct sono stati giustamente impallinati, lui no. Anzi, avrà l’onore di riprovarci. Ecco, ci sarebbe piaciuto sentirle da Mancini queste parole, ma da qui al 2026 c’è sempre tempo per recuperare

Francesco Saverio Intorcia su Repubblica dice che 2se la sciagurata eliminazione del 2017 contro la Svezia fu salutata come l’Apocalisse, questa qui è già stata derubricata a nuvoletta passeggera, fantozziana come certi errori visti sul campo a Palermo. Nessuno pretendeva crocifissioni in sala mensa, ma qui è mancato anche il minimo atto di sensibilità istituzionale, da parte del ct e del capo del Club Italia, per condividere con tutto il sistema una seria riflessione dopo la disfatta e, soprattutto, la scelta di uomini e strategie per la ricostruzione. Esisterà pure una via di mezzo fra il processo in piazza e l’autogestione nel confessionale, ego me absolvo. Non è accettabile che la Nazionale quattro volte campione consideri ormai una cosa normale guardare il Mondiale solo dal divano. Né che un leader come Bonucci parli di formula sbagliata, ignorando che l’Italia la partita secca l’ha persa in casa, dopo averne pareggiate quattro su otto in un girone non impossibile. Dal 2026 la Coppa avrà 48 squadre, non più 32. Con i risultati delle ultime qualificazioni, gli azzurri sarebbero fuori lo stesso. Forse è il caso di partire da questo punto, nel primo consiglio federale dopo il disastro

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera parte da un dettaglio: Le parole del Mancio a Coverciano, precedute da uno sbadiglio pre conferenza, non aiutano a rendere meno surreale il clima di questa partita, né a creare una cesura:  senza l’analisi degli errori commessi il rischio è di ripeterli o di rinfacciarseli al prossimo risultato negativo. Il flop contro un avversario al numero 67 del ranking mondiale non può venire derubricato ad allucinazione primaverile

Luigi Garlando sulla Gazzetta fa invece i nomi dei prossimi esperimenti: Okoli e Fagioli della Cremonese, Frattesi del Sassuolo, Lovato del Cagliari, Lucca del Pisa, Ricci del Torino. La prossima Nations League sarà il banco di prova per testarli. Contro Germania e Inghilterra. 

 

| pareri Andrea Barzagli

  ➣  La sua prima impressione dopo Italia-Macedonia 0-1 è stata… 

«Incredulità, soprattutto per come era andata la partita. Quando fai 32 tiri a 2 ed esci sconfitto in casa dalla Macedonia, c’è qualcosa che non va. Abbiamo volato per un’estate nella quale abbiamo vinto l’Europeo e adesso ci siamo schiantati al suolo rimanendo fuori per la seconda volta consecutiva dal Mondiale. Sinceramente non pensavo succedesse di nuovo, anche se l’Italia dopo un trionfo ha sempre faticato a qualificarsi per la manifestazione successiva. Essere esclusi così però fa male». 

  ➣  Mancini ha annunciato che resterà: giusto oppure…  

«È la cosa migliore che potesse succedere perché quattro anni fa ha riportato fiducia in questi ragazzi, li ha guidati alla vittoria a Wembley ridando gioco, entusiasmo e valori. Nessuno più di lui conosce il nostro movimento e può lanciare i giovani. Cancellare quello che ha fatto sarebbe stato sbagliato». 

  ➣  Delle riforme però servono. 

«Abbiamo una Lega che non va d’accordo con la Figc, i settori giovanili dei club che pensano a vincere e non a crescere i talenti e gli arbitri che non sempre ricevono il giusto supporto. Servirebbe una persona che aiuti a superare le divisioni, ma non saprei chi».  – intervista di andrea ramazzotti, Corriere dello sport-stadio

 

    titoli |  La Repubblica: Piccoli azzurri non crescono, fra scuole calcio e vivai gioca solo chi può pagare” – Il sistema da cambiare. Allenatori amatoriali, agenti senza scrupoli. E i club preferiscono stranieri di medio livello

La Gazzetta dello sport: San Siro addio. Milan e Inter pronte ad andar via. Bloccato il progetto accanto al vecchio stadio. I club potrebbero costruire la nuova casa in un’altra zona: Sesto San Giovanni in pole

 

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